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Tabucchi: ho detto no prima di essere invitato

Notizie approssimative e soprattutto tendenzialmente inesatte sono tipiche di una certa stampa italiana del momento. In uno dei tanti giornali che girano nell'orbita del Berlusconi, in questi giorni è apparso il mio nome fra i partecipanti della delegazione ufficiale di scrittori che al seguito del duo Sgarbi-Elkann parteciperanno al Salone del Libro di Parigi, dedicato quest'anno all'Italia. Evidentemente tali giornali prestano scarsa attenzione alla stampa francese, sulla quale è apparso a più riprese il mio rifiuto di fare parte della delegazione ufficiale. Anzi, attraverso i miei editori (Feltrinelli in Italia e Burgois in Francia) avevo rifiutato l'invito prima di essere invitato: igiene e profilassi.

Approfitto dell'occasione per aggiungere due cose. La prima è che se nella vita è sempre buona norma porsi la domanda “chi paga?”, con i tempi che corrono in Italia la domanda è obbligatoria. La risposta a questo elementare quesito è che il viaggio e il soggiorno a Parigi, compresi i dolci, è pagato in gran parte dal ministero degli esteri italiano, cioè dal ministro di se stesso Berlusconi, il quale peraltro non ha mancato di far sapere trionfalmente l'ingente somma da lui stanziata per inviare gli scrittori in terra di Francia. La cultura, si sa, gli sta a cuore, e in effetti a Parigi viene anche a fare i suoi affari in quanto ministro proprietario della Mondadori e della Einaudi.

La seconda è una dichiarazione dello Sgarbi secondo la quale il suo datore di lavoro è l'uomo più spregiudicato e liberale del mondo, visto che paga fior di quattrini per inviare in Francia “decine di scrittori di sinistra” (sic).

Detto questo credo sarebbe utile e informativo pubblicare sui giornali italiani la lista completa dei 61 invitati ufficiali. Non secondo il “metodo Feltri” e senza ovviamente foto segnaletiche, ma per poter avere, eventualmente, la loro opinione sulla delicata questione. Si sa che Parigi val bene una messa, ma una “mousse” del Berlusconi forse no. O non per tutti.

Antonio Tabucchi – L'UNITA' – 06/02/2002




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