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8 marzo festa della donna


Vandana Shiva e il tema della biodiversità



"Il tema della biodiversità mi sta particolarmente a cuore, perché racchiude in sé sia il concetto filosofico del valore intrinseco di ogni specie, sia attività molto pratiche, come la creazione delle banche di semi". Vandana Shiva, scrittrice impegnata nella politica della scienza, dirige la Research Foundation for Science, un'associazione coinvolta nella difesa della biodiversità e nello sviluppo di un'agricoltura sostenibile.

"Alcuni ambientalisti", ha dichiarato Vandana Shiva in un'intervista "credono che proteggere la biodiversità significhi andare contro le esigenze degli esseri umani, come se la protezione dell'ambiente fosse necessariamente contraria alla produzione. Io credo al contrario che sia importante portare l'ecologia e la biodiversità nel cuore della produzione e non tenerle al di fuori. La vera questione che coinvolge tanto le persone quanto la natura, è che il controllo sui semi e sul materiale genetico è sempre più concentrato nelle mani di coloro che perseguono il profitto come unico interesse".

L'impegno di Vandana Shiva nella difesa della biodiversità si unisce alla lotta contro i diritti della proprietà intellettuale. Le grandi multinazionali, infatti, esercitano un monopolio sulla tradizionale produzione di cibo attraverso la sostituzione delle sementi comuni con semi ibridi brevettati. "In India" spiega infatti Vandana Shiva, "l'agricoltura è da secoli la maggiore fonte di ricchezza. Ma è stata anche il terreno su cui si è giocata la penetrazione delle grandi corporazioni nell'economia del paese. Con gravi danni non solo per l'economia, ma anche per la cultura tradizionale. La 'rivoluzione verde' non solo non ha migliorato la qualità della vita, come vorrebbero far credere le grandi multinazionali, ma ha portato il paese ad indebitarsi e a diventare dipendente dalle aziende chimiche."

Secondo Vandana Shiva "la strada da percorrere non è quella di arrestare il progresso o la tendenza verso la globalizzazione dei mercati. Il nostro movimento non deve essere solamente reattivo, ma deve essere capace di sviluppare un piano strategico da qui ai prossimi venti anni. Un piano che sappia da un lato proteggere i diversi sistemi sostenibili di produzione - ovunque essi esistano - e dall'altro di tenere conto delle esigenze che provengono dalla società industriale. Gli ingredienti per un'esistenza più sostenibile e umana sono già presenti".

sta in http://www.romascienza.it/biotecnologie/geneticamente/ogm_shiva.html


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