Seduta di mercoledì 8 agosto 2001 |
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GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza. |
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza |
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri |
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BOZZA NON CORRETTA |
COMMISSIONI RIUNITE
I (AFFARI COSTITUZIONALI,
DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI) DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E
1a (AFFARI COSTITUZIONALI, AFFARI DELLA PRESIDENZA DEL
CONSIGLIO E DELL'INTERNO, ORDINAMENTO GENERALE DELLO STATO E DELLA
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE) DEL SENATO DELLA REPUBBLICA
COMITATO PARITETICO
INDAGINE CONOSCITIVA
La seduta comincia alle 10,05.
Indagine conoscitiva sui fatti accaduti in occasione del vertice G8 tenutosi a Genova.
(Il Comitato approva il processo verbale della seduta precedente).
Audizione del direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza, Giovanni De Gennaro.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca,
nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui fatti accaduti in occasione
del vertice G8 tenutosi a Genova, l'audizione del direttore generale
del dipartimento della pubblica sicurezza, prefetto Giovanni De
Gennaro, il quale ha chiesto che a questa audizione partecipino anche
il dottor Cazzella e il dottor Savio. L'ufficio di presidenza ha
ritenuto di acconsentire a detta richiesta. Non essendovi obiezioni,
così rimane stabilito.
Saluto il nostro ospite e lo
ringrazio per aver accolto l'invito.
Ho spiegato nell'ufficio di
presidenza ciò che è avvenuto ieri. Nel tardo
pomeriggio, l'ufficio di presidenza, il presidente, ha ricevuto un
plico contenente il documento che vi è stato sottoposto. A
seguito di una telefonata, al fine di conoscere la natura degli atti
stessi sotto il profilo della segretazione o della riservatezza, il
dottor De Gennaro, a tutela dei nominativi, ha ritenuto opportuno
inviarmi un secondo documento - che è quello che avete dinanzi
- dove vi sono gli omissis relativamente ai nomi. Quel
documento è stato distribuito, questa mattina, a tutti i
componenti il Comitato. Nell'ufficio di presidenza si è
convenuto, quindi, che questo documento -
dinanzi a voi - possa essere utilizzato da noi tranquillamente, nel mentre dovrà essere distribuito - ed è in corso di fotocopiatura - il documento con i nominativi che resta in regime di riservatezza. Credo che possiamo procedere in tal modo proprio a tutela - poi forse lo spiegherà meglio il dottor De Gennaro - dei nominativi presenti nella narrativa dei fatti, ritenendo lo stesso che, in qualche modo, possano essere oggetto, da parte soprattutto degli esterni, di qualche forma di ritorsione o altro. Quindi, poiché il Comitato ha necessità di conoscere i nomi e anche i ruoli degli stessi - al fine di poterli, eventualmente, ascoltare o per altre considerazioni -, si è ritenuto di procedere in questo modo: del documento in vostro possesso possiamo fare l'uso che vogliamo; dell'altro segnalo la riservatezza e ripeto che sarà in distribuzione a momenti, nel corso dell'audizione del dottor De Gennaro.
MARCO BOATO. C'era il consenso?
PRESIDENTE. Sì, l'abbiamo
convenuto.
Prima di dare inizio all'audizione in titolo ricordo
che l'indagine ha natura meramente conoscitiva e non inquisitoria.
La pubblicità delle sedute del Comitato è
realizzata secondo le forme consuete previste dagli articoli 65 e 144
del regolamento della Camera, che prevedono la resocontazione
stenografica della seduta.
La pubblicità dei lavori è
garantita, salvo obiezioni da parte di componenti il Comitato, anche
mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso,
che consente alla stampa di seguire lo svolgimento dei lavori in
separati locali.
Se non vi sono obiezioni da parte di alcuno,
dispongo l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso,
ricordando, chiaramente, che, se ci fossero domande e circostanze per
le quali il dottor De Gennaro ritenga debba essere evitata
la pubblicità, sarà sua cura rappresentarcelo e
provvederemo di conseguenza. Pertanto l'impianto può essere
attivato.
Ringrazio, nuovamente, il dottor De Gennaro. Signor
prefetto, è stato convocato per riferirci fatti a lei noti -
anche per la responsabilità che ha nel ruolo che riveste -
relativamente ai fatti avvenuti a Genova in occasione del G8. Le do
senz'altro la parola affinché svolga la sua relazione.
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento della
pubblica sicurezza. Grazie, signor presidente, desidero
innanzitutto esprimere la mia gratitudine a lei ed a tutti i deputati
ed i senatori presenti, per l'opportunità, che mi viene
concessa in questa alta sede istituzionale, di fornire gli elementi
di informazione a mia conoscenza sulle vicende collegate al vertice
del G8 di Genova. Spero con ciò di contribuire alla
comprensione di qualche accadimento e dubbio.
Prima di avviare
l'esposizione della mia relazione, signor presidente, la ringrazio
per aver richiamato l'attenzione dei membri del Comitato con la sua
raccomandazione. In effetti, vi sono fatti oggettivi, come attentati
a danno di strutture di polizia - cito, per ultimi, l'attentato di
Bologna e quello alla caserma dei carabinieri di Genova -, che
inducono ad attivare misure prudenziali nei confronti dei funzionari
e degli appartenenti alle forze di polizia. Personalmente, ho già
disposto l'attivazione del comitato provinciale per l'ordine e la
sicurezza pubblica di Roma per eventuali misure (qualora venissero
ritenute necessarie) di protezione dei funzionari maggiormente
esposti con i loro nomi sui giornali, in questi giorni.
Signor
presidente, venendo alla sua richiesta di esporre in una relazione
ciò che è a mia conoscenza, debbo esordire dicendo che,
per disporre di una piena cognizione di tutti i fatti, bisogna
partire dalla complessità delle misure di sicurezza
necessarie, proprio per garantire la sicurezza di Genova e del
vertice. Una complessità di misure determinata non soltanto
dall'importanza di questo evento, ma anche dalla concentrazione di un
numero cospicuo di personalità ad alto rischio ed anche - non
vorrei sottovalutare tale aspetto - dalla necessità di
coniugare i pur collaudati sistemi di controllo e di vigilanza con le
numerose e pressanti esigenze, rappresentate da più soggetti,
interessati, a vario titolo, al vertice.
Con i paesi membri del
foro di cooperazione, per esempio, è stato necessario tenere
un costante confronto, anche con momenti di vivacità
dialettica, le cui conclusioni non hanno potuto fare a meno di
privilegiare, ogni volta, le esigenze di sicurezza, pur nella
doverosa attenzione alle problematiche prospettate. D'altro canto, la
valutazione del rischio, ponderata sempre con grande attenzione ed
altrettanta misura dal responsabile della sicurezza, anche di fronte
ad allarmi che venivano lanciati in sedi istituzionali ed
extraistituzionali ha richiesto, in alcune circostanze, qualche
cortese, ma pur ferma, messa a punto, che ho espresso nel mio ruolo
istituzionale di responsabile tecnico della sicurezza pubblica a
livello centrale.
In ben quattro riunioni del comitato nazionale
per l'ordine e la sicurezza pubblica (dalla prima del 16 novembre
2000 fino a quella svoltasi il 24 maggio del 2001), sono stati
vagliati ed analizzati i rischi di carattere internazionale, le
difficoltà logistiche per la sistemazione delle delegazioni,
quelle non meno pressanti per la sistemazione dei rinforzi e,
soprattutto, l'esigenza di garantire la sicurezza del G8, senza
impedire la vivibilità delle aree cittadine interessate e di
quelle connesse con l'individuazione di una o più aree
decentrate, dove poter autorizzare lo svolgimento delle preannunciate
manifestazioni del dissenso.
Le esperienze di vertici precedenti - Seattle, Nizza, Göteborg
-, che non avevano consentito un normale svolgimento, ma, anzi,
determinato, in un caso l'impossibilità delle delegazioni di
raggiungere il luogo dei lavori, in un altro la prematura conclusione
degli stessi o, ancora, lo spostamento notturno dei membri di alcune
delegazioni, non potevano essere fatti da sottovalutare. Non potevano
essere lasciate inevase nemmeno le preoccupazioni degli apparati di
sicurezza o le connesse richieste dei governi stranieri, che
esigevano di prendere cognizione delle misure di sicurezza previste e
chiedevano garanzia assoluta della loro tenuta di fronte a qualsiasi
tipo di attacco, sia di natura terroristica sia di contestazione, nei
confronti dei Capi di Stato e di Governo presenti.
Questo era il
clima ed il livello di allarme. La semplice rilettura dei titoli
delle testate giornalistiche italiane e straniere del periodo
antecedente al vertice può essere un utile riferimento.
L'impegno è stato massimo e finalizzato a conciliare le
tre esigenze che il Governo ha inteso assicurare: lo svolgimento
sereno del vertice per i circa 8 mila componenti delle delegazioni,
un numero molto elevato; la vivibilità della città, con
una limitazione dei disagi per i genovesi; la tutela del diritto di
manifestare il dissenso nelle forme lecite e pacifiche,
contestualmente allo svolgimento dei lavori negli stessi luoghi.
Ricordo, poi, che, in relazione a quest'ultima istanza, sin dal
novembre dello scorso anno, l'autorità di governo aveva scelto
la linea del confronto con le organizzazioni del dissenso,
improntata, comunque, ad un'opzione favorevole allo svolgimento di
manifestazioni ed iniziative di critica pacifica dell'evento
internazionale. Quella linea del confronto sui temi
della contestazione si è poi fisiologicamente tradotta in
una forma di successivo dialogo, durato sino a pochi giorni prima del
vertice.
È naturale, quindi, che, per coniugare le
esigenze di sicurezza con quelle di un numero molto elevato di
manifestanti, alcune scelte tecniche siano state rivisitate,
soprattutto per favorire il trasporto dei manifestanti, l'accoglienza
e la sistemazione di quanti erano in arrivo a Genova. In tale
contesto, ho personalmente partecipato due volte, il 24 ed il 30
giugno, a Genova - sempre assieme alle autorità provinciali di
pubblica sicurezza -, ad incontri tecnici con i rappresentanti delle
organizzazioni del dissenso. In entrambe le occasioni ho ascoltato le
richieste e spiegato le esigenze generali di sicurezza; ho rinviato,
comunque, le soluzioni alle decisioni ultime delle autorità
locali di pubblica sicurezza. Ho costantemente ribadito l'esclusiva
competenza di queste ultime a stabilire le modalità di
svolgimento delle manifestazioni, così come quella di impedire
qualsiasi iniziativa non compatibile con l'ordinamento e con la
tutela dei luoghi di svolgimento del vertice e dei partecipanti alla
sessione di lavoro.
Nello stesso quadro dialettico, e in piena
sintonia con le valutazioni svolte anche dagli organismi centrali,
sono poi maturate le decisioni finali del prefetto e del questore,
ciascuno nella rispettiva competenza, sulla temporanea riapertura
della stazione di Brignole a favore dei convogli straordinari dei
manifestanti in arrivo e in partenza da Genova, sulla individuazione
dei luoghi delle manifestazioni di natura sia statica sia dinamica
fino alla decisione ultima, dettata da contingenti motivi di
opportunità, di autorizzare per esempio un corteo nella
giornata del 20 luglio in una zona di ponente della città, in
precedenza esclusa alle manifestazioni.
A fronte di tale disponibilità istituzionale, devo
tuttavia rilevare che, nel corso degli incontri cui ho presenziato -
come, del resto, mi è stato riferito in tutte le altre
occasioni -, sono sempre state sfuggenti ed evasive le risposte
sull'effettiva rappresentatività del Genoa social forum
rispetto alla totalità dei manifestanti, così come
imprecise sono state quelle sulla effettiva volontà di
cooperare con le autorità di pubblica sicurezza per lo
svolgimento pacifico delle manifestazioni. Traspariva talora una
difficoltà a fornire un quadro di riferimento armonico ed
unitario, talaltra una precisa determinazione a non rivelare appieno
i propri programmi od intendimenti, troppo spesso dissimulati dietro
un generico riferimento ad un indefinito concetto di «disobbedienza
civile».
Mi sembra utile al contempo sottolineare come di
converso, quando si sono volute dare assicurazioni sull'esito
assolutamente pacifico di talune manifestazioni, esse si siano
rivelate alla realtà dei fatti precise e consistenti. Ho anche
avuto modo di ribadire più volte che la disponibilità
dell'autorità locale di pubblica sicurezza a valutare con
ponderata attenzione le richieste di svolgimento dei cortei e delle
altre manifestazioni non avrebbe mai dovuto essere intesa come
tolleranza della illegalità e della violenza, così come
ho sempre chiarito che non sarebbe mai stata permessa la violazione
della zona di massima sicurezza, non solo perché in tal senso
erano stati assunti precisi impegni in sede internazionale (anche in
più riunioni presso il Ministero degli affari esteri), ma
anche e soprattutto perché precise responsabilità
istituzionali lo imponevano in modo inderogabile. In esito ad un
impegno assunto davanti alla delegazione di rappresentanti del Genoa
social forum, pur non rientrando nella mia diretta competenza,
mi sono altresì adoperato, sempre al fianco del prefetto
e del questore, con gli amministratori locali affinché
fossero individuate soluzioni per l'ospitalità dei
manifestanti; soluzioni però compatibili con le generali
esigenze di sicurezza.
La decisione della chiusura al traffico
dei soli caselli autostradali sulla direttrice città-aeroporto,
nonché del traffico veicolare per le sole porzioni temporali
coincidenti con gli spostamenti delle delegazioni dei Capi di Stato e
di Governo; l'apertura della stazione di Brignole per l'afflusso e il
deflusso dei treni speciali provenienti da nord e da sud; la
concessione da parte del questore di un percorso di corteo nella zona
di ponente - inizialmente, come ho detto, ritenuto non praticabile -,
sono tutte dimostrazioni di quanto si sia fatto per concretizzare la
convivenza di più esigenze legittime in un equilibrio, reso
ancor più delicato dall'orografia e dall'intreccio urbanistico
del capoluogo ligure.
Si è voluto evitare anche che il
singolo cittadino, in procinto di lasciare la città con la
famiglia per il fine settimana o di effettuare il tradizionale
pendolarismo da e verso il mare, potesse vedere limitato il proprio
diritto alla mobilità o essere addirittura esposto a pericoli
per la propria incolumità.
In ragione della complessità
dell'evento e dell'impegno richiesto alle autorità provinciali
di pubblica sicurezza, specie sotto il profilo tecnico-operativo, è
stato fornito costante e qualificato supporto al questore e
all'ufficio da lui diretto sin dalle prime fasi della preparazione
dell'intero piano di sicurezza. Anche a questo fine, in
considerazione del collocamento a riposo del prefetto Aldo Gianni
(originariamente inserito nella struttura di missione predisposta dal
Governo a supporto dell'azione organizzativa svolta a Genova), a
succedergli nell'incarico veniva designato il vicedirettore generale
della pubblica sicurezza, - il prefetto Ansoino Andreassi, - che ha
potuto così continuare ad assicurare qualificato punto di
riferimento, necessario per seguire un lavoro lungo, articolato ed
in costante evoluzione in riferimento a quanto emergeva dai
diversificati e più tavoli di organizzazione generale che
rispondevano al Ministero degli affari esteri.
Nell'ambito delle
iniziative di supporto all'azione del questore. ho delegato, inoltre,
le figure più qualificate del dipartimento a collaborare con
l'autorità provinciale nell'organizzazione di specifiche
misure di sicurezza: dalla zona rossa alle frontiere, dalla
prevenzione antiterrorismo alla sicurezza delle comunicazioni e dei
trasporti su strada e su rotaia. Una serie di interventi mirati,
realizzati attraverso i direttori centrali competenti, che non hanno
mai inteso surrogare i compiti istituzionali del questore bensì
potenziarne la capacità di proiezione operativa, anche laddove
si fosse reso necessario un collegamento con organismi nazionali e
internazionali, come, ad esempio, nel settore ferroviario, della
viabilità autostradale, aerea e delle telecomunicazioni.
È
stato così espresso il massimo sforzo raggiungibile da parte
del dipartimento della pubblica sicurezza, nel cui contesto trova
sede istituzionale anche l'attività di coordinamento delle
forze di polizia in base alle direttive dell'autorità di
Governo.
L'impegno per la sicurezza del G8 è andato
crescendo in corso d'opera e ha dato luogo ad un'attività
organizzativa senza precedenti; dirò a parte quanto si è
fatto sul piano operativo e della prevenzione pura. Qui desidero
documentare quanto realizzato sul piano tecnico e logistico con
alcuni esempi. Innanzitutto si è provveduto al potenziamento
delle postazioni delle reti di telecomunicazioni di Genova e ad
incrementare cospicuamente, con la collaborazione del gestore di
rete, le dotazioni radiotelefoniche individuali e dei diversi
responsabili operativi, completando una lunga serie di interventi
tecnico-logistici indispensabili per mettere le sale operative in
condizioni di operare al meglio, con una spesa complessiva di oltre
15 miliardi di lire. Per rendere meno gravoso e più sicuro il
lavoro degli operatori di polizia, sono stati pressoché
integralmente rinnovati i materiali di equipaggiamento: per la sola
Polizia di Stato sono state acquistate 6.500 nuove tute per i servizi
di ordine pubblico ignifughe e provviste di protezioni antitrauma
circa 4.500 nuove maschere antigas con filtri, 4.500 set di
protezione del corpo e delle gambe per una complessiva somma di poco
più di 6 miliardi di lire. Si è provveduto inoltre a
migliorare radicalmente le soluzioni alloggiative con un impiego
finale di ben 20 navi, oltre al sistema logistico sulla terraferma,
con un onere complessivo per accasermamento, alloggiamento e vitto di
oltre 77 miliardi di lire.
Tornando ora ad esaminare
l'atteggiamento assunto dalle organizzazioni del dissenso, devo
rilevare che anche le più moderate e pacifiste avevano
dichiarato l'obiettivo di impedire o disturbare in qualunque modo lo
svolgimento del vertice. Dal momento in cui è stata ideata e
poi resa nota la realizzazione della zona di massima sicurezza o
«zona rossa», questo proposito per alcuni si è
trasformato nell'intento di «violare» i limiti fisici
della stessa per mezzo di azioni asseritamente diversificate per
intensità e modalità esecutive, a seconda dell'area di
appartenenza. A fronte di tali dichiarazioni, per assicurare un'area
di interdizione intorno alla zona sensibile, è stata concepita
una seconda fascia chiamata «zona gialla», che potesse
fungere da cuscinetto tra l'area del vertice ed il resto della città,
nella quale, tra l'altro, interdire le manifestazioni che
presentavano aspetti di incompatibilità con le misure a tutela
dei lavori del G8.
Per dovere di informazione aggiungo che, su pressioni delle
rappresentanze diplomatiche straniere, la Farnesina, il 28 giugno,
aveva richiesto di creare un'ulteriore e più ampia fascia di
sicurezza allo scopo di rendere sempre più agevole lo
svolgimento dei lavori e lo spostamento delle folte delegazioni,
perché a quella data non erano ancora stati definiti tutti gli
aspetti organizzativi sotto il profilo logistico per delegazioni
medesime.
L'esigenza di protezione fisica dell'area di massima
sicurezza, con un perimetro di 8 chilometri e con 13 varchi di
accesso, ha richiesto sforzi aggiuntivi notevoli, anche per la
necessità di contemperare la sicurezza della zona con il
diritto dei circa 30 mila cittadini residenti di accedervi; le misure
adottate, in ogni caso, hanno dovuto tenere conto della presenza
nella città dei Capi di Stato e di Governo esteri e nazionali,
oltre che di personalità di assoluto rilievo sulla scena
internazionale. Per quantificare lo sforzo necessario a tutelare una
zona di sicurezza così ampia, che come richiesto, proteggeva
non solo gli spazi destinati ai lavori o all'alloggiamento delle
delegazioni, ma anche alcune importanti strade cittadine come la via
XX Settembre, sede di importanti centri commerciali, basta ricordare
che la zona protetta in occasione del vertice di Praga aveva un
perimetro di appena due chilometri, e quella di Quebec City non
arrivava a 6 chilometri.
Tenuto, altresì, conto della
consistenza numerica della popolazione residente nell'area protetta e
della insistenza in quel territorio di una zona di per sé a
rischio come i carrugi, all'interno della «zona rossa»
era stato previsto un servizio di controllo nei giorni antecedenti e
in quelli dello svolgimento dei lavori del vertice, coordinato dal
direttore del servizio centrale operativo e finalizzato ad
individuare le possibili insidie a persone e/o cose, oltre che
naturalmente alla
popolazione residente. Si è reso pertanto indispensabile un
notevole impiego di qualificate risorse della polizia giudiziaria,
proprio in ragione della specifica attività da svolgere, che è
consistita soprattutto in perquisizioni, ispezioni e ricognizioni,
protrattesi per molti giorni, sia prima sia dopo la recinzione
dell'area.
È stata proprio tale attività preventiva
che ha consentito di garantire un'elevata protezione: in particolare,
sono state eseguite 92 perquisizioni domiciliari e 273 ispezioni di
locali; sono state identificate 4.073 persone per accertarne la
legittima permanenza nell'area di massima sicurezza; sono state
arrestate 22 persone (7 italiani e 15 stranieri); sono state
denunciate in stato di libertà 38 persone (22 italiani e 16
stranieri). I reati contestati in tali circostanze vanno dalla rapina
aggravata alla detenzione di armi, dalla ricettazione alla detenzione
di stupefacenti. Sono stati operati anche 27 sequestri di droga e di
armi. Tutte attività specifiche di polizia giudiziaria,
insostenibili dalle sole risorse specialistiche della questura e che
richiedevano, quindi, qualificate risorse aggiuntive ed un adeguato
coordinamento proprio del direttore dello SCO, inviato a Genova per
tale specifico compito.
È ingeneroso sostenere che gli
sforzi compiuti per garantire la sicurezza del vertice, delle
delegazioni, degli oltre 5 mila giornalisti accreditati, ma anche di
una parte rilevante della città, abbiano lasciato, in qualche
modo, in secondo piano la sicurezza delle altre aree cittadine.
Voglio sottolineare, a tale proposito, che le 4.100 unità
impiegate a tutela della «zona rossa» hanno operato turni
articolati nelle ventiquattro ore, per cui i contingenti operativi
erano, in realtà, dimensionati attorno alle 1.000 unità
per turno. Viceversa, nel resto della città, le 6.800 unità
di servizio sono state impiegate ad integrale copertura di tutte le
esigenze di ordine e sicurezza
pubblica per l'intera durata delle manifestazioni. Aggiungo che un
impegno assolutamente straordinario è stato dispiegato fin
dall'anno scorso ai fini di prevenzione generale, sollecitando
l'azione informativa e di prevenzione delle Digos e chiedendo la
collaborazione dei competenti uffici degli organi di polizia dei
paesi amici.
Sul piano delle iniziative di carattere informativo
e investigativo, all'interno del territorio nazionale sono state
svolte attività di polizia giudiziaria, con uno straordinario
investimento di risorse a disposizione di numerose procure della
Repubblica, che hanno avviato indagini ad ampio spettro con ogni
mezzo consentito dall'ordinamento intercettazioni telefoniche e
ambientali, perquisizioni ed altro, a carico sia di soggetti ritenuti
pericolosi in relazione alle circostanze di fatto e di luogo nelle
quali si sono trovati, sia di strutture di aggregazione, come alcuni
centri sociali, che si erano distinte nell'annunciare attività
di carattere violento contro il G8. Al riguardo si sottolinea che tra
il 16 e il 17 luglio, ad immediato ridosso delle manifestazioni di
Genova, sono stati contestualmente perquisiti i centri sociali di
ispirazione anarco-autonoma più oltranzisti, tra i quali
l'Askatasuna e l'Alcova di Torino, il Pinelli di Genova, il Gramigna
di Padova, la Stella Nera per la Rivolta di Firenze, i Territori Non
Tracciati di Napoli. Nel corso delle perquisizioni sono stati
sequestrati centinaia di oggetti atti ad offendere: bastoni,
spranghe, fionde, caschi, biglie, tombini di ferro, materiale
infiammabile, grossi petardi, stupefacenti, armi improprie,
munizionamento da guerra, pistole lanciarazzi, bottiglie vuote, per
il cui possesso sono state deferite all'autorità giudiziaria
diverse decine di militanti dell'ultrasinistra, identificati nel
contesto delle attività di polizia giudiziaria. È noto,
peraltro, che gran parte delle armi improprie utilizzate a Genova
sono state reperite nella
stessa città. Di tale complessa attività, svolta in
gran parte del territorio nazionale, il direttore centrale della
prevenzione, prefetto La Barbera, ed il suo ufficio sono stati
l'indispensabile punto di riferimento unitario. Non conosco
naturalmente l'andamento dell'attività investigativa in atto,
ma sono fiducioso che l'ingente sforzo espresso dalle strutture di
polizia giudiziaria, su uno scenario così ampio e per un tempo
così lungo, produrrà positivi risultati.
