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MUSICA

Fossati: alla democrazia con amore

Alla base di una piramide un uomo corre senza fermarsi. La copertina de L'arcangelo - l'album di Ivano Fossati in uscita domani in tutti i negozi - racchiude con il suo segno grafico netto e preciso riflessioni ed emozioni che tutti noi possiamo condividere. I richiami all'accoglienza e alla comprensione - nel testo de L'arcangelo Fossati riprende l'ampio respiro di un suo classico, Mio fratello che guarda il mondo - il grido d'allarme per il pericolo che incombe sulla democrazia, l'ironica visione della crescente forza economica cinese o una poetica e struggente storia d'amore tra due uomini, sono soltanto alcuni dei temi al centro di un disco che fin d'ora non esitiamo ad annoverare tra i più ispirati del cantautore genovese. Qualcuno dirà che L'arcangelo è troppo «schierato». A noi sembra, molto semplicemente, necessario.

La chitarra elettrica è tornata prepotentemente in scena dopo anni di silenzio.

Mi pareva che queste canzoni, e alcune in particolare, funzionassero meglio così. Mi sembrava che questa volta qualunque morbidezza sarebbe stata al posto sbagliato, perché si usano altri strumenti e altri arrangiamenti per cercare vie più complesse, come è accaduto in tanti altri miei dischi. Queste strumentazioni sono molto più immediate, molto più comprensibili. È curioso, ma aiutano la comprensione perché probabilmente fanno parte del suono di questo tempo. E poi, appunto, aiutano a incidere di più, a gridare di più, a scandire i concetti in maniera più netta. Tornare a impianti rock è un recupero di modalità che ho usato in passato e che mi sembravano più adatte a queste canzoni.

Alcune canzoni sembrano dettate da una grande urgenza creativa, come se fossero state scritte nelle ultime settimane, altre sono più classiche, di uno stile subito riconoscibile. In che ordine cronologico sono state scritte?

Cara democrazia è stata una delle prime. Per un lungo periodo ho cercato di scrivere e non c'era niente che mi interessasse abbastanza. Ho passato un periodo lungo e per me abbastanza anomalo, nel quale non sapevo bene che cosa avrei raccontato. Ma ogni album è un episodio, un pezzetto di vita. Io non riesco a scrivere qualsiasi cosa pur di preparare dieci canzoni per la mia casa discografica. Bisogna che veramente o mi innamori di qualche cosa o qualche cosa mi colpisca. Una delle chiavi che ha fatto partire il lavoro è stata proprio Cara democrazia, insieme a L'arcangelo e ad altre canzoni.

Come è nata “Cara democrazia”?

Mi sono reso conto, leggendo anche la stampa internazionale, che c'è una preoccupazione in giro per il mondo. Quella dello svuotamento delle parole. Si fanno dei sensatissimi dibattiti tra persone serie, tra persone preoccupate, in Francia o in America, su questo svuotamento dall'interno della parola democrazia e della parola libertà. Sembra - e sottolineo sembra - che queste parole contengano meno di prima. C'è il timore che questi termini tanto sbandierati alla fine si riducano a un simulacro e poi contengano altro. Leggendo costantemente queste cose, mi è venuto in mente il testo. Mi sembrava naturale cantarlo, perché io sono di quelli che si preoccupano. È una questione sopranazionale e che lo sia la rende ancora più grave. A me hanno insegnato che la democrazia è una cosa precisa. Ha dei limiti, non è un sistema perfetto, ma sappiamo che fino ad oggi è il migliore che siamo riusciti a inventare. Ha una figura non perfetta, ma precisa. Da Atene a noi non è cambiata. La grande preoccupazione degli ultimi anni - non so quanti, almeno venti - è che l'economia cambi dall'interno le regole della democrazia. E siccome questo è l'unico ombrello cui possiamo aggrapparci, io, insieme a molti milioni di altre persone, credo che vada difesa con più attenzione. Cara democrazia parla di questo. È molto chiara.

Non capita spesso che in una canzone ci si rivolga a un'idea o a un concetto filosofico e politico.

Ma le canzoni servono a questo. Per carità, servono a tutto. Anche a stare tranquilli una sera e a ballare. È giusto che sia così. Però è una tale meraviglia poter dire in quattro minuti in maniera più o meno compiuta certe cose. È una tale meraviglia avere questa libertà, che le canzoni poi si rivelano un mezzo di comunicazione straordinario. Adesso noi stiamo parlando di questo argomento e di questo problema, partendo da una canzone. La canzone non è il dato più importante, ovviamente, ma è importante che noi ne parliamo e che qualcuno ne parli un po' più di prima.

Le canzoni più problematiche, da “Il battito” alla stessa “L'arcangelo”, hanno un risvolto più solare, ironico e positivo in brani come “L'amore sa”.

L'amore sa è soltanto una canzone d'amore ed è costruita sull'ultima frase. Io volevo dire che l'amore fa comprendere il perdono, però non sapevo come fare e ci sono arrivato pensando che era un concetto talmente alto che se lo dicevo subito sarebbe sembrato troppo presuntuoso. Ho cercato di arrivarci costruendo una scala a pioli. È una canzone di amore per tutti. Anche di amore per se stessi.

Senza semplificare troppo, si potrebbe dire che questo amore è il mezzo migliore per risanare la situazione angosciosa in cui ci stiamo dibattendo?

Lo stiamo dicendo da sempre. Stiamo ripetendo sempre le stesse cose con più o meno convinzione. Lo sappiamo bene quali sono i mezzi per arrivare a questo risanamento. Questa parola mi sembra perfetta, perché ragionevolmente, umanamente, non possiamo sperare di fare di più. È che i tempi si fanno difficili e la nostra forza deve aumentare, invece che diminuire. Ci meriteremmo con l'età di poterci rilassare un po' e invece non possiamo farlo. Dobbiamo per forza trovare nuove energie.

Intervista di Giancarlo Susanna – l'UNITA' – 02/02/2006



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