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Festival “Eresia e Inquisizione a Genova e in Liguria”

programma della manifestazione

Se in tutta l'Italia eravi una popolazione numerosa, esposta agli intrighi e alla corruzione degli eretici, certamente era quella di Genova, sia per le frequenti guerre che la mettevano in contatto delle truppe pervertite, sia per la ragione del commercio, che obbligava i cittadini suoi a navigare ora in Inghilterra, ora in Olanda, ora nel Baltico”.

Da questa frase di Padre G.B.Semeria (tratta dal volume del 1838 sulla Storia ecclesiastica di Genova e della Liguria), si è tratto lo spunto per costruire il Festival “Eresia e Inquisizione a Genova e in Liguria” che può costituire per i Liguri la riscoperta di un'eredità perduta, quella dei processi per eresia della Santa Inquisizione che furono intentati anche nel nostro territorio. Questa ricostruzione è importante soprattutto in un momento che vedrà Genova “Capitale europea della Cultura nel 2004”.

Agostino nel “De civitate Dei” (XVIII 51) afferma “Il Diavolo, vedendo che il genere umano era stato liberato dal culto degli idoli e dei diavoli, suscitò gli eretici, perché resistessero alla dottrina cristiana sotto il nome di cristiani”. Agostino fu famoso per la sua diuturna battaglia contro tutte le eresie, ma non raggiunse mai la perfidia e la violenza degli inquisitori del tipo di Bernardo Gui, icasticamente dipinto nel “Nome della Rosa”, o di coloro che inquisirono Galilei o Giordano Bruno.

Nel Duecento eretico significa cataro, o valdese, o apostolico, nel Trecento e nel Quattrocento non si sa che cosa sia: fraticello, libero spirito, sodomita, mago, brigante, bestemmiatore, anticlericale, antisociale, stravagante, usuraio, ebreo, ateo, pubblico peccatore, ladro, girovago, attore (mestiere che in certe condizioni di fame poteva coincidere con le poco lodevoli occupazioni appena dette), politico, e persino scienziato.

Il moltiplicarsi delle esperienze religiose durante il Basso Medioevo testimonia una diffusa sete di spiritualità: comune a ciascuna corrente ereticale e ortodossa del periodo fu il desiderio di un cambio di rotta e l'attesa – non sempre così consapevole – di un rinnovamento all'interno della comunità cristiana che portasse verso una maggiore integrazione della religiosità con il quotidiano. Si tenta qui una ricostruzione dell'ambiente in cui nacquero i movimenti ereticali.

Il progetto di questo Festival è nato da una pluralità di considerazioni: l'antico e più esteso territorio ligure ha dunque visto il passaggio di correnti poco ortodosse, favorite dalla predicazione di quelle ortodosse. I documenti degli archivi, i fondi antichi delle biblioteche attestano questa presenza e hanno riportato alla luce e riscoperto, oltre a numerosi editti, un evento come l'espulsione dell'inquisitore Pio Passi da Bosco dalla città di Genova.

In quell'occasione il Comune accettò di correre il rischio di essere sottoposto a “interdetto”, rischio scongiurato in virtù di un “privilegio” di un Papa “genovese” (Innocenzo IV – 1243 – 1254), in base al quale Genova non poteva essere scomunicata senza espressa licenza pontificia.

Per lo spettacolo “Il monastero degli eretici”, il copione è stato realizzato in co-produzione col D.AR.FI.Cl.E.T. (Dipartimento di Archeologia e Filologia in Epoca Classica Cristiana e Medievale dell'Università di Genova), gli effetti speciali sono allestiti in collaborazione col DIFI (dipartimento di Fisica); le sculture di scena sono di Antonino Cerda, i macchinari di Francesco De Martino.

Altro spettacolo ospite del Festival è “Apologia di Galileo”, per la regia di Carlo Rivolta, da documenti galileiani e scene da Vita di Galilei di B. Brecht, drammaturgia di Nuvola de Capua, trascrizioni e arrangiamenti musicali di Alessandro Lupo Pasini.

Galileo passa attraverso una dolorosa sconfitta e subisce l'imposizione del silenzio. La ricerca scientifica diviene in lui filosofia della scienza; la sua ricerca fatta di osservazione sperimentali e prove diviene ricerca dell'uomo in quanto essere pensante e morale, quindi ricerca totale: filosofia.

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