Sul fronte
esterno, è stata attivata ogni forma di cooperazione con gli
organi di polizia degli altri paesi che potesse incrementare il
patrimonio informativo delle forze di polizia nazionali. Sono state
svolte diverse riunioni con gli ufficiali di collegamento esteri
presenti in Italia, sia dei paesi del G8 sia di altri partner
comunitari ed extracomunitari, al fine di potenziare e adattare gli
esistenti canali di scambio informativo alle specifiche esigenze di
sicurezza e di prevenzione. Il coordinamento di tale iniziativa era
stato, peraltro, fin dall'inizio ha affidato al prefetto La Barbera,
che aveva direttamente svolto l'attività necessaria per
garantirlo, recandosi di persona ad incontrare i suoi omologhi
all'estero, scambiando con loro dati e informazioni, presiedendo in
Italia le relative riunioni di carattere sia nazionale sia
internazionale.
Obiettivi fondamentali erano quelli di acquisire
e di analizzare tutte le informazioni concernenti possibili, minacce
sia di tipo a terroristico sia attinenti alla tutela dell'ordine
pubblico; di tentare di individuare per tempo le frange violente e di
porre in essere le attività volte a neutralizzarle
tempestivamente; di curare la massima e continua collaborazione con
gli organi collaterali esteri anche durante i lavori del G8.
L'attività di intelligence ha consentito di
suddividere i potenziali manifestanti in diversi gruppi, individuati
in base alle proprie caratteristiche ideologiche e comportamentali, e
di
incentrare l'attenzione sul gruppo più pericoloso: il
«blocco nero», valutato in circa 500 italiani e 2.000
stranieri (perlopiù tedeschi, spagnoli, greci, inglesi e
statunitensi), sul quale si è incentrata l'azione informativa
nel tentativo di realizzare un filtro alla frontiera.
Per quanto
riguarda i gruppi violenti stranieri occorre ammettere che risultati
dell'attività preventiva sono stati inferiori alle
aspettative, sia per le oggettive difficoltà incontrate dagli
organismi di polizia esteri nell'attività di penetrazione
informativa (trattandosi, il più delle volte, di gruppi che
denotano mancanza di organizzazione strutturale, ma spiccate capacità
di aggregarsi solo episodicamente) sia per esigenze, più volte
invocate, di rispetto delle legislazioni nazionali in materia di
tutela della privacy. Ciò nondimeno, focalizzando
l'attenzione anche soltanto sui nominativi conosciuti per precedenti
episodi di violenza nel corso del vertice internazionale, si è
potuto «confezionare» un elenco temporaneo di 1.439
nominativi, utilizzato ai fini di prevenzione indicati in precedenza.
Come è noto, l'attività di prevenzione si è,
infatti, estesa al ripristino dei controlli di frontiera, ai sensi
della convenzione applicativa dell'accordo di Schengen, per mezzo di
uno specifico piano disposto dall'autorità di Governo e
notificato ai paesi partner, con decorrenza dalla mezzanotte del 13
luglio sino alla mezzanotte del 21 luglio 2001.
L'intervento è
stato complesso, ha comportato la riattivazione di 46 valichi di
frontiera dismessi in occasione dell'entrata in vigore degli accordi
di Schengen; il rinforzo dei 59 uffici della polizia di frontiera e
dei valichi con l'impiego complessivo di 1.217 operatori della
Polizia di Stato e 264 carabinieri. Di fatto il sistema così
realizzato - individuazione degli stranieri violenti e riattivazione
dei controlli frontalieri - ha consentito di effettuare oltre 140.000
controlli, di respingere
dalla frontiera più di 2.000 persone, di sequestrare armi,
droga e materiale atto ad offendere (tra cui bottiglie «molotov»,
coltelli, bastoni di legno e metallo, addirittura 10 scatole di
manette).
Particolare menzione merita il respingimento di circa
150 cittadini greci nel porto di Ancona, che, secondo segnalazioni
degli organi di informazione, risultavano essere aderenti a movimenti
anarchici, con il sospetto che tra di essi fossero presenti soggetti
particolarmente pericolosi.
L'analisi poi delle turbative
verificatesi in altri paesi (soprattutto in occasione del vertice di
Praga), interessati dai disordini in occasione di altri vertici
internazionali, ha inoltre comportato la costituzione di una
struttura per la prevenzione di azioni di disturbo ai sistemi di
comunicazione telefonica, telematica e televisiva.
Nel dettaglio,
sono stati attivati servizi per la prevenzione delle interferenze ai
132 ripetitori televisivi liguri; di presidio alle comunicazioni
telefoniche del vertice, con l'assistenza al gestore presso i nodi di
comunicazione; di prevenzione e contrasto delle interferenze e di
disturbi alle comunicazioni, utilizzando con grande dispiego di forze
il personale specializzato del Ministero delle comunicazioni, che ha
messo a disposizione della polizia 9 radiogoniometri, 6 rilevatori
portatili e personale altamente qualificato del centro nazionale
controllo emissioni radio elettriche dello stesso ministero; nonché
servizi di monitoraggio della rete con diretti accessi ai file
presso i provider che, di volta in volta, sono stati
autorizzati dalla autorità giudiziaria.
Nei giorni del
vertice, infine, è stata costituita presso la questura una
sala operativa internazionale di polizia, in modo da assicurare la
costante collaborazione di funzionari degli organi di polizia estera
con le autorità italiane.
Questo, in sintesi, il quadro di riferimento dell'azione
organizzativa e di prevenzione in preparazione del vertice.
Passando
ora ad analizzare i disordini di Genova, non si può non
premettere che essi necessitano di una lettura più ampia ed
articolata di quella della mera metodologia di gestione dell'ordine
pubblico. Appare infatti assai verosimile che gli stessi segnino
l'ulteriore affermazione e l'espansione sulla scena internazionale di
un nuovo soggetto. Un soggetto composito che, come si è visto
a Genova in forme più evidenti e come era emerso anche nei
precedenti incontri internazionali, tenta di far coesistere l'anima
genuina e pacifista con alcune componenti di tipo estremista ed altre
di tipo eversivo. A Genova, in particolare, ad una situazione già
di per sé complessa, si è aggiunta, da un lato, una
dichiarata volontà di alcuni gruppi di impedire il vertice,
dall'altro, una azione particolarmente violenta di «professionisti
della guerriglia».
Tutto ciò fa apparire in modo
sufficientemente chiaro che i disordini di Genova non possano essere
attribuiti solo all'azione dei black bloc, a prevalente
connotazione anarco-insurrezionalista, ma vedono direttamente
coinvolto un elevato numero di manifestanti pronti ad uno scontro con
le forze dell'ordine. Emblematico, a tal fine, è stato il
massiccio attacco alla «zona rossa» portato il giorno 20
luglio, che ha visto come primo protagonista un forte gruppo di
anarco insurrezionalisti a fianco però di altri spezzoni del
movimento. I primi, infatti, nel momento più drammatico hanno
potuto giovarsi della massa d'urto di un affollato corteo non
autorizzato e visibilmente già predisposto ad affrontare i
reparti di polizia per raggiungere l'obiettivo finale e dichiarato di
violare l'area protetta.
Di converso, lo stesso pomeriggio del
giorno 20 luglio, mentre erano già in atto molteplici azioni
di guerriglia urbana
nella zona di levante, si è tranquillamente svolto a
ponente il corteo della CUB con migliaia di partecipanti, così
come era stato preventivamente assicurato dagli organizzatori, che
sono evidentemente riusciti a tenere sotto controllo i soggetti
intenzionati a far ricorso alla violenza. Lo stesso può dirsi
per il corteo dei migrantes del precedente giorno 19 luglio,
che ha visto la presenza di qualche decina di migliaia di persone e
che ha avuto come unico momento di turbativa l'aggressione ad un
funzionario della Digos di Genova, presente sul posto per motivi di
servizio.
Gli esempi citati evidenziano in modo chiaro ed
inequivocabile come al comportamento responsabile degli organizzatori
di alcune manifestazioni abbia sempre corrisposto un atteggiamento
altrettanto comprensivo da parte delle autorità di pubblica
sicurezza, giunto fino al limite di consentire un corteo in un'area
della città preventivamente interdetta e di autorizzare la
partenza dell'altro da un punto praticamente a ridosso della zona
protetta. Così è stato anche nella concessione ai
gruppi pacifisti, che ne avevano fatto richiesta, di piazze a ridosso
della «zona rossa», dove esprimere in forma statica il
loro dissenso.
Diverso e carico di conseguenze è stato,
invece, lo svolgimento dei cortei non autorizzati, che avevano per
obiettivo - come si è detto - il raggiungimento delle
protezioni alla zona rossa ed il loro sfondamento. Non dimentichiamo
poi che, sin dalla mattina del giorno 20, contemporaneamente ed in
più punti della zona di levante, sono state inscenate azioni
fortemente violente, di distruzione generalizzata ed indistinta, tese
solo a portare oltraggio alla città e alle forze dell'ordine.
Le azioni di questi gruppi di violenti hanno creato un clima che
sembrava essere completamente scomparso dalle piazze e dalle strade
italiane, ormai da molti anni; si sono riviste scene
di guerriglia urbana ed una esposizione delle forze dell'ordine ad
attacchi di gravità inusitata, suscettibili di valutazione
sotto il profilo penale. Ed è per questo che la polizia
giudiziaria sta svolgendo una attività investigativa, sotto la
direzione del magistrato competente, che consiste, tra l'altro, in un
approfondito esame di tutto il materiale documentario raccolto al
fine di identificare coloro che si sono resi responsabili di
violenze.
Sulla scorta di quanto accaduto nelle prime ore dei
disordini e nel prosieguo degli scontri causati appunto da
appartenenti o simpatizzanti del cosiddetto black bloc, appare
opportuno effettuare alcune riflessioni. Esiste una oggettiva
difficoltà ad individuare preventivamente questi soggetti.
Come si è dianzi detto essi sono soliti spostarsi in forma
anonima e comparire con i segni distintivi del movimento solo in
occasione degli scontri di piazza; non sempre hanno una sede e non si
incontrano abitualmente, ma si raccolgono da tutto il mondo,
soprattutto in occasione di eventi significativi, con una conoscenza
perfetta, oltre che del territorio, anche delle tecniche di
aggressione (basti ricordare le immagini in cui si vedeva la loro
dimestichezza con il confezionamento all'impronta delle bottiglie
incendiarie) favoriti talora da una sorta di appoggio di altre frange
di manifestanti all'apparenza meno oltranziste. Il loro contrasto sul
terreno, poi, è reso altrettanto difficile dal ricorso ad
autentiche azioni di guerriglia, che non possono essere fronteggiate
agevolmente con i reparti ordinariamente impiegati nei servizi di
ordine pubblico.
Si ricorderà che analoghe tecniche,
operate in piccoli gruppi estremamente mobili, spesso lontano dalle
aree interessate dalle manifestazioni di massa, hanno contraddistinto
un po' la storia delle violenze di piazza degli anni settanta e
si ricorderà altresì come anche in quei casi, solo
attraverso meticolose indagini è stato possibile individuarne
gli autori e metterli a disposizione della giustizia.
L'azione di
contrasto, scaturita proprio da questa violenza e non viceversa, come
è stato detto da taluno, è stata affidata alle nostre
forze di polizia, che hanno una lunga tradizione di gestione
dell'ordine pubblico nelle più svariate estrinsecazioni dei
conflitti sociali, ma che da anni non erano più chiamate a
confronti così prolungati nel tempo e di tale virulenza.
Che
il dipartimento della pubblica sicurezza fosse comunque attento alle
problematiche connesse all'impiego della forza pubblica si evidenzia
da una specifica circolare del febbraio di quest'anno, con la quale
ho richiamato l'attenzione dei questori sul corretto impiego degli
strumenti di coazione fisica nel corso di servizi di ordine pubblico
e sulla necessità di una attenta pianificazione di questi
servizi.
Dal mese di marzo ho, invece, avviato un accurato piano
di formazione e aggiornamento delle risorse destinate all'ordine
pubblico, non solo sotto il profilo meramente tecnico, ma anche sotto
quello psicofisico e comportamentale. Per lo specifico evento del G8,
come si ricorderà, è stato prodotto e distribuito a
tutto il personale un vademecum che, insieme ad indicazioni -
essenzialmente erano quelle - di carattere organizzativo, invitava,
tra l'altro, gli operatori di polizia ad attenersi a regole di
condotta prudenti e misurate e alla piena osservanza delle
disposizioni di servizio.
Le raccomandazioni che ho più
volte indirizzato ai dirigenti dei servizi di ordine pubblico di
indossare la sciarpa tricolore, infine, hanno voluto richiamare
l'attenzione anche dei funzionari sulle loro responsabilità
istituzionali.
Come diffusamente documentato dai media -
cui va il sincero apprezzamento per la funzione di informazione
svolta
- è verosimile che le condizioni di guerriglia create da
criminali violenti e facinorosi abbiano, in alcuni casi, determinato
un eccesso nell'uso della forza ad opera dei reparti, in altri,
episodici ed individuali comportamenti illeciti, che saranno
rigorosamente perseguiti.
Un incarico ispettivo è stato
affidato a tre alti dirigenti dell'amministrazione, che hanno fornito
i primi elementi di conoscenza, ma che, visibilmente, richiedono
ancora ulteriori accertamenti prima di trarre definitive conclusioni,
anche in considerazione di una contestuale iniziativa dell'autorità
giudiziaria, che potrà meglio pervenire all'individuazione di
eventuali responsabilità dei singoli. L'attività degli
ispettori riguarda i comportamenti censurabili di singoli operatori
impegnati nei servizi di ordine pubblico, la perquisizione
all'interno della scuola «A. Diaz», dove erano stati
registrati episodi di violenza, così come gli illeciti
denunciati in danno delle persone arrestate e trasferite nella
caserma di Bolzaneto.
Al termine non si avrà alcuna
reticenza a valutarne i risultati, a adottare i provvedimenti
correttivi necessari, anche di natura disciplinare, come non si è
mancato di fornire all'autorità giudiziaria ogni necessaria e
convinta collaborazione per il migliore e più spedito esito
delle indagini. Si tratta di una azione diretta anche a rinsaldare il
legame tra i cittadini e le istituzioni della sicurezza e ad esaltare
quella qualità di abnegazione, di professionalità, di
senso del dovere a difesa dello Stato democratico, che costituiscono
il patrimonio più vero e prezioso delle forze di polizia.
PRESIDENTE. Ringrazio il dottor De Gennaro. Sono pronte le fotocopie dei documenti pervenuti alla presidenza, che verranno distribuite a tutti i componenti il Comitato. Se siamo tutti d'accordo, si può sospendere la seduta per alcuni minuti.
Mi pare vi sia un sostanziale accordo, signor prefetto, nel
chiederle quando la terza relazione potrà essere nella
disponibilità del Comitato, visto che non è ancora agli
atti. In aggiunta a ciò, vi era stata una sorta di
apprezzamento iniziale in riferimento agli allegati; avendo ricevuto
le due relazioni dove si citano una serie di allegati non ancora
pervenuti, ritiene di poter informare il Comitato al riguardo?
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza. Signor presidente, la terza relazione è in arrivo, verrà consegnata forse nella stessa giornata di oggi: ci è giunta nella serata di ieri, perché l'ispettore la mandava da fuori. Alla relazione si chiedeva di individuare singole persone dalle immagini televisive. È stato chiesto di fare un work in progress, perché naturalmente le immagini sono molte, gli accertamenti vengono fatti caso per caso e non si tratta di una mera ricostruzione dei fatti. Credo di potere mandarla nella giornata di oggi, sicuramente prima del termine dei lavori del Comitato.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, prefetto, se insisto. Qual è il motivo della mancata allegazione degli atti richiamati dalle due relazioni?
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza. Presidente, forse c'è stata un'incomprensione dell'ufficio, che alla richiesta di mandare la relazione ha fornito solamente il testo di quest'ultima; sicuramente faranno seguito immediatamente anche gli allegati, ovviamente con le raccomandazioni, che lei stesso ha ritenuto di condividere, sulla tutela delle persone che vengono indicate.
MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Possiamo avere copia anche della sua relazione?
PRESIDENTE. Certamente, comunque
ricordo che vi è anche nel resoconto stenografico.
Sospendo
la seduta per constatare se ci sia opportunità di seguire la
linea di ieri, fermo restando che, se i componenti dovessero ritenere
uti singuli di voler porre delle domande al prefetto De
Gennaro, il tempo della sospensione potrà essere ristretto.
Credo comunque sia utile concordare le domande in modo da evitare
inutili ripetizioni.
La seduta, sospesa alle 11, è ripresa alle 11,40.
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri
lavori.
Do ora la parola ai componenti il Comitato che intendano
porre domande al prefetto De Gennaro.
MARCO BOATO. Vorrei ringraziare il
prefetto De Gennaro per la sua relazione, in particolare per la
parte, che è la più ampia ed anche la più
esaustiva, relativa a tutto quanto è stato fatto nella fase
precedente allo svolgimento del vertice G8 e agli eventi che si sono
verificati in connessione ad esso.
Vorrei, invece, porre alcune
domande che riguardano ciò che il prefetto non ha detto o ha
semplicemente accennato. La prima domanda riguarda il rapporto fra il
capo della polizia, il quale, in quanto capo del dipartimento, ha
anche delle funzioni di coordinamento rispetto alle altre forze di
polizia, e le direttive politiche a livello di Governo. Vorrei che il
capo della polizia ci chiarisse questo aspetto, anche eventualmente,
se lo ritiene, differenziando le varie fasi, perché sappiamo
tutti che vi è stato un cambio di Governo a partire dal 10
giugno; ciò qualora vi siano stati mutamenti di direttive
politiche, altrimenti non chiedo tale differenziazione. Inoltre,
vorrei sapere quali direttive politiche siano state date in relazione
al vertice G8, e da chi. In particolare, vorrei sapere come queste
direttive si siano, poi, concretizzate nei giorni di svolgimento
del vertice G8, in riferimento al ministro dell'interno, al
Vicepresidente del Consiglio e al ministro della giustizia - mi
riferisco a chi ha una responsabilità istituzionale come
ministro dell'interno e a chi concretamente si è trovato sul
posto nei giorni del vertice - ed eventualmente, laddove vi siano
state, in riferimento al ministro della funzione pubblica, il quale
ha anche delle responsabilità in relazione ai servizi di
sicurezza.
La seconda domanda che vorrei rivolgere al prefetto De
Gennaro riguarda un tema che mi sembra sia stato poco trattato nella
sua relazione: un tema che ci trasciniamo dietro dal 1981, da quando
è avvenuta la riforma della polizia. So bene, quindi, che si
tratta di un tema di non facile soluzione, però lei ci
dovrebbe spiegare che cosa sia accaduto e quali responsabilità
lei abbia assunto in qualità di capo del dipartimento di
pubblica sicurezza oltre che capo della Polizia di Stato, sotto il
profilo del coordinamento tra le diverse forze di polizia, cioè
Polizia di Stato, Guardia di finanza e Arma dei carabinieri. Perché
mi pare che anche dalla lettura, sia pure rapida, fatta questa
mattina, delle due su tre relazioni finora depositate, il
coordinamento tra le forze di polizia, ed anche all'interno della
stessa polizia, rappresenti uno dei problemi più gravi che
emergono.
Un'ulteriore richiesta specifica che le rivolgo è
se lei sia stato informato e quando, se lo è stato, della
ripetuta segnalazione da parte della provincia di Genova, del suo
presidente e dell'assessore competente, Massolo, già dalla
sera del 19 e, quindi, prima che si verificassero gli incidenti,
chiamiamoli così, o i disordini del 20 e del 21, sul fatto che
una delle strutture ufficialmente devolute all'accoglienza, destinata
ai Cobas, la struttura della Se. Di. di Quarto (sede
distaccata di Quarto) fosse stata occupata illegalmente da altri
componenti, in particolare del black bloc ma anche da altri
soggetti, i quali hanno devastato questa struttura utilizzando anche
reparti non consegnati e quindi non accessibili, al fine di armarsi.
Questa segnalazione è stata effettuata la sera del 19, è
stata ripetuta più volte nelle ore successive - è stato
detto che circa una volta ogni ora venivano chiamati la prefettura,
la questura e i carabinieri - ed anche nella mattina del 20. Tutto
ciò avrebbe permesso alle forze di polizia di intervenire
preventivamente rispetto a soggetti che poi hanno dato vita agli
episodi di guerriglia urbana, da lei ripetutamente citati.
Infine,
vorrei soffermarmi sulla questione che - mi permetta di dirglielo con
il massimo rispetto, signor prefetto - mi pare sia il limite maggiore
della sua relazione. Lei ci ha ben dettagliato ciò che è
avvenuto nella fase della preparazione del vertice, così come
anche gli obiettivi, cioè garantire lo svolgimento del G8,
tutelare i cittadini di Genova e garantire l'espressione del dissenso
pacifico, come lei lo ha chiamato, cioè le manifestazioni
pacifiche contestuali allo svolgimento del G8. Condivido questi tre
obiettivi che, oltretutto sono ben delineati.
Non mi sembra,
invece, che lei si sia soffermato in modo approfondito sui fatti
accaduti il 20 ed il 21, ma questo Comitato di indagine non sarebbe
mai nata se questi non si fossero verificati. Proprio in relazione a
tali fatti, lei ha fatto riferimento alle tre relazioni, ha parlato
di eccesso nell'uso della forza e di episodici e individuali
comportamenti illeciti. Ciò che emerge dai fatti del 20 e del
21 mi pare che lei non possa per contrasto riferirlo alla
manifestazione dei migrantes del 19, svoltasi in modo del
tutto pacifico, come lei ha ricordato, e alla manifestazione di
ponente del 20, fatta dai Cobas, anche questa in modo pacifico. Cioè,
se una manife
stazione è pacifica e preannunciata - preferisco usare
costituzionalmente il termine di preannunciata e non di autorizzata,
perché il terzo comma dell'articolo 17 della Costituzione dice
che le autorità devono essere preavvisate e che possono
vietarne lo svolgimento per motivi di sicurezza o di incolumità
pubblica - è chiaro che non possono esserci fenomeni di
comportamento illecito da parte delle forze di polizia. Se è
una manifestazione pacifica, preannunciata e non vietata - uso questa
espressione costituzionalmente più corretta - ci mancherebbe
altro che le forze di polizia intervenissero con la forza nei
confronti di questo tipo di manifestazioni: non saremmo in uno stato
di diritto! Ciò che dobbiamo capire è cosa sia accaduto
nei giorni 20 e 21, nel corso dei quali sicuramente ci sono stati
atti di violenza gravi, atti di guerriglia urbana, posti in essere
dal blocco nero e forse, anzi sicuramente, anche da altri settori di
manifestanti.
L'episodio della camionetta dei carabinieri
sicuramente non è stato messo in atto dal black bloc,
da quello che si è capito dalla ricostruzione, ma parlo
dell'episodio in sé, al di là dell'esito mortale che
poi ha avuto. Ma dobbiamo capire come sono intervenute le forze di
polizia - insisto sul dire le forze di polizia -, cioè la
Polizia di Stato, l'Arma dei carabinieri e la Guardia di finanza, in
relazione al dovere di contrastare gli atti di violenza e di
guerriglia urbana e, al tempo stesso, al dovere di tutelare e di non
coinvolgere in queste vicende la stragrande maggioranza dei
manifestanti, i quali dichiaratamente, e di fatto, hanno manifestato
in modo pacifico. Non mi riferisco solo alla manifestazione del 20,
da lei citata, bensì mi riferisco per esempio alle cosiddette
«piazze tematiche» del 20 quando in queste piazze è
intervenuto il blocco nero, e poi sono successivamente intervenute le
forze di polizia, reprimendo
i manifestanti pacifici e non reprimendo, o non riuscendo a
reprimere, coloro che mettevano in atto interventi violenti. Ciò
è diventato poi clamoroso il giorno 21
Lei ha parlato di
eccesso nell'uso della forza ma non si tratta di un singolo episodio.
È avvenuto che, nell'arco di un'intera giornata (come è
documentato da centinaia di testimonianze, di denunce, di riprese
televisive) sistematicamente le forze di polizia, (Polizia di Stato,
Arma dei carabinieri e anche Guardia di finanza) siano intervenute
reprimendo a freddo, violentemente e sistematicamente manifestanti
pacifici i quali nulla avevano a che vedere con i gravissimi episodi
di violenza, devastazione e guerriglia che doverosamente le forze di
polizia dovevano contrastare. Quando tutto ciò si scarica
sistematicamente, nel corso di molte ore, su decine di migliaia di
manifestanti pacifici, qualcosa da questo punto di vista, nell'uso
legittimo della forza da parte dello Stato non si è
verificato, ossia si è verificato un uso illegittimo della
forza. Sotto il profilo del coordinamento tra le forze di polizia non
mi pare che abbia funzionato pressoché nulla e sotto il
profilo delle responsabilità politiche e della direzione
tecnica, si pongono degli interrogativi che la pregherei di voler
chiarire.
