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CINEMA

Così Sarzana fermò i fascisti, Così fu insabbiato un film

Luigi Faccini è regista, scrittore, storico e documentarista (e fondatore, all'epoca, della rivista Cinema e film). Alla vicenda di Sarzana ha dedicato un film, Nella citta' perduta di Sarzana (il vhs è distribuito da Ippogrifo, 0187.965167), un romanzo sulla figura del commissario Trani, Un poliziotto perbene, e un convegno di storici, La storia come identità. Abbiamo incontrato il regista.

La storiografia discute se Sarzana abbia rappresentato un evento, significativo, sebbene circoscritto, nella storia dell'avvento del fascismo. Una cosa è certa: fu il primo e più eclatante caso di reazione delle forze d'ordine a un'aggressione fascista, dopo mesi di scorribande incontrollate.

La vera novità (confermata da prove cartacee rinvenute nei faldoni del Ministero dell'Interno) è che i carabinieri agiscono confortati da una direttiva emessa da Bonomi alle prefetture, tre giorni prima di presentarsi in Parlamento per la fiducia al nuovo governo. Il neo presidente del consiglio sentiva che il paese gli sfuggiva di mano. Troppi erano stati i casi di spedizioni fasciste (Treviso, Padova, Grosseto, Terni, Orvieto…). Chiede ai carabinieri e alla forza pubblica di non dare camion, benzina e armi ai fascisti. Blocca un fenomeno di cui era, evidentemente, a conoscenza. Quando sulla piazza della stazione di Sarzana, il 21 luglio, il capitano Jurgens ordina il fuoco sui seicento fascisti lo fa eseguendo un ordine. Quello che succede subito dopo, conferma l'unicità di quel momento storico. Nel giro di pochi giorni tutto cambia. Il 18 luglio la direttiva, il 21 i fatti di Sarzana, il 23 la votazione in parlamento del nuovo governo. Come è noto, i socialisti e comunisti votano contro e si forma un governo di centro destra. Si rovescia il gioco. Bonomi non ha più bisogno dell'intervento del commissario Trani (che aveva mandato a Sarzana per sedare lo scontro, con il mandato di disarmare i fascisti), lo sostituisce e avvia il patto di pacificazione. I fatti di Sarzana sono al centro di questo sviluppo allo stesso tempo mortuario e pieno di vita, che non è stato ancora dipanato completamente. Rappresenta il punto di errore di tutta la sinistra, che non aveva capito e si era frantumata al suo interno.

Il film è esplicito sulle responsabilità della sinistra. E il sindacato?

Anche il sindacato firma il patto di pacificazione insieme al partito socialista. Nel luglio del '22, quando la situazione è ormai corrotta, sono gli anarchici delle camere del lavoro che lanciano un grande sciopero coniando la nuova sigla L'alleanza del lavoro, non il sindacato. Come poteva partecipare a uno sciopero generale se un anno prima aveva firmato il patto?

Figura importante è il commissario speciale Trani (interpretato da Franco Graziosi). Uomo con un alto senso dello Stato…

Trani era il più bravo poliziotto che Bonomi avesse a disposizione. Questore di Roma, era stato inviato in tutti gli scacchieri dove c'erano problemi sociali: in Puglia a Sant'Angelo dei Goti, dove dei contadini erano stati uccisi dai carabinieri; a Molinella nel 1915 per sedare un conflitto tra braccianti e latifondisti; a Palermo in funzione antimafia. Era una sorta di generale Dalla Chiesa. Il fatto che mandino lui a Sarzana dà la gravità della situazione. Era un uomo di polizia, un monarchico, gentiluomo, di fedeltà. Di lui non si hanno foto, l'unica immagine l'ho avuta quando sono andato a visitare la tomba di famiglia, in Ciociaria. Quello che appare nel film è un Trani di fantasia, con molti debiti al mio immaginario western. È una sorta di poliziotto vestito di nero, che arriva e mette ordine. Un Henry Fonda, alto, dinoccolato con sguardi intelligenti.

Il film è prodotto dalla Rai con una destinazione televisiva. Segnalato da Morandini, viene preso a Venezia nel 1980 nella sezione Controcampo e presento dall'allora direttore Lizzani. Il film ha successo, gira per i festival ma non viene mandato in onda dalla Rai. Perché?

Siamo agli inizi degli anni ottanta e si sta materializzando la meteora Craxi. Il film, rivisitando le responsabilità socialiste nel patto di pacificazione, poteva dare fastidio. Dopo Venezia il film non va in onda. Incontro Beniamino Placido che mi chiede ragioni e mi suggerisce di farlo vedere al Presidente Pertini. Telefona a Maccanico e organizza la proiezione. Io non dico niente alla Rai. Pertini vede il film e gli piace. "È così - dice - e noi socialisti savonesi non abbiamo firmato il patto di pacificazione". La Rai lo viene a sapere e nell'agosto del 1981 lo manda in onda in prima serata, in un sabato e domenica di fine agosto. Invitano a commentarlo i massimi storici italiani di allora, Renzo De Felice e Paolo Spriano che litigano elegantemente per tutto il tempo sul patto di pacificazione. Il film ha un enorme successo di audience. Ma dopo la programmazione scompare nuovamente. La Rai non lo vende neanche alla televisione tedesca che ne aveva fatto richiesta, adducendo il fatto che si erano perduti la colonna internazionale. Io trattengo una copia, ne faccio il telecinema e stampo le cassette, dando al film una vita clandestina e sotterranea. A un certo punto, insieme a Marina Piperno, ho deciso di comprare i diritti. In un anno, senza fare nessuna campagna pubblicitaria, abbiamo venduto 1500 copie.

Il film è anche memoria storica della città di Sarzana.

È stato girato tutto a Sarzana, interni ed esterni. La città era tutta con me. Le comparse hanno lavorato al prezzo politico di diecimila lire al giorno. In piazza, mentre giravamo, c'erano duemila persone che aspettavano la fine del ciak, che applaudivano e abbracciavano Cucciolla e Graziosi. C'era gente che piangeva. È stata un'esperienza unica per l'identità che è scattata tra la popolazione, la città e il film. Quando c'è la scena dell'arrivo della prima spedizione fascista, con questi vestiti di nero sui camion… beh uno fa irruzione nella città urlando "arrivano i fascisti".

Intervista di Dario Zonta – L’UNITA’ – 21/07/2005

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