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della stessa autrice

DACIA MARAINI
L'UNITA'
5 febbraio 2002

"Ricominciamo da una sana autocritica"



ROMA «Nanni Moretti ha ragione: il centrosinistra deve fare un’autocritica. Non accuso i leader come persone, la responsabilità è di tutti noi. La sinistra ha paura di parlare, teme di essere tacciata di moralismo o di giustizialismo». La scrittrice Dacia Maraini chiede soprattutto questo ai leader dell’Ulivo: autocritica, maggiore ascolto e più confronto.

Crede anche lei, come il regista, che l’Ulivo debba cambiare radicamente, anche come classe dirigente?

«L’accusa di Moretti è giusta, anche se è stato un po’ brutale: devono fare un’autocritica. Ma non voglio trasformare i dirigenti in capri espiatori. Sono persone pulite, oneste, non metterei altri al posto loro, anche perché non ci sono alternative. Ci siamo dentro tutti, però, esiste una responsabilità culturale della sinistra. Si è identificata la morale con il moralismo, e la difesa della giustizia con il giustizialismo, così, per paura di questi giudizi, siamo stati zitti. Chiedere giustizia non è giustizialismo, se è questa è stata ferita va detto. E la questione morale riguarda l’etica: certi comportamenti sono inaccettabili, eppure molti temi sono stati trascurati, come l’uso del corpo femminile nella pubblicità e in tv. La sinistra sta inseguendo troppo i miti del mercato, per paura di cadere nel moralismo. Dobbiamo analizzare gli errori commessi, anche per non ripeterli».

Quali sono, secondo lei?

«Il primo: perché in cinque anni non è stata fatta una legge sul conflitto di interessi? Finora ci sono state solo risposte ambigue, vaghe. Vorrei che qualcuno dicesse: sì, abbiamo sbagliato».

E gli altri errori?

«La guerra: su questo la sinistra ha sbagliato in pieno, secondo me, che notoriamente sono contraria. È una follia inutile, si è distrutto un paese povero che ormai è preda del banditismo, le donne non si sono tolete la "burka" e i due ricercati principali sono spariti. Insomma, non si sta facendo una guerra contro il terrorismo.
Terzo errore: la tv pubblica, un bene prezioso che non viene difeso e non va privatizzato. Poi la scuola: la sinistra, quando era al governo, è stata debole e ha accettato con troppa facilità l’idea di finanziare la scuola privata».

Si accusa l’Ulivo di non ascoltare le indicazioni che vengono dalla società e dalla base. È d’accordo?

«Certo, di ascolto ce n’è stato poco. Ma sono anche scomparsi i luoghi di confronto, prima c’erano le sezioni, ora non più. Ma è indispensabile discutere sui vari temi».

Nelle piazze ci sono molti soggetti che si autorganizzano e che non hanno troppa fiducia nell’opposizione: dagli studenti ai no global, dagli operai ai professori universitari che hanno manifestato a Firenze. Crede che la cosiddetta «società civile» sia più avanzata della sinistra istituzionale?

«Direi che c’è poco scambio. Negli anni 70, dopo il ‘68, c’erano grandi discussioni pubbliche. Adesso si tende a stare a casa, a chiudersi».

Anche gli intellettuali?

«In qualche modo si fanno sentire, i loro discorsi sono simbolici, parlano con il loro lavoro, non essendo dei politici. Ma ricordo quando facevo teatro, negli anni 70: ogni sera si discuteva con il pubblico».

E Nanni Moretti gridò: «No, il dibattito no!»...

«Era un modo per sentire cosa dicevano le persone, magari si litigava, ma ci si confrontava».

Crede che con questa destra di governo sia possibile un dialogo?

«Perché no? Se ci sono le occasioni per venirsi incontro sì, ma senza cercare compromessi, non si deve venire meno alle proprie opinioni. Per esempio, io contesto quasi sempre Formigoni, ma sta affrontando il problema ecologico con coraggio».

Molti accusano D’Alema di aver cercato un accordo impossibile con Berlusconi sulle riforme, nella Bicamerale. Cosa ne pensa?

«Certo Berlusconi non dialoga. È un commerciante molto bravo, impone le sue merci e sa come venderle, e basta. Sì, può essere utile andare incontro all’altro, ma come puoi farlo quando ti mette i piedi sulla testa? Forse è stata sottovalutata la prepotenza dell’avversario».

Rutelli non accetta le critiche «distruttive» di Moretti, Fassino invece chiede al regista un confronto, e D’Alema difende le sue scelte. Come giudica le loro risposte?

«Fa bene Fassino, non si può non ascoltare, e da quel che sento in giro tutti danno ragione a Moretti. Non si possono perdere le elezioni e poi non fare autocritica. Non c’è stata. E sul perché non si è risolto il conflitto di interessi D’Alema non ha risposto».

Vedi anche Nanni Moretti striglia la sinistra

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