CESARE MARINI. Dottor De Gennaro, vi era stata una dichiarazione da parte del Governo - che valuto opportuna - di voler sospendere il protocollo di Schengen sulla libertà di circolazione; lei ha affermato che duemila persone sono state respinte alle frontiere e che ad Ancona era stata bloccata una nave con un certo numero di cittadini greci a bordo che si presumeva potessero praticare della violenza. Come mai ci si è limitati a queste forme di interventi, e non si è avuta una maggiore incisività nell'impedire l'ingresso a Genova di quanti avessero esercitato violenza, soprattutto di quanti - segnalati
dalle polizie di altri paesi - avessero già manifestato con
violenza a Nizza, Praga, Göteborg e nelle varie precedenti
riunioni? Vi è stata una carenza di uomini oppure una
sottovalutazione del pericolo?
Lei afferma (ne ha già
parlato nella sua relazione) che a Genova vi è stato un
afflusso di gran lunga superiore rispetto ai precedenti vertici. Mi
pare siano state introdotte delle novità nell'organizzazione
dell'ordine pubblico; lo immagino perché, se così non
fosse, dovrei pensare che non si è tenuto conto di quanto in
realtà stava avvenendo. Queste modifiche nell'organizzazione
dell'ordine pubblico, in che cosa sono consistite e da quando sono
state introdotte? Da quando vi sono state le prime modifiche nella
organizzazione e quindi nel modo di contrastare gli eventuali episodi
di violenza?
Dottor De Gennaro, chi ha deciso la perquisizione
alla scuola Pertini (comunemente detta scuola Diaz) e per quale
motivo? Lei era stato informato? Sono sincero: mi è parso che
nella sua relazione lei abbia illustrato la cronaca di fatti ed
avvenimenti e, da un ascolto molto superficiale, potrei dire che lei
è stato uno spettatore ed un cronista di quegli avvenimenti,
quando lei invece ha la massima responsabilità della polizia
italiana. In questo caso mi è sorto un altro dubbio: perché
a Genova vi è stata una sovraesposizione della Polizia di
Stato rispetto alle altre forze dell'ordine? Mi pare che gli episodi
della scuola Pertini, degli interrogatori e tutti quegli episodi che
poi hanno fatto nascere delle perplessità sull'esercizio della
violenza da parte di qualche isolato e piccolo gruppetto di forze
dell'ordine, abbiano riguardato soprattutto, e quasi esclusivamente,
le forze della Polizia di Stato. Vi è stata quindi una
sovraesposizione. Mi rivolgo a lei come maggior responsabile: perché
vi è stata questa sovraesposizione? Era stato
deciso che la polizia avesse un ruolo maggiore rispetto alle altre
forze? Vi era un coordinatore tra le diverse forze dell'ordine?
Nelle relazioni degli ispettori vi sono alcune contraddizioni,
soprattutto nella prima, quella del dottor Montanaro; comunque in
generale entrambe le relazioni che abbiamo letto mettono
ripetutamente in evidenza uno stato di confusione e di mancanza di
direttive, non solo in chi aveva la responsabilità generale
delle forze dell'ordine, (in questo caso credo il prefetto di
Genova), ma anche una responsabilità per quanto riguarda la
Polizia di Stato. Vi è stata una sovrapposizione di ordini, la
presenza di più funzionari, niente di meno si è andata
a perquisire una scuola che non era indicata come tale, commettendo,
quindi, un errore eccessivamente, chiamiamolo così,
goliardico, dovuto sì alla tensione o a quello che si vuole,
ma, se mi consente, sono comunque errori imperdonabili. Chi aveva la
responsabilità del coordinamento delle azioni della polizia?
Lei era stato informato, o svolgeva tutt'altre funzioni? Perché,
a mio giudizio, i punti nevralgici sono proprio questi, cioè
stabilire di chi erano le responsabilità. Le vorrei sottoporre
anche un'altra questione: le forze dell'ordine che hanno agito alla
scuola Pertini e alla caserma Bolzaneto mi pare avessero il viso
coperto dai caschi e da un fazzoletto. È lecito che una forza
di polizia agisca con un fazzoletto davanti al viso? Mi pare che
questo sia un comportamento non molto confacente ad una funzione
democratica di mantenimento dell'ordine pubblico. Non ritiene giusto
quanto indicato - credo - da Micalizio, cioè che siano
individuate le persone, anche quando vanno a compiere quel tipo di
azione; perché vi deve essere una tutela costituzionale del
cittadino che viene perquisito ed interrogato: vi deve essere una
tutela! Anche su questo gradirei una sua risposta.
L'ultima domanda che le rivolgo, dottor De Gennaro, riguarda
quanto da lei affermato a proposito di questo soggetto nuovo che
appare nelle manifestazioni e prende poi corpo in maniera molto più
consistente a Genova. A proposito di questo soggetto nuovo, che è
formato da una parte del movimento pacifista e dall'altra parte,
credo e presumo, da quello che mi sembra di aver capito, minoritaria
del movimento eversivo, ritengo che una distinzione debba essere
fatta: non credo che Casarini sia uguale a Tettamanzi. Sono convinto
che si tratti di due persone diverse. La presenza dei cattolici e le
indicazioni dello stesso arcivescovo, cardinale Tettamanzi, andavano
in una certa direzione, di quella di una protesta pacifica e di una
espressione di idee contro la politica internazionale che nulla hanno
a che fare con le frange violente. Questa distinzione credo debba
apparire chiara nelle prese di posizioni, nelle relazioni e negli
atti ufficiali che provengono dallo Stato, e quindi nel caso, da
parte sua, altrimenti rischiamo di ingenerare confusione.
Noi
abbiamo vissuto la stagione, peraltro non ancora chiarita, dello
stragismo; è vero, vi sono le prime sentenze, ma è
stata una stagione drammatica della vita nazionale non chiarita.
Ritiene di poter affermare o ha dei sospetti che a Genova abbiano
operato elementi che, già presenti nelle vicende dello
stragismo italiano, si siano infiltrati per promuovere azioni
eversive?
ANTONIO SODA. Ringrazio il capo della polizia per la relazione che ha qui svolto dandoci un'idea della complessità delle le questioni che sono state affrontate. Desidero alcuni chiarimenti su due passaggi che considero importanti per capire il rapporto fra gestione dell'ordine pubblico, diritto a manifestare e politica generale negli Stati democratici e dei rapporti fra Stato e cittadino. Nel passaggio primo il capo della
polizia definisce questo soggetto politico come ambiguo e doppio;
penso faccia riferimento ai rappresentanti che ha incontrato e non al
movimento inteso come migliaia e migliaia di persone che tutti
abbiamo presenti e che abbiamo visto nelle immagini trasmesse sfilare
il più delle volte serenamente e correttamente nei limiti di
quello che era consentito dalle violenza altrui.
Da tale
passaggio sostanzialmente si desume che vi era un elevato numero di
manifestanti pronti allo scontro con la polizia: questa è una
valutazione sulla quale chiedo vi siano un chiarimento ed un
approfondimento, perché ritengo che ciò non sia
sembrato agli italiani che hanno seguito tali vicende.
Vi è
un secondo passaggio nella sua relazione, in cui si afferma che non è
possibile l'azione di contrasto nel momento in cui alcuni gruppi
esercitano la violenza. Siamo in possesso di un dato di fatto:
effettivamente la maggior parte degli arrestati e dei fermati
provengono dalla perquisizione effettuata nella scuola Pertini - che
ha portato all'arresto di 93 persone di cui 81 immediatamente
scarcerate per la mancata convalida da parte dell'autorità
giudiziaria - e non abbiamo visto interventi della polizia tesi a
bloccare le bande di violenti. Questa è la sensazione che, a
mio avviso, hanno avuto i cittadini italiani i quali in quei giorni
sono rimasti attaccati al video e questa è la sensazione che
ha avuto il sindaco di Genova quando ieri ci ha detto che nel
pomeriggio del venerdì gran parte della polizia era intenta a
proteggere la zona rossa da coloro che egli stesso ha definito
«supposti assedianti che lanciano qualche bottiglia di
plastica», mentre nella restante parte della città la
polizia era assente.
Lo scorrere delle immagini televisive ha
trasmesso questa sensazione, ossia la sensazione di cortei fermi,
immobili e
sconcertati e di nuclei di bande che si muovevano liberamente
avendo a pochi metri di distanza imponenti forze di polizia ferme ed
inerti.
Non vorrei che da questa costruzione si desumesse che il
movimento è in sé portatore di ambiguità, di
doppiezza e di violenza, che l'azione di contrasto contro i violenti
non è possibile (lei ha detto che occorrerebbe un'azione
investigativa più lunga, come quella che si è svolta
negli anni settanta, per smascherare i violenti e per asciugare il
terreno sul quale si muovono) e che dalla combinazione di queste due
valutazioni nasca la teoria secondo la quale negli Stati democratici
la protesta sociale, politica e pacifica o si autoorganizza per
garantire essa stessa l'ordine pubblico o lo Stato se ne
disinteressa.
Vorrei un suo chiarimento e una discussione in
merito ad alcune sue indicazioni ed alle immagini dell'impotenza
della polizia o della incapacità della stessa, perché
dobbiamo capire cosa sia accaduto a Genova, ma dobbiamo anche capire
come, in uno Stato democratico, chi vuole manifestare liberamente
possa vedere garantito dallo Stato anche un suo diritto a manifestare
liberamente. Se ci muoviamo su un diverso terreno per cui lo Stato si
ritira, il messaggio che ne scaturisce è il seguente: se
volete stare tranquilli, non manifestate più liberamente,
altrimenti nessuno vi protegge.
La inviterei proprio a riprendere
questo discorso perché ci può aiutare a capire tutto
ciò che ci serve per impostare una politica costituzionalmente
corretta dell'ordine pubblico.
La seconda questione sulla quale
sono già tornati i colleghi Boato e, da ultimo, Marini è
la seguente. Lei, nel valutare la condotta di tutte le forze di
polizia, ha fatto riferimento a una documentazione dei media,
ad un eccesso e a qualche sporadico abuso. Le domando: da quelle
parziali relazioni scritte il
27 luglio - non so se vi sia poi stato un ulteriore
approfondimento - cosa emerge? Emerge che, per quanto riguarda
l'unica operazione di polizia giudiziaria - costituita dal cosiddetto
Blitz nella scuola Pertini, altrimenti chiamata scuola Diaz -,
vi è stata una violazione sistematica delle modalità
previste dal codice di procedura penale per eseguire le
perquisizioni, anche quando esse si svolgono su iniziativa della
polizia.
Dato atto che non vi sono i verbali, mi chiedo perché
e chi abbia deciso, per esempio, di non applicare le norme del codice
di procedura penale (articoli 386 e seguenti) concernenti i doveri
della polizia giudiziaria in caso di arresto o di fermo e di creare
queste strutture di concentrazione degli arrestati e dei fermati,
considerato che il codice di procedura penale prevede che
identificati i fermati o gli arrestati, si comunichi immediatamente
all'autorità giudiziaria l'avvenuto arresto o fermo e che tali
soggetti vengano messi a disposizione della stessa. È vero che
il codice stabilisce che tutto ciò debba avvenire entro
ventiquattro ore, ma ciò non significa che le persone debbano
rimanere a disposizione delle forze di polizia per 17, 18, 20 ore
come è scritto nella relazione. La norma fissa il termine di
24 ore perché, se si effettua una perquisizione a 20, 30, 40
chilometri di distanza dal punto di appoggio della messa a
disposizione dell'autorità giudiziaria, possono trascorrere
queste ore. Tuttavia, in questo caso non vi era alcuna necessità
di creare luoghi di concentramento degli arrestati e dei fermati.
Pertanto, da quanto è scritto nella relazione si evince
che non si trovano i verbali, che non si sa se i fermati siano stati
invitati a nominare un difensore - come avevano diritto a fare - o se
siano stati invitati a dire chi volevano fosse avvertito e che gli
stessi sono stati visitati una prima volta da medici
della polizia ed una seconda volta da medici della polizia
penitenziaria e così via. Che ragione vi era di non seguire
strettamente le norme di legalità previste?
Signor capo
della polizia, in sostanza vorrei capire il nodo politico e gli
aspetti tecnici che possono sorreggere una scelta politica di
gestione dell'ordine pubblico e, inoltre, le vorrei chiedere se ci
può fornire la circolare ed il vademecum citati, per
verificare se occorra compiere anche un'opera di ricostruzione
all'interno della polizia, in una visione più rispettosa dei
diritti dei cittadini o se effettivamente - come lei dice - si è
trattato di un qualche sporadico abuso.
La sensazione che i
cittadini italiani hanno avuto è stata quella di una violenza
troppo diffusa e sistematica, diretta verso persone inermi. Tutti
abbiamo visto gente che fuggiva, che si sdraiava a terra, che
rimaneva con le mani alzate.
Di fronte a tutto ciò voglio
capire che cosa debba fare il Parlamento in relazione alla necessità
di riorganizzare i corpi di polizia.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soda. Mi rendo conto che la materia trattata risulta essere particolarmente interessante, in ogni caso pregherei i colleghi presenti di sintetizzare le domande così da agevolarne la comprensione; alla fine, infatti, ciò che conta è la sostanza.
GRAZIELLA MASCIA. Essendo stata testimone oculare fino al termine del vertice, cercherò di non farmi prendere dalla curiosità e dal desiderio di chiarire tanti aspetti relativi a quelle giornate. Mi sforzerò di concentrare le mie domande, tuttavia chiedo scusa ai colleghi se forse ruberò qualche minuto agli altri parlamentari che dovranno intervenire ma, essendo la sola rappresentante del mio gruppo credo che alla fine avrò la vostra comprensione.
Dottor De Gennaro, spero di essere smentita nel corso dei
lavori di questa Commissione e vorrei capire che cosa succederà
in questo paese nei prossimi mesi. Sono convinta che tutto ciò
che è avvenuto - ferma restando qualche immancabile
responsabilità individuale -, compreso il Blitz alla
scuola Diaz, non sia frutto di casualità. Ho avuto modo di
leggere i documenti degli ispettori che lei ci ha fornito, nei quali
essi negano di aver fatto propria la scelta preventiva finalizzata ad
atti come il famoso Blitz. Vorrei davvero che così
fosse, tuttavia c'è qualcosa che non mi convince, un qualcosa
rappresentato dalle giornate del 19, 20 e 21 luglio.
Le domande
che le rivolgerò, essendo lei una persona autorevole che ha
seguito dall'inizio lo svolgersi dei fatti, sono tese a comprendere
la natura del progetto che avete disposto.
La vostra è una
struttura forte ed efficace che ha potuto usufruire di ripetute
consulenze e, forse, anche di un coordinamento operativo con le altre
polizie internazionali. È stata messa a punto una strategia
che ha potuto contare sulle esperienze precedenti, da Seattle in poi.
Come è possibile che, attraverso questa struttura, si sia
potuta difendere in maniera così eclatante la zona rossa e,
allo stesso tempo, non riuscire a garantire i diritti minimi dei
cittadini nella caserma di Bolzaneto dove ha regnato una situazione
di totale confusione ed assenza di comando? Per non parlare poi del
famoso Blitz alla scuola Diaz, dove sembra che a nessuno
debbano essere attribuite responsabilità precise. Naturalmente
di questo le chiederemo conto; io sono dell'idea che non tutti questi
fatti siano frutto di casualità, ma facciano parte di un
qualcosa che vorrei comprendere meglio.
Lei ci ha detto che, nonostante le informazioni ricevute ed i
rapporti con i servizi e le forze di polizia stranieri, non si è
riusciti a portare avanti un'azione preventiva in relazione a questi
fenomeni violenti.
Il Genoa social forum - del quale
faccio parte - ha interloquito con voi e ha garantito per se stesso e
per le proprie scelte. Naturalmente nessun individuo del nostro
gruppo può pensare di attrezzarsi per organizzare servizi
d'ordine, ancor più perché il GSF è composto da
gente pacifica.
Tuttavia, sul terreno della prevenzione, avremmo
voluto che venissero impediti arrivi. In questo senso, l'unico
risultato ottenuto è stato quello di impedire le
manifestazioni a centocinquanta persone di una nave greca, le quali
sono state rispedite - insieme a due consiglieri regionali delle
Marche, recuperati in seguito da una motovedetta - al mittente.
Dottor De Gennaro, quelle persone erano esponenti di un partito
democratico, il Synaspismos; lei ne è al corrente poiché
siamo stati in contatto per tutta quella giornata con un suo
collaboratore.
Vorrei capire meglio come sia stato possibile che,
dal punto della prevenzione e della sospensione del trattato di
Schengen, non ha funzionato nulla.
Riguardo l'aspetto della
prevenzione, devo dire che il ministro dell'interno ci ha riferito in
aula che, secondo le fonti dell'intelligence americana, erano
presenti a Genova circa 5 mila black bloc - lei oggi ci ha
detto che invece sarebbero stati duemilacinquecento - i quali hanno
operato in modo talmente veloce da non permettere alle forze di
polizia di intervenire.
Sono testimone oculare: è dal
20-21 luglio che questi signori hanno potuto agire ripetutamente,
continuamente, in modo indisturbato lontano dai luoghi in cui si
stavano svolgendo le
manifestazioni pacifiche, mentre venivano inseguiti e caricati
dalla polizia nel momento in cui tendevano ad avvicinarsi ad i nostri
cortei ed alle nostre piazze. Così si è svolta tutta la
giornata del 20 luglio. Voi, con la scusa di dover colpire queste
persone, avete ripetutamente caricato la gente che si trovava a
manifestare pacificamente. Ho bisogno di comprendere come ciò
possa essere avvenuto sia per quanto riguarda la giornata del 20
luglio sia per quanto riguarda la giornata del 21 luglio. In
quest'ultima giornata, una manifestazione di trecentomila persone è
stata caricata e continuamente spezzettata in un modo che non ha
precedenti in Italia.
Dottor De Gennaro, vorrei chiederle come
fossero state dislocate le forze di polizia nei giorni del 20 e 21
luglio e chi ne fosse al comando. Vorrei chiederle chi fossero i
responsabili della sala operativa unificata che, immagino, avrà
funzionato ininterrottamente. Quali rapporti lei ha intrattenuto -
come capo della polizia - con la sala operativa unificata e con il
ministro dell'interno nei giorni del 19, 20 e 21 luglio?
Vorrei
chiedere informazioni rispetto al tipo di coordinamento che si è
avuto con le forze di polizia ed e i servizi appartenenti ai paesi
stranieri e se le decisioni - ferma restando la responsabilità
tutta italiana - siano state assunte insieme.
Mi pare che dalle
audizioni alle quali abbiamo assistito vi sia la conferma che, di
fatto, la cosiddetta zona gialla, la zona cuscinetto - che lei ha
illustrato ai parlamentari liguri in un incontro precedente al G8 -
sia rimasta inalterata. Le chiedo conferma di questo, tenendo conto
del fatto che anche noi - sulla base di ciò che avevamo potuto
constatare in città come Praga e Nizza - avevamo espresso dei
suggerimenti al riguardo. Noi, come lei ben sa, non eravamo
interessati ad impedire che si svolgesse il vertice.
Abbiamo sempre detto: noi contestiamo la legittimità,
ma non faremo nulla per impedirlo. E questo è sempre avvenuto;
quello che è avvenuto, anche i termini di assedio, è
stato tutto virtuale. Lei conosceva i dettagli di quello che sarebbe
successo. Tuttavia, considero quella della zona cuscinetto una delle
questioni importanti, una delle ragioni per cui sono avvenuti i fatti
del 20 e del 21. Io considero quella una delle scelte sbagliate
compiute da questo Governo, tra le cause di quello che è
avvenuto. Questa zona gialla non solo è rimasta, ma si è
ampliata nella notte fra il 19 ed il 20. Sono stati visti dei
container prima della manifestazione del 19, ma tra il 19 ed
il 20 essi sono aumentati, sono usciti, la zona rossa si è
allargata al punto di impedire la circolazione dentro la città.
Noi non avevamo la possibilità di arrivare da una parte
all'altra, da una piazza tematica all'altra. E questo è stato
impedito a centinaia di persone.
Allora, io le chiedo: ci sono
state modifiche rispetto a queste scelte? Le scelte di effettuare
questi cambiamenti sono state di quei giorni o sono precedenti?
L'allargamento della zona rossa è precedente o risale
esattamente ai giorni 18, 19?
Vorrei chiederle, signor capo della
polizia, se abbia emanato lei particolari direttive rispetto alla
gestione dell'ordine pubblico, quali direttive abbia ricevuto dal
ministro dell'interno ed in quali sedi e da chi siano state elaborate
queste direttive e la gestione dell'ordine pubblico nei giorni 19, 20
e 21. Inoltre, vorrei chiederle quale fosse il contenuto di queste
direttive e se esse siano state modificate dopo la giornata del 20.
Ripeto, io penso che ci sia un problema relativo alla giornata del
20, ma poiché le dinamiche sono esattamente le stesse e si
sono ripercosse su una manifestazione di massa, credo che questi
punti vadano chiariti. In particolare sul corteo del 21 - avrei tante
domande da farle su quella
giornata -, mi limito a chiederle come mai la polizia non aprisse
il corteo come normalmente si fa. Ad un certo punto abbiamo chiesto
noi, attraverso una telefonata con il Vicepresidente Fini, di
rimuovere la polizia, di rimuoverla perché era in testa al
corteo, all'inseguimento dei cosiddetti black bloc. Ormai ci
chiudevano ed hanno rischiato di rendere le condizioni di quel corteo
veramente un disastro, come in effetti è stato per la vita e
per l'incolumità di centinaia di manifestanti.
Vorrei
chiederle anch'io come mai di fronte a tutte le segnalazioni
ricevute, non soltanto dal presidente della provincia ...
PRESIDENTE. Onorevole Mascia, mi perdoni...
GRAZIELLA MASCIA. Ho quasi finito.
PRESIDENTE. No, mi consenta, si limiti alle domande. La prego di evitare il commento.
GRAZIELLA MASCIA. È per inquadrare il problema. Questo Comitato ha poteri limitati, ma uno ha bisogno di comprendere.
LUCIANO MAGNALBÒ. Presidente, questa è l'audizione dell'onorevole Mascia!
PRESIDENTE. Scusate, colleghi. Onorevole Mascia, io non ho nessun interesse a far sì che lei non ponga le domande. Io ho interesse che lei ne ponga anche di più. Le sto chiedendo di fare le domande. La prego di limitarsi a fare le domande, perché tutti abbiamo interesse a sentire le sue domande e anche le risposte del prefetto. Grazie.
GRAZIELLA MASCIA. Presidente,
credo che non ci saranno altre occasioni di commento ma penso che il
dottor De Gennaro capisca il senso, capisca perché sono
costretta a circostanziare. Forse i colleghi si annoieranno...
Vorrei chiederle, dunque, come mai di fronte alle circostanziate
segnalazioni, non solo da parte del presidente della provincia ma
anche da parte del Genoa social forum, relative ad arrivi di
formazioni appartenenti non solo ai cosiddetti black bloc, ma
persino a formazioni neonaziste, non sia successo nulla. Avevate
poche forze, ma quelle poche forze non sono state usate, fuori, per
prevenire questi arrivi.
Riguardo all'episodio della scuola Diaz
ho posto delle domande. Io vorrei chiederle soltanto in quale modo
lei abbia partecipato alla decisione della perquisizione, in che modo
e quando abbia riferito al ministro dell'interno - lei sa che ci sono
state anche alcune telefonate in quella notte -, chi fosse il
responsabile dell'operazione: abbiamo in mano documenti che non lo
rendono comprensibile.
Infine, vorrei chiederle, sulla base di
notizie che sono uscite ieri sulla stampa, con quali metodi di
selezione e con quali percorsi di formazione sia stato addestrato il
reparto di polizia del nucleo sperimentale antisommossa e se sia vero
che a questa formazione hanno partecipato addestratori - non so come
si chiamino - provenienti dagli Stati Uniti. Rispetto alla scuola
Diaz, vorrei chiederle come mai sia stato utilizzato nella
perquisizione il reparto del servizio centrale operativo, che mi pare
fosse destinato ad altre funzioni in zona rossa, se non ricordo male
Vorrei chiederle chi fossero i responsabili per la polizia della
gestione delle persone arrestate nelle caserme, ma l'onorevole Soda
ha già chiesto molto.
Chiedo conferma semplicemente se ho compreso bene che lei ha
svolto nel corso del 2000 e del 2001 quattro riunioni del Comitato
nazionale dell'ordine e della sicurezza. Le chiedo conferma del
numero e delle date di tali riunioni. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mascia. Dopo le domande del senatore Bobbio, mi riservo di verificare se il prefetto De Gennaro ritenga di fornire le prime risposte oppure se sia il caso di continuare ancora.
LUIGI BOBBIO. Grazie, presidente.
Ringrazio il prefetto De Gennaro per la sua presenza e per le prime
indicazioni che ci ha dato.
