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CAMERA
FAME

MOZIONI CONCERNENTI IL CONTRIBUTO DELL'ITALIA ALLO SVILUPPO DEI PAESI PIÙ POVERI
TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 156 di Martedì 11 giugno 2002

«La cancellazione del debito dei Paesi poveri è uno strumento essenziale nella lotta alla fame»,
ha detto Carlo Azeglio Ciampi alla apertura lavori del secondo Vertice mondiale della FAO sull'alimentazione.

La Camera,
premesso che:
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim, onorevole Silvio Berlusconi, ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri dallo 0,7 all'1 per cento del prodotto interno lordo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, dall'adozione degli indirizzi del Cipe del 1995 ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (PVS);
nel settembre del 2000 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la «Dichiarazione del millennio», in cui vengono definiti gli obiettivi internazionali di sviluppo che bisogna perseguire;
l'obiettivo centrale rimane quello di ridurre del 50 per cento entro il 2015 il numero delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà, ossia con meno di un dollaro al giorno;
la partecipazione attiva dell'Italia ai finanziamenti e ai programmi di aiuto ai Paesi in via di sviluppo non corrisponde solo ad un generico impegno morale, ma segue le indicazioni di un più profondo intento che è quello di portare a tutti i popoli della terra sviluppo, dignità, diritti. Sono questi gli ambiziosi obiettivi dell'Italia per contribuire alla realizzazione di un mondo di pace, per fare in modo che i conflitti interni di ogni singolo popolo non sfocino più in azioni estreme, come è accaduto l'11 settembre 2001;
a marzo 2002 si è tenuta la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo» a Monterrey, in Messico e in tale incontro i Governi, le organizzazioni non governative, insieme alle istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), all'Organizzazione mondiale del commercio e alle principali agenzie Onu, si sono confrontati sui nodi più controversi dell'attuale sistema finanziario internazionale, discutendo di aiuto pubblico allo sviluppo, di commercio, di debito estero, ma anche di flussi finanziari e di possibili sistemi di tassazione;
il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (Rio + 10) si terrà dal 2 all'11 settembre 2002 a Johannesburg (Sudafrica) con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, che si è svolta a Rio de Janeiro (Brasile) nel 1992. Il vertice mondiale sarà un'occasione unica per incoraggiare la realizzazione degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro e per definire nuovi impegni politici da parte di tutti i Paesi nel cammino verso lo sviluppo sostenibile;
inoltre, il grave fenomeno della povertà assume dimensioni sempre più ampie, nonostante che tutti i Governi abbiano affermato ed affermino la loro ferma volontà di combatterlo ed eliminarlo. Purtroppo, si è trattato e si tratta soltanto di dichiarazioni alle quali non hanno fatto seguito concrete e precise azioni;
a partire dal 2000 si è registrata, a livello internazionale, un'inversione della tendenza positiva che si era avviata nel biennio 1998-1999, dopo le riduzioni dell'aiuto ai Paesi in via di sviluppo nel periodo 1992-1997;
la partecipazione italiana alla cooperazione allo sviluppo nel 2000 ha registrato un calo pari al 14,3 per cento e tra i Paesi donatori l'Italia è scivolata dal settimo al decimo posto. In rapporto al prodotto interno lordo, l'Italia risulta addirittura ventunesima su 22 Paesi Ocse, con un impegno pari allo 0,13 per cento del prodotto interno lordo;
gli stanziamenti per l'aiuto pubblico, come risulta dal bilancio assestato 2001 e da quello a legislazione vigente 2002, pur non delineando una diminuzione degli aiuti, non indicano nemmeno un vero e proprio rilancio, non discostandosi di molto dallo 0,13 per cento del prodotto interno lordo realizzato nel 2000;
la situazione appare in tutta la sua gravità se si confrontano i dati attuali con quelli del passato e, in particolare, con quelli del 1985, quando, anche a seguito di un movimento parlamentare sul problema della lotta contro la fame nel mondo, si pervenne ad uno stanziamento complessivo di ben 3.629 miliardi di lire, corrispondenti allo 0,26 per cento del prodotto interno lordo. Con questi aiuti l'Italia balzò al 5o posto nella cooperazione;
il Parlamento ha approvato a larga maggioranza una comune mozione in vista del vertice Fao del giugno 2002, in cui tra l'altro si impegnava il Governo a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati di lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione, sviluppo sostenibile; ad aumentare le risorse ordinarie per la lotta contro la fame nel mondo, portando gradualmente entro cinque anni allo 0,70 per cento del prodotto interno lordo la percentuale delle risorse da impegnare per lo sviluppo nel terzo mondo;
le risorse per la cooperazione allo sviluppo stanziate da questo Governo per gli anni 2002-2004 non ci indicano chiaramente un'inversione di tendenza, ma solo deboli accenni per una partecipazione italiana, che certo non riuscirà, ancora una volta, a rispettare la raccomandazione, datata 1970, delle Nazioni Unite che indica come soglia base per gli aiuti l'impiego dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il consolidarsi dei grandi processi di internazionalizzazione della economia, gli impegni derivanti dalla partecipazione alla stessa Unione europea, ci pongono di fronte a nuove sfide e all'esigenza di superare ostacoli e lentezze che impediscono l'iniziativa del nostro Paese;
si impone, quindi, una riflessione politica approfondita, al fine di individuare orientamenti e scelte che diano sicurezza al Paese per i prossimi anni, una riflessione adeguata, che tenga conto dell'aumento della distanza tra il Nord e il Sud del mondo e della differenziazione avvenuta nel sud per Paesi e per aree regionali;
i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo sono ormai del tutto insufficienti a garantire una nostra reale presenza nelle aree geografiche dove abbiamo deciso di concentrare la nostra azione;
anche in Italia, così come sta avvenendo anche negli altri Paesi industrializzati, si è aperto un dibattito sulla revisione della normativa che regola la cooperazione allo sviluppo;
l'attuale stato di crisi operativa in cui si trova la direzione della cooperazione allo sviluppo impone provvedimenti globali e coerenti;
il nostro Paese, in prosecuzione degli impegni presi dai Governi negli anni scorsi e al G8 di Genova, ha assunto una posizione di leadership internazionale sulla questione del debito dei Paesi in via di sviluppo ed ha indicato la necessità di accompagnare alla cancellazione del debito una serie di misure di interventi strutturali per avviare a soluzione il dramma della povertà nel mondo;

