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MUSICA

Allen: “Ritmo e militanza, ecco cos'è l'Afro-beat”, intervista al batterista di Fela Kuti

Eccolo Tony Allen, 60 anni, ma ancora la stessa fanciullina curiosità che negli anni ruggenti lo accompagnava dietro i tamburi degli Africa '70, la band di Fela Kuti di cui fu direttore musicale. Un batterista inimitabile, padrone assoluto della poliritmia yoruba, fulcro propulsore di quel suono e vero alter-ego di Fela.

Molti individuano nel tuo drumming uno dei punti di forza di quella band. Avvertivi questo senso di responsabilità?

Qiando ho iniziato a suonare imitavo semplicemente altri batteristi. Ben presto però mi sono stancato di tutto ciò, avevo bisogno di sviluppare uno stile che fosse solo mio, e quello per un po' è stato il mio unico scopo: diventare un batterista importante, con uno stile originale. Allora non sapevo ancora come, quando e dove sarebbe successo, ma con Fela è stato subito diverso. Ho creduto immediatamente in quel progetto; sapevo che sarebbe arrivato da qualche parte perché c'era un processo creativo non comune. Sono stato ilò batterista di Fela per 15 anni. Quando sono andato via dalla band si sono alternati in quel posto una serie innumerevole di batteristi. Una ragione evidentemente c'era quella musica è troppo energetica e non è per niente facile da supportare ritmicamente. Finché sono stato nella band con Fela ho vissuto questo fatto come un'enorme responsabilità positiva: dovevo pregare Dio che non mi ammalassi, perché se mi ammalavo io si bloccava tutto il gruppo e saltavano i concerti.

Qual'è il segreto dell'Afro-beat? Perché così tanti dj e produttori europei di nuova dance elettronica sembrano essere impazziti per quel suono?

Conosco bene alcuni di loro. Come i fratelli Lee della Nuphonic. Ho anche realizzato un remix per Frederic Galliano, uno con le idee chiara che sa esattamente come assemblare i diversi elementi della sua musica: cantanti e danzatrici tradizionali inseriti in un contesto di musica elettronica. Credo che la ragione di tanta attenzione nei confronti della nostra musica consista principalmente nel fatto che l'Afro-beat è l'unica musica africana in grado di fare breccia su una pista da ballo occidentale. Senza nulla togliere agli altri generi, ma quando si tratta di ballare l'Afro-beat è perfetto. La gente ama l'Afro-beat perché è una musica completa: c'è la militanza, c'è il groove.

Vivi a Parigi da molti anni ormai, ma immagino che tu sia ancora in contatto con Lagos. C'è ancora la stessa corruzione o ci sono segni di cambiamento?

No, nulla è cambiato e onestamente non vede come possa succedere. Me lo auguro con tutto il cuore perché la Nigeria è un paese estramamente ricco, ma la sua ricchezza al solito è ripartita a senso unico; ci sono individui che da soli posseggono più ricchezza e potere del governo. Allo stesso tempo non esiste nessuno strumento sociale che possa permettere ai poveri di elevare il proprio immarcescibile status. E' un paese malato, mi dispiace dirlo, ma è così.

Intervista di Mauro Zanda – L'UNITA' – 02/08/2002

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