I FILM

FRANKESTEIN JUNIOR

CAPOLAVORO DA NON PERDERE
Versione comica del film di J. Whale del 1931.
Protagonista è il nipote del barone Victor Frankestein, che, con l'aiuto del gobbo Igor e dell'assistente Inga, dà vita a un uomo artificiale.

Mel Brooks

Melvin Kaminsky
Brooklyn, New York, USA - 28/06/1926

Nel '69 ha vinto l'Oscar per la sceneggiatura del film "Per favore, non toccate le vecchette!".
Nel '75 ha ricevuto la nomination all'Oscar per la colonna sonora di "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" e per la sceneggiatura di "Frankenstein Junior".

Ascolta i suoni di Frankestein Junior
le tracce audio in compressione Mpeg
nel divertente sito di Wolfang Horn e Luca Fava



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FRANKESTEIN JUNIOR

di Mel Brooks

Titolo originale:
Young Frankestein

Usa 1974

Durata: 106’

cast: Gene Wilder, Peter Boyle, Marty Feldman,
Teri Garr, Madeline Kahn, Cloris Leachman, Gene Hackman

Sceneggiatura:
Mel Brooks,
Gene Wilder

Fotografia: Gerald Hirschfeld

Effetti speciali:
Hal Millar,
Henry Miller jr.

Costumi:
Dorothy Jeakins

Trucco:
William Tuttle

Scenografia:
Dale Hennessy, Robert de Vestel

LE RECENSIONI

Il nipote del celebre barone (Wilder) torna nei luoghi dove sorgeva il laboratorio, teatro dei terribili esperimenti del parente. Con l’aiuto del gobbo Igor (Feldman) e dell’assistente Inga (Garr), tra inconvenienti e gag, inizia anch’egli a costruire un uomo artificiale (Boyle): il risultato più che pauroso è però comicissimo. La migliore e più divertente parodia dei classici dell’orrore (sceneggiata da Wilder con Mel Brooks) , prende in giro con ironia, leggerezza e un po’ di simpatica volgarità i luoghi comuni del brivido. Indimenticabili i giochi linguistici ("lupo ulu-là, castello ulu-lì"), la gobba di Igor che si sposta da destra a sinistra, il terrore che la domestica, frau Blucher (Leachman) sa trasmettere agli animali col suo solo nome. Cameo per Gene Hackman che interpreta la parte del cieco, in una scena che cita "La moglie di Frankestein".

Dizionario dei film 1998

 (…) Mel Brooks si rivela uno strano perfezionista nel momento in cui sta per mettere alla berlina la veneranda storia della "Creatura". Incarica i suoi scenografi di usare per il laboratorio dello scienziato le attrezzatura che Kenneth Stickfaden aveva fabbricato per "Krankestein" (1931) di James Whale. Fedeltà all’originale, in un certo senso: che è il modo più corretto per fare satira. Anche da questo nasce il sapore – gradevole, asprigno, del "Young Frankenstein" che espone un serafico Gene Wilder, dall’occhio azzurro ma dallo sguardo malizioso, accanto a un formidabile Igor, l’aiutante gobbo (con occhi a palla e gobba mobile) impersonato da Marty Feldman e a una "Creatura" massiccia e imponente, interpretata con gusto da Peter Boyle. Gli altri sono contorno, scelto bene e pilotato abilmente sui sentieri della parodia, che vede il professor Frederick scimmiottare maldestramente l’antenato ma occuparsi con molta convinzione di affari di sesso, imitato da una fidanzata che lo raggiunge in Transilvania per provare piaceri proibiti. M. Giusti Ha rintracciato pazientemente, personaggio per personaggio, i modelli nelle vecchie versioni cinematografiche, indicando accanto a ciascuno i nomi dei "progenitori". Il meno debitore ad antecedenti è Igor, che naturalmente si inserisce nella lunga fila dei gobbi (si possono citare almeno Lon Chaney jr. e Bela Lugosi) ma si afferma come un personaggio originale e autonomo, "una delle costruzioni comiche più belle degli ultimi anni". Sciolta, veloce, sapida nell’orchestrare gli effetti, attenta al gioco degli scambi comici fra personaggi, non scevra di appoggiature volgarotte, la regia di Brooks appare particolarmente efficace. Sarà premiata, insieme agli spiritosi attori, da un ottimo successo.

Guido Di Falco – Dizionario del cinema americano