impegna il Governo:

a portare nel triennio 2002-2004 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
ad invertire la tendenza che ha prodotto la progressiva stabilizzazione del bilancio della cooperazione e, a partire dall'assestamento del bilancio 2002, a raddoppiare le somme stanziate per l'aiuto pubblico allo sviluppo dall'Italia;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,30 per cento del prodotto interno lordo l'impegno per la cooperazione a partire dalla prossima legge finanziaria;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere i prodotti del commercio equo e i titoli finanziari etici;
a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative, anche allo scopo di raccogliere proposte ed iniziative di chi la cooperazione la vive in prima persona;
ad attuare gli impegni internazionali e normativi per la remissione del debito ai Paesi poveri.
(1-00058)

«Realacci, Vigni, Abbondanzieri, Albertini, Annunziata, Battaglia, Bellillo, Bellini, Benvenuto, Giovanni Bianchi, Enzo Bianco, Bimbi, Boccia, Buffo, Camo, Carbonella, Castagnetti, Cento, Ciani, Cima, Crucianelli, De Brasi, Diana, Duilio, Fistarol, Franci, Giacco, Iannuzzi, Lettieri, Lion, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Marini, Mazzuca Poggiolini, Meduri, Melandri, Micheli, Montecchi, Mosella, Motta, Mussi, Pinotti, Piscitello, Pistelli, Pistone, Rocchi, Rutelli, Ruzzante, Sereni, Squeglia, Tocci, Volpini, Zanotti, Reduzzi».
(5 marzo 2002)

La Camera,
premesso che:
la conferenza Onu di Monterrey su «Finanza e sviluppo» ha profondamente deluso le aspettative riposte, affrontando solo in minima parte i punti della «Dichiarazione del millennio», sottoscritta nel settembre del 2000 dai Capi di Stato e di Governo di 156 Paesi;
durante i due anni di lavori preparatori alla conferenza dl Monterrey, il documento politico è stato progressivamente annacquato ed impoverito, con la cancellazione di tutte le proposte realmente innovative: dall'ipotesi di una tassa sulle transazioni valutarie e su una carbon tax, alla creazione di un'organizzazione che si occupasse di controversie in materia fiscale con il compito di combattere la competizione e l'evasione fiscale. Interi paragrafi che affrontavano il tema dei controlli sui capitali, in particolare quelli di breve periodo e fortemente destabilizzanti, il tema dell'arbitrariato come meccanismo per affrontare il debito estero di tutti i Paesi sono stati colpevolmente evasi;
analoga fine hanno fatto tutta una serie di impegni, da parte dei Paesi donatori, ad aumentare il livello dell'aiuto pubblico allo sviluppo finalizzato ai raggiungimento dei Millennium development goals (gli obiettivi di sviluppo e di lotta alla povertà sottoscritti all'Assemblea del millennio);
alla luce di questo fallimento acquistano ancora più importanza nella lotta alla povertà la conferenza della Fao di Roma prevista per il giugno 2002 e quella denominata Rio+10, in programma a Joannesburg dal 2 all'11 settembre 2002;
entrambe le conferenze possono porre rimedio alla logica mercantile che ha ispirato l'Organizzazione mondiale per il commercio in materia di brevettabilità della materia vivente e di accesso ad una risorsa fondamentale per l'umanità come l'acqua;

impegna il Governo:


a sostenere e proporre alle conferenze della Fao e di Rio+10:
il varo di un trattato internazionale per la condivisione del patrimonio genetico con il fine di proibire, nei Paesi in via di sviluppo che possiedono la più grande ricchezza in biodiversità, ogni brevetto su piante, microrganismi, animali e parti del corpo umano, rifiutando la concessione dei diritti di proprietà intellettuale su qualsiasi organismo vivente e su qualsiasi parte di esso;
il varo di un trattato internazionale per l'accesso all'acqua come bene comune, patrimonio dell'umanità e diritto umano imprescrittibile, proibendone ogni privatizzazione e salvaguardandola dagli sprechi dell'agricoltura intensiva e delle attività industriali inquinanti;
l'aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo e la preparazione di un calendario
vincolante per il raggiungimento dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il miglioramento della qualità e dell'efficacia dell'aiuto finalizzato alla riduzione della povertà;
l'utilizzo di un approccio fondato sugli indicatori di sviluppo umano nella misurazione della sostenibilità del debito estero e la cancellazione del debito ai Paesi più poveri;
l'equa e trasparente procedura di arbitrariato sul debito;
la cooperazione internazionale in materia fiscale, anche attraverso l'adozione di una tassa minima sullo spostamento dei capitali finanziari a breve termine (speculativi), al fine di reperire risorse da destinare alla lotta alla fame, alla siccità ed alla povertà;
una maggiore partecipazione nei meccanismi decisionali economici globali e il monitoraggio sulla realizzazione degli obiettivi di sviluppo contenuti nella «Dichiarazione del millennio», da parte delle organizzazioni non governative e, più in generale, della cosiddetta società civile.
(1-00062) «Mantovani, Bertinotti, Deiana, Titti De Simone, Alfonso Gianni, Giordano, Mascia, Pisapia, Russo Spena, Valpiana, Vendola».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
si è svolta a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002 la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo», per fare il punto sulle iniziative in favore dei Paesi poveri;
prima della Conferenza, il 6 marzo 2002, la Camera dei deputati aveva approvato la risoluzione 8/00009, contenente una serie di impegni per il Governo, non tutti pienamente rispettati;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, dieci anni dopo la conferenza Onu su ambiente e sviluppo di Rio, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri per ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
siamo ancora molto lontani dallo 0,7 per cento e nel documento «Monterrey consensus» (73 articoli adottati per acclamazione) non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo né riferimenti ad una loro precisa scadenza, né sono state concordate iniziative concrete e rilevanti sulle politiche commerciali, sulle transazioni finanziarie e sul debito dei Paesi poveri, giustificando una diffusa delusione per i risultati della conferenza di Monterrey e una diffusa preoccupazione per la preparazione del vertice di Johannesburg;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha comunque annunciato che i Paesi membri della Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006 con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
non sono state concordate o annunciate significative riforme delle istituzioni e degli organismi finanziari mondiali, nonostante positive e precise proposte contenute nella risoluzione finale del forum global della società civile, approvata da oltre 700 organizzazioni non governative di 80 Paesi il 16 marzo 2002;
il Parlamento italiano ha già approvato in questa legislatura atti di indirizzo sul vertice Fao, sulla ratifica del protocollo di Kyoto, sulla remissione del debito dei Paesi poveri, sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare all'aiuto;

impegna il Governo:

a portare entro il 2006 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
a raddoppiare l'attuale quota già a partire dal prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria e dal prossimo disegno di legge finanziaria 2003;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, in particolare predisponendo una scheda di valutazione della quantità dei livelli di emissione di gas serra connessa ad ogni progetto pubblico o privato promosso in altri Paesi con l'assistenza e il contributo di istituzioni pubbliche italiane;
ad introdurre la deducibilità totale dei contributi versati alle organizzazioni non governative per la realizzazione di progetti nei Paesi in via di sviluppo per un massimo dell'1 per cento del reddito imponibile e almeno dello 0,7 per cento già a partire dal 2003;
a semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere il consumo equo e solidale, i marchi sociali, i titoli finanziari etici;
a concentrare le risorse delle cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2003-2005 sui programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a sostenere le iniziative per la remissione del debito estero dei Paesi più poveri, contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per l'eliminazione dei dazi sui prodotti dei Paesi poveri;
a preparare la presenza italiana al vertice di Roma sulla lotta alla fame e al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile, come la campagna «Prima della pioggia», avviata con l'Unione delle province italiane, il progetto Keita in Niger e altre iniziative analoghe;
a promuovere iniziative, affinché a Johannesburg si concentri la discussione e la scelta sul nesso povertà-ambiente; si fissino impegni concreti per la riduzione dell'effetto serra prevedendo sanzioni per chi violi le norme; si proceda sulla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile eliminando decisioni contraddittorie (come quelle relative a grandi dighe) e rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); si proponga l'adozione di uno strumento di azione come l'Agenda XXI rurale per l'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi; si promuova una effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali.


(1-00063) «Violante, Calzolaio, Innocenti, Montecchi, Agostini, Bogi, Ruzzante, Nicola Rossi, Magnolfi, Crucianelli, Ranieri, Spini, Mussi, Folena, Sereni, Cabras, Fumagalli, Melandri, Vigni».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
la lotta alla povertà globale è uno degli obiettivi prioritari che la comunità dei Paesi economicamente più progrediti deve perseguire sin dall'immediato presente per instaurare una società prospera e pacifica senza confini nazionali, fondata sul più profondo rispetto della dignità umana, scongiurando la minaccia della sofferenza e della fame in ogni parte del globo, insieme ai pericoli della guerra e del terrorismo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (Pvs);
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare all'1 per cento la quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
il Governo italiano, coerentemente con le decisioni dei Consigli europei di Goteborg e di Laeken, ha dichiarato di perseguire l'obiettivo di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri allo 0,7 per cento del prodotto interno lordo; promuove, inoltre, alcune tra le formule più innovative di finanziamento allo sviluppo, fra cui rientrano le iniziative di partenariato pubblico-privato, come il Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la malaria e la tubercolosi, o l'iniziativa New partnership for african development, nell'ambito della quale l'Italia è in prima linea;
nell'obiettivo di pervenire ad una gestione sostenibile e partecipativa del patrimonio di risorse economiche ed ambientali comune all'intera umanità, è auspicabile la creazione di organismi internazionali quali un Consiglio per la sicurezza economica e sociale, nonché un'organizzazione mondiale per la tutela dell'ambiente, anche secondo quanto suggerito dal Presidente Chirac nella recente conferenza Onu «Finanza e sviluppo», svoltasi a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002;
nella conferenza di Monterrey, i Governi, le organizzazioni non governative, le istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), l'Organizzazione mondiale del commercio e le principali agenzie Onu si sono confrontati sui temi più controversi nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002 con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992; il vertice mondiale di Johannesburg sarà infatti l'occasione per incoraggiare il raggiungimento degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri, allo scopo di ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
nel documento Monterrey consensus, adottato per acclamazione al termine della conferenza, non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo, né riferimenti ad una loro precisa scadenza;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha annunciato che i Paesi membri dell'Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006, con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
il Parlamento italiano ha manifestato la propria attenzione per i temi indicati, approvando in questa legislatura atti di indirizzo sul prossimo vertice Fao, che si svolgerà nel giugno del 2002, sulla remissione del debito dei Paesi poveri e sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
la III Commissione (affari esteri e comunitari) ha già adottato un atto di indirizzo, che in questa sede occorre recuperare, promuovendo una deliberazione dell'intera Camera;

impegna il Governo:

ad operare un significativo aumento dei fondi per la cooperazione, con l'impegno a perseguire l'obiettivo, già annunciato, dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo, con progressivi aumenti degli stanziamenti per l'aiuto pubblico allo sviluppo;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, anche destinando a tal fine le risorse della cooperazione italiana allo sviluppo per il biennio 2002-2004;
a valutare l'utilizzo dei diritti speciali di prelievo e di fonti innovative ed aggiuntive di finanziamento a favore dei paesi in via di sviluppo;
a monitorare l'impatto dei flussi finanziari pubblici, sia bilaterali che multilaterali, sugli obiettivi unanimemente accettati, i Millenium development goals;
a considerare il possibile impatto sui processi di sviluppo di iniziative per il commercio equo e solidale e i marchi sociali;
a procedere nel completamento delle iniziative intraprese per la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri e maggiormente indebitati e per favorire la sostenibilità dei futuri impegni finanziari di tali Paesi; a promuovere le iniziative contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per rendere coerente il commercio internazionale con gli aiuti allo sviluppo;
a sostenere il «Piano di azione per l'Africa» deciso dal G8 di Genova e che verrà approvato dal vertice di Kananaskis in Canada;
a procedere con urgenza all'elaborazione di un progetto di riforma della disciplina normativa in materia di cooperazione allo sviluppo;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative e un efficace supporto alla relativa azione;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo e semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a delineare anche in sede europea impegni concreti per l'assistenza allo sviluppo;
a preparare la presenza italiana al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile e operando affinché a Johannesburg la discussione si concentri sul nesso povertà-ambiente; a tal fine è necessario che siano ribaditi e concretamente attuati gli impegni per la riduzione dell'effetto serra; che si esprima sostegno alla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile, rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); che si sottolinei la priorità da riservare, nell'ambito dell'attuazione dell'Agenda XXI, al settore rurale e all'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; che si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi e che si promuova un'effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare l'impegno per la cooperazione dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,33 per cento nel 2006, come da impegni presi nell'ambito del Consiglio europeo di Barcellona;
a promuovere nuove forme di mobilitazione delle risorse per incrementare i flussi di aiuto, fra cui in particolare la proposta di introdurre una de-tax per la devoluzione di risorse finanziarie a favore di iniziative etiche di sostegno a progetti e programmi di sviluppo;
a dare seguito all'iniziativa intrapresa dalla conferenza internazionale sull'e-government, svoltasi a Palermo dal 10 all'11 aprile scorso e organizzata dal Governo italiano in collaborazione con le Nazioni Unite, per promuovere l'uso della tecnologia informatica al fine di migliorare l'efficienza e la trasparenza dell'amministrazione nei Paesi in via di sviluppo, favorendone contestualmente il rafforzamento dei modelli partecipativi e democratici.


(1-00067) «Landi di Chiavenna, Michelini, Naro, Rizzi, Ronchi, Franz, Rivolta, Paoletti Tangheroni, Parolo, Angela Napoli, Baldi».
(24 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
secondo le valutazioni di diverse agenzie internazionali:
a) 1,2 miliardi di persone, tre quarti delle quali si trovano in zone rurali, vivono con meno di un dollaro Usa al giorno;
b) 815 milioni di persone soffrono di denutrizione cronica;
c) oltre l'80 per cento dei consumi a livello mondiale è appannaggio del 20 per cento della popolazione;
d) si prevede che la popolazione globale aumenterà di circa 2,5 miliardi tra il 1990 e il 2020 e quasi il 90 per cento di tale aumento avrà luogo nei Paesi in via di sviluppo;
e) il 60 per cento delle persone più povere vive in zone ecologicamente fragili e l'agricoltura è la principale consumatrice d'acqua, con il 72 per cento dell'uso totale a livello mondiale;
f) si stima che la domanda mondiale d'acqua sia aumentata di sette volte dal 1990 al 1995, ad un ritmo superiore al doppio di quello della crescita della popolazione e che 1,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura;
lo sfruttamento indiscriminato delle risorse, a cominciare dall'acqua, rappresenta una minaccia gravissima per il pianeta e per la sua stessa sopravvivenza e l'allevamento intensivo è un'attività che richiede un maggior consumo d'acqua in confronto ad altre attività per le produzioni alimentari; infatti per produrre la stessa quantità di cibo, l'allevamento intensivo consuma 70 volte più acqua della coltivazione;
un'uguale estensione del territorio produce oltre 10 volte più proteine se coltivata a cereali e leguminose per il consumo umano diretto, anziché essere destinata a pascolo o a coltivazioni per le produzioni di mangimi;
con la trasformazione di nuovi territori a pascolo e l'estendersi delle monoculture in molti Paesi del sud del mondo si perde la ricchezza di biodiversità ivi contenuta e si espone il terreno ai rischi della desertificazione;
il vertice mondiale sull'alimentazione del 1996 aveva fissato quattro priorità d'azione: sicurezza alimentare, commercio agricolo internazionale, gestione sostenibile delle risorse naturali e sviluppo rurale ed ha fissato per il 2015 l'obiettivo di ridurre del 50 per cento il numero delle persone sottoalimentate;
l'agenda 21 adottata a Rio colloca la lotta alla povertà e alla fame, l'equa distribuzione del reddito e dello sviluppo delle risorse umane tra le grandi sfide da affrontare per assicurare uno sviluppo sostenibile, auspica un nuovo protagonismo delle comunità locali e individua le azioni da intraprendere nel XXI secolo, invitando i Governi e le amministrazioni locali a redigere un proprio documento per farsi promotori di piani di azioni specifici orientati ad obiettivi di sostenibilità da perseguire per tutti i popoli del mondo;
in vista del prossimo vertice Fao di Roma, è stata approvata dal Parlamento una mozione che impegna il Governo italiano a portare entro cinque anni allo 0,70 per cento del prodotto interno lordo la percentuale delle risorse italiane da impegnare per lo sviluppo del terzo mondo;
il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim ha dichiarato che al prossimo G8 chiederà di portare l'aiuto ai Paesi più poveri dallo 0,7 all'1 per cento del prodotto interno lordo;
il nostro Paese ha indicato la necessità di accompagnare alla cancellazione del debito una serie di interventi strutturali per avviare a soluzione il dramma della povertà nel mondo;

impegna il Governo:

a migliorare la qualità e l'efficacia dell'aiuto finalizzato alla riduzione della povertà;
a portare nel triennio 2002-2004 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
a procedere nel completamento delle iniziative intraprese per la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri e maggiormente indebitati e per favorire la sostenibilità dei futuri impegni finanziari di tali Paesi;
a lavorare per giungere al varo di un trattato internazionale per l'accesso all'acqua come bene comune, patrimonio dell'umanità e diritto umano imprescrittibile, che garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi, proibendone ogni privatizzazione e salvaguardandola dagli sprechi dell'agricoltura intensiva e delle attività industriali inquinanti;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere il consumo equo e solidale, i marchi sociali, i titoli finanziari etici;
a promuovere una sempre maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative;
a ratificare il trattato internazionale sulle risorse genetiche per l'agricoltura e l'alimentazione votato e approvato dalla conferenza biennale della Fao il 3 novembre 2001 e firmato da quasi tutti i Paesi partecipanti;
a proporre ed a sostenere alla conferenza della Fao del prossimo 7 giugno 2002:
1) le scelte legislative in materia di organismi geneticamente modificati che tengano conto del principio di precauzione, riconosciuto a livello internazionale;
2) l'avvio di progetti che riducano la superficie territoriale destinata alla produzione per l'esportazione di reali e soia, nonché quella destinata al pascolo, operando per il mantenimento di modelli alimentari locali e della biodiversità della produzione vegetale;
3) la riaffermazione del principio presente nella convenzione sulla diversità biologica ratificata dall'Italia con legge 14 febbraio 1994, n. 124, ove si ribadisce che gli Stati «hanno diritti sovrani sulle loro risorse biologiche»;
4) la riconsiderazione dei diritti degli agricoltori attraverso il loro riconoscimento come parte debole nei contratti con le multinazionali e nella valorizzazione del loro ruolo a tutela della biodiversità;
5) la disincentivazione e denuncia di operazioni economiche che delocalizzano la zootecnia inquinante verso Paesi con la legislazione più permissiva in materia di diritti sociali, tutela ambientale e di benessere degli animali;
6) la costituzione di una apposita commissione formata da esponenti delle organizzazione non governative con il compito di elaborare proposte e piani concreti per raggiungere gli obiettivi di riduzione a livello mondiale delle persone sottoalimentate.
(1-00078)

«Cima, Boato, Pecoraro Scanio, Bulgarelli, Cento, Lion, Zanella, Buemi, Intini, Detomas, Albertini, Pappaterra, Vernetti».
(10 giugno 2002)


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