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E' festa, hanno arrestato Gramsci!

All'indomani della batosta elettorale, il centrodestra si è presentato alla Camera per approvare una legge importante e molto urgente. Sulle pensioni? Sulla sanità? Sulla scuola? No, è la legge che istituisce il "giorno delle libertà". Sarà il 9 novembre. E' una nuova festa, molto allegra ed entrerà già da quest'anno nei calendari del nostro paese. Perché il 9 novembre? Perché è l'anniversario della caduta del muro di Berlino. Nel dibattito che si è tenuto ieri alla Camera, molti esponenti della destra sono stati più precisi: hanno detto che il 9 novembre è il giorno della fine del comunismo.


Questa nuova festa, che sarà celebrata nelle scuole e nelle istituzioni, è stata contestata dai partiti della sinistra, che hanno votato contro il provvedimento. Non perché non considerino un bel giorno la caduta del muro di Berlino, ma perché sono persone pignole e pedanti, e immaginano -chissà perché - che le feste nazionali si celebrino per ricordare date ed eventi nazionali. E' nazionale qualcosa che è successa a Roma, o a Milano, o a Legnano, o a Terlizzi. Non è nazionale qualcosa che è successa ad Algeri, o a L'Avana o a Washington. E nemmeno a Berlino. Giusto? E infatti fino ad oggi nessuno aveva pensato di istituire una festa nazionale italiana per la proclamazione dell'indipendenza dell'Algeria (3 luglio 1962), o per la cacciata del dittatore Batista da Cuba (3 dicembre 1958), e nemmeno per la fine maccartismo negli Stati Uniti (il Senato censurò il senatore McCarthy il 13 dicembre1954): tutti avvenimenti di grande rilevanza storica e politica.


Ma c'è un altro aspetto, davvero curioso, in questa decisione di proclamare giorno della libertà il 9 novembre. Lo ha fatto notare la nostra amica onorevole Graziella Mascia, ieri, intervenendo a Montecitorio. Il 9 novembre per l'Italia è una data un po' particolare (e non suscita ricordi troppo liberali): il 9 novembre del 1926 è il giorno nel quale il fascismo introdusse le leggi speciali, cioè diventò dittatura totale. Quelle leggi furono decise dopo una specie di attentato a Mussolini, forse progettato (forse no) a Bologna, da un giovinetto che si chiamava Anteo Zamboni (linciato sul posto dai fascisti), e prevedevano l'istituzione del tribunale speciale per la difesa dello Stato (che aveva il compito di reprimere il dissenso politico), la creazione dell'Ovra (polizia segreta fascista con grandi poteri), la soppressione dei giornali antifascisti, la decadenza di 120 deputati non fascisti tra i quali tutti i comunisti. L'ipotetico attentato di Zamboni avvenne il 31 ottobre del 1926; le leggi speciali furono approvate dal Parlamento poco più di una settimana dopo, il 9 novembre. Quella stessa notte la polizia circondò un villino dei Parioli, a Roma, dove viveva in una stanza d'affitto Antonio Gramsci, segretario del partito comunista, arrestò Gramsci e lo mandò in galera. Nei giorni successivi, sulla base delle stesse leggi del 9 novembre, furono arrestati anche Umberto Terracini, Gian Carlo Pajetta, Vittorio Foa, Sandro Pertini (futuro presidente della Repubblica) e alcune altre migliaia di comunisti, socialisti e liberali. Furono tutti condannati a pene detentive tra i 20 e il 23 anni. Gramsci morì ancora prigioniero, dopo 11 anni di prigione, il 27 aprile del 1937.

Piero Sansonetti – LIBERAZIONE – 07/04/2005




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