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Per l'Argentina, il bianco delle Madri

Difficile dire quando inizia una storia, "la storia". In questo caso diremo che la storia delle Madri di Piazza di Maggio inizia all'alba del 24 marzo 1976 quando la Giunta militare, capeggiata da Jorge Videla, mise in atto ciò che sei mesi prima aveva pubblicamente promesso. Anche per questo il colpo di stato non sorprese nessuno. Anzi, alcuni furono finalmente appagati da una stupida attesa. Non sarebbero stati delusi: si apriva quel giorno la pagina più nera della storia argentina. "Alle due di notte, fecero irruzione nel nostro padiglione le Forze congiunte dell'Esercito, Gendarmeria penitenziaria e Polizia provinciale - racconta Julian Monteros, all'epoca detenuto nel carcere di Tucumán - Quella notte fu la più lunga della mia vita. Ci picchiarono fino all'alba e chi cadeva moriva. Tutta la notte fino alle otto del mattino, continuarono a colpirci dicendo che era finita la democrazia, che eravamo morti (...) quella notte passammo dalla categoria di prigionieri politici a desaparecidos (...) a partire da quel giorno fummo torturati in ogni momento, mattino, giorno, sera e notte". Era quel 24 marzo 1976 e nessuno poteva immaginare ciò che sarebbe accaduto.

Le Pazze. Un incontro con le Madri di Plaza di Mayo di Daniela Padoan (Bompiani, pp. 423, € 9,50) dà voce alle Madri e ad alcuni sopravissuti che testimoniano ciò che accade negli anni della dittatura militare argentina (1976-83). Il libro è un insieme di frammenti di vita raccolti in conversazioni tra l'autrice e le Madri, svolte durante un lasso di cinque anni. Tra di loro non poteva mancare Hebe de Bonafini, storica presidente dell'Associazione, che all'epoca era una semplice mamma, donna di casa, senza eccessive preoccupazioni politiche. Ora dopo la scomparsa dei suoi figli descrive con freddezza le ragioni strutturali che hanno scatenato il golpe. L'obiettivo della sistematica repressione era quello di imporre "un piano economico spaventoso, grazie al quale alcune persone sarebbero diventate immensamente ricche, e milioni e milioni enormemente poveri. All'inizio non capivamo cosa c'entrasse questo con la scomparsa dei nostri figli, ma poi abbiamo capito che, per applicare quel piano, era necessario far scomparire tre generazioni". Quel piano economico di cui parla Hebe de Bonafini è quello che, dopo essere collaudato in Cile e in Argentina, sarebbe stato adottato come modello di sviluppo dal Fondo monetario internazionale. Le Madri sanno che i loro figli sono stati fatti scomparire perché il progetto neoliberista fosse messo alla prova.

Attorno all'obelisco

Se visitate l'Argentina, a Buenos Aires non vi scordate di andare in Piazza di Maggio, magari un giovedì, magari alle 15.30. Sì, saranno lì. Come sempre sono state da quando i loro figli, mariti, fratelli sono svaniti nel nulla inghiottiti tra le ombre della notte. Sono lì e non le troverete mai ferme, le troverete girando intorno all'obelisco con il loro fazzoletto bianco in testa. Sono anziane, sono diventate anziane su questa piazza. Alcune sono morte, ma non crediate d'incappare in un gruppo penoso di donne invecchiate che si lamentano del loro tragico destino. Le Madri di Piazza di Maggio hanno gli occhi asciutti, forse prosciugati dal tempo. Sono piene di orgoglio, di un disperato amore mai appagato, di un desiderio di giustizia che è diventato quello dei loro figli desaparecidos.

Non erano pazze. Erano state battezzate Las locas de Plaza de Mayo dalla dittatura, perché davanti alla loro richiesta il falso cristianesimo dei militari si sentiva a disaggio. Chiedevano semplicemente dove sono. Adonde están? ripetevano e ripetono, senza mai rassegnarsi. Non erano pazze, erano piuttosto la coscienza critica, la coscienza dolente, l'unica voce che raccoglieva e denunciava l'orrore di ciò che accadeva in quegli anni. Non potevano restare zitte e non potevano stare ferme. È stato loro proibito di rimanere davanti alla Casa Rosada, sede del governo. Allora si sono messe a camminare in cerchio, in una fila infinita, senza soluzione di continuità.