Vorrei avere informazioni in
relazione a fatti specifici. In primo luogo, essendo impegnati nella
vicenda generale dei tre giorni del vertice di Genova più
reparti di corpi diversi - tra Polizia di Stato, Guardia di finanza,
Arma dei carabinieri ed anche Polizia penitenziaria -, vorrei sapere
chi assicurò il coordinamento e la direzione delle operazioni
ed in particolare se tale coordinamento, ove mai ci sia stato - ma in
concreto, non formalmente -, abbia riguardato solo l'ordine pubblico
o anche l'attività di polizia giudiziaria e, quindi, in buona
sostanza, vorrei sapere chi avesse la parola definitiva sia nel
coordinare, nel prendere iniziative, nel fornire risposte sul campo,
sia nel pianificare interventi di polizia giudiziaria. Questo è
importante, anche e soprattutto, in presenza - lo dico come premessa
alle domande successive - di una struttura di tipo gerarchico
fortemente verticizzata in cui, peraltro, il vertice - mi corregga se
sbaglio - era ed è rappresentato da lei.
Poi, vorrei anche
sapere perché si sia permesso ai manifestanti - questa sembra
essere almeno la presa d'atto, in concreto, di quello che si è
visto, dalle cronache televisive in
particolare - di avere una massima espansione per strada e nelle
piazze e perché non si siano in realtà previsti, sul
piano operativo, per esempio moduli, flessibili o di intervento
volante nelle varie zone della città. Questa credo che avrebbe
dovuto essere una precauzione operativa, tecnico-pratica da mettere
in campo soprattutto se si considera che, alla luce dei segnali
precedenti, a partire da Seattle in poi - e l'ultimo grave fatto si
era verificato proprio a Napoli, nei giorni del marzo di quest'anno
-, era chiaro che andava prevista anche questa forma di guerriglia.
Dico questo perché - anche in questo caso ciò serve
solo ad illustrare le domande che ho fatto e che farò -
ritengo che in questa materia vada necessariamente operata una
profonda distinzione, per quanto riguarda il suo ruolo che è
delicatissimo ed importantissimo, fra il rapporto con il vertice
politico per quello che attiene alle direttive politiche e di
altissima amministrazione e, invece, quello che dovrebbe essere il
suo ruolo in termini di attuazione funzionale sul territorio e,
quindi, di gestione pratico-tecnico-operativa della vicenda vertice
in generale.
Ancora, vorrei sapere se risponda al vero
l'informazione che al comando delle forze e degli uomini in campo, ed
in particolare per le operazioni relative all'ordine pubblico, non fu
posto personale già particolarmente esperto, in concreto, e
non sulla carta o in via puramente teorica, di ordine pubblico e di -
chiamiamola così, con un vecchio termine - polizia politica.
Poi, saltando momentaneamente ad altro argomento, vorrei che lei
ci dicesse di cosa si occupa in particolare un suo collaboratore, il
dottor Sgalla. Se ciò risponde al vero, vorrei che lei ci
dicesse perché in occasione della perquisizione nella scuola
Diaz il dottor Sgalla era sul posto e, ove mai questa
informazione fosse corretta, perché il dottor Sgalla giunse
alla scuola Diaz dieci minuti prima dell'inizio della perquisizione.
Ancora, sarebbe corretto ed utile sapere perché il venerdì
mattina, il 19 - se non mi tradisce la memoria -, sino a mezz'ora
prima della manifestazione non era stata emanata alcuna ordinanza.
Non è necessario che dica a lei che cos'è l'ordinanza
in termini di gestione di una questura, in generale, e dell'ordine
pubblico, in particolare.
Ancora, vorrei chiederle perché
sabato sera, cioè in occasione della perquisizione alla scuola
Diaz, il prefetto La Barbera fu mandato sul posto. In particolare,
essendo stato inviato sul posto, non essendo lui peraltro ufficiale
di polizia giudiziaria e trattandosi di un'operazione squisitamente
di polizia giudiziaria, visto che si partiva sulle premesse
dell'articolo 41 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza,
quali direttive furono impartite al prefetto La Barbera, circa la sua
presenza e circa il ruolo da giocare sul posto?
Vorrei fare
un'altra domanda. Nel corso degli incontri che lei ha definito
tecnici con i rappresentanti delle organizzazioni del dissenso,
vorrei sapere se lei si adoperò per chiarire a questi signori
che nella - chiamiamola così - trattativa o nella gestione di
un rapporto personalizzato, per evitare problemi gravi nel corso
delle tre giornate in oggetto, vi erano almeno due limiti che non si
sarebbe mai consentito di valicare, per il rispetto stesso dello
Stato, dei suoi ruoli e dei suoi compiti. Mi riferisco in
particolare, al limite della inviolabilità della zona rossa,
in maniera categorica ed assoluta, ed al carattere non violento della
manifestazione, posto che era del tutto evidente che in questi casi
una forma di accordo, o di trattativa si arresta in partenza di
fronte al compito primario del rappresentante dello Stato (peraltro
al più alto livello quale
è lei): il rispetto assoluto - se necessario, imposto con
la forza (tutta la forza che è necessaria) - della legge o
dell'ordine dell'autorità.
Vorrei poi sapere se in
occasione degli incontri - due, mi pare abbia detto - che lei ebbe
con i rappresentanti (continuiamo a chiamarli così, con un
termine magari non del tutto tecnico), ma comunque con gli esponenti
del GSF e delle organizzazioni del dissenso, lei registrò
questi colloqui; vorrei sapere, quindi, se in qualche maniera li
documentò, per una forma credo anche di cautela o di prudenza,
vista la delicatezza particolare della materia. Nel caso in cui li
avesse registrati, le chiedo se volesse essere così cortese -
lo chiedo anche al presidente - da metterli a disposizione della
Commissione per conoscere i contenuti degli incontri.
Altra
domanda: vorrei sapere se i rappresentanti del GSF, in generale, ai
suoi occhi, fossero realmente, o si presentassero realmente come
rappresentanti esponenti dell'intero movimento, cioè se
parlarono, presero impegni o ebbero comunque delle prese di posizione
spendendo il nome dell'intero movimento e dei suoi aderenti. Nel caso
in cui ciò non sia avvenuto, vorrei sapere in base a quale
valutazione lei decise di continuare comunque a trattare con queste
persone.
Ancora, vorrei sapere se nel corso dell'attività
di prevenzione furono operati o meno servizi investigativi, anche
eventualmente di prevenzione, ma comunque investigativi nel senso
pieno del termine, cioè finalizzati alla redazione di
informative, notizie di reato o richieste alla magistratura
inquirente, a carico di esponenti o anche eventualmente di stessi
membri del GSF o di ogni altra organizzazione a tale forum
aderente. Ove mai ciò sia stato fatto, vorrei ancora sapere se
siano stati in questo caso accertati collegamenti, ad esempio, tra
esponenti antiglobalizzazione delle varie città
italiane e se, quindi, siate riusciti a definire, almeno come
ipotesi di lavoro, l'eventuale esistenza di una rete che copra il
territorio nazionale con collegamenti internazionali attualmente in
atto, in essere.
Chiedo scusa, presidente, ho un elenco di
domande abbastanza lungo, ma sto cercando di ripercorrerlo veramente
soltanto a livello di domande.
Dunque, vorrei sapere se siano
stati accertati momenti di collegamento, quindi rapporti concreti,
tra esponenti del GSF o di movimenti collegati ed esponenti politici
nazionali o anche eventualmente internazionali. Quando parlo di
collegamenti, intendo riferirmi a un qualsivoglia genere di rapporto
diretto, o comunque legato alla formazione e al concepimento di linee
di lavoro, o quant'altro anche eventualmente più grave.
Ancora, sarebbe necessario sapere, se lei può dircelo, se
a parte i black bloc - sui quali mi sembra che si stia
concentrando in maniera eccessiva e palesemente strumentale
l'attenzione, dal punto di vista della gestione violenta ed
aggressiva di questa manifestazione dalla parte dei dimostranti - si
tenne presente da parte delle forze di polizia, che operarono nella
fase preventiva, repressiva e di controllo, che, per esempio, anche
le cosiddette tute bianche avevano, da molto tempo prima dei giorni
del vertice, assunto pubblicamente atteggiamenti violenti di
dichiarata aggressività nei confronti del vertice, dei suoi
partecipanti, della stessa polizia e dei carabinieri. Basta andare a
controllare le conferenze stampa, riprese dalla televisione, tenute
dalle tute bianche in divisa con i passamontagna sul viso, cosa
peraltro proibita dalla legge -. Perché, ad esempio - mi
smentisca se le mie informazioni sono inesatte -, in occasione di
queste conferenze stampa non si procedette mai - eppure furono
parecchie, malgrado la vigenza di quella normativa antiterrorismo
degli anni '70 che fa divieto ai cittadini di essere presenti in
pubblico con mascheramenti o travisamenti di qualsiasi genere - al
controllo, all'identificazione e al fermo di coloro che tenevano -
ripeto - conferenze stampa in divisa e con i volti coperti da
passamontagna? Anche questo è un aspetto rilevante.
Le
risulta, ancora, che i cortei del GSF abbiano mai posto in essere, in
modo significativo, durante i tre giorni di Genova, tentativi di
espellere dal loro interno, e, quindi, di isolare i gruppi numerosi
che entravano e uscivano dai cortei in questione per le loro azioni
di guerriglia? O le risulta che comunque i partecipanti cosiddetti
non violenti - ma poi in realtà vedremo esservi diversi modi
per essere violenti nel corso di manifestazioni pubbliche - abbiano
mai denunciato qualcuno dei componenti dei gruppi organizzati di
guerriglia, che entravano ed uscivano dai cortei con la copertura
quindi dei cortei stessi? Le risulta ancora che le azioni di
guerriglia e di attacco ad obiettivi civili e alle forze di polizia
furono condotte oltre che dai cosiddetti black bloc anche da
altri gruppi di manifestanti? Resta fermo che - come dire - la
connotazione violenta di determinati gruppi non è
restringibile al fatto di avere indosso uno straccio nero o meno; la
connotazione violenta, infatti, si manifesta anche per i
comportamenti, oltreché per la cosiddetta divisa (chiamiamola
così).
Le risulta altresì che a Genova - se ce lo
può dire per la sua notevolissima esperienza e per la sua
lunga carriera in polizia - si sia verificato, nei tre giorni
questione, un fatto, che in Italia, in realtà, non si vedeva
dagli anni settanta, ossia l'attacco, di esclusiva iniziativa dei
manifestanti, agli schieramenti delle forze dell'ordine, poste per
strada esclusivamente a presidio (e, quindi, ad immagine di presidio)
senza che le
stesse forze di polizia avessero posto in essere, in molti casi, iniziative ed operazioni per il contenimento dei manifestanti stessi?
PRESIDENTE. Senatore Bobbio, mi consenta. A me va tutto bene, vedo che il metodo delle domande è pertinente; lo so che il suo è un intervento a nome del gruppo, però mi hanno chiesto di intervenire anche gli onorevoli Menia e Anedda, per cui non è proprio del gruppo. Quindi, a questo punto, dividetevi le domande.
LUIGI BOBBIO. Va bene,
eventualmente posso chiedere ad altri colleghi.
Rimangono due o
tre domande soltanto.
PRESIDENTE. Prego, se sono due o tre domande, va bene. Però, è una questione di metodo.
LUIGI BOBBIO. Ha ragione,
presidente, però la materia è da approfondire;
comunque, concludo.
Vorrei sapere quali e quante note - se il
prefetto De Gennaro può farcele avere - abbia ricevuto, nella
fase preventiva e quindi preparativa del vertice, da SISDE e servizi
segreti esteri in generale. Se, ancora - questa è una domanda
di carattere più generale, alla quale però vorrei che
si rispondesse da, un punto di vista proprio di ricostruzione
generale dei ruoli e delle posizioni - risponda al vero il fatto che
sia i dirigenti cosiddetti uscenti - il dottore La Barbera in
particolare e l'altro dirigente - sia quelli da nominarsi in
pectore, siano membri del sindacato dei funzionari di polizia,
che lei in qualche maniera avrebbe ispirato e - ultimissima domanda -
se risponda al vero che nel corso dei disordini di Genova, tra gli
altri, sia stato arrestato in flagranza di reato
tale Gatto Gabriele, palermitano, avente la tessera di Rifondazione comunista n. 14038, arrestato dal terzo battaglione carabinieri in via Tolemanide per i reati di resistenza e violenza, avendo casco, maschera e sanpietrini. Grazie.
ANTONIO SODA. Presidente, la riservatezza del denunciante è tutelata, ma quella del denunciato?
LUIGI BOBBIO. Lei sa che è stato fatto il riesame e che quindi quegli atti sono pubblici, caro collega. Grazie.
ANTONIO SODA. Lei ne sa troppo dei fatti altrui!
LUIGI BOBBIO. Perché è il mio mestiere!
ANTONIO SODA. Quello dello spione!
LUIGI BOBBIO. Non le permetto di chiamarmi spione, perché lei ha fatto una ben peggiore figura!
PRESIDENTE. Senatore Bobbio, credo vi sia un clima collaborativo. Abbiamo qui il prefetto che deve darci risposte che credo interessino non solo noi singolarmente, ma un po' tutti. Procediamo con calma e vedrete che, alla fine, arriveremo a comprendere qualcosa di più.
FILIPPO MANCUSO. Abbiamo molto materiale interrogativo...
PRESIDENTE. Molto, a mio avviso.
FILIPPO MANCUSO. Se fosse possibile, anche per la probabile stanchezza del nostro ospite, fare qui una sosta e rimandare a più tardi le domande che mancano... È troppo il
materiale proposto, valuti lei, presidente. A me pare che sia il momento di dare una risposta, ci sono trenta o quaranta domande pendenti.
LUCIANO VIOLANTE. Forse sarebbe opportuno che il capo della polizia, prima di tutto, spiegasse quali sono le funzioni del capo della polizia, perché non tutti qui le conoscono, altrimenti rischiamo di fare alcuni errori di valutazione.
PRESIDENTE. Mi pare che lei
suggerisca, visto che i cinque interventi hanno comunque sottolineato
la funzione del capo della polizia, che, almeno su questo punto,
vengano fornite delle risposte, per evitare che altri undici colleghi
possano ripetere un po' lo stesso argomento.
Dunque, se lei
ritiene, prefetto, di poterci chiarire - soprattutto in riferimento
alle domande che fino qui le sono state poste - solo questo aspetto
della problematica, successivamente potremmo procedere ad ascoltare
tutti gli altri colleghi, in maniera tale che lei possa fornire, alla
fine, una risposta a tutte le domande che le sono state poste.
GIOVANNI DE GENNARO,
Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza.
Signor presidente, io naturalmente sto prendendo nota di tutte le
domande e, certamente, per tutte quelle che sono le mie conoscenze,
cercherò di rispondere e di fornire le indicazioni. Però,
obiettivamente, credo che qualcuna di queste domande vada un po'
oltre quelle che sono le possibilità di conoscenza del capo
della polizia.
Innanzitutto, il direttore generale della pubblica
sicurezza ha, sì, una funzione di coordinamento, ma vorrei
ricordare, se possibile, che non c'è - come ha detto prima il
senatore Bobbio - una linea verticistica di comando. Il nostro non è
un
sistema di organizzazione gerarchico, come altri sistemi e altre
istituzioni naturalmente hanno. Nel nostro sistema, in virtù
di una legge vigente del 1981, il punto di riferimento centrale sono
le autorità di pubblica sicurezza, soprattutto con riferimento
alla responsabilità sull'ordine e sulla sicurezza pubblica.
Non per niente sono individuate ed indicate come autorità ed è
per questo motivo - chiedo scusa se ho dato, forse, l'impressione
sbagliata - che nella mia relazione credo di aver sottolineato tutto
il supporto e tutte le attenzioni che sono state date in termini di
supporto a quelle autorità che operano a Genova. A questo
proposito - proprio anticipando parte di una domanda - proprio in
quegli incontri tecnici cui è stato fatto riferimento, io ho
sottolineato che non ho nessuna autorità: sono il prefetto e
il questore ad avere l'autorità.
Tuttavia, con molta
lealtà e con molta correttezza, credo di aver detto, nella mia
relazione, che le scelte sono state sempre condivise anche a livello
centrale, in ragione proprio del ruolo del capo della polizia, il
quale ha quattro compiti: il primo, recita l'articolo 4 della legge
n. 121, è quello dell'attuazione della politica e dell'ordine
della sicurezza pubblica; il secondo è quello del
coordinamento tecnico delle attività delle forze di polizia;
il terzo è quello della direzione e amministrazione della
Polizia di Stato; il quarto è quello relativo alla direzione e
gestione dei supporti tecnici.
In effetti, su alcune cose non
sono in grado di rispondere, soprattutto sulla parte investigativa,
né di fornire elementi certi che, laddove non fossero coperti
da segreti di indagine, possono essere forniti sicuramente dagli
ufficiali di polizia giudiziaria.
In questo senso credo di aver
correttamente indicato il ruolo del capo della polizia. Ovviamente,
nella mia veste di direttore generale della pubblica sicurezza,
assumo ogni responsabilità
di quelle che sono state le scelte fatte nell'ambito delle attribuzioni che la legge mi conferisce. Signor presidente, non posso assumere responsabilità su fatti per cui non ho attribuzioni da parte della legge.
PRESIDENTE. La ringrazio, così i colleghi hanno contezza delle prerogative del capo della polizia.
GRAZIA LABATE. Alla lettura
attenta della relazione del prefetto De Gennaro, che abbiamo
ascoltato tutti con molta attenzione, non posso non sottolineare,
prefetto De Gennaro, uno scarto evidente tra il contenuto della sua
relazione, che analizza tutto lo stato di preparazione e di messa a
punto di quattro obiettivi che si intendevano perseguire prima
dell'evento del G8, e, contemporaneamente, la lettura dei materiali,
che stamattina ci sono stati forniti, nei quali - userò questo
termine in relazione ai giorni caldi - le conclusioni cui si perviene
sono quelle dell'assenza di sinergie, di confusione, di mancanza di
coordinamento. Trovo, dunque, questo scarto nella lettura molto
attenta della sua relazione e nelle conclusioni cui sono pervenuti
gli ispettori, anche se attendiamo ovviamente la terza relazione per
formarci un giudizio complessivo.
La prima domanda che vorrei
rivolgerle è la seguente: lei dice di aver partecipato a due
riunioni in loco con il comitato per la sicurezza, l'ultima
conclusasi il 30 giugno: lo evinco dalla relazione è trattato
di due riunioni cui lei ha partecipato il 24 e il 30 giugno, nelle
quali il questore e il prefetto hanno dimostrato una sensibilità
alle domande poste dal Genoa social forum, concedendo appunto
una manifestazione che non era stata prevista in zona ponente e
predisponendo, in quella sede, l'abilitazione della stazione di
Brignole per l'arrivo dei manifestanti. Lei ci ha detto che aveva
notato, nelle occasioni in cui
era stato presente, sfuggenti ed evasive risposte da parte del
Genoa social forum sul tema della sicurezza o, quantomeno,
sull'isolamento degli elementi violenti, al punto da farle definire
un non ben chiaro concetto di disobbedienza civile e, al tempo
stesso, ci ha detto delle azioni di prevenzione avvenute con tutta
una serie di indagini, perquisizioni e messa a punto di elementi che
potevano determinare preoccupazioni avvenute prima delle giornate
calde. Le chiedo allora: in quale rapporto stanno queste cose, visto
che nelle riunioni del comitato per la sicurezza erano state
individuate queste sensazioni di sfuggenza ed evasività sulla
chiarezza da parte dei proponenti le famose giornate a tema? Le
operazioni di prevenzione intercorse giorni prima le fanno
addirittura elencare tutta una serie di centri e circoli, nei quali
si era rinvenuto materiale favorevole all'uso la violenza. Quindi la
domanda è: in che rapporto stanno queste cose e quali misure
sono state date agli organi competenti in sede locale? Infatti, a
partire dalla settimana comunque prevista - e quindi a tutti nota,
agli organi di sicurezza locale come a quelli di sicurezza centrale
-, vorrei ricordare al prefetto De Gennaro che esistevano stampati,
che circolavano nella città, sia delle zone in cui si
sarebbero verificati gli incontri a tema sia di tutta
l'organizzazione, in termini anche di dibattiti che i movimenti
avrebbero effettuato nella mia città.
Mi domando allora -
avendo compreso, anche dalla lettura degli articoli della legge, i
compiti di coordinamento - in che rapporto stiano queste cose e che
cosa sia stato detto agli organi di livello locale sia in riferimento
alle esigenze di effettuare altri coordinamenti, man mano che gli
episodi avvenivano, sia riguardo alla risposta a segnalazioni: mi
riferisco sia a quelle che ha ricordato qui, ieri, la presidente
della provincia - che, peraltro, perlomeno a me, che sono
deputata ligure, erano già note -, sia alle segnalazioni
che io stessa, il giorno 20, il giorno delle piazze a tema, ho fatto
direttamente, chiamando il 112 dei carabinieri, la questura di
Genova, parlando con il capo di gabinetto e segnalando episodi che
nella mia città non erano quelli che avvenivano
contemporaneamente ai cortei, ma erano quelli più isolati -
dell'area bank, di via Rimassa all'altezza del 4910, da parte
dei black bloc, dove non c'era corteo di manifestanti -, alle
quali non è stata data risposta.
Il giorno della famosa
manifestazione pacifica, prefetto De Gennaro, è stato
visibile, non solo a chi era lì e sfilava in corteo, ma anche
a chi era lì e osservava, che l'attacco, con la presa della
testa del corteo, è avvenuto da parte di gruppi (certamente
stranieri a giudicare dalla voce tedesca che si ascoltava) che
venivano fuori dalla zona di piazzale Kennedy, conquistavano la testa
del corteo e iniziavano la sassaiola con la polizia, alla quale la
polizia rispondeva con lancio di lacrimogeni. Di fronte a questo
episodio, vi sono state immediate segnalazioni di cittadini abitanti
in quella zona, in piazza Rossetti e in via Rimassa, alla questura,
al 112 e persino ai vigili del fuoco. Ebbene, l'unico corpo che è
arrivato immediatamente, perché il danno era grave, con
situazioni di incendi e tubature del gas vicino ad alcuni palazzi, è
stato quello dei vigili del fuoco.
Domando allora tre cose:
coordinamenti in costanza di episodi che dovevano verificare gli
stati di emergenza che via via si verificavano; sul luogo,
coordinamento di tutti i corpi presenti che, ai cittadini residenti,
come me, nella zona gialla, è apparso esiguo: effettivamente,
ho difficoltà, abitando proprio in quella zona, a credere che
in tutta la zona gialla fossero dislocate 6.800 unità;
probabilmente, avrò percorso perimetri in cui ciò non
era visibile, ma effettivamente la mia
sensazione è quella che molti cittadini genovesi hanno
avuto, e cioè che non ci sia stata assicurata la necessaria
sicurezza in quella zona. E poi che cosa ha determinato, nei momenti
dell'emergenza, l'impossibilità di efficaci coordinamenti e,
dietro le segnalazioni circostanziate e dirette effettuate, di
intervenire - voglio sottolinearlo di nuovo - non rispetto ad episodi
che avvenivano nel mezzo dei cortei, ma ad episodi isolati ed
individuati, su cui potrei dare anche riferimenti temporali, come per
l'episodio dell'area bank? Questo si è verificato alle
ore 13,06, mentre la polizia è intervenuta alle 13,46, e
faccio notare che la questura è esattamente dietro la zona di
via Rimassa. Quindi, vorrei capire - rispetto ad una relazione così
circostanziata in termini di azioni efficacemente prese in tempo e
messe in campo di supporto alle istituzioni locali e di azioni di
prevenzione - cosa sia accaduto per cui questo coordinamento non c'è
stato, l'intervento tempestivo non è arrivato, anche dietro
sollecitazione. Senza dire, poi, delle domande fatte dai colleghi
sulla sera del Blitz alla scuola ex Diaz. Anche in quel caso,
prefetto De Gennaro, devo dirle che mi sono rivolta direttamente al
prefetto Di Giovine ed al questore Colucci, dietro segnalazioni di
deputati parlamentari colti dal panico, perché le forze di
polizia non riconoscevano nemmeno un tesserino di parlamentare.
Effettivamente le risposte su questo sono state scarse , addirittura
nulle e, in certi casi, preoccupanti.
Quindi, da lei mi aspetto
una risposta esauriente rispetto a questi quesiti, perché la
ferita prodotta in quella città non è solo materiale -
l'ha detto il sindaco Pericu ieri -, ma è una ferita profonda,
morale: in una città che ha sempre avuto efficaci rapporti con
le istituzioni dello Stato preposte alla
sicurezza, non ci si capacita di cosa sia accaduto che abbia potuto ingenerare nei cittadini la sensazione che, stavolta, l'intervento non sia stato efficace e tempestivo.
