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CINEMA

Il mio Fuggiasco, fermato dal distributore”

D'inverno ha vinto 14 premi tra cui il Ciak d'oro “Bello e invisibile”. D'estate si sta riprendendo il suo spazio pubblico. E' Il fuggiasco, film tratto dalla storia vera di Massimo Carlotto (www.ilfuggiasco.net), proiettato venerdì sera all'Arena di Sant' Eulalia a Cagliari. Quella di Carlotto (bene interpretato da Daniele Liotti) è una vicenda giudiziaria lunga 18 anni in pieni anni di piombo: dall'accusa di omicidio agli 11 processi alla latitanza fra Parigi e il Messico fino alla grazia firmata da Scalfaro nel '93. Ne parliamo con il regista Andrea Manni.

Perché si è appassionato alla storia di Carlotto?


Anch'io come Massimo ero di Lotta continua. Siamo coetanei: ricordo bene la sua avventura poi il libro (l'autobiografia di Carlotto) mi ha folgorato. E' una di quelle storie che ha diritto di essere raccontata, ha un'anima potente.


Il fuggiasco” è uscito a novembre scorso: riconoscimenti, ottima critica, pochissimo spazio. Come lo spiega?


Il film è stato prodotto dalla Feelmax e distribuito dall'Istituto Luce. E' uscito in sette copie sul territorio nazionale sulle 45 promesse. Sono briciole: con meno di 50 copie sei invisibile di fronte ai “blockbuster” che piombano con mille copie.


La distribuzione pubblica non funziona?


E' soprattutto un problema di mercato degli esercenti. Il proprietario di un cinema preferisce Vacanze sul Nilo a un semisconosciuto autore italiano. E' chiaro che un distributore potente può imporsi. Ma l'unico modo per far sopravvivere un piccolo prodotto è il passaparola: il cinema italiano c'è, esiste, sono anni che gli autori non tradiscono il pubblico.


Il suo film è fedele alla storia? Carlotto si è riconosciuto?


Abbiamo scritto insieme la sceneggiatura ed è stato soddisfatto delle pellicola. Ma non è un documentario: bisognava comprimere e rendere esaustiva una storia durata quasi vent'anni con sei di galera e cinque di latitanza. Ci sono quattro passaggi vita, libro, sceneggiatura, film: altrettanti linguaggi e punti di vista differenti.


Avrete girato tra la comunità parigina dei rifugiati politici tornata alla ribalta per il caso Battisti. Vede parallelismi tra i due?


No. Carlotto è stato accusato a soli 18 anni, di un delitto non politico, mentre i crimini di Battisti sono legati ad una precisa attività politica. Anche paragoni con Sofri sono impropri, se non altro per l'attenzione mediatica. Carlotto era uno qualunque che sfuggiva al proprio destino. Ma non volevo fare un film-denuncia su un caso giudiziario, bensì raccontare il dramma capitato ad un altro ragazzo di provincia. Poteva capitare a chiunque, all'epoca tutti facevamo politica.


Progetti futuri?

Sto faticosamente traducendo una sceneggiatura dal francese. Poi voglio portare sullo schermo uno dei romanzi di Carlotto sull'Alligatore e un recente libro italiano. E sto scrivendo una storia d'amore, lacrime sangue.

Intervista di Federica Fantozzi – L'UNITA' – 09/08/2004

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