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Lidia Ravera
L'UNITA' – 28/03/2002

Di cosa taciamo quando parliamo d'amore

Bombe, assassini politici, pestaggi in questura, rifiuto di dare asilo.

Perfino, caso unico al mondo, tifosi che gufano contro la propria squadra (la Lazio). Un leader xenofobo esperto in disprezzo “fa fuori”, in Francia, un gentiluomo di sinistra dalla competizione elettorale. Un ventenne americano distribuisce dinamite nelle cassette postali di cinque stati, così, a caso. Uno studente tedesco fa strage di compagni di scuola e professori, così, per disagio esistenziale. Certo ci sono anche i ragazzi del volontariato, quelli che si preoccupano degli equilibri mondiali, quelli che affollano i reading di poesia. Ma non fanno notizia. Almeno finché si preoccupano a casa loro, se si preoccupano in piazza, li si pesta sul posto, li si trascina via dagli ospedali, li si pesta di nuovo in questura. Tanto sono giovani, e i giovani, si sa, hanno tanta fantasia. Si può sempre dire che hanno esagerato. Indagare su chi ha, forse, abusato del proprio potere, della divisa, del manganello, delle armi e dell'Arma? E no, cari miei, diventa un affare politico. Ci si spacca secondo la linea tratteggiata, già pronta per dividere, per tagliare il carta modello Italia: di qua la sinistra che difende la piazza, di là la destra che difende la Polizia. E così siamo sempre al punto di partenza. Nessuno pagherà per i suoi errori, giustizia non sarà fatta. Asserragliati nella Chiesa della Natività da settimane ci sono innocenti religiosi e militanti palestinesi. Nessuno può provare che siano terroristi, certamente sono dei combattenti. Perché non accoglierli nel nostro Paese, collaborando a disinnescare la terribile situazione di Gerusalemme? Di che cosa abbiamo paura? Sono gli idolatrati Stati Uniti a chiederlo, quelli che ricevono in dono giornate di festa e bandierine a stelle e strisce. No, grazie, risponde Fini, niente spazzatura al tritolo, tra le aiuole ordinate della nostra accogliente democrazia. L'importante è stabilire chi ha torto e chi ha ragione. Cioè: dimostrare che hanno torto quegli altri e abbiamo ragione “noi”. Noi chi? Non importa, C'è sempre un noi e loro. Che perda la mia squadra, prega il contorto tifoso laziale, purché non vincano quelli là. Quali là? Non importa! I nemici. E intanto, mentre Sharon si trascina fino a Washington, un altri miserabile imbottito di esplosivo uccide se stesso, quindici innocenti e la pace. Bel colpo. C'è un fantasma che si aggira per l'Europa, l'Asia, le Americhe e l'Africa: l'odio. Un odio senza progetto e senza prospettive. Miope e sciocco. Ignorante. Nutrito di dolore, diseguaglianze e slogan. Nutrito di paura che genera paura. L'amore, questo sconosciuto, abita ormai stabilmente le canzonette di San Remo e i concetti del Primo maggio. Domanda: di che cosa tacciamo, quando parliamo d'amore? (se potessi ritoccare ulteriormente, il già trasformato partito dei Ds, vorrei fondare una sezione Carveriana, in memoria di Raymond Carver, leader dei Sensibili alla Sofferenza Umana).

Lidia Ravera – L'UNITA' – 09/05/2002

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