ALOIS KOFLER. Sarò brevissimo, presidente. Prefetto, per quanto riguarda i fatti avvenuti nella scuola Pertini, da una rapida lettura della relazione degli ispettori non ho potuto cogliere il numero delle persone, degli agenti impiegati in questa azione.
ANTONIO SODA. Erano 275; c'è scritto.
ALOIS KOFLER. Bene. Seconda
domanda: vi era una collaborazione con altri reparti o si trattava
soltanto di uomini della polizia? Posta in maniera diversa, la
domanda è: lei può escludere che vi siano stati altri
reparti che, probabilmente prima, siano stati impiegati per un'azione
nella stessa scuola? Chiedo ciò anche alla luce dei fatti che
sono stati riportati dagli organi di stampa di ieri e che,
addirittura, sarebbero sostenuti dal sottosegretario per l'interno.
Altra domanda, a proposito della quale ho portato una copia della
prima pagina di un settimanale tedesco molto diffuso, Die Zeit,
del 2 agosto, che poi consegnerò: lei ritiene che questo
comportamento dell'agente, ed evidentemente della polizia, sia
adeguato o che si sia trattato di un episodio sporadico ed anomalo? E
se non lo ritiene adeguato, quali misure intende disporre per evitare
il ripetersi di comportamenti del genere che sicuramente provocano un
grosso danno all'immagine del paese?
L'ultimo gruppo di domande.
Vi sono state proteste o richieste di chiarimenti abbastanza
insistenti da parte delle autorità tedesche e austriache: per
quel che riguarda la sua competenza, con quale tempistica ed in quale
modo lei ha
potuto rispondere a queste domande di chiarimento? Gradirei anche che il Comitato acquisisse la documentazione relativa a tali risposte.
PRESIDENTE. Vuole consegnare quel documento, senatore Kofler?
FRANCO BASSANINI. Presidente,
ho tre sole domande da porre; le altre sono state già rivolte
dai colleghi e voglio solo dire al prefetto De Gennaro che seguirò
con molto interesse le risposte alle domande fatte dai colleghi, che
sono molto importanti ai fini dell'accertamento della verità.
La prima domanda è questa: come il prefetto De Gennaro sa,
nella veste di ministro, anni fa, mi è capitato di partecipare
a due riunioni di comitati provinciali per la sicurezza in
circostanze importanti - ad esempio, in occasione della tradizionale
manifestazione del 25 aprile, a Milano -, in momenti difficili; nel
primo caso, era esplosa una bomba a palazzo Marino nella notte
precedente, mentre, nel secondo, c'era la tensione per il Leoncavallo
e per i centri sociali. In tutti questi casi ...
In tutti questi
casi le autorità di pubblica sicurezza, nella persona del
questore, ci spiegarono, innanzitutto, che cosa le forze dell'ordine
avrebbero fatto per isolare coloro che erano identificati come
possibili portatori di azioni violente: isolarli e metterli in
condizioni di non potersi inserire e mescolare al grosso del corteo.
E poi, in effetti, così successe, nel senso che (allora si
trattava soprattutto di centri sociali) questi elementi venivano,
come dire, costretti a stare in coda al corteo, tanto
che quando arrivavano in piazza del Duomo la manifestazione era
praticamente finita. Avevo capito che questa fosse una regola
generale; vorrei capire se lo era anche in tale circostanza e cosa è
stato fatto, perché penso che questo sia il punto
fondamentale. Dobbiamo chiedere a tutti, ripeto, a tutti (le forze
politiche e le organizzazioni del dissenso) di condannare la violenza
e di rifiutare ogni rapporto e ogni copertura nei confronti dei
violenti, chiunque essi siano; non mi riferisco soltanto alle tute
nere, se ve ne sono altri, anche nei confronti di questi altri. Però
poi, le forze politiche e le istituzioni devono operare per conto
loro essenzialmente tale scopo: isolare la violenza ed evitare, ieri,
oggi e in futuro, che i violenti possano trovare terreno di cultura,
coperture, eccetera.
La domanda è: cosa si è fatto
in questo caso? I molteplici episodi citati sembrano dimostrare che
questo tipo di azione, di isolamento, di prevenzione e di repressione
dei gruppi violenti, alcuni dei quali erano facilmente identificabili
(altri forse no, ma alcuni sicuramente erano facilmente
identificabili), non è stato adeguato. Sembra addirittura -
questo scrivono i giornali, molti episodi lo hanno fatto sospettare e
spero non sia vero - che sia, quasi, stata seguita una linea intesa a
non operare con decisione in tale direzione, forse per evitare
reazioni. Vorrei capire se, anche in questo caso, c'era tale
direttiva tra quelle fondamentali e che cosa si è fatto. Le
denunce di autorità istituzionali - ieri abbiamo ascoltato la
presidente della provincia di Genova - offrivano buoni motivi per
intervenire con decisione al fine di prevenire ed isolare i violenti,
posto che, come tutti sappiamo, la grandissima maggioranza delle
organizzazioni (penso alle associazioni cattoliche, alla federazione
delle chiese evangeliche, ai valdesi,
eccetera), era composta sicuramente da persone pacifiche che
manifestavano le loro idee, rifiutando, assolutamente, la violenza.
La seconda domanda. Oltre alla perquisizione nella scuola
Pertini, ex Diaz, si è svolto, contemporaneamente, un
intervento nell'edificio di fronte. Tale edificio era assegnato al
Genoa social forum per il centro di informazione. Nella
relazione che ci è stata consegnata si afferma che l'accesso,
in tale occasione, di fronte a mancanza di episodi di violenza e
resistenza è stato effettuato senza alcuna conseguenza per le
persone presenti e senza danni per le cose - ripeto, senza danni per
le cose - confermando quali siano, sulla base delle direttive
impartite e dell'addestramento del personale, i canoni
comportamentali adottati nel caso in cui si ritenga di dovere
effettuare interventi di polizia giudiziaria. Quindi si cita questo
caso come prova del fatto che le direttive erano corrette e il
personale era addestrato a seguirle correttamente. Ora, invece,
abbiamo sentito e visto dei filmati, e leggiamo oggi sui giornali,
che in quell'edificio, in via Battisti di fronte la scuola Pertini,
ex Diaz, sono state effettuate, da parte delle forze che provvedevano
alle perquisizioni, devastazioni; sono stati distrutti computer e
sono stati distrutti o prelevati dischetti. Non c'è, pare,
rapporto su questa perquisizione. Qui si dice che non è stato
arrecato alcun danno alle cose e allora io vorrei capire, dottor De
Gennaro, se anche a lei non è risultata evidente questa
contraddizione che è talmente palese da generare perplessità
sulla correttezza della sua relazione. A meno che non si dica che
tutti i filmati trasmessi dalla televisione e ciò che oggi
scrive il Corriere della sera e ciò che in
quell'edificio sono avvenute delle devastazioni sia tutto falso.
Qualcuno insinua anche il sospetto (spero non vero) che si fossero
così voluti distruggere filmati significativi contenuti in
quei dischetti
di computer. Mi auguro che questo non sia vero, non voglio
crederci, perché sarebbe abbastanza grave, e tuttavia qui c'è
scritta una cosa che pare proprio contraria alla verità. Come
mai non ha ritenuto di chiedere, immediatamente, all'ispettore la
ragione di questa - sembra evidente - reticenza, o meglio sarebbe
dire, cosa non vera, contenuta nel rapporto?
Infine un'ultima
domanda alla quale non so se lei potrà rispondere ma le chiedo
solo una risposta in termini molto generali: le nostre forze di
sicurezza avevano provveduto - come si fa, credo, in questi casi - ad
infiltrare, nelle organizzazioni dei manifestanti, in particolare in
quelle più a rischio, degli informatori? Non so - ripeto - se
lei potrà rispondermi, le chiedo solo una risposta di ordine
generale, perché credo sia un elemento utile ai nostri
accertamenti.
GIAN FRANCO ANEDDA. Chiedo
scusa se qualche domanda potrà essere ripetitiva, ma
preferisco farla piuttosto che scremare i miei appunti ed inizio
senza convenevoli: diamoli per letti.
Vorrei sapere se vi fosse,
da chi fosse stata disposta e quale fosse la divisione dei ruoli tra
le diverse forze di polizia e all'interno delle stesse forze di
polizia; se vi fossero piani operativi di intervento per fronteggiare
la guerriglia stradale. Mi riferisco all'affermazione contenuta a
pagina 17 laddove trae esperienza dagli episodi verificatisi in
occasione di altre manifestazioni internazionali.
Vorrei sapere
se a Napoli, per quanto è di sua conoscenza, vi siano stati
episodi di violenza da parte di agenti della polizia; quale esito
abbiano avuto, anche disciplinare, e quali indagini siano state
effettuate all'interno e se, quanto accaduto a Napoli, abbia
determinato o meno un aggiornamento dei piani operativi, posto che
esistessero.
Vorrei altresì sapere quale fosse la preparazione degli
agenti perché, lei sa, che nei commenti agli episodi si è
detto - e la doglianza proviene anche dal sindacato della polizia -
che siano stati utilizzati anche agenti poco preparati ai quali era
stato consegnato soltanto quel vademecum cui lei ha fatto cenno. Se
esistano, girati dalla polizia, dei filmati, se anche dagli
elicotteri, e se se ne possa acquisire una copia. Se, anche con
riferimento ad attività di prevenzione, ma anche con riguardo
a ciò che accadeva in quei giorni, gli organi di polizia
abbiano utilizzato il sito Internet, giacché i giornali hanno
pubblicato l'indirizzo di almeno cinque siti nei quali, si dice,
fossero indicate le direttive anche per le azioni di guerriglia. Se
esistano delle registrazioni radio anche tra le forze di polizia in
occasione delle operazioni e se sia possibile acquisire tali
registrazioni.
Chiedo se lei abbia fatto delle verifiche in
relazione alle denunciate omissioni di un rapporto, in particolare,
circa il tempo degli interventi delle diverse forze di polizia - o
delle diverse specialità delle forze di polizia - nella
caserma Pertini. Si afferma, anche nei rapporti, che sarebbero
entrati prima gli agenti della mobile, così si dice, e taluno
di questi - e non il solo il dirigente - sostiene che, quando
entrarono, trovarono all'interno dell'altro personale con il
giubbotto con scritto polizia ed esisteva già una situazione
di disordine o, se vuole, di violenza.
In merito alla terza
relazione, i giornali - non leggo per brevità, ma glielo posso
citare - danno questa relazione come già pronta da circa una
settimana: le chiedo il motivo del ritardo. È una notizia
giornalistica che va assunta con tutte le cautele ed io stesso la
cito con la medesima cautela, ma i giornali la danno per certa, tanto
che ne riportano dei brani.
Come mai lei non si è chiesto - o, se lo ha chiesto, qual è
stata la risposta - perché le audizioni dei soggetti
ascoltati, si legge nei rapporti, non sono state formalizzate?
Per
quanto riguarda la scuola Pertini o Diaz - adesso non vorrei creare
confusione - vorrei sapere: se lei sia stato, come pare certo,
preventivamente avvertito; se abbia indicato le modalità; se
abbia approvato le modalità che altri gli hanno indicato; se,
durante l'azione, abbia tenuto un costante collegamento radio con chi
interveniva; se abbia avuto notizie, durante quei giorni, della
volontà e della dichiarata volontà di sfondare la
barriera della zona rossa; se abbia dato, in merito, delle
indicazioni. Nel rapporto, nelle dichiarazioni di molte persone, si
afferma che dai manifestanti era stata dichiarata la volontà
di sfondare la zona rossa. Le rivolgo questa domanda perché
ciò sarebbe in contrasto con l'affermazione del sindaco, il
quale ha parlato soltanto di un assedio, ossia, parrebbe quasi un
sit-in alla Gandhi: non è così, parrebbe.
Vorrei altresì sapere se, dopo la presentazione dei
rapporti, lei abbia parlato con gli ispettori e abbia acquisito altre
notizie. La domanda è riferita anche al fatto che, in uno dei
rapporti, facendo riferimento all'atteggiamento e ai visi delle
persone fermate, si afferma che non recavano segni di violenza, si
definiscono i visi stessi - o l'espressione dei visi - «dispettosi»:
vorrei sapere se lei ha chiesto notizie o come lei abbia interpretato
l'aggettivo «dispettosi».
Le chiedo se siano state
eseguite - lei dice di sì - intercettazioni telefoniche ed
ambientali; se siano state autorizzate precedentemente, se possiamo
acquisire i tabulati di tali registrazioni e da chi siano state
operate; se lei condivida l'affermazione di un pubblico ministero che
definisce il «blocco nero» un'associazione a delinquere e
se questa sua
condivisione di oggi fosse un convincimento, anche preventivo, in
relazione all'attività di intelligence che lei dice sia
stata svolta.
Nella relazione che lei cortesemente ha predisposto
- ed è l'ultima domanda - sostiene che vi fu questo tentativo
di sfondamento e di violenza da parte del blocco nero e, testuale, da
altri spezzoni manifestanti. Desidero sapere chi siano questi
spezzoni, quale era la consistenza numerica dei partecipanti o dei
componenti di tali spezzoni e come si sia attuata, se vi sia stata,
una violenza da parte dei suddetti gruppi.
GIANNICOLA SINISI. Signor
presidente, vorrei ringraziare il prefetto De Gennaro per la sua
esposizione perché ci ha consentito di inquadrare la
complessità dell'attività che è stata svolta in
un contesto assolutamente singolare, sebbene questa singolarità
- come ha avuto modo di dirci - sia frutto, anche, di un'evoluzione
rispetto a vicende di ordine pubblico maturate in altri vertici
tenuti in precedenza.
La prima domanda che vorrei porle, signor
prefetto, riguarda una questione in particolare. Noi sappiamo che c'è
stata un'ordinanza prefettizia del 2 giugno che ha riguardato tutte
le disposizioni relativa all'ordine pubblico emanate dal prefetto di
Genova. Abbiamo saputo che il 19 giugno c'è stato un incontro
del ministro dell'interno con i rappresentanti degli enti locali,
dov'è stata rappresentata la volontà del Governo di
aprire ad una trattativa sulla modalità di realizzazione delle
manifestazioni con gli esponenti del Genoa social forum. Lei
ci ha detto che il 24 e il 30 giugno si è incontrato con i
rappresentanti del Genoa social forum. La domanda che vorrei
rivolgerle è proprio alla luce di quella che lei ha definito -
sulla base della legge n. 121 - il ruolo del capo della polizia, che
è un ruolo tecnico. Vorrei sapere come mai è stato
delegato lei all'incontro e non ha partecipato, invece, come
poteva fare, a mio avviso, lo stesso ministro, un rappresentante
del Governo o il prefetto, che è autorità locale,
autorità politica e di coordinamento politico, dell'attività
locale. In cosa è consistita la missione che le è stata
affidata, posto che ci è sembrato piuttosto singolare che sia
stato inviato il capo della polizia a fare tale incontro.
La
seconda questione che vorrei porle, signor prefetto, è la
seguente: lei ci ha detto che si sono tenuti quattro comitati
nazionali per l'ordine e la sicurezza pubblica sul G8 e che l'ultimo
si è svolto il 24 maggio. Se mi conferma che non si sono
tenuti altri comitati nazionali per l'ordine e la sicurezza pubblica
sullo stesso argomento, debbo dedurne che i comitati nazionali si
sono tenuti soltanto con il precedente governo; quindi, con questo
Governo, comitati nazionali, su tale materia, non ci sono stati. Se è
così - abbiamo appreso dell'incontro del ministro dell'interno
del 19 giugno con gli enti locali; abbiamo letto i quotidiani dove in
un articolo pubblicato sul Secolo XIX dell'11 luglio (con la
prudenza, ovviamente, del collega Anedda per quanto riguarda la
stampa), viene riportata una lettera del ministro Scajola che
descrive il metodo con cui si stavano conducendo le trattative con il
GSF; c'è una dichiarazione del ministro Ruggiero di volere
incontrare il noto cantante Manu Chao per portare avanti la
discussione. Poi, ad un certo punto, c'è un cambiamento,
perché qualche giorno dopo, interviene una dichiarazione del
ministro Scajola: non si tratta solo di ordine pubblico, se è
così, in che cosa si sono, quindi, realizzate le direttive
politiche che lei ha ricevuto come autorità nazionale delegata
ad eseguirle, posto che i comitati nazionali non si sono tenuti?
Terza questione che vorrei porle: lei ha parlato di una lista di
1.439 nomi di soggetti denunciati per azioni violente. La domanda è
la seguente: il sistema informativo Schengen sul
punto è stato utilizzato e in che misura? Noi abbiamo
sempre appreso dalla stampa - con i limiti che ricordava il collega
Anedda - che c'era stata una proposta del ministro Schily di redigere
una lista di soggetti violenti a livello europeo. Perché
quest'iniziativa proposta dal ministro Schily non è stata
tempestivamente eseguita - credo che sia apparsa in un articolo del
10, 11 luglio - e in che misura, oggi, il sistema di Schengen può
essere utilizzato?
Un'altra questione è stata posta dai
colleghi, ma, anche oggi, torna sulla stampa: qual è stato il
contributo dei servizi di sicurezza ai fini della prevenzione?
Abbiamo letto molte cose sui giornali. In un'intervista, pubblicata
il 24 luglio su Il Secolo XIX, il ministro Frattini dichiarava
che il contributo dei servizi era stato assolutamente esemplare e
formidabile e che anche il lavoro di intelligence, in
collaborazione con gli Stati Uniti, non aveva precedenti. Vorremmo
sapere - lo chiederemo anche al ministro - se ed in quale misura vi
sia stato tale contributo.
Abbiamo letto, sempre sui giornali,
che l'Arma dei carabinieri avrebbe utilizzato anche infiltrati o
agenti sotto copertura durante queste operazioni. Chiederemo, oggi
pomeriggio, al comandante generale dell'Arma dei carabinieri, lo
chiediamo adesso anche a lei, se ed in quale misura siano stati
utilizzati agenti sotto copertura ed infiltrati e se questa azione
abbia avuto successo, alla luce della complessità di ciò
che lei ci ha rappresentato.
Signor prefetto, abbiamo sentito
parlare di una mancata autorizzazione ad un'iniziativa della
formazione Forza nuova, che doveva svolgersi a Genova il 30 giugno:
volevamo sapere se le risulta questa richiesta, se le risulta che non
sia stata autorizzata o che vi siano state altre iniziative dello
stesso tenore, della stessa formazione politica.
Sulla questione del coordinamento delle forze di polizia sono
intervenuti i colleghi, ma mi permetta di farle una domanda più
precisa. Dai documenti che abbiamo potuto leggere questa mattina ci è
sembrato che nella caserma di Bolzaneto del reparto mobile vi fosse
un coordinamento tra tutte le forze di polizia, tranne l'Arma dei
carabinieri. Vi era la Guardia di finanza, la Polizia di Stato e la
polizia penitenziaria e quanti altri, ma non l'Arma dei carabinieri,
che reputo fosse nella caserma di Forte San Giuliano. Le chiedo la
conferma che il coordinamento sia avvenuto per separazione di
funzioni e di luoghi.
Altri colleghi le hanno chiesto di sapere
chi ha deciso la perquisizione alla Pertini (dal documento si capisce
che vi è un momento di difficoltà decisionale, avvenuto
in loco, a Genova); le chiedo inoltre: chi ha deciso l'impiego
del reparto mobile in quell'occasione?
L'ultima questione, signor
prefetto (forse non dovrei neanche porle questa domanda) è la
seguente: il ministro Martino ha detto che, per quanto riguarda le
vicende dell'Arma dei carabinieri, le inchieste amministrative
dovrebbero essere svolte dal Viminale (lo abbiamo letto sul Corriere
della Sera del 4 agosto). L'Arma dei carabinieri ha partecipato
all'intervento alla scuola Pertini e, credo, ha avuto la
responsabilità di Forte San Giuliano: vorremmo sapere se è
vero che le inchieste amministrative riguardanti tali vicende saranno
svolte dal Viminale oppure autonomamente dall'Arma dei carabinieri.
FABRIZIO CICCHITTO. Innanzitutto, signor prefetto, la ringrazio dell'esposizione. A nome del gruppo di Forza Italia vorrei fare alcune osservazioni. La prima è questa: dall'esposizione, ascoltata, ieri, da parte di esponenti degli enti locali, il dottor Pericu e la dottoressa Vincenzi, abbiamo capito che vi è stata una certa stasi nell'attenzione rivolta al G8, nel
periodo da febbraio sino a giugno. La ripresa di attenzione e di
iniziativa da parte del Governo è avvenuta quando hanno avuto
luogo la presentazione del programma di Governo al Parlamento da
parte dell'onorevole Berlusconi e alcuni interventi dell'onorevole
Scajola, tra cui quello del 13 luglio, in cui, parlando con 600
esponenti delle forze dell'ordine, dava direttive molto precise sul
comportamento delle stesse nel confronto e nell'impatto con le
manifestazioni, sottolineando la necessità di un rapporto
assolutamente civile ed aperto.
Stiamo facendo una falsa
discussione, che rischia di tradursi non in un'analisi degli aspetti
positivi e critici del comportamento della polizia, ma in una
contrapposizione radicale e totale alle forze dell'ordine, che ho
ascoltato in moltissimi interventi, nel corso di questa discussione,
che è un'altra cosa rispetto ad un'analisi critica....
MARCO BOATO. Questo non è vero!
FABRIZIO CICCHITTO. Se l'onorevole Boato non mi interrompesse, potrei continuare a parlare. Parto da un punto di analisi che, per quello che mi riguarda, è opposto a quello fatto dall'onorevole Soda, che ne trae, a sua volta, giuste conseguenze di contrapposizione alle forze dell'ordine.
MARCO BOATO. Questo non è avvenuto!
FABRIZIO CICCHITTO. Non ci troviamo di fronte ad un piccolo gruppo di black bloc e, poi, ad una massa sterminata di manifestanti specifici. Purtroppo, il fenomeno con cui si sono dovute misurare le forze dell'ordine (ed in certi casi è stato fatto bene, in altri bisogna svolgere un'analisi critica) è quello di una realtà molto più complessa, in cui l'area della violenza è molto più estesa. Come è risultato anche dall'esposizione
della dottoressa Vincenzi, quest'area di violenza aveva elementi
di copertura e di omertà anche da parte di settori non
violenti, per cui una scuola è stata occupata dai black
bloc e non è arrivata alcuna segnalazione da parte dei
Cobas, che la tenevano precedentemente. Oggi, sul Corriere della
Sera, vi è un'intervista in cui un esponente dei black
bloc afferma che il Genoa social forum non ha accettato il
gioco della polizia di isolare i black bloc dal resto del
movimento. Abbiamo avuto una realtà molto più complessa
e molto più difficile, un'area di violenza molto più
estesa, incorporata dentro il movimento, che ha creato difficoltà
alle forze dell'ordine nel seguire la direttiva di tutelare la
libertà del movimento pacifico.
Detto ciò e posta,
quindi, la questione in termini totalmente diversi, rispetto
all'attacco frontale sviluppato in questa sede, problemi emergono
dalla stessa relazione del dottore De Gennaro e, certamente, in modo
marcato dalle relazioni dei tre ispettori e su ciò deve essere
svolta una riflessione. Bisogna riflettere sull'ammodernamento anche
dell'armamento delle forze di polizia: lei non pensa, dottor De
Gennaro, che, forse, se le forze dell'ordine fossero state dotate di
proiettili di gomma, bombe flash e così via, forse la
repressione sarebbe stata più efficace ed i rischi di morte
meno rilevanti?
Non pensa che, finora, un problema sia stato
rappresentato anche dal fatto che i massimi dirigenti della polizia,
persone dotate di grandissima professionalità, abbiano un
orientamento univoco, cioè di essere grandi investigatori, ma
di non aver avuto esperienze di gestione dell'ordine pubblico? Non
pensa che questa contraddizione sia emersa anche a Genova (infatti
sia Andreassi, sia La Barbera, sia lo stesso Gratteri, sono
investigatori, ma non esperti di gestione dell'ordine pubblico)? Come
è stata regolata, di conseguenza, la rete di rapporti
gerarchici funzionali tra Ministero dell'interno e
prefetto, tra prefetto e questore, tra ministero e questore, tra
questore e Andreassi, tra questore e responsabili sul campo
dell'ordine pubblico? Su ciò, come lei sa bene, a Genova, sono
emerse polemiche, che hanno riguardato anche forze dell'ordine
pubblico.
Per quanto riguarda la perquisizione svolta alla scuola
Pertini, da chi e quando è stata presa la decisione finale?
Chi era l'ufficiale di polizia giudiziaria più in alto in
grado e chi il responsabile dell'operazione? Le due figure
coincidevano? Chi era stato incaricato di coordinare i due gruppi
operanti, il contingente inquadrato per l'irruzione ed il personale
investigativo per il compimento della perquisizione e, in
quell'occasione - lo dico anche perché la magistratura ha
liberato quasi tutti gli arrestati -, non è avvenuta, forse,
una forzatura (il cosiddetto «fagotto» del dottor
Mortola), per cui, invece di una identificazione individualizzata dei
reati, è stata fatta un'operazione in cui sono stati messi
insieme tutti i corpi di reato, impedendo l'identificazione dei
responsabili?
