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Fine dell'impunità per i militari argentini

L'Argentina non è più il paese dell'impunità. Le leggi che da quasi vent'anni hanno bloccato i processi contro i militari responsabili di gravi violazioni dei diritti umani durante la passata dittatura (1976 - `83) sono state dichiarate incostituzionali. Ieri la Corte suprema, massimo tribunale argentino, ha sancito l'annullamento delle due leggi che nel 1986 e 1987 hanno voluto mettere fine ai processi contro i militari, poliziotti e repressori accusati di sequestro, torture e occultamento dei cadavere di oltre 30.000 desaparecidos. In realtà, nel 1985, dopo la fine del regime, i comandanti delle Giunte militari, sono stati processati e condannati. La loro galera fu però una gabbia dorata. Furono rinchiusi in caserme tra i loro ex subordinati dove godevano di ogni beneficio. Anche se i militari avevano abbandonato il governo del paese, non avevano perso quel dominio incontrastato che permise loro ogni sopruso durante la dittatura. Poco tempo dopo, l'allora presidente Raul Alfonsin, volle chiudere definitivamente la vicenda dei desaparecidos, promulgando prima la legge del Punto final, che stabiliva un termine di 60 giorni oltre il quale non sarebbero stati più ammessi nuovi processi per violazione dei diritti umani, poi la legge Obbedienza dovuta che assolse tutti i militari che erano stati già riconosciuti colpevoli sostenendo che, al di fuori dei mandanti, i quadri intermedi, non avendo potere decisionale, avevano agito in stato di costrizione. Due anni dopo il tentativo di cancellare il passato fu completato da Carlos Menem, che con un indulto, nell'ottobre 1989, mise in libertà i pochi militari che erano ancora agli arresti. Il capitolo sembrava chiuso, ma la storia dei desaparecidos, dimostrò ancora una volta di essere una ferita aperta. In quegli anni, di fronte all'impossibilità di processare i militari in patria, si sono aperte cause internazionali in Italia, Spagna, Francia, Germania, Svezia. Mentre la comunità internazionale chiedeva giustizia e processava i responsabili della morte di migliaia di persone, l'Argentina cercava di ostacolare ogni processo e non concedeva l'estradizione degli imputati. Due anni fa, su richiesta del presidente Néstor Kirchner, le leggi dell'impunità erano state annullate dal Parlamento. Questa misura aveva però bisogno di un definitivo annullamento che è arrivato solo ieri. In questi due anni c'è stato un lento rinnovo dei magistrati della Corte, alcuni sono stati sottoposti a processo politico da parte del parlamento, altri hanno scelto di andare in pensione. Durante il governo Menem si diceva che egli aveva la maggioranza automatica nel massimo tribunale, in questa sede ogni conflitto veniva risolto seguendo gli interessi del potere esecutivo. Oggi solo un centinaio di militari o ex militari sono agli arresti per violazioni ai diritti umani durante il regime. Benché i crimini commessi siano molto gravi quasi tutti, anche Jorge Videla e Eduardo Massera capi della prima Giunta che prese il potere nel 1976, sono agli arresti domiciliari per motivi di età. È però emblematico che nessuno è stato imprigionato per la scomparsa dei 30.000 desaparecidos. I militari agli arresti sono stati condannati a causa di un vuoto legislativo che, volendo deresponsabilizzare i militari, non aveva previsto tra il delitti quello di sequestro di minori e falsificazione di documenti validi per l'adozione. Questa incriminazione è stata finora, l'unico escamotage per avere un po' di giustizia. Quando i militari sequestravano una donna incinta, per spirito cristiano, mantenevano in vita la madre fino alla nascita del figlio. Questo era poi dato in adozione a famiglie complici e la madre veniva uccisa, cioè desaparecida. La dichiarazione di incostituzionalità e il conseguente annullamento delle leggi avrà per conseguenza la riapertura di centinaia di processi contro i militari. Il governo stima in 400 i processi che saranno riaperti o che proseguiranno il suo corso. La decisione del massimo tribunale argentino accoglie le disposizioni della Corte interamericana di diritti umani che in più occasioni aveva criticato queste norme. La disposizione è anche coerente con la sentenza, che nell'agosto 2003 aveva dichiarato imprescrittibili i crimini di lesa umanità quando si pronunciò sull'assassinio del generale cileno Carlos Prats, accaduto a Buenos Aires nel 1974 per mano dei sicari di Augusto Pinochet. In Italia, il 6 dicembre 2000, otto militari vennero condannati in assenza per la scomparsa di cittadini italiani durante la dittatura, ma l'Argentina si è sempre rifiutata di concedere l'estradizione.

Recentemente la magistratura spagnola ha condanno a 640 anni di prigione all'ex ufficiale della marina militare Adolfo Scilingo, che aveva confessato di aver partecipato a due "voli della morte" in cui quelli che sarebbero diventati desaparecidos erano buttati ancora vivi in mare. Sempre in Spagna si attende tra poco l'estradizione dal Messico di Ricardo Cavallo, che sarà giudicato dal giudice Baltasar Garzón per genocidio, torture e terrorismo nel campo di concentramento dell'Esma. L'ex militare è stato catturato dall'Interpol in Messico mentre tentava di scappare verso l'Argentina. Da oggi queste fughe non saranno più possibili. L'Argentina è tornata ad essere un territorio dove la giustizia, anche se tardiva, è ancora possibile.

Claudio Tognonato - IL MANIFESTO – 15/06/2005

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