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CINEMA

Coppola, un film sul futuro dell'uomo

La famiglia degli Oscar protagonista agli...oscar della tivvù. Francis Ford Coppola e sua figlia Sofia li abbiamo incontrati nel loro albergo milanese: lui indossava un vestito di lino color panna e una camicia gialla, Sofia, magrissima, con un viso da bambina, ha scelto una maglietta blu notte e una gonna nera.

Signor Coppola c'è un forte Dna artistico nella sua famiglia.

C'è una storia artistica forte – racconta il regista de “Il Padrino” - è una combinazione e tradizione: ne siamo orgogliosi.

Sta da tempo lavorando a un progetto chiamato Megalopoli.

E' così ambizioso che è al di là della mia portata. Scrivo, cancello, riscrivo: è un rapporto tra l'uomo e il suo futuro, ma il mondo va così di corsa che quando hai la chiave di lettura è già tutto cambiato.

C'è poi un progetto con De Niro regista...

E Di Caprio attore e io sceneggiatore. Si intitola “Il buon pastore”, racconta le origini della Cia.

Girerebbe un film sulla guerra in Iraq, considerato che ha già fatto “Apocalipse Now” sul Vietnam?

Si tratta di gestire le tematiche di ciò che accade nel mondo. Nel mondo ci vuole la pace se ambiamo alla giustizia.

Neanche l'amministrazione Bush ha raggiunto questo obiettivo.

Quello della giustizia è un tema difficile, le radici di ciò che accade oggi risalgono alla fine della seconda guerra mondiale. Forse addirittura delle prima. Le responsabilità non sono unilaterali. Si parla di stati Uniti e Gran Bretagna, ma in Medio Oriente ci sono Egitto e Arabia Saudita.

Che ne pensa del terrorismo?

Anni fa in aereo conobbi un signore che organizzava campi di prigionia per palestinesi. Ovvio che persone che vivono rinchiuse per 40 anni quando escono diventano terroristi perché non sanno di che altro occuparsi. Per questo ribadisco che tutti siamo responsabili.

Torniamo al cinema. Segue quello italiano?

Ultimamente mi è piaciuto “Respiro” di Crialese. Poi Salvatores, Marco Tullio Giordana. C'è stata una stagione magica con almeno 30 grandi registi e cito per tutti Nanni Loy e Pietro Germi. Molti si sono formati alla scuola di Rossellini: oggi si è persa l'abitudine di proteggere i giovani.

Lei non ama molto la pubblicità, si dice.

Siamo bombardati. Lavoriamo come matti per avere una moglie come quella degli spot: tutto ciò non è un bene per gli esseri umani. Guardo tanti film degli anni 20 e 30: tutti fumano. Oggi è proibito quasi ovunque, fra un po' prenderemo consapevolezza che anche tanta pubblicità fa male.

Che pensa di “Lost in translation”, film da Oscar di Sofia?

Ha seguito un progetto che le piaceva. Ora sta lavorando ad altri progetti: apprezzo la discrezione dei miei figli a lavorare con riservatezza.

E lei che fa?

Negli ultimi 25 anni avrei tanto voluto scrivere una sceneggiatura originale. Ora percepisco la pace mentale giusta. Non devo cercarmi un lavoro e quindi posso dedicare i prossimi anni a dirigere ciò che scrivo.

Sta già scrivendo qualcosa?

La stessa sceneggiatura da anni. Capisco che dirlo sia imbarazzante. Sono le mie emozioni sul genere umano ambientate a New York, ma poi accade un fatto clamoroso e la storia ha un ribaltone. E' come se in “Guerra e Pace” entrassero gli inglesi: andrebbe riscritto.

Lei è ambasciatore del Belize per il turismo.

E' un paese meraviglioso: io e la mia famiglia ce ne siamo innamorati a prima vista. Posso dire una cosa io?

Certo.

Con le dichiarazioni sulla guerra e sul terrorismo non intendo offendere nessuno. Le cose nel mondo sono complicate ma si troverà una soluzione positiva. E mi rivolgo anche ai pubblicitari: basterebbe un giorno di tregua a settimana.

Intervista di Fabrizio Basso – IL SECOLO XIX – 05/04/2004

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