Perché vi era la presenza di funzionari di
rango elevato - La Barbera, Gratteri - privi della qualifica di
ufficiali di polizia giudiziaria? Quale era la loro funzione visto
che non potevano firmare gli atti relativi alla perquisizione nè
potevano disporre dei reparti inquadrati dipendenti da funzionari
appartenenti ai reparti stessi? Chi ha autorizzato il dottor Gratteri
a lasciare in piena notte la zona rossa la cui sicurezza era a lui
affidata per dare un'occhiata, come lui stesso avrebbe affermato in
sede di inchiesta amministrativa? Chi ha avvisato all'1,30 la
televisione della perquisizione? Risponde al vero la notizia, forse
non vera, riportata da alcuni organi di stampa circa una convocazione
operata dal dottor Sgalla in quanto il dottor La Barbera aveva
problemi di immagine?
Quindi, secondo me le questioni che riguardano la polizia sono
più raccorciate, non globali; devono tener conto del fatto che
essa si è dovuta misurare con un problema nuovissimo e di
grandissima pericolosità; questa pericolosità ha
dimostrato e messo in evidenza dei problemi che noi dobbiamo
affrontare e risolvere, senza mettere sotto accusa le forze
dell'ordine nel loro complesso.
MARCO BOATO. Signor presidente, se posso, vorrei intervenire soltanto perché sia messo a verbale: che io sappia, qui nessuno ha messo in discussione le forze dell'ordine nel loro complesso; perché ognuno di noi dice quello che pensa, ma non deve attribuire agli altri posizioni che non hanno assunto.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, faccia mettere a verbale la frase che vuole, però andiamo avanti.
GIANCLAUDIO BRESSA. Prefetto, lei ha detto nella sua relazione che il 28 giugno il Ministero degli affari esteri, su pressione degli altri governi stranieri partecipanti al vertice G8, aveva formulato l'ipotesi di allargare la fascia gialla che lei aveva definito come una fascia cuscinetto a protezione della fascia rossa e nella quale non dovevano avvenire manifestazioni; successivamente sono state autorizzate manifestazioni nell'area della fascia gialla; chi ha preso la decisione di neutralizzare di fatto la fascia gialla? Da chi lei ha avuto questa direttiva di consentire che anche nella fascia gialla potessero avvenire delle manifestazioni?
ERMINIA MAZZONI. Ringrazio il dottor De Gennaro, e vorrei chiedere una sola precisazione partendo dalla frase conclusiva da lui citata secondo cui tutta questa attività è finalizzata a rinsaldare i rapporti tra i cittadini e le istituzioni
di polizia. Mi auguro che soprattutto l'attività di questo
Comitato sia volta a rinsaldare il rapporto dei cittadini con le
istituzioni in genere, oltre che con quelle di polizia, perché
mi sembra che in alcuni momenti deviamo da questo obiettivo
fondamentale al quale dovremmo ritornare tutti quanti.
Passo alle
domande. In particolare, vorrei qualche chiarimento in merito ai
rapporti, benché il dottor De Gennaro già abbia fornito
un chiarimento con un preciso riferimento normativo, tra l'autorità
centrale - il capo della polizia - e le autorità territoriali,
le autorità locali, quindi il questore e la prefettura, dal
momento che esiste una organizzazione centrale delle attività
del vertice, sia preventiva sia in corso di svolgimento delle
attività del G8; quindi, vorrei capire se ci siano state delle
direttive impartite dal centro; se, quando e quali direttive siano
state impartite; se ci sia stata una verifica in corso di svolgimento
dei lavori della corretta esecuzione delle direttive impartite alle
autorità locali e, nel caso in cui ci sia stata questa
verifica, se si sia poi accertato un mancato rispetto di queste
direttive impartite dal livello nazionale; se questo accertamento sia
avvenuto e se abbia avuto esito positivo, vorrei sapere come sia
intervenuto il centro rispetto agli elementi rilevati, ovvero se il
centro non è intervenuto, non ha rilevato differenze fra le
direttive e l'attività svolta dalle autorità locali,
quali sono stati i presupposti e i motivi che hanno portato poi
l'autorità centrale ai provvedimenti disciplinari adottati
negli ultimi giorni.
In riferimento alle perimetrazioni e al
piano di sicurezza (zona gialla e zona rossa) credo che sia opportuna
una precisazione, anche perché si continua a ribadire, come
lei ha definito «in maniera ingenerosa», il riferimento
alla distribuzione numerica delle forze dell'ordine fra le due zone;
lei ha detto che ciò è stato fatto in maniera
assolutamente
razionale e logica; quali sono stati i criteri? In che momento si è fatta questa scelta? E quali modalità si sono seguite per arrivare a questa definizione numerica e anche qualitativa (perché si discute anche della qualità del personale di sicurezza collocato nelle due zone)? Ancora, vorrei sapere se a lei risulti che, in corso di sviluppo del vertice G8, ci sia stato un provvedimento che abbia poi ridefinito la perimetrazione delle due zone (zona rossa e zona gialla) e se c'è stato, perché? Da chi è stato adottato? E a che riperimetrazione, a che rielaborazione del piano di sicurezza ha condotto? Ancora, vorrei sapere quali siano stati i criteri - non cito passaggi particolari della relazione degli ispettori del Viminale, anche se esistono dei momenti singolari di questa relazione - per la scelta di questi alti dirigenti del ministero? Sono stati seguiti anche dei criteri di competenza, di esperienza pregressa nel settore di competenza per le indagini che essi sono andati a svolgere? Un'ultima precisazione riguarda il suo grado di conoscenza, preventiva e successiva, degli eventi del 21 luglio presso l'istituto Pertini e se lei abbia avuto notizie, preventive e successive, degli avvenimenti che si sono verificati presso le Se.Di. di Quarto.
ROBERTO MENIA. Prefetto De Gennaro intendo rivolgerle alcune domande che vogliono essere sostanzialmente delle richieste di specificazioni di alcune affermazioni che lei ha fatto, dalle quali mi pare di capire che la ricostruzione soprattutto delle fasi più drammatiche dei giorni di Genova, dimostri che non esiste una grande manifestazione pacifista ed un piccolo gruppo di violenti (identificabile nei black bloc, gran parte dei quali peraltro stranieri). Mi pare di capire che lei ci ha fornito una visione molto differente; lei ci ha spiegato che esistevano sostanzialmente tre anime dei manifestanti: un'anima, che sarà stata pure maggioritaria, pacifista,
un'anima che lei ha definito estremista ed un'anima che lei ha
definito eversiva. Lei ha anche detto chiaramente che gli incidenti
non possono essere attribuiti solo ai cosiddetti black bloc,
il che vuol dire evidentemente che non si è trattato di una
parte largamente minoritaria, ma si è trattato invece di cosa
ben diversa.
Io qui le chiedo specificazioni: un certo tipo di
cronache ci ha fatto capire che esisteva qualche centinaio, al limite
poco più di un migliaio, di personaggi, peraltro in gran parte
stranieri, vestiti di nero, che seminavano terrore e distruzione a
Genova. Le chiedo, invece, di farci sapere qualche cosa di più,
di farci sapere, cioè, qual è quella zona grigia, a
metà tra il nero dei black bloc e il bianco dei
pacifisti con i rosari, non identificabili perché vestiti di
nero, ma riconoscibili da altro tipo di travisamento, in quanto a me
pare di aver visto un altro film rispetto a quello che ci è
stato raccontato da altro settore di questa aula. Ho visto riprese ed
immagini, ho visto gente a torso nudo con kefiah, persone
vestite con magliette disparate, gente invece travisata con caschi da
motociclista, uomini sotto i passamontagna, persone con bardature di
diverso tipo che, evidentemente, avevano indossato perché non
avevano intenzione di partecipare pacificamente a quel tipo di
manifestazioni.
Le chiedo dunque di farci sapere se, per esempio,
in tale fascia (che ha, evidentemente assieme al black bloc,
seminato devastazione e distruzione) vi erano personaggi riferibili
chiaramente ai cosiddetti centri sociali, alle cosiddette tute
bianche (con i quali mi pare che si sia in qualche modo trattato),
riferibili a gruppi anarchici o anarcoidi, rivoluzionari o
pseudorivoluzionari. Faccio notare, per esempio, che il giovane
Giuliani, che muore durante l'assalto ad una camionetta dei
carabinieri, non è certo inquadrabile nei black bloc.
Mi pare,
anzi sappiamo che risultava aderire ad un gruppo definito
Punkabbestia, che non è chiaramente inquadrabile
all'interno dei cosiddetti black bloc. Allora le chiedo di
farci conoscere, anche in termini numerici (che voi avrete potuto
apprezzare attraverso la vostra attività di indagine) quali e
quanti erano quelli immediatamente riferibili ai cosiddetti black
bloc, quanti erano stranieri e quanti italiani (ho visto
partecipare anche troppi italiani), quanti e chi erano, secondo le
vostre indagini, quelli che hanno collaborato alle azioni violente, o
che hanno preso parte direttamente alle azioni violente.
Chiedo
di sapere se avete notato, da parte del Genoa social forum,
non solo un atteggiamento che lei ha definito - se non sbaglio -
sfuggente, ma anche un atteggiamento - per così dire - di
copertura, di supporto, di fiancheggiamento e - perchè no - di
favoreggiamento. Chiedo di sapere quale attività di
intelligence avevate predisposto prima, durante e dopo,
riferendomi in particolare a tutte le reti di collegamento nazionale
e internazionale. Nei mesi precedenti e nei giorni del vertice di
Genova, ad ognuno di noi era sufficiente accedere ad Internet
per scoprire che venivano forniti da parte, per esempio, delle tute
bianche (che sarebbero, nelle ricostruzione di larga parte della
stampa e di una parte politica, uomini pacifici) i consigli per
l'uso: vi erano istruzioni per la creazione di caschi, di scudi in
plexiglas, di paramenti, di bardature, eccetera; vi erano istruzioni
per raggiungere Genova dall'estero, si spiegava che occorreva
viaggiare in treno e in piccoli gruppi, non utilizzare gli autobus
per evitare di essere respinti alla frontiera e inventare storie di
copertura (stampa, turismo, eccetera).
Mi risulta che nei giorni
del vertice di Genova - lei ne fa anche cenno nella sua relazione -
siano state portate a termine operazioni di perquisizione, o altre
operazioni di
indagine nei confronti di un insieme di gruppi riferibili a centri
sociali. Per esempio, a me risulta che a Padova, presso il gruppo
Gramigna, siano stati trovati 38 manici di piccone, 2 taniche da 25
litri di cherosene, una tanica di 7 litri di benzina, 20 bottiglie di
vetro pronte all'uso: dubito che si trattasse di riscaldamento
domestico! Le chiedo di farci sapere se per caso i gruppi Gramigna,
Ya basta! (che forniva quelle istruzioni), Immensa, Zapata, Terra di
nessuno, sono stati ospiti della scuola Diaz: a lei ciò
dovrebbe risultare. Le chiedo di farci sapere se la rete di Internet,
che forniva tale tipo di istruzioni attraverso gli indirizzi
www.netstrike.it, www.tuttinlotta.org, www.ecn.org,
www.venetocontrog8.net, www.sherwood.it, costituitesi poi in centrale
operativa, avesse tale centrale operativa, anche telematica,
all'interno del Genoa social forum.
Le chiedo di farci
sapere, inoltre, come tale atteggiamento (che - ripeto - lei ha
definito sfuggente e che io invece le chiedo di chiarire se possa,
almeno per certi versi, diventare invece un atteggiamento di
copertura) possa essere - a proposito di un'altra domanda che le
pongo - compatibile con ciò che era accaduto (lo abbiamo
appreso dagli atti che abbiamo potuto leggere questa mattina) prima
della perquisizione alla scuola Diaz. In tale perquisizione si
utilizza l'articolo 41 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, senza la preventiva autorizzazione del magistrato,
dell'autorità giudiziaria, per realizzare l'intervento
nell'immediatezza, e contemporaneamente, non avendo il tempo per
richiedere alla magistratura tale autorizzazione, si ritiene invece -
e chiedo di sapere da parte di chi - di contattare telefonicamente un
rappresentante di primo piano del Genoa social forum per
verificare dallo stesso se la scuola fosse nella disponibilità
dell'organizzazione, distruggendo con ciò l'effetto
sorpresa o creando il presupposto per trovare poi la scuola sbarrata,
a luci spente, con gente armata, eccetera.
Le chiedo anche di
farci sapere un'ultima cosa: come siano stati rimpiazzati i
carabinieri che sono stati esentati dal servizio in piazza e in
strada dopo la morte di Giuliani, cioè se si è
proceduto ad una sostituzione o semplicemente a togliere i
carabinieri dalla strada.
ANTONIO IOVENE. Voglio innanzitutto, prefetto De Gennaro, esprimerle - perché lo ritengo doveroso - la mia solidarietà per le minacce di cui è stato fatto oggetto e porle rapidamente tre domande. La prima è la seguente: il 26 luglio la stampa ha parlato, in diversi ambiti, dell'esistenza di un rapporto riservato della questura, datato dieci giorni prima dei fatti di Genova (si cita un fascicolo di 36 pagine), nel quale sarebbe emerso che i gruppi estremisti della destra extraparlamentare, con particolare riferimento al movimento denominato Forza nuova, avrebbero avuto intenzione di avviare un'azione di rilancio e sensibilizzazione sul tema della globalizzazione, auspicando una mobilitazione per il G8. In un diverso contesto informativo si è appreso che Forza nuova, Fronte nazionale e la Comunità politica di avanguardia (altra sigla neonazista) avrebbero effettuato a Genova una manifestazione antiglobalizzazione. In particolare, è stato segnalato che alcuni membri torinesi di Forza nuova avrebbero costituito un nucleo di 25-30 militanti fidati, da infiltrare tra i gruppi delle cosiddette tute bianche, eccetera. Tale rapporto, per ciò che ne riporta la stampa, fornisce un elenco dettagliato di esponenti di black bloc che sarebbero arrivati a Genova (addirittura dando i numeri: 10 da Aosta, 100 da Torino, 30 da Alessandria, 15 da Asti). Vorrei sapere se questo rapporto esista davvero e in quale misura sia stato utilizzato, se il fatto
che vi siano addirittura i numeri (in alcuni casi molto limitati:
3 da Vercelli) non avrebbe potuto mettere le forze dell'ordine nelle
condizioni di intervenire preventivamente nei confronti di queste
persone.
La seconda domanda riguarda la denuncia del 27 luglio
fatta dal signor Duve (responsabile per la libertà di stampa
dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa,
OSCE) il quale ha criticato l'atteggiamento della polizia italiana
nei confronti dei giornalisti durante il vertice G8, innanzitutto per
l'irruzione - di cui si è parlato - nel centro stampa, aperto
legalmente e gestito da Indimedia, in cui la polizia avrebbe
sequestrato fotografie e riprese video di precedenti azioni e
picchiato e fermato alcuni giornalisti, nonché per il
tentativo - su questo vorrei avere una conferma o una smentita -
denunciato anche dalla Federazione nazionale della stampa italiana,
di infiltrazioni di agenti che avrebbero cercato di farsi passare per
giornalisti. La terza ed ultima domanda riguarda invece il giorno 21:
vorrei sapere se le risulta ed eventualmente qual è la
motivazione del lancio di lacrimogeni, effettuato dagli elicotteri
nella zona di Punta Vagno, contro il corteo, in quel momento fermo
perché attaccato alla sua testa e chiuso da tutti gli altri
lati, provocando ovviamente una situazione di panico, non essendoci
vie d'uscita che permettessero il defluire della manifestazione.
LUCIANO DUSSIN. Premetto che non credo ai centri sociali che si propongono per manifestazioni di protesta e chiedono di parlare con le istituzioni; quando gli stessi, tra l'altro, sono rifiutati dagli stessi cittadini, che non li vogliono accanto alle loro abitazioni. Sono quindi rappresentanti di centri «asociali» e del loro comportamento abbiamo avuto una riprova a Genova.
Al G8 vi è stata una ricerca del dialogo, anche se si
sapeva quali fossero gli intenti di questi interlocutori, che erano
lì per fare politica, evidentemente, contro il nuovo Governo
del paese. Viste le premesse, le istituzioni hanno dialogato con
interlocutori sordi e in malafede, asociali ed anche coperti
politicamente. Non oso pensare che cosa sarebbe successo,
politicamente parlando, se in una manifestazione della Lega fosse
accaduto l'uno per mille di quello che abbiamo visto in televisione;
anche questa è una riflessione da non sottovalutare.
A
questo punto, mi auguro francamente che in futuro le istituzioni si
rifiutino di dialogare con i rappresentanti dei centri sociali, che
sono in prima linea nell'organizzare la violenza premeditata, perché
da quello che ho visto e letto non ci sono stati episodi contingenti
che hanno provocato lo scoppio di focolai di violenza, ma tutto è
stato preordinato, premeditato e coperto da Casarini e relativi
compagni. Per fortuna, l'opinione pubblica ha reagito a sostegno
delle forze dell'ordine e del Governo, e forse è per questo
che si leggono certi imbarazzi nella sinistra, che sono emersi anche
oggi in Commissione.
Auspico che in futuro lo Stato non dialoghi
più con i Casarini di turno, che tra l'altro ha già
preannunciato un autunno violento di manifestazioni. Le chiedo se
condivide, dopo le sue ultime esperienze, le mie riflessioni, perché
uno Stato democratico non può scendere a patti con chi è
sistematicamente rifiutato dalla società. Il giorno in cui i
cittadini accetteranno la vicinanza dei centri sociali, allora ne
riparleremo.
MASSIMO VILLONE. Desidero avanzare velocemente una richiesta di chiarimento. Dall'insieme degli elementi che stiamo acquisendo, non mi è chiaro un punto che riassumerei
così: chi sapeva cosa e quando. Ci sono stati fatti
comunque gravi, che avrebbero potuto e dovuto essere prevenuti o
impediti, ed è un elemento che ha la sua rilevanza. Del resto,
è ovvio che in qualunque organizzazione logisticamente
complessa la comunicazione è decisiva per chi opera sul campo
(sale operative, sedi di comando e responsabili politici).
Chiedo
quindi al prefetto se a Genova era definito e chiaro il quadro della
comunicazione, chi doveva informare chi e di cosa; se le informazioni
erano condivise tra le varie forze dell'ordine oppure ognuna
conosceva cose diverse dalle altre; chi concretamente, in particolare
per i due episodi della scuola ex Diaz e della caserma di Bolzaneto,
era stato informato di cosa; e se lei era a conoscenza - se, come e
quando - che qualcosa stava accadendo o non andava; se, come e quando
lei aveva informato altri; e se, come e quando lei sapeva che
l'informazione era stata acquisita da responsabili politici.
SAURO TURRONI. Desidero fare riferimento al testo della relazione che il prefetto ha appena illustrato. Le parole che ho ascoltato, riportate nelle pagine 8, 14 e 15 della relazione, là dove si esaminano i comportamenti assunti dalle organizzazioni del dissenso, sembrano volere accomunare tutto il movimento, anche la parte più pacifica, in un unico indistinto calderone, dove anche le persone più pacifiche e moderate paiono aver avuto responsabilità oggettive nel compiere, nel sostenere o nel supportare azioni violente, tanto che a pagina 14 il prefetto afferma che sarebbe comparso un nuovo soggetto (dalle parole non si poteva comprendere, ma la parola soggetto nel testo è virgolettata). In proposito vorrei allora capire a quali qualità faceva riferimento: se è un soggetto con caratteristiche politiche come noi le intendiamo, oppure è qualche cosa di diverso. Sembra infatti una entità che possiede una sua propria capacità soggettiva da individuarsi nell'azione, attra
verso cui si fanno coesistere due anime: una pacifica ed una
estremista ed eversiva. Negli anni ottanta si contestava il nucleare
nel nostro paese ed erano presenti in campo frange assolutamente
pacifiste ed anche altri soggetti: ma nessuna relazione esisteva tra
le due diverse anime (anche se credo che tale legame neppure oggi
esista).
È necessario un chiarimento, anche perché
a pagina 15 è presente un'altra considerazione che mi permetto
di contestare, laddove è scritto di organizzatori che sono
evidentemente riusciti a tenere sotto controllo i soggetti
intenzionati a fare ricorso alla violenza: ritengo che tale compito
non spetti agli organizzatori, bensì allo Stato, che
attraverso propri organismi deve garantire a tutti i cittadini di
esercitare liberamente il proprio pensiero, la propria opinione e
anche la possibilità di contestazione contro ciò che
eventualmente non si condivide.
Seconda questione: a pagina 17 ho
letto una cosa che mi ha sorpreso. Ho ascoltato in altri punti della
relazione riferimenti ad azioni di carattere preventivo che sono
state compiute, però trovo poi scritto: «il loro
contrasto è reso altrettanto difficile dal ricorso ad
autentiche tecniche di guerriglia che non possono essere
fronteggiate....». Oggi su alcuni giornali leggiamo che nel
periodo precedente, diverse settimane prima, i servizi di
intelligence avevano individuato con precisione con quali
modalità si sarebbero svolte le azioni violente. Ora io non so
se questo sia vero - dobbiamo prendere con le molle ciò che la
stampa afferma -, però ci si dice oggi che sarebbero state
perfettamente conosciute le modalità attraverso le quali
queste azioni violente di guerriglia, come lei le ha definite, si
sarebbero svolte sul territorio. Come mai i 6 mila membri delle forze
di polizia e dei carabinieri non
sono stati in grado di contrastare queste azioni che hanno - come
abbiamo visto - messo a ferro e fuoco alcune zone della città?
A pagina 18, credo in un tentativo, forse generoso, di
minimizzare, lei dice «.. hanno, in alcuni casi, determinato un
eccesso nell'uso della forza ad opera dei reparti, in altri,
episodici ed individuali comportamenti illeciti, che saranno
rigorosamente perseguiti». Da quello che abbiamo visto e
ascoltato e da quello che abbiamo letto nelle relazioni, che ella ha
voluto trasmetterci, non abbiamo capito questo, ma tutt'altro; c'è
stata una sorta di «liberi tutti», nel senso che in molti
luoghi, in molte piazze, in molte circostanze, abbiamo visto
comportamenti, da parte delle varie forze dell'ordine, volti a
reprimere - anche con i manganelli - persone assolutamente indifese,
con le mano alzate, che non avevano tenuto comportamenti pericolosi.
In un caso abbiamo visto anche dare calci in faccia ad un ragazzo di
16 anni, dati non dall'ultimo dei poliziotti, ma da agenti anche di
grado elevato.
Quali direttive erano state date dopo le prime
azioni violente avvenute nella mattinata del 20 luglio? C'è
stato qualche eccesso di carattere episodico ed individuale oppure,
come è apparso da ciò che abbiamo visto in TV e letto
dai giornali, si è trattato di un comportamento generalizzato?
In una ripresa televisiva - ho qui alcune immagini che consegno
alla Commissione - compare un giornalista, o perlomeno supposto tale,
con in mano qualcosa che sembra una pistola e con un casco. In questi
giorni abbiamo avuto notizie in base alle quali sarebbero stati
utilizzati anche tesserini da giornalista falsificati, non concessi
dall'ordine dei giornalisti. Si tratta di una questione preoccupante:
vorremmo capire di che cosa si tratta, se questo personaggio sia
stato identificato e se appartenga alle forze dell'ordine.
Altre dichiarazioni che abbiamo raccolto in questi giorni
tendono a sostenere che, all'interno della scuola nella quale era
sistemato il centro stampa del Genoa social forum e di altri
organismi, si sarebbero verificati interventi che hanno portato alla
manomissione ed alla distruzione di computer e di altre attrezzature
in essa presenti, nonché anche alla sottrazione di dischetti e
addirittura a percosse di persone presenti all'interno. Naturalmente
si tratta di notizie di cui sono giunto a conoscenza, non essendo
presente sul posto, tuttavia vorrei sapere che fine abbia fatto quel
materiale, comprendente anche le relazioni degli avvocati, che lì
svolgevano la loro attività in difesa e protezione dei
manifestanti. È stato sottratto? Se sì, per quale
motivo? Erano state date disposizioni in tal senso da parte
dell'autorità giudiziaria? Il sequestro di quel materiale è
previsto dall'articolo del codice che consente la perquisizione e il
sequestro così come sono stati condotti nella scuola Pertini?
Vorrei sapere se l'uso ambiguo dei nomi Diaz-Pertini sia stato
compiuto anche nel momento in cui è stato disposto il Blitz
al fine di poter intervenire in entrambi gli istituti.
Vorrei
sapere, inoltre, se sia possibile acquisire le registrazioni delle
conversazioni via radio dei giorni 20 e 21 luglio, in particolare
quelli della notte di quest'ultimo giorno.
