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Lidia Ravera

L'amore spiegato ai bambini


A dodici anni, a Bressanone, è vietato mostrare ai compagni una scatola di profilattici. Ne consegue che è vietato scambiarsi opinioni, informazioni, curiosità, fra coetanei. Si viene sospesi, come se parlare, discutere, commentare fosse un crimine. Strano, in una società in cui il richiamo al sesso pervade tutte le le fasce orarie televisive, sotto la forma appetitosa di nudità femminili, doppi sensi, battutacce e un costante, quasi ossessivo inno all'accoppiamento finale con la velina, la miss o la miss delle veline. Probabilmente, sotto l'occhio benevolo del crocifisso obbligatorio, in tutte le scuole medie inferiori d'Italia, si chiacchiere dell'organo sessuale femminile, prendendo una parte per il tutto.

Alle medie superiori, l'argomento è già bruciato. Nel corso degli anni la noia cresce, per sazietà di stimoli. Il preservativo, invece, resta, entra negli zainetti e nelle tracolle. E per fortuna: vuol dire che una gravidanza indesiderata (fra i giovanissimi si configura spesso come una malattia) o una malattia vera e propria, hanno buone probabilità di essere evitate. Io, al ragazzino che ha portato in classe la scatola di guanti monodito in caucciù, avrei chiesto di salire in cattedra e informare i meno informati, la Preside ha pensato, invece, di punirlo con una settimana di sospensione. E' l'aria fredda del nordest, la rude razza padana, che unisce sessismo e perbenismo in una miscela davvero peculiare, a denominazione d'origine controllata. Diversa l'aria che si respira a Centocelle, quartiere popolare romano, dove un gruppo di dodicenni, probabilmente già edotti in materia fin dalle elementari, invece di chiacchierare tanto, si reca, quotidianamente, a far visita ad una prostituta. Come un manipolo di adulti già malinconicamente ripiegati sul meretricio per solitudine, per pigrizia, per chissachè. La signora, che deve essere un tipo spiritoso, si fa chiamare Biancaneve, la dà via per 20 euro, si è dipinta l'alcova di rosa e, forse, tiene anche i pupazzetti sul guanciale.

Mi chiedo come immagina sé stessa? Come una benefica Mary Poppins che toglie dalla strada i monelli e li accoglie nel suo grembo affollato? A scoprire il baby bordello è stata qualche occhiuta vicina di casa, lì, a via dei Gelsi. Non madri, né insegnanti, né fratelli maggiori. Nessuno s'era accorto d'avere in casa un così precoce puttaniere. Biancaneve è finita a Rebibbia per aver esercitato la sua professione, di per sé del tutto lecita, con dei nanetti in età pediatrica, e i nanetti sono tornati a spasso, in cortile, ben assestati nella generale indifferenza. Nessuno – una volta applicata la legge – si sarebbe preoccupato più di tanto: mio figlio invece di innamorarsi della compagna di banco – va a comprarsi un po' di sesso da una che potrebbe essere sua madre? E' un tipino sveglio. Ha ancora i denti da latte e già morde, già eiacula dove ha pagato, già penetra corpi affittati. Amore, tenerezza, scoperta dell'altra non sono valori. Il tempo delle mele? Per carità, questi sono replicanti, rassomigliano al nostro io peggiore, evidentemente l'unico che siamo riusciti a trasmettere. La gratuità è da fessi. Si comincia a crescere quando si comincia a comprare. E' questa l'aria che si respira a Centocelle?

Forse è l'aria che si respira in tutto il paese, con diversi gradi di svelamento o di finzione. Nessuno si sarebbe preoccupato più di tanto, infatti, se Biancaneve fosse stata sana. Invece è leggermente avariata, sieropositiva. E allora ecco che scatta il pianto. L'anima non ha peso, il corpo sì, soltanto il corpo conta. La salute. Sani, tutti dobbiamo essere sani, possibilmente belli, ricchi e a piede libero, ma soprattutto sani. Innocenti? Non importa. Felici? Basta sembrarlo. Ma sani tocca esserlo. Le mamme si preoccupano del contagio carnale, che sui loro bimbi non debbano crescere bubboni, che la pelle non si macchi, che non si riducano le difese immunitarie. La ragazzata si tinge di tragedia soltanto in presenza del pericolo di ammalarsi. I nanetti rassicurano, e anche Biancaneve, che è una brava ragazza e non smercia mele avvelenate: il profilattico era incluso nel servizio. Andate in pace. E al ragazzino di Bressanone, invece di punirlo, fategli un monumento.

Lidia Ravera – L'UNITA' – 06/10/200

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