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MUSICA

Manca solo John Fogerty

Sarebbe una contraddizione in termini, ma il rock – la “musica giovane” per eccellenza – invecchia. Ed è nella natura di ogni fenomeno culturale, anche se in questo caso sarebbe forse più corretto dire che invecchiano quelli che l'hanno inventato. Signori sessantenni o giù di lì che però non ne vogliono sapere e invece di attaccare gli strumenti al chiodo e vivere dei bei ricordi del tempo che fu, se ne vanno in giro per il mondo come se niente fosse. Come se i capelli grigi e le giunture scricchiolanti non contassero nulla. Sanno benissimo che alle loro spalle si affollano i loro nipotini scatenati e che il magnetismo del gioco chitarra basso e batteria è sempre irresistibile. Un esempio fra i tanti è quello dei Coral, che l'altra sera hanno aperto a Roma il concerto dei Coldplay. Età media vent'anni, questi sei ragazzi inglesi sembravano dei liceali in gita scolastica, ma hanno dato una loro versione del rock assolutamente esplosiva e convincente. In una recente intervista citavano alcuni dei loro eroi: I Beatles, Bob Dylan, i Byrds, i Love, Scott Walker...Rieccoli, i sessantenni o giù di lì. Quelli che tornano regolarmente a farsi sentire, che raccolgono a piene mani gli elogi della critica e l'amore del pubblico. Li abbiamo visti da poco anche qui da noi, Lou reed, Neil Young, Paul Mc Cartney, Bruce Springsteen. Qualcuno ci piacerebbe finalmente poterlo applaudire: Brian Wilson, Arthur Lee (il geniale leader dei Love) e John Fogerty, che forse fra tutti è il più defilato e solitario.

Il grande assente. Con la sua eterna camicia a quadri da boscaiolo e la chitarra elettrica a tracolla, Fogerty è uno dei simboli del rock a stelle e strisce. Nato a Berkeley, in California, nel 1945 ha segnato con le sue canzoni il “suono americano” tra la fine degli anni '60 e i primi '70. Col fratello maggiore Tom e i due compagni alle scuole medie Stu Cook e Doug “Cosmo” Cliffird, John aveva cominciato a suonare rock'n'roll già nel 1959. Tommy Fogerty & The Bluue Velvets furono scritturati nel 1964 dalla Fantasy, l'etichetta in cui Tom lavorava come fattorino e che li volle battezzare Golliwogs.

La fama

Il successo arrivò solo due anni dopo, quando la band decise di cambiare nome. I Creedence Clearwater Revival – la voga dell'epoca imponeva sigle complicate e un po' misteriose – piazzarono subito un paio di cover in vetta alle classifiche (Suzie Q di Dale Hawkins e I Put A Spell On You del grande Screamin' Jay Hawkins) e subito dopo diedero prova del loro talento con un singolo perfetti, Proud Mary/Born On The Bayou. La voce roca di Fogerty, i riff martellanti e azzeccati delle chitarre elettriche, le melodie semplici e una visione poetica dell'America – dalle acque del Mississippi solcate dal battello a ruota Proud Mary alle paludi infide della Louisiana di Born On The Bayou – erano il segno inconfondibile di uno stile a un tempo moderno e radicato nel passato glorioso del rock'n'roll. Il dominio dei Creedence sulle classifiche americane non durò moltissimo, giusto il tempo di sparare una raffica di singoli vincenti – Bad Moon Rising, Green River, Down On The Corner, Travelin' Band Up Around The Bend, Lookin' Out My Back Door – e di realizzare un paio di album leggendari come Cosmo's Factory e Pendulum. Nel '71, irritato dallo strapotere di John, Tom Fogerty se ne andava sbattendo la porta e alla fine del '72 la band si scioglieva definitivamente. Da quel momento la sua storia è stata segnata da lunghi silenzi e sporadici exploit. Il primo disco da solo, Blue Ridge Rangers, fortemente influenzato dalla country music, se lo registrò tutto da solo e gli fruttò un altro successo da classifica con Jambalaya, cover di un classico di Hank Williams. Per liberarsi dal contratto con la Fantasy, Fogerty fu costretto a cedere tutti i diritti sulle canzoni scritte per i Creedence (un'enormità!).

Il passaggio all'Asylum di David Geffen non ebbe fortuna: John Fogerty (1975) vendette poco e l'etichetta gli rifiutò un disco già pronto, Hoodoo.

Il capolavoro

Amareggiato e disgustato dal business discografico, Fogerty si ritirò allora in una fattoria dell'Oregon e tornò sulle scene soltanto nel 1985 con quello che molti considerano il suo capolavoro, Centerfield. Il disco è una sorta di riepilogo e di sintesi della sua poetica, ma conteneva anche due brani, Zanz Kant Danz e Old Man, che gli costarono una causa milionaria. Il boss della Fantasy Saul Zaentz, tirato in ballo senza troppi complimenti da Fogerty (“Zantz non sa ballare, ma ri ruberà i tuoi soldi”, diceva un verso), chiese un risarcimento danni di 142 milioni di dollari, anche perché seconda lui Old Man era un plagio di Run Through The Jungle, scritte – si badi bene – dallo stesso Fogerty. Nel 1988 Fogerty la ebbe vinta e sei anni dopo la Corte Suprema ordinò alla Fantasy di rimborsargli un milione di spese legali (!). E' comprensibile che l'autore di tanti successi non volesse più saperne. Fogerty accettò di rieseguire dal vivo le vecchie canzoni dei Creedence cantandone a favore dei veterani del Vietnam. In ogni caso è difficile un'eredità come quella dei Creedence, che all'epoca d'oro del rock californiano dividevano il palco del Fillmore West di Bill Graham con gruppi più “hip” e intellettuali come Grateful Dead e Jefferson Airplane. Hit come Born On The Bayou, Green River o Proud Mary sono infatti riemersi in Premonition, un album dal vivo che è stato pubblicato nel 1998 e per il momento è l'ultimo segnale lanciato da questo straordinario rocker. Troppo “americano” per conquistare del tutto il pubblico europeo? Forse. Troppo “americano” per conquistare del tutto il pubblico europeo? Forse. Troppo “disempegnato” per avere un posto ai Doors, ai Jefferson Aiplane, ai Grateful Dead o a Crosby, Stills, Nash &Young? Qualcuno lo sosteneva e lo sostiene ancora. In una puntata di un programma televisivo di cui si è parlato molto di recente, Speciale per voi, Renzo Arbore li sottopose a un confronto con i Chicago. Non ricordiamo più chi la spuntò – i “contadini” Creedence o i “cittadini” Chicago? - ma il quesito la dice lunga su come i gusti del pubblico più attento alle novità fosse condizionato da luoghi comuni. Il successo in classifica veniva considerato in partenza un dato negativo. Resta il fatto che dai Creedence e di John Fogerty si parla ancora – le loro canzoni sono parte integrante della cultura pop americana – e dei Chicago non si ricorda quasi più nessuno. Anche per questo ci piacerebbe che Mr. Fogerty facesse un giro dalle nostri parti.

Giancarlo Susanna – L'UNITA' – 26/07/2003



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