| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

altri articoli di Lidia Ravera

Lidia Ravera

Gli operai e le banane

Migliaia di operai presto disoccupati. La crisi della Fiat. Uno scenario cupo come il cielo prima del temporale, quando le nuvole si addensano e, da lontano, comincia a borbottare il tuono. Che cosa dice il Viceministro dell'economia? “Gli eventuali esuberi strutturali (leggi: tutti quei salariati senza salario) potrebbero essere usati per i lavori nelle infrastrutture (a costruire il ponte sullo stretto? A asfaltare la variante su un valico? A portar pietre per tirar su un monumento a Lunardi? E i soldi? Ci sono? E quelli che già ci lavorano nelle infrastrutture, dove li mandiamo, a fare i giocatori di tresette?) o come infermieri negli ospedali”. Dalla catena di montaggio alla corsia. Dai ruvidi bulloni alle siringhe ipodermiche. Dalla tuta blu al camice bianco. Facile no? No.

Ridicolo? Sì, però, per questa volta, fatemi un favore, lettrici e lettori: smettetela di ridere. Lo so che il centrodestra è pieno di ministri e viceministri buffi, ma non ci fa bene, alla lunga, continuare a sghignazzare. Viviamo uno stato di ciclotimia pericolosa: o negli angoli a piangere (per indignazione, rabbia, paura) o in salotto a ridere, perché incultura e arroganza, superficialità e cinismo portano i nostri uomini di governo (e anche le poche donne) a sparare amenità surreali con cadenza quasi quotidiana. Chiude la fabbrica? Mandiamoli all'ospedale.

Inutilmente il sindacato infermieri fa notare che per coprire quel delicato ruolo occorrono tre anni di specializzazione. Chi se ne frega. Alla base della piramide sociale, per la sensibilità democratica del centrodestra, c'è una anonima ed inerte massa di senza volto che può essere spostata a tappare di punto in bianco buchi come “la sanità dove rischiamo di importare extracomunitari” (sempre parole dell'onorevole Baldassarri). Notate l'uso del verbo “importare”: si importano ed esportano le merci, non le persone, quelle emigrano o immigrano. Con le loro gambe e solo se vogliono. Le banane si importano. Non i lavoratori. Ma per l'allegra brigata Bossi-Fini sono dettagli inessenziali.

Se un operaio disoccupato “piemontese o pugliese che vive al nord” può levarci dai piedi uno sporco marocchino ben venga il gioco dei posti di lavoro. La dignità, la competenza (anche per fare l'operaio ce ne vuole, sono solo i ministri che possono farne a meno, evidentemente), la storia personale, la sensibilità non contano. Le automobili Fiat non le vuole più nessuno? Beh, per fortuna, anche chi preferisce, per dire, la Volkswagen si ammala, si rompe una gamba, deve togliersi le tonsille. Prendi su chi costruisce macchine e lo sposti a svuotare padelle. Non è “forza lavoro. E' tutta solo “gggente”. Contano quando votano, se no meno di niente.

Lidia Ravera – L'UNITA' – 31/10/2002

| UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | MOTORI DI RICERCA |