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Gli scrittori in Sardegna non sono un caso a parte

E' la Sardegna che è un caso a parte, gli scrittori semmai sono quanto di più omologato esista. Nel campo delle arti, come si sa, omologazione fa rima con provincialismo. In tutto il mondo questo processo avviene direttamente, ma non in Sardegna. In Sardegna omologazione e provincialismo sono inversamente proporzionali: quanto più lo scrittore, l'intellettuale in genere si dichiara non omologato, tanto più risulta provinciale.

In questo periodo il mito corrente pare essere "sono un cane sciolto" come se la Sardegna non avesse, fino a oggi, un'esperienza vastissima di cani sciolti. Chiunque ha un minimo di conoscenza di questa terra da un punto di vista delle arti, della politica, dell'economia, della Storia, sa che l'istituzione del "cane sciolto" ha prodotto danni e ritardi incommensurabili. Ergo lo scrittore "cane sciolto" nella sua illusoria autonomia, diventa semplicemente uno che vuol correre per conto suo esattamente come il politico o l'imprenditore di turno. Il che di per sé non è un male anzi è assolutamente lecito, a patto che non si voglia dare ad intendere che procedere da soli sia l'unico modo di procedere. Anzi che sia endemico dello scrittore. Anzi che sia obbligatorio per lo scrittore sardo. Perché allora sorge il dubbio che si faccia riferimento all'abusata, e ormai definitivamente liquidata, provinciale appunto, figura di scrittore che nasce dal niente, come un fungo irrorato di rugiada e baciato dalla buona sorte.

Chi lo scrittore lo fa, sa che il genere "cane sciolto" è fra gli scrittori che soffrono di più: gavetta lunghissima, frustrazione non sempre controllata. Lo scrittore cane sciolto è quello che considera il proprio mestiere a partire dagli altri e mai da se stesso, un'altra contraddizione: non si è mai abbastanza cani sciolti da non discutere continuamente di cifre, di dati di vendita, di recensioni, quando si raggiungono, ma si è troppo cani sciolti per farsi venire in mente, a domanda, il nome di un giovane collega meritevole. Si è troppo cani sciolti per avere un passato, ma non troppo per dichiarare, ed enfatizzare, solo il presente. Il futuro, fortunatamente non ci appartiene. Il fatto è che volenti o nolenti, che lo ammettiamo o meno, ci imbrattiamo il muso tutti dallo stesso trogolo. 

Il cane sciolto è solo un cane che mangia da solo, ma il paiolo è lo stesso. Lo stesso identico trogolo. Poi c'è chi preferisce rifarsi una biografia più consona ad esigenze di "buon selvaggio" o "troglodita di genio", e chi è semplicemente quello che è: perfettamente integrato, ma assolutamente autonomo. Sì perché in Sardegna integrazione e autonomia non sono, paradossalmente, disgiunti, anzi sono una chiave per aprire una reale ipotesi di cambiamento: tanti scrittori autonomi, ma insieme, sono forti e fanno forte la loro terra. E pensate che per far questo non è necessario nemmeno amarsi vicendevolmente, sono previsti dibattiti e persino antipatie personali, basta amare un progetto superiore: per la Sardegna si sta insieme, assolutamente.

I siciliani sono diventati grandi anche attraverso questo processo.

I "cani sciolti" sono esattamente quello che tutti si aspettano dagli scrittori sardi e non solo dagli scrittori: che sappiano di pecorino, che siano spicci nella forma, ma servili nella sostanza, che accontentino il padrone con sapori forti e obbedienza imperitura, che siano esotici quanto basta e, soprattutto, che dimentichino da dove sono venuti. Che regalino cioè all'editore nazionale che li ha pubblicati belli fatti una nascita senza passare dal travaglio, di cui altri si sono occupati. Nessun cane mangia un altro cane tranne il cane sardo, l'ho scritto da qualche parte: datemi torto.

Marcello Fois – LIBERAZIONE – 03/07/2005

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