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MASSIMO BACIGALUPO

IL SECOLO XIX - 06/09/2001

Edward Said, il palestinese che insegna agli ebrei

Edward Said, intellettuale palestinese-americano fra i più noti in Occidente. Nato a Gerusalemme nel 1935, cresciuto al Cairo dove il padre (cristiano protestante, cittadino americano) gestiva una grossa ditta di importazione di macchine per uffici, Said ha fatto tutti i suoi studi negli Stati Uniti, addottorandosi a Harvard e divenendo uno dei docenti più in vista a Columbia University, New York.

Fin dalla sua tesi su Conrad si è occupato di colonialismo fra i primi ad importare in Usa la critica radicale all'umanesimo occidentale di Michel Focault. Dopo un libro tipicamente post-strutturalista intitolato Inizi (sul tema dell'inizio e l'impossibilità dell'origine), si affermò con il fondamentale Orientalismo, massiccio studio che documenta e smonta l'uso che l'Occidente ha fatto del Vicino Oriente nelle sue costruzioni culturali e ideologiche.

Come oggi leggiamo gli studi delle crociate scritti dal punto di vista dei popoli sottomessi e sfruttati, così Said racconta secoli di colonialismo culturale dal punto di vista di chi è oggetto di queste pratiche, e si vede usato e ridotto a stereotipo (dalle stupende odalische di Ingres all'Aida di Verdi). Negli ultimi vent'anni Said ha acquistato grande autorità (e si è fatto molti nemici) negli Stati Uniti per la sua lucida e appassionata perorazione della causa palestinese, a cui ha dedicato libri (vedi La questione palestinese – la tragedia di essere vittima delle vittime; Tra guerra e pace.Ritorno in Palestina), interviste e innumerevoli articoli su giornali americani, inglesi, egiziani, ecc. Come scopriamo se cerchiamo il suo nome su Internet e troviamo un sito che raccoglie moltissimi suoi interventi, per quanto prefato dalla dichiarazione che il sito stesso non è opera di Said.

Allo stesso tempo non ha smesso di insegnare e portare avanti le sue ricerche di letteratura e musica. Pianista pressoché professionale, ha partecipato a discussioni con l'amico Daniel Baremboim, direttore d'orchestra israeliano, su Wagner (sua vecchia passione). E, riallacciandosi al suo lavoro sugli inizi, sta scrivendo un libro sullo “stile tardo” per cui immagino intenda le ultime opere di maestri come Beethoven o, chissà, William Shakespeare. (Gli suggeriremo di leggere l'ultimo Montale).

L'interesse di Said per il tema della fine (di un opera e di una vita) ha anche una ragione auto biografica. Nel 1991 gli è stata diagnosticata una rara forma di leucemia, e da allora Said convive con la malattia mortale, che sembra addirittura aver stimolato la sua straordinaria produttività. E il rintocco della campana che annunciava l'inizio della fine (che auguriamo assai lontana) a una delle menti più formidabili e universalmente ammirate del nostro tempo, l'ha spinto a rifare la storia della sua formazione e della sua famiglia in un bellissimo memoriale, Sempre al posto sbagliato. Autobiografia.

E' un libro scritto con estrema intelligenza e distacco, senza indulgere a sentimentalismi, la storia di una famiglia benestante divisa fra Gerusalemme, Cairo e Dhour in Libano, sullo sfondo non insistito delle tragedie storiche della regione. La casa dove Said è nato è nella zona ovest di Gerusalemme ed è stata espropriata senza riparazioni, sicché per lui “il diritto al ritorno” (anche se personalmente ha scelto come città New York) è una cosa del tutto concreta. Al Cairo, dove ha passato la giovinezza, il nazionalismo nasseriano ha messo in crisi l'impero commerciale del padre. A Dhour, la casa delle vacanze nei monti del Libano, dove è tornato fino agli anni '70, è oggi occupata dall'esercito siriano. Said è sempre nel posto sbagliato, palestinese cristiano con passaporto americano, sospetto ai compagni inglesi nell'Egitto coloniale, ai nazionalisti arabi più o meno religiosi, agli studenti (in maggioranza ebrei) della Columbia. Forse solo in America e solo a New York questo vagabondo trova la sua identità, come dice nella conclusione del suo bel libro, in “un intreccio di correnti in flusso continuo”.

“Sempre nel posto sbagliato” è la storia dell'emergere di una personalità forte attraverso una serie di condizionamenti pesantissimi. Il padre autoritario e venerato che tiene il figlio unico in un regime di terrore e diseducazione sessuale oggi speriamo irripetibili. Commerciante lucidissimo (come il figlio diverrà un intellettuale che non perde un colpo), quando il ragazzo torna per l'estate in Egitto dall'università Usa tira fuori un biglietto: “Quest'anno ti ho mandato $4.536. Quanti ti rimane?”. Sicché i momenti comici non mancano, e in qualche modo la formazione di Said potrebbe ricordare quella del Portnoy sussuomane represso di Philip Roth. Il palestinese e l'ebreo, entrambi americani, entrambi risentiti e irriconciliati nel groviglio della storia. E poi c'è la madre amatissima che (come la tipica mamma ebrea di Roth) non esita a legarsi al figlio in modo pressoché incestuoso, e a mettergli contro le quattro sorelle per mantenere il potere. Fino alla morte nel 1990 essa rimane interlocutrice amorosa e gelosa dal figlio 55enne, e uno psicanalista direbbe che non è un caso se l'anno dopo, nel 1991, Said si scopre leucemico.

Ma la dedica “Sempre nel posto sbagliato” all'ematologo Kanti Rai, suo medico curante, e alla moglie Mariam, indica i punti fermi della vita di Said oggi, e confermano l'amore possessivo della madre e l'autorità del padre non gli hanno impedito di divenire a sua volta un capo clan forse indebolito ma pur sempre fermamente al posto di comando.

Fino al 1991 egli è stato membro del Consiglio Nazionale Palestinese ma dopo gli accordi di Oslo ha rotto con Arafat che non giudica un rappresentante credibile del suo popolo. Egli immagina uno stato laico e democratico binazionale in cui palestinesi e israeliani convivano pacificamente, dopo un processo simile a quello avvenuto in Sud Africa. Se già oggi i medici che operano gli israeliani negli ospedali di Gerusalemme sono spesso palestinesi, non si vede perché questo non dovrebbe essere possibile.

Massimo Bacigalupo – IL SECOLO XIX – 06/09/2001

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