PIERLUIGI PETRINI. Signor presidente, eviterò di porre domande già fatte, avendo il senso del limite. Farò riferimento invece alle ispezioni di cui ci sono state consegnate le relazioni. Nella prima si legge che le persone arrestate o fermate, dopo una prima sommaria visita medica, sono state sottoposte ad una successiva ed ulteriore visita - spero non sommaria anche questa - una volta consegnate alla polizia penitenziaria. Successivamente si passa a valutare la situazione di tredici persone che avrebbero denunciato di avere subito violenza. Di
queste persone si evidenzia come dodici delle stesse non abbiano alcun referto medico che avvalori tesi di violenze subite, mentre la tredicesima avrebbe un referto medico che riporterebbe una prognosi di dieci giorni, stilato però all'ospedale San Martino di Genova alle 3,30 di quella notte stessa, cioè tra il 21 ed il 22 luglio (in sostanza quindi questa persona sarebbe stata trasferita all'ospedale dove avrebbe avuto questa prognosi di dieci giorni). Tutto sembrerebbe in piena regola, c'è però una contraddizione evidente nella seconda ispezione, che ci ricorda che delle novantatré persone rintracciate all'interno della scuola Pertini ed in seguito arrestate, sessantadue sono state refertate con prognosi variabili, che vengono poi elencate. Allora chiedo: chi ha stilato queste prognosi? In particolare il 5 per cento, cioè tre delle sessantadue persone, avrebbe avuto addirittura la prognosi riservata. Allora mi chiedo: chi ha stilato queste prognosi riservate? Alla prognosi ha fatto seguito il trasferimento nella struttura ospedaliera? Qual è la patologia sottesa ad una prognosi così severa? Quale è stato il tempo di trasferimento?
LUCIANO VIOLANTE. Presidente,
è evidente che l'attenzione dell'opinione pubblica, nazionale
ed internazionale - è uscito oggi un articolo del New York
Times molto pesante nei confronti dell'Italia -, è stata
attirata dalle denunce di violenza, non sappiamo quanto fondate,
alcune sicuramente, per il resto vedremo. A Genova la stragrande
maggioranza delle forze di polizia si è comportata
correttamente e la chiarezza su quello che è accaduto è
necessaria per frenare un processo di criminalizzazione delle forze
di polizia che, involontariamente da tutti, è in corso sui
mezzi di informazione.
Da questo punto di vista interessa
conoscere tre aspetti. In primo luogo, qual è stata, e qual è,
la catena di comando. In
secondo luogo, se Arma dei carabinieri, Polizia di Stato e Guardia
di finanza avevano le stesse frequenze radio o meno; eventualmente,
se non le avevano, sapere il perché, chi si era opposto, cosa
si oppone e così via. In terzo luogo, sapere quanti feriti ci
sono tra le forze di polizia.
C'è inoltre un'altra
questione, affrontata prima con grande chiarezza dal collega Soda.
Occorre cioè sapere quali saranno nel futuro le tecniche di
isolamento dei violenti, posto che, da quello che si è inteso,
vi è la possibilità di un inserimento di gruppi
violenti all'interno di gruppi pacifici; tenendo conto altresì
che non deve esserci alcuna ambiguità, nel senso che, se dico
che entrerò un metro oltre la zona rossa, vuol dire che vado
allo scontro con le forze di polizia ed ho, pertanto, la
responsabilità politica di quello che succede, perché
evidentemente se so, come so, che accanto a me ci sono dei violenti e
innesco questo meccanismo dicendo che entrerò di un metro
nella zona rossa, mi assumo un carico di responsabilità che
non sarà penale, nè certamente giuridica, ma politica,
inevitabilmente. Su questi aspetti, dunque, la chiarezza è
essenziale, altrimenti c'è ambiguità su tutto e non si
rende un favore neanche a quelli che sono pacifici, perché
praticamente li si confonde in modo sbagliato.
A noi interessa
molto conoscere la strategia che il capo della polizia intende
perseguire al fine di evitare, domani, che violenti e non violenti
vengano unificati in un solo giudizio, fatto che può
comportare, per l'altra parte, un non isolamento di chi si è
comportato male, violentemente, all'interno delle forze di polizia.
Pertanto, ci troviamo di fronte alla seguente questione: non
dividersi, colleghi, tra chi sta con la polizia e chi sta con il
movimento, bensì dividersi - speriamo di no - tra chi condanna
la violenza, ingiusta da chiunque commessa, e chi
non la condanna. Credo che questa sia la questione di fondo, perché, se la vediamo in forma diversa, credo che non rendiamo un servizio a chi vogliamo difendere, né forse osteggiamo nella giusta misura chi vogliamo attaccare.
PRESIDENTE. Sono così
terminati gli interventi da parte dei colleghi.
Propongo di
riprendere i lavori fra mezz'ora circa, dopo una breve pausa, anche
per consentire al prefetto De Gennaro di prepararsi per consentire la
replica. Informerò pertanto il generale Zignani e il generale
Siracusa di un'ora circa dell'inizio delle loro audizioni.
LUCIANO VIOLANTE. Quindi, riprendiamo i lavori alle 14,45?
PRESIDENTE. Sì, alle 14,45 circa. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 14,15, è ripresa alle 15,10.
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri
lavori.
Prefetto De Gennaro, spero che lei abbia potuto - in
questo breve lasso di tempo - mettere in ordine le domande. Le do ora
la parola per la replica agli interventi svolti dai colleghi.
GIOVANNI DE GENNARO,
Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza.
Ho annotato tutte le domande e, nel metterle in ordine, ho tentato di
raggruppare le risposte; in ogni caso, nel tentativo di non essere
assolutamente omissivo, sfoglierò nuovamente i miei appunti e
sottolineerò qualche punto in particolare. Mi permetto, con la
vostra benevolenza, di iniziare con una piccola premessa.
Dall'insieme di tutte le domande emerge un quadro un po' confuso,
dove alcuni definiti e specifici episodi diventano poi
quasi l'emblema e il punto di riferimento unico di tutto un
sistema di sicurezza, che questa mattina ho tentato di illustrare -
forse in modo maldestro, ma anche sufficientemente sintetico - nella
sua complessità non solo organizzativa ma anche per quanto
attiene allo sviluppo di un impegno di ordine ed anche di sicurezza
che - come ho sottolineato - è durato diversi giorni e che ha
avuto una preparazione non di pochi giorni ma di lungo periodo.
Potrebbe essere utile eliminare un equivoco di partenza, cioè
che determinati episodi possano poi diventare l'unico riferimento di
tutta l'attività svolta dalle forze dell'ordine in numero
veramente rilevante (ricordo soltanto che tutti i rinforzi inviati
consistevano in oltre 11 mila unità, escluse le forze armate e
le risorse territoriali).
Siccome alcune domande sono coincidenti
vorrei rispondere su alcuni singoli episodi.
Inizio dall'episodio
di Quarto. Naturalmente, rispondo per quelle che sono le conoscenze
del capo della polizia e per quello che ad esso è stato
riferito; insisterò poi sul punto che le autorità di
pubblica sicurezza hanno una loro assoluta autonomia e responsabilità
specifica.
Siccome la lettera del presidente della provincia,
oltre che al prefetto ed al questore di Genova (i naturali
destinatari ed interlocutori) era stata inviata al ministro
dell'interno e al capo della polizia, il mio ufficio ha rivolto una
specifica richiesta al questore di Genova il 27 di luglio, pregandolo
di comunicare con la massima urgenza l'esito degli accertamenti
svolti. È quindi arrivata la risposta del questore di Genova.
Signor presidente, essendovi una richiesta del Comitato
indirizzata al mio ufficio di fornire la documentazione, e dato che
questa è tantissima, se interpreto bene, invierò tutta
quella che è di supporto alle domande che mi sono state
rivolte. Così,
se per caso, nelle mie risposte, non ci fosse un riscontro
puntuale alle domande, sicuramente tutta la documentazione sopperirà
a tale mancanza.
La risposta del questore che perviene al
dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno è
però un po' diversa da quella che è stata la
rappresentazione fatta nella sua lettera; evidentemente perché
quelle erano le informazioni di cui il presidente Vincenzi disponeva.
Sono indicati gli interventi, sono specificati quelli compiuti a
seconda proprio degli orari, con l'indicazione delle persone
intervenute, degli interlocutori che hanno incontrato sul posto e
della situazione che vi è stata riscontrata. Da questo non si
evince né una omissione né assolutamente una non
risposta, bensì una risposta compatibile con le possibilità
di intervento e le circostanze nelle quali si sono trovati gli
equipaggi poi intervenuti, sia della polizia di Stato sia dell'Arma
dei carabinieri. Credo che così si possano sciogliere - in
parte - alcuni dubbi relativamente alla capacità e alla
volontà di intervento da parte delle forze di polizia.
Quello
che scrive il questore per me è ovviamente una risposta
valutata dalle sue conoscenze dirette sul posto.
MARCO BOATO. Può dire al Comitato qual è stata questa risposta.
GIOVANNI DE GENNARO,
Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza.
La posso leggere. In essa vi è scritto che, con riferimento
alla segnalazione inviata in data 21 luglio dal presidente della
provincia di Genova, circa i danneggiamenti compiuti all'interno
dell'asilo nido sito in via Maggio, si forniscono le informazioni
richieste.
"Con verbale datato 18 luglio ultimo scorso, la
provincia di Genova, per ospitarvi una tendopoli, ha concesso
al Genoa social forum le palestre dell'area esterna al complesso dei Se.Di.. Alle ore 22 circa del 19 luglio il portiere dello stabile, il signor Lullari, udito suonare l'allarme e d'accordo con la custode, la signora Canale, ha contattato il 112; sul posto sono intervenute tre gazzelle dei carabinieri, il cui equipaggio, accompagnato all'ingresso dal signor Lullari, ha constatato che, pur non presentando segni di effrazione, il portone dell'asilo era aperto e che all'interno erano presenti circa 20 persone. Gli operatori hanno invitato gli astanti ad abbandonare l'asilo e subito dopo il Lullari a contattare i responsabili amministrativi della struttura. Nel frattempo sono giunti sul posto due equipaggi della polizia di Stato ed un'altra gazzella dei carabinieri; alle ore 22,50 è arrivato il signor Iossa, responsabile dell'asilo che, unitamente al Lullari, si è portato all'interno dello stabile. Lullari nell'occasione non ha notato danni alle strutture; lo stesso poi è tornato nella portineria da dove ha notato l'arrivo dell'ingegnere Cogorno alle ore 23 circa, dell'architetto Razzini e della moglie alle ore 24 circa e dell'assessore provinciale Massollo alle ore 00,15 circa. Il personale operante ha lasciato la struttura alle ore 23 circa, non è allora esatto dichiarare che lo stesso ha deciso di non intervenire per evitare di fomentare gli animi. Al momento del sopralluogo, infatti, la struttura, come confermato dal signor Lullari, non presentava alcun danno e ciò è tanto più vero ove si consideri che, anche a causa del nubifragio che si era abbattuto sulla città, i dirigenti della provincia giunti sul posto si sono attivati per reperire nuovi spazi ai contestatori, chiedendo a tal fine al portiere le chiavi della palestra piccola del teatro. Alle ore 1,47 del 20 luglio poi, una donna con accento straniero, qualificatasi quale interprete della provincia, ha chiamato il 113 dichiarando di avere avuto notizia, da due accompagnatori della delegazione russa giunti a Genova il
giorno prima ed alloggiati al terzo piano dell'edificio di via Maggio, numero 3, della presenza di estranei all'interno di quella struttura. La donna, poi identificata - per privacy non leggo il nome -, assunta a sommarie informazioni testimoniali, e quindi con un atto ufficiale, ha confermato di essere stata contattata telefonicamente da due connazionali. Sul posto sono state inviate due volanti e una gazzella dei carabinieri che, notato un gruppo di persone all'entrata del piazzale, che alla loro vista mostra evidenti segni di nervosismo e chiudeva i cancelli di ingresso, preferiva spostarsi di qualche metro per richiedere l'intervento di personale della DIGOS; quest'ultimo, dopo opportuni accertamenti, comunicava al centro operativo che nessuna delegazione russa era presente all'interno dello stabile. La centrale, temendo che la chiamata potesse rivelarsi una provocazione, ordinava agli equipaggi di lasciare l'obiettivo. Nella mattinata dello stesso giorno il signor Lullari, per «pura curiosità» è tornato in via Maggio ed ha rilevato la presenza, all'interno dell'asilo, di circa 50 persone intente a distruggere suppellettili al fine di procurarsi armi improprie e protezioni; lo stesso non ha notiziato gli organi competenti di quanto constatato, poiché era libero da impegni di servizio e stante la presenza sul posto dei responsabili amministrativi dell'area Se.Di e del portiere di turno. Nessuna informazione, come risulta dalla denuncia del presidente della provincia di Genova, è quindi pervenuta a questo ufficio. Nella nota infatti si riferisce che, nella notte tra il 20 ed il 21 luglio, i responsabili della provincia verificavano alle ore 20,30 una situazione sotto controllo; dalle ore 23,30 sono invece cominciati gli allarmi ed a tale ora la custode, che aveva rilevato luci accese all'interno della zona uffici dell'edificio, ha chiamato il 112, la sala situazioni della prefettura, ottenendo la seguente risposta: «Siamo impegnati non possiamo intervenire».
Infine, alle ore 9,40 del 21 luglio l'assessore provinciale
Massolo ha chiamato la prefettura per segnalare che alcuni
manifestanti stavano distruggendo la struttura della scuola e stavano
rifornendosi di armi improprie. La prefettura ha trasmesso la nota
all'ufficio di gabinetto della questura che ha immediatamente
disposto un intervento inviando in via Maggio un contingente di circa
centocinquanta unità guidato da tre funzionari. Sul posto,
raggiunto con grosse difficoltà per l'angustia delle strade
già occupate dai manifestanti, gli operatori hanno, però,
trovato una gran massa di persone composta da diverse migliaia di
contestatori appartenenti al network dei diritti globali che,
al momento dell'arrivo, li ha resi oggetto di un fitto lancio di
corpi contundenti e li ha costretti a lasciare la zona, non essendoci
sufficienti condizioni di sicurezza per un'efficace manovra del
contingente, anche a causa del tentativo di accerchiamento da parte
della folla tumultuosa. In merito a tali fatti si è riferito
il 30 luglio all'autorità giudiziaria".
PRESIDENTE. Le suggerirei, prefetto De Gennaro, di non procedere leggendo ogni documento, che, se ritiene opportuno, può consegnare alla presidenza.
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza. Signor presidente, qualcosa vorrei leggerla, perché altrimenti...
PRESIDENTE. Laddove lei lo ritenga opportuno, ma eviterei di farlo.
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza. Signor presidente, credo che dovrò leggere molte cose.
È stato richiamato - mi sembra da parte dell'onorevole
Mascia, se non ricordo male - un secondo episodio relativo a
segnalazioni effettuate da rappresentanti del Genoa social forum
e concernenti la presenza di pullman di Forza nuova. La questura di
Genova riferisce, sempre al Ministero dell'interno, dipartimento
della pubblica sicurezza, che con riferimento alla nota inviatagli
(evidentemente abbiamo chiesto notizie anche su ciò) relativa
alla segnalazione di 2 pullman si forniscono le seguenti notizie.
Effettivamente tra le ore 22 e le 23 del 18 luglio è pervenuta
in questura una segnalazione del portavoce del Genoa social forum,
Vittorio Agnoletto, circa la presenza nella zona dell'impianto
Sciorba o comunque dello stadio di Marassi di 2 pullman di Forza
nuova i cui occupanti si sarebbero accampati in dette aree. I
controlli e gli accertamenti tempestivamente disposti a mezzo di
pattuglie automontate, coordinate da qualificato personale della
Digos di Genova, hanno dato esito negativo. In particolare, sono
stati accuratamente ispezionati i siti vicini al campo dello Sciorba
a Molassana, dove erano alloggiati gli esponenti di Attack
aderenti al Genoa social forum, tutte le zone boschive e
collinari di Molassana, tutte le aree idonee al parcheggio di camper
e roulotte site vicino allo stadio di Marassi e al cimitero di
Staglieno, nonché l'area prospiciente il centro sociale
anarchico Pinelli, sito anch'esso in via Adamoli a Molassana. L'esito
negativo dei controlli è stato comunicato a Vittorio
Agnoletto.
Per quanto riguarda lo stadio Carlini, è stata
effettuata una perquisizione, ma, come spiegherò anche quando
parlerò della scuola Diaz o Pertini (in merito alla
denominazione sono un po' confuso), non ne ero certamente a
conoscenza. Sono in possesso di una segnalazione effettuata dalla
questura: come posso documentare, vi è una continua e costante
informazione
su tutto. È ovviamente una documentazione tra uffici e non
gerarchica, una documentazione funzionale volta a conoscere
l'andamento della situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica
in Italia che compete al dipartimento della pubblica sicurezza. Tale
documentazione non proviene solo dalla questura, bensì anche
dalle altre forze di polizia: in essa viene dettagliatamente spiegato
che la perquisizione è stata effettuata e che, giunti al
Carlini, ove vi erano alcuni operatori televisivi e gli avvocati,
sono stati compiuti accurati sopralluoghi ed ispezioni alla presenza
del noto Luca Casarini accompagnato dai suoi legali di fiducia e
dagli organi di stampa, nel frattempo intervenuti sul posto a
richiesta degli interessati. Nel corso del sopralluogo è stata
constatata la presenza di circa 500 persone appartenenti al movimento
tute bianche e non sono state riscontrate anomalie a strutture,
arredi ed infissi interni, risultati regolarmente montati, come
confermato dalle medesime tute bianche. Signor presidente, si tratta
di documenti che poi metterò a vostra disposizione.
Mi è
stato anche chiesto - mi sembra da parte dell'onorevole Anedda e da
altri - di fornire le registrazioni di tali eventi: mi risulta che
esse siano già state chieste dall'autorità giudiziaria
e quindi sono a disposizione della stessa. Mi risulta ciò
perché ho avuto una segnalazione - che proviene anch'essa
dalla questura di Genova - in ordine ad una notizia di stampa
concernente comunicazioni radio di violenza o preannunciata violenza
in cui si legge: «In merito, si precisa che l'ascolto delle
comunicazioni radio e la lettura del relativo brogliaccio, che si
allega, consentono di escludere nel modo più assoluto che
siano pervenute alla centrale operativa richieste del personale
operante su strada relative all'invio di contingenti
per compiere spedizioni punitive nei confronti degli occupanti
della scuola». Sono atti a disposizione dell'autorità
giudiziaria che poi eventualmente li valuterà.
Nella
relazione non mi sono soffermato sulla perquisizione avvenuta nella
scuola, anche perché l'ufficio aveva già messo a
disposizione di questo onorevole Comitato le risultanze
dell'informazione.
Tuttavia, ad una prima lettura - sicuramente
in merito a ciò vi sarà il vaglio dell'autorità
giudiziaria che in questo momento mi sembra molto approfondito -
ritengo di cogliere una sostanziale coincidenza di informazioni.
Peraltro le informazioni che ho fornito nell'immediatezza al ministro
dell'interno per rispondere in Parlamento e che sono state in parte
riportate nella sua relazione erano frutto della prima segnalazione
pervenutami dalla questura di Genova. Ho riscontrato, in linea di
massima, la stessa coincidenza sulle dinamiche (e non - come ho già
detto - sulle responsabilità di comportamenti illeciti), sulle
modalità e sul contesto in cui tale operazione di polizia è
maturata sostanzialmente anche nella prima relazione degli ispettori
(o dell'ispettore).
Ho notato che all'inizio della relazione su
Bolzaneto si fa riferimento all'urgenza e al tempo abbastanza
ristretto; chiaramente gli ispettori hanno raccolto una serie di
informazioni e ricostruito i fatti; tuttavia, almeno con riferimento
a quei tre momenti, vi è una relazione inviatami dal prefetto
La Barbera in cui si riscontra una sostanziale coincidenza su
modalità, tempi, circostanze, cause ed effetti che purtroppo -
come abbiamo visto - sono stati di un certo tipo e sui quali
l'autorità giudiziaria compierà accertamenti.
Anche
in merito alle scelte degli ufficiali di polizia giudiziaria -
probabilmente sbagliate in ordine alla valutazione se contestare o
meno una sorta di associazione a delinquere, che
poi non è stata riconosciuta legittima dall'autorità
giudiziaria come capo di imputazione o idonea a rispondere ai fatti o
concordante con le circostanze - credo, per quanto riguarda la parte
di mia diretta conoscenza, di poter affermare, in una sede
istituzionale come questa - dove dico tutta la verità e
ritengo che la mia verità sia sicuramente più
responsabile di quella dei giornali - di aver avuto solo in tale
circostanza notizia della perquisizione e voglio anche spiegarne la
ragione. Nessuno informa il capo della polizia di una perquisizione,
infatti, nessuno mi ha informato delle altre perquisizioni come
quella realizzata poco prima, nel pomeriggio, nella scuola di via
Maggio, dove sono state sequestrate armi improprie (75 mazze ferrate)
- ho poi visto la relativa segnalazione - ed arrestate un certo
numero di persone (credo venti o ventitré). Quella sera mi ha
chiamato il questore non per informarmi della perquisizione, ma per
un'autorizzazione che competeva, invece, alla mia responsabilità.
Ciò necessita di un passo indietro di 24 ore che mi aiuta
anche a rispondere ad una delle domande che mi sono state rivolte.
Il venerdì sera, dopo i gravi incidenti di via Tolemaide
che hanno portato alla drammatica morte di un giovane manifestante,
su sollecitazione del prefetto - che tra l'altro mi ha chiesto di
inviare nuove forze di polizia e costretto a rastrellare gli ultimi
trecento uomini presenti a Milano -, nella normale, naturale,
fisiologica alternanza di forze di polizia e dopo essermi consultato,
verso le 23-23 e mezza di venerdì, con il comandante generale
dell'Arma dei carabinieri, abbiamo di comune accordo sollecitato le
autorità locali - questa è l'indicazione strategica che
viene dal vertice e che può essere anche disattesa perché
l'ordinanza è un atto che compete al questore - ad invertire i
servizi, spostando la polizia e la Guardia di finanza verso i luoghi
delle manifestazioni, ed i
contingenti dei carabinieri a protezione della zona rossa che,
verosimilmente, il 21 luglio sarebbe o avrebbe dovuto essere
interessata da episodi di aggressione.
Sulla base di questa
premessa - che, credo, abbia sciolto qualche dubbio sull'avvenuto
coordinamento, tra l'altro richiesto anche dal prefetto - il questore
mi ha chiamato sabato sera - sarà lui a confermarlo quando
verrà ascoltato - per chiedermi se potevano essere utilizzati
contingenti dei carabinieri per una perquisizione. Ho risposto al
questore in senso affermativo. Ecco il motivo per il quale sono stato
informato della perquisizione. Della perquisizione al GSF non ero a
conoscenza, ho appreso la notizia successivamente.
Per quanto
riguarda l'attività ispettiva, essa sarà oggetto di un
approfondimento sotto il profilo amministrativo e comportamentale. Si
scoprirà se c'è stato un principale responsabile; mi
pare che l'ispettore indichi disfunzioni e non ordini di procedere in
un certo modo. Egli afferma che sono stati fatti inviti alla cautela
- promossi anche dal sottoscritto - che rientrano in quella che è
una doverosa attenzione alla prudenza ed alla tutela dell'incolumità
degli uomini che devono...
MARCO BOATO. Immagini, se non fossero arrivati questi inviti, che cosa sarebbe successo!
GIOVANNI DE GENNARO,
Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza.
...io credo che dovremmo lasciare il definitivo accertamento dei
fatti all'autorità giudiziaria.
Ho letto in una relazione
che, dal secondo piano della scuola, è piovuta giù una
mazzetta spaccapietre che ha sfiorato un agente; non so se ciò
corrisponde al vero, ma, se così fosse, sarebbe stato un atto
che poteva procurare dei danni. Su
questo fatto è in corso un'indagine approfondita; per
quanto mi riguarda, ho dato direttive per supportare e sostenere il
più possibile l'azione dei magistrati.
Per quanto concerne
Bolzaneto, in previsione di incidenti preannunciati, che avrebbero
portato all'arresto di manifestanti, in una delle riunioni tenute dal
comitato nazionale per l'ordine pubblico - in questo modo rispondo
indirettamente anche alla domanda dell'onorevole Sinisi -
l'amministrazione penitenziaria aveva predisposto un piano che
intendeva evitare complicazioni a quella che era la normale attività
svolta dalla casa circondariale di Genova.
Questo piano potrà
essere illustrato nei dettagli dal direttore dell'amministrazione
penitenziaria. Tra l'altro, il carcere di Marassi era uno degli
obiettivi a rischio ed una consistente attività di traduzione
di arrestati poteva anche creare pericoli per l'ordine pubblico.
A
questo proposito voglio leggervi alcuni passi della relazione del
commissario della questura di Verona dottor Salvo, in servizio a
Genova che descrive il momento dell'assalto al carcere di Marassi;
quindi, come avrete potuto desumere, quelle preoccupazioni
organizzative non erano del tutto prive di fondamento.
La
relazione così recita: "Intorno alle ore 14 e 30, senza
che fosse stato comunicato preventivamente, il sottoscritto notava
provenire da dietro l'istituto scolastico Edoardo Firpo una grossa
massa di manifestanti che indossavano abiti di colore nero tutti
travisati e con caschi e foulard sul volto, armati di
spranghe... eccetera". Lo scrivente ha immediatamente intuito
che si trattasse dei black bloc. Prosegue poi la relazione:
"Dal suddetto gruppo, ormai costituito da un migliaio di
manifestanti che avevano iniziato a salire la lunga scalinata, si
notava staccarsi un centinaio di essi. Una volta contata l'esigua
forza posta
a presidiare l'ingresso del carcere, eccetera...". Circa quaranta uomini, dunque, presidiavano l'ingresso nel carcere...« (Commenti del deputato Mascia). In quel momento c'erano quaranta uomini. Ovviamente gli altri contingenti erano dislocati nei dintorni.
GRAZIELLA MASCIA. L'ha detto lei che Marassi era uno degli obiettivi!
GIOVANNI DE GENNARO,
Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza.
Infatti il carcere era presidiato da un funzionario e da quaranta
uomini, non da una pattuglia di due uomini. La relazione così
prosegue: "A questo punto il sottoscritto e la forza a
disposizione venivano fatti oggetto di una fitta sassaiola e dal
lancio di bottiglie di vetro che lo scrivente cercava di interrompere
facendo lanciare una serie di lacrimogeni in direzione dei
manifestanti. Purtroppo l'effetto ottenuto non era quello sperato. In
continuazione veniva fatto oggetto come bersaglio di numerose pietre,
bottiglie e bulloni. I manifestanti, ormai giunti quasi a ridosso
degli operanti, ci facevano oggetto anche di bottiglie molotov
che, a malapena, si riusciva a schivare".
In questo contesto
è nata l'organizzazione predisposta dall'amministrazione
penitenziaria, prevedendo la trattazione, diciamo burocratica, e
quindi l'assunzione in carico degli arrestati direttamente presso le
strutture di polizia.
Dalla relazione, che anch'io ho letto, come
voi avete visto, si nota un disordine, però anche una
descrizione di luoghi tali che vedono una presenza di più
forze di polizia, di sanitari, del medico della polizia
penitenziaria; non sono due medici - ho letto la relazione - è
lo stesso medico che prima visita i fermati e gli arrestati quando
arrivano all'ingresso e poi li rivisita dopo. Credo che anche lì
dovremo aspettare l'esito
delle denunce, degli accertamenti sviluppati dall'attività
giudiziaria, il che non significa che come capo della polizia sto
escludendo che ci siano stati comportamenti illeciti, ma mi devo
attenere necessariamente a quelle che sono le risultanze di chi ha
sviluppato questi accertamenti.
Mi pare che un'altra parte delle
domande riguardasse il coordinamento. Qui mi sembra importante
segnalare quella che l'onorevole Violante ha chiamato la catena del
comando e che in altre circostanze è stata indicata come
mancanza di direzione unitaria o, forse, mancanza di coordinamento.
Nel settore dell'ordine pubblico l'unico coordinamento spetta alle
autorità provinciali di pubblica sicurezza: in sede tecnica al
questore, in sede di valutazione - diciamo - politica al prefetto.
LUCIANO VIOLANTE. Non c'è gerarchia nei confronti del capo della polizia?
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza. No, non c'è nessuna gerarchia. È proprio per questo che l'organizzazione dell'amministrazione della pubblica sicurezza...
FILIPPO ASCIERTO. Andreassi, perché stava...?
GIOVANNI DE GENNARO,
Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza.
Onorevole, credo di averlo spiegato oggi.
Circa la complessità
e l'importanza e la molteplicità delle iniziative e delle
attività che erano in corso e che avevano bisogno di
un'interfaccia unica per tanti problemi, mi piacerebbe soltanto
fornire un dato: in tutto questo, il 20 pomeriggio è arrivato
il Capo dello Stato. Già quando il Capo dello
Stato si sposta, è tutta una questura che si mobilita.
Quando io ho parlato della complessità dei servizi di
sicurezza, ho parlato di una molteplicità di cose con
interlocutori anche diversi, con l'ispettorato del Quirinale, con
quant'altro serva ad alleviare, a sostenere ed a sorreggere l'azione
del questore. Infatti, l'ordinanza del questore è l'ordinanza
che indica esattamente quali sono i compiti, le competenze attribuite
ai singoli reparti e quali sono le iniziative che devono essere
sviluppate durante l'azione dell'ordine pubblico.
Voglio dire
anche una cosa che mi sembra innovativa e importante e che, forse, è
importante che formi oggetto dell'attenzione di questa Commissione.
Abbiamo preso molte iniziative di coordinamento operativo fra i
reparti della Polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri; abbiamo
sviluppato, d'intesa con il comando generale, iniziative proprio in
previsione di un impegno così significativo come quello di
Genova, abbiamo organizzato una serie di seminari ed incontri. Il 24
aprile, per esempio, tutti i responsabili dei reparti mobili della
Polizia di Stato, dei battaglioni mobili dell'Arma dei carabinieri ed
i funzionari e gli ufficiali della Guardia di finanza hanno
partecipato ad un seminario che aveva come scopo proprio quello di
propiziare, con l'ausilio anche di supporti audiovisivi, uno scambio
di esperienza nel settore dei servizi di ordine pubblico, di
individuare strategie e tattiche utilizzate anche in altre
manifestazioni dal movimento antiglobalizzazione, di confrontare le
tecniche impiegate. Il 7 giugno comandanti dei battaglioni mobili dei
carabinieri, ufficiali del comando generale dell'Arma, anche
dirigenti e funzionari della Polizia di Stato hanno assistito ad
alcune esercitazioni pratiche per verificare se l'addestramento dei
reparti fosse adeguato. Il 18 ed il 19 giugno presso la scuola
superiore dell'amministrazione dell'interno c'è stato un altro
seminario. Sono andato
personalmente con il comandante generale ad avviarne i lavori, cui
hanno partecipato tutti i responsabili dei battaglioni mobili
dell'Arma dei carabinieri, ufficiali - ricordo perfettamente, c'era
anche un giovane tenente -, funzionari di polizia, tutti i funzionari
che partecipavano poi ai servizi di ordine pubblico. Cito questi
fatti perché anche il 29 giugno presso la scuola allievi
marescialli dei carabinieri è stata tenuta un'analoga
iniziativa, così come poi a Genova nell'imminenza del vertice.
Ho voluto citare e riferire questi fatti per indicare, in termini di
strategia e, quindi, di attenzione agli impegni gravosi da tenersi in
occasione del vertice di Genova, gli input che sono partiti a
livello centrale.
Credo di dover dare adesso alcune indicazioni,
perché mi sono state richieste, sulle manifestazioni che si
sono svolte. Poi passerò ad esaminare le singole domande. Ho
detto stamattina, nella mia relazione, della manifestazione del 19,
una manifestazione che si è svolta in modo assolutamente
tranquillo e che è partita quasi dalla zona rossa, non dico
dalla zona gialla, ma quasi dalla zona rossa, una manifestazione
molto consistente sviluppatasi lungo un percorso che era all'interno
di una zona ritenuta più sensibile. Ma, evidentemente, il
giorno 19 c'erano tutte le condizioni. Il questore (dico il questore,
in quanto punto di riferimento, perché si assume la
responsabilità; ma, ovviamente, d'intesa con le altre forze di
polizia sul posto, d'intesa con altri funzionari) ha valutato che non
ci fossero condizioni di rischio e di pericolo per limitare il
diritto di manifestazione che era stato richiesto in quel senso. Non
c'è stato alcun incidente, naturalmente, ma perché
nessun tipo di aggressione o di atto illegittimo è stato posto
in essere durante quella manifestazione.
Il 20 la giornata era
molto più complessa, almeno per quelle che sono le mie
conoscenze; poi lo dimostrerò dando
lettura di alcuni passi delle relazioni dei funzionari. La
giornata era molto più complessa perché c'erano
richieste avanzate dagli organizzatori del Genoa social forum di
poter disporre di alcune piazze per una sorta di sit-in che
doveva essere pacifico o di manifestazione del dissenso; è
stata accordata l'autorizzazione per quelle piazze che si riteneva
non costituissero o non predeterminassero una situazione di pericolo,
anche perché - da come mi è stato detto - c'era una
medesima richiesta da parte delle varie componenti dei manifestanti
che volevano diversificare il loro collocamento nella zona. E sono
state seguite le richieste. Adesso a memoria non lo ricordo, ma credo
di averlo annotato: la rete Lilliput aveva chiesto una piazza,
un'altra parte del movimento aveva chiesto piazza Dante; in tutto
questo, però, le richieste avanzate, che sono agli atti della
questura - ed il questore lo potrà dire -, erano per
manifestazioni statiche da parte di tutte queste componenti; è
stato vietato il corteo organizzato dalle tute bianche che volevano
ed avevano preannunciato un corteo - dico tute bianche, ma è
una parte del movimento - dal Carlini sino ad una piazza, credo che
fosse il luogo di destinazione. Questo corteo non era autorizzato,
questo corteo è stato fermato, per decisione naturalmente dei
funzionari e delle autorità, a via Tolemaide, credo, dove ci
sono stati poi gli scontri più drammatici che hanno portato
anche ad un ulteriore dramma, quello della morte di un manifestante.
Vorrei chiarire questo concetto di assedio alla zona rossa, anche
perché mi è stato chiesto; adesso vado un po' a
memoria, ma fornirò - ripeto - tutti i documenti. Vorrei
chiarire, attraverso le relazioni di servizio dei funzionari, se
questo fosse un attacco meramente virtuale.
Il primo dirigente
della Polizia di Stato, dottor Montagnese, nella sua relazione
riferisce che era di servizio in piazza
Dante, una delle piazze destinate ai sit-in. Ad un certo momento, dice: «la pressione dei manifestanti era tale che, dopo circa un'ora, riuscivano a svellere la parte esterna della doppia porta di uscita della zona rossa, rendendo necessario il puntellamento della parte interna con un veicolo corazzato della polizia; contestualmente gli esagitati effettuavano un nutrito lancio di oggetti contundenti (bottiglie, bulloni tolti dalla rete di protezione) contro le forze dell'ordine. A questo punto, avendo a disposizione tre idranti» - si tratta della relazione indirizzata al questore, naturalmente - «del Corpo forestale dello Stato, disponevo che gli stessi indirizzassero numerosi getti d'acqua contro le persone il cui assedio diventava sempre più preoccupante, in quanto alcune di loro avevano iniziato a tagliare la rete provocando in essa dei fori. L'uso degli idranti fino alle ore 17, avvenne per altre quattro volte, allorché la folla si faceva più minacciosa. Verso le 17,30, visto che la folla aumentava, venivano recisi consistenti parti di rete metallica e quindi la minaccia di uno sfondamento all'interno della zona rossa appariva probabile. Disponevo il lancio degli artifici lacrimogeni. A seguito di ciò i manifestanti abbandonavano precipitosamente piazza Dante dirigendosi, attraverso Via Fieschi, verso Piazza Carignano. Nell'occorso, venivano esplosi 21 lacrimogeni e dieci granate a mano. Avuta la piazza libera, provvedevo ad avvertire il dirigente del gabinetto della polizia scientifica affinché facesse effettuare eventuali rilievi fotografici sulla piazza e sulle strutture danneggiate. Disponevo altresì un'accurata bonifica degli spazi prima occupati dai manifestanti ed acquisivo alcuni pezzi di grata precedentemente tagliati dai facinorosi, alcuni bulloni e alcune assi metalliche. Infine, avevo modo di constatare che la
ditta appaltatrice di manufatti di difesa passiva, opportunamente,
velocemente avvertita, provvedeva a ripristinare gli stessi».
Che il tentativo di aggressione alla zona rossa non fosse
meramente virtuale, ce lo dice anche un'altra relazione in cui si
dice...
LUCIANO VIOLANTE. Sempre il 20?
GIOVANNI DE GENNARO,
Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza.
Sì, sempre il 20.
Leggo: «Piazza Corvetto. Circa 5
mila manifestanti intendevano invadere la piazza Corvetto, situata
sul retro della prefettura, abbattendo le reti. A tale scopo,
posizionavano cassetti dell'immondizia per poter superare,
arrampicandosi, la citata rete, e alcuni moschettoni con i quali
intendevano, tramite catene, spostare la lamiera. Per garantirsi
detta attività iniziavano un lancio nutrito di bottiglie e
oggetti pesanti nei confronti delle forze dell'ordine ivi schierate
dallo scrivente. Riuscendo i manifestanti a rimuovere la barriera,
ero costretto a utilizzare l'idrante che avevo precedentemente
preparato all'uopo, e in questo modo coloro che avevano cominciato a
scalare la barriera erano costretti ad abbandonare la loro attività.
L'intervento è durato circa 20-30 minuti ed è stato
supportato dal lancio a scopo intimidatorio di due candelotti
lacrimogeni che dissuadevano definitivamente gli attaccanti».
Ce ne sono anche altre, ma credo che queste diano una risposta
sulla possibilità che venisse violata la resistenza della
difesa passiva della zona protetta, con tutte le conseguenze, quindi,
dal momento che il giorno 20, a quell'ora, era in pieno svolgimento
il vertice (c'erano i Capi di Stato e i Capi di Governo riuniti,
oltre a tutte le delegazioni). Mentre, contemporaneamente, nel primo
pomeriggio, si è svolto, senza incidenti,
il corteo della CUB, controllato dalle forze dell'ordine, ma non
si sono verificate circostanze che potessero creare condizioni o
necessità di intervento o - come ho detto - dell'uso della
forza, non certamente dell'uso della violenza. Credo però che
queste relazioni che ho letto, e che poi potranno essere tutte
acquisite (ovviamente ci saranno casi e casi), diano una indicazione
in questo senso.
Vorrei anche un po' indirettamente, rispondere
alla distinzione tra i violenti e i non violenti su un'aggressione ai
pacifisti, sempre durante il giorno 20. Avevo prima visto una
relazione in cui un vicequestore di Torino - dal momento che abbiamo
mandato circa 300 funzionari di rinforzo da tutta l'Italia - scrive:
«ritornato all'originario posto di servizio, verso le ore
11,40, notavo un centinaio di autonomi raggrupparsi sulla cima di via
Caffaro» - dice autonomi - «e, proteggendosi con alcuni
cassonetti, scendere lentamente verso la piazza del Portello con fini
chiaramente aggressivi. Lo scrivente faceva schierare il personale in
divisa. I facinorosi si fermavano a metà salita bersagliando
gli agenti con bottiglie e lanciando lungo la ripida strada alcuni
cassonetti incendiati.
A tal punto, lo scrivente, vista la
disparità numerica ed al fine di evitare che gli aggressori
potessero giungere sulla piazzetta e coinvolgere negli scontri i
pacifisti presenti, visibilmente spaventati, faceva esplodere alcuni
lacrimogeni contro il gruppo, che si fermava e iniziava lentamente a
retrocedere sempre investendo il personale con lancio di oggetti«.
Mi sono permesso di ricordare anche questo passo perché
cerco - come ho detto prima - di distinguere i singoli episodi dalla
complessità di due giornate particolarmente intense, durante
le quali - come emerge pian piano e via via emergerà sia dalle
inchieste giudiziarie sia dalla raccolta di queste che sono le
relazioni che hanno compilato i funzionari preposti ai
servizi - si sono avuti diversi momenti e diverse situazioni,
sicuramente complesse e complicate, che hanno reso molto difficile il
lavoro delle forze di polizia impegnate a Genova.
Non vorrei,
presidente, continuare a leggere perché è molto lungo,
ma anche riguardo al 21, durante la formazione del corteo del 21,
dalla lettura di alcune relazioni, emergono sicuramente delle
anomalie sul concetto di pacifica manifestazione. È chiaro
che, quando ho parlato di numeri consistenti o di elevato numero, per
me elevato numero sono 5, 6, 7 mila manifestanti determinati a
scontrarsi con le forze dell'ordine, non certamente 100 o 150 mila o
qual era il numero del corteo. Devo dire che, secondo quella che è
stata una prima ricostruzione, fatti salvi poi approfondimenti
ulteriori, il corteo del giorno 21 - rispondo così forse a
qualche domanda - si era sviluppato, fino ad un certo punto, in un
modo ordinato. Adesso, non so quanta forza pubblica fosse stata messa
alla testa del corteo, però ho visto alcune relazioni di
funzionari che erano alla testa del corteo. Mi pare di cogliere
adesso un po' da quello che mi è stato riferito che il
problema si è verificato ad un certo punto, quando il corteo è
arrivato in fondo a corso Italia; non conosco Genova, mi pare in
fondo a corso Italia (al punto dove poi c'è la fiera del
mare). A quel punto, più della metà del corteo ha
proseguito normalmente secondo l'itinerario prestabilito, ma a metà
del corteo, circa 500 facinorosi, che si trovavano in quel punto,
invece di girare per proseguire secondo lo stesso itinerario, hanno
aggredito frontalmente lo schieramento della polizia, che lì
c'era, per impedire che il corteo invece di fare il suo percorso
andasse verso la zona protetta.
Ecco, lì si sono
realizzati i primi incidenti: questa è una ricostruzione,
ovviamente, fatto salvo qualsiasi errore, ma secondo questa
ricostruzione è lì che è sorto il problema,
essendosi poi trovati alla testa del corteo manifestanti più
violenti, così come - se non ricordo male - mi è stato
segnalato che anche alla coda del corteo c'era un gruppo molto
consistente che aveva praticamente chiuso il corteo. Ecco, lì
si sono verificati sicuramente dei problemi. So che i problemi
c'erano, che erano consistenti, che era una situazione molto
complessa e complicata da gestire, perché continuava
sicuramente la violenza di questo gruppo, che si era posizionato alla
testa del corteo e che aveva fatto addirittura indietreggiare i
manifestanti pacifici, ma che era lì e non faceva avanzare il
corteo, tanto che leggo da una relazione che parte del corteo ha
cercato di deviare da un'altra strada.
Ho ricevuto anche qualche
telefonata da parte di qualche parlamentare; mi sono preoccupato di
una situazione che, sicuramente, andava a creare problemi per decine
di migliaia di persone, o non so quante, sicuramente migliaia; ho
chiamato il questore e l'ho mandato direttamente sul posto. Ecco,
quello è stato l'intervento del capo della polizia. Ho avuto
la segnalazione di un parlamentare, una segnalazione quindi
autorevole, preoccupata; mi sono reso conto che un intervento doveva
essere, forse, più approfondito ed ho mandato il questore sul
posto; mi sono preoccupato, poi, di attivare tutti gli altri
funzionari perché si riorganizzasse anche il momento del
deflusso, in quanto questa parte del corteo invece di riuscire ad
arrivare fino alla zona definitiva del deflusso, a Marassi, era
defluita indietro verso Quarto (Commenti del deputato Mascia).
Non credo che sia successo per colpa della polizia, onorevole Mascia,
non credo che sia successo per colpa della polizia! Era defluito
all'indietro, sbandato, dunque ci siamo attivati; so che c'è
stato subito un contatto con le Ferrovie affinché si
individuassero i treni che da Brignole andassero fino a Quarto.
Quindi, non mi pare che tutto questo
comportamento denoti un atteggiamento aggressivo, o meramente
aggressivo, da parte delle forze dell'ordine, ma probabilmente una
situazione complessa che ha creato delle difficoltà.
Io
non voglio assolutamente lasciare l'impressione che, da parte del
direttore generale della pubblica sicurezza, non ci sia una
preoccupazione anche - e raccolgo, con grande attenzione, l'invito
che alcuni parlamentari mi hanno fatto - a riflettere, a studiare,
perché in circostanze ulteriori vi sia il massimo della
capacità per tentare di dividere i gruppi violenti o per
cercare di controllare al meglio e tutelare al massimo la libertà
di manifestazione, che non mi pare sia stata assolutamente limitata.
Occorre fare qualche riflessione anche sulla guerriglia - come mi
è stato chiesto - o sulle modalità di intervento. Io ho
detto forse in modo troppo sfumato, ma parlandone più
diffusamente forse è più semplice spiegarlo...
MARCO BOATO. Scusi, prefetto, queste cose che lei ci ha detto probabilmente sono tutte vere. È in grado di valutare qual è stato il tipo di risposta che poi le varie forze di polizia hanno dato sul corteo? Perché ci sono centinaia di foto, di immagini televisive, eccetera, che rappresentano poliziotti, carabinieri e finanzieri che pestano sistematicamente partecipanti al corteo. Lei queste cose le sa (Interruzione del deputato Ascierto - Commenti).
PRESIDENTE. Il prefetto sta dicendo...
MARCO BOATO. Non c'è dubbio che tutte queste cose siano vere, ma c'è qualcosa in più.
PRESIDENTE. Ci mancherebbe. D'altra parte, il parere di veridicità non lo dà l'onorevole Boato. Il prefetto sta rispondendo sulla base delle domande che gli sono state rivolte.
MARCO BOATO. Siccome la prima domanda che io ho fatto riguarda questa questione, vorrei, se possibile, ricevere una risposta su questo punto, in quanto su tutto il resto nessuno mette in dubbio ciò che si sta dicendo.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, le rivolgo due inviti: primo, a non interrompere il prefetto che sta relazionando e, secondo, a non interrompere il presidente quando sta parlando con lei. Le sto dicendo che le persone cui fa riferimento il prefetto saranno sicuramente oggetto di audizione, dunque si segni pure le circostanze. Le domande le abbiamo già rivolte e non si può fare una seconda tornata, il prefetto sta rispondendo, poi lei alla fine dirà se si ritiene soddisfatto o meno.
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza. La situazione è molto complessa, l'ho detto già nella mia relazione di questa mattina e lo confermo ancora adesso. Abbiamo assistito ad episodi che sicuramente - così come il senatore Kofler, giustamente, ci ha fatto vedere anche con immagini - a nessun cittadino fa piacere vedere e tanto meno al capo della polizia. Questi comportamenti - l'ho già detto oggi - saranno individuati e saranno perseguiti sotto il profilo disciplinare. Se, in questa sede di accertamento, si dovessero individuare anche responsabilità penali, riferiremo all'autorità giudiziaria, ma si tratta di singoli. Vorrei, alla fine, vedere tutte queste immagini e contarli; infatti, molte volte ho visto sempre la stessa immagine, per cui vorrei contarli. Ho escluso, naturalmente, l'episodio
della perquisizione, in quanto credo di averlo già definito
prima. Io vorrei contarli. Quell'immagine, che ho visto poco fa, di
un agente con la pistola in mano, è uno degli episodi che è
oggetto di indagine e, verosimilmente, se è già
arrivata - perché non c'è l'ho da una settimana - la
relazione, sarà sicuramente individuato anche quello. Così
come, se non sbaglio - da una prima richiesta che ho fatto almeno per
curiosità - dovrebbe essere uno degli agenti della polizia
scientifica, che era fuori a documentare con immagini ciò che
accadeva, quello che è stato aggredito. Ma verifichiamo,
vediamo se era legittimato ad avere la pistola in mano. Di tutto
questo io voglio dare, signor presidente, piena assicurazione, per
quella che è la mia responsabilità, che non sarà
lasciato nulla di intentato per singoli comportamenti.
Stavo,
invece, cercando di illustrare un po' le dinamiche di una giornata
complessa, proprio per quella che mi sembra sia stata la domanda più
importante che mi è stata rivolta: qual è la
valutazione che devo fare, quali devono essere le strategie
successive per assicurare un clima naturalmente di fiducia che, anche
attraverso queste iniziative, cercheremo di ripristinare nei tempi
più rapidi, ma facendo giustizia. Infatti, alcune volte le
immagini fanno vedere la parte dopo e non la parte prima. Credo si
debba avere un quadro completo, perché la prima immagine che
abbiamo visto, quando c'è stato il disgraziato incidente che
ha portato alla morte del giovane Giuliani, era un'immagine
sicuramente di condanna, mentre le immagini successive, quanto meno,
possono lasciarci il dubbio e l'autorità giudiziaria compirà
accertamenti in merito.
Per quanto riguarda la comunicazione, io
ho visto alcune comunicazioni e ho detto che l'autorità
giudiziaria ha acquisito le comunicazioni radio della notte del 21,
sulla base di una comunicazione giornalistica o di una affermazione
giornalistica.
Giusto, ben venga la denuncia; nella mia relazione ho ringraziato
i giornalisti per la loro attività che è molto utile
per tutti, tuttavia, prima di dire che è vero, aspettiamo il
riscontro. Su questo, però, io vorrei confermare - non so come
dirlo - con assoluta determinazione, la precisa volontà di
proseguire in un'opera di addestramento, di correzione. Metterò
a disposizione, come è stato chiesto, la circolare che ho
emanato fin dal febbraio di quest'anno.
In quella circolare - ne
ho qui alcuni stralci - raccomandavo la massima prudