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MUSICA

Morricone, una colonna del sonoro

Travolgente festa di compleanno per Ennio Morricone che diremmo proprio al centro di un “crescendo rossiniano”. Ci viene in mente Rossini, il suo furore creativo, perché nel compositore romano l'antico amore per il melodramma manifestato dai musicisti dei secoli scorsi si è trasformato nella musica composta per il cinema. I secoli, già. Lui è nato il 10 novembre 1928 e festeggia il traguardo dei settantacinque anni con esecuzioni del suo lavoro, pubblicazioni. Sono usciti da poco il dvd di “Arena concerto”, con le riprese del concerto di proprie pagine diretto dal musicista stesso nell'anfiteatro veronese il 28 settembre scorso, e un omonimo cd con registrazioni di brani di musica per film, da C'era una volta in America a Giù la testa e Novecento. Lo scorso 10 novembre il compositore poi era a Londra, nel Royal Albert Hall, con tanto di Happy Birthday for you, intonato da cinquemila persone accorse ad ascoltare un ampio programma di sue musiche per il cinema. Ed è lui stesso, ancora un po' emozionato, a raccontare quella serata inglese.

E l'orchestra?

Splendida. Quella della Roma Sinfonietta. L'hai sentita nel concerto a Tor Vergata, all'Auditorio della Seconda Università, suddivisa tra le varie formazioni strumentali alle quali tanti amici avevano affidato i loro auguri di compleanno.

Sì, e ringraziandoli, hai detto di non farlo ancora, magari per gli ottant'anni, perché, semmai, avresti tu scritto qualcosa per tutti loro.

Ma lo dicevo per scherzo, figurati. Bene, con la Roma Sinfonietta ho diretto adesso qui, a Roma, il concerto londinese. Ieri e replica oggi. Abbiamo ottenuto, però, di replicarlo ancora domani sera perché è tanta la gente che vuole ascoltarlo.

E poi?

Poi, con la Roma Sinfonietta, andrò a Milano. Il 4 dicembre. Ed è la prima volta che dirigo a Milano in piena dignità compositiva a professionale. Con la Roma Sinfonietta vengono anche alcuni complessi corali. Saranno più di duecento a suonare e cantare. Il concerto si svolge nel Mazda Palace, uno spazio che può accogliere novemila persone. Terrò anche una prolusione sul tema: la musica nel cinema, un'attività del nostro tempo.

Nuovi progetti, nuovi film? Il tuo catalogo è ricco anche di musiche che tu dici assolute. E un'opera? Non scriveresti un'opera?

E' un antico desiderio. Non posso dirti di più, ma aspettiamo il consenso dell'editore Feltrinelli, per trasformare, forse anche in un'opera, un romanzo che mi sta nella mente da una trentina d'anni. Potrebbe venir fuori anche qualcosa di diverso, con intervento di voce recitante, mimi, danzatori. Non un balletto, però. E ho anche trovato un regista di grande fantasia.

Ma, intanto, che c'è in cantiere?

La musica per un film di Vancini, E sorridendo l'uccise. La storia di un buffone di corte, al tempo degli Estensi, a Ferrara. Vi si alternano il comico e il drammatico. Il film è finito, ed è bello. La musica alternerà comportamenti modali, trovadorici, a punte moderne. Ma – fuori del cinema – sto anche portando avanti la composizione di un Quartetto che avrà la “prima” nel prossimo febbraio. Non dico, però, per quali strumenti. E poi c'è la musica per il prossimo film di Tornatore. Lo vedremo tra due, tre anni. Un film che nasce da ricerche svolte da Tornatore su disastri, violenze, tragedie inenarrabili dell'ultima guerra.

I disastri di un passato recente. E l'oggi? Come giudichi l'oggi della musica contemporanea?

E' un antico, grave problema. La musica d'oggi non viene comunicata come dovrebbe essere. Le istituzioni dello Stato dovrebbero sostenerla e invece proprio alle piccole associazioni viene tolto o diminuito il sostegno. Anche gli Enti lirici sono in difficoltà, ma, alla fine, in un modo o nell'altro in base ad una certa sovvenzione che poi è venuta meno, per cui ora si trova un po' a disagio. Direi però che la situazione artistica sia buona. Ci sono tanti musicisti di valore. Ma diventa cattiva la situazione perché i compositori hanno poche occasioni di lavoro. Occorre rianimare una coscienza musicale soffocata da un unico standard prediletto dalle Case Musicali.

Quali sono i musicisti del nostro tempo che più senti vicini?

Kurtàg, per esempio, e Henze, e Sciarrino, al quale – e ne sono contento – l'Accademia dei Lincei ha assegnato il Premio Feltrinelli per la musica. Ma soprattutto mi sono vicini i due grandi che se ne sono andati: Goffredo Petrassi (ho studiato con lui al conservatorio dell'Accademia di Santa Cecilia) e Luciano Berio. Bisogna tenerli in vita attraverso la loro musica. E vorrei anche chiedere al sindaco di Roma Veltroni di intitolare una strada a Petrassi. Noi italiani non siamo un popolo che sa ricordare. Siamo piuttosto un popolo che dimentica.

Intervista di Erasmo Valente – L'UNITA' – 28/11/2003



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