Questa presenza continua ha sollevato rispetto e ammirazione in tutto il mondo. Ogni volta che arrivano ad una manifestazione la gente applaude e canta Madres de la Plaza el pueblo las abraza dandogli il benvenuto. La Piazza è diventata la loro piazza e se oggi è possibile pensare al recupero etico del paese è grazie alla loro costanza. I militari hanno voluto far scomparire un'intera generazione, hanno torturato e ucciso migliaia di persone e hanno occultato i loro corpi. Non solo non volevano lasciare tracce dei loro crimini, volevano anche distruggere il passato, annullare la storia, annientare ogni progetto di futuro.

Le Madri di Piazza di Maggio sono state uno scoglio che i militari non hanno mai superato. Una presenza permanente, puntuale, che metteva in evidenza con le fotografie ingiallite e consumate dei loro cari appese al collo che non erano desaparecidos, che erano e sarebbero rimasti lì per sempre. Sono state più volte caricate dalla polizia, arrestate e perfino tre di loro si sono aggiunte al destino dei loro figli e sono diventate desaparecidas.

Nulla è riuscito a fermarle, la loro intransigenza è stata determinante, le loro richieste limpide fondono la politica e la vita. Forse questa è la novità di un esperienza come quella delle madri. Scrive Daniela Padoan nella postfazione: "Non hanno scelto ciò che si è abbattuto su di loro, ma ne hanno assunto la responsabilità, trasformandola in scelta etica, in un non poter essere altrimenti". Hanno sfidato con i loro corpi la peggiore delle dittature, non potevano fermarsi: "ciò che sentivano era, innanzitutto, l'inconciliabilità tra il loro aver dato la vita e l'accettare la morte; e una furia indomabile, che non concede nulla al carnefice, non una lacrima, non una implorazione".

Oggi, per alcuni versi, la storia è cambiata. L'attuale presidente argentino Néstor Kirchner, nel suo primo discorso alle Nazione Unite ha voluto schierarsi e si è dichiarato: "figlio delle Madri di Piazza di Maggio". L'Esma (Escuela de Mecanica de la Marina Argentina), il famigerato campo di concentramento della dittatura da dove partivano i prigionieri che sarebbero stati gettati vivi in mezzo al mare, è ora un Museo della Memoria. Dei desaparecidos però non si sa nulla. Da allora sono scomparsi per sempre. I militari, che avevano, e probabilmente hanno, un archivio dettagliato delle persone che erano passate attraverso le loro strutture (più di 360 campi di concentramento in tutto il paese) non lo hanno mai reso pubblico.

Storie dell'orrore

Oggi soltanto un centinaio di militari è agli arresti, ma presto i processi saranno riaperti e in Argentina si torneranno a sentire le storie dell'orrore. Senza la riapertura di questi processi non ci sarà democrazia che regga. Le Madri lo sanno da sempre, da quando hanno fatto proprio il destino dei loro figli. "Rovesciando l'insulto di chi le chiamava pazze, hanno imparato a contrapporsi al razionale, all'ordinato, al normato, rivendicando la follia del nominare la verità (...) Folle, per loro, è ciò che è eccentrico, fuori dal centro stabilito del potere, e il loro essere eccentriche - non più sinonimo di confusione e disordine ma di anarchia e inventiva - le fa sentire autorizzate a pensare e mettere in pratica altri modi di cambiare il mondo". Sono loro le Madri di Piazza di Maggio, ma sopratutto sono le degne madri dei desaparecidos, sono quelle donne che con i loro corpi e la loro presenza hanno occupato il vuoto della loro assenza.

Claudio Tognonato – IL MANIFESTO – 16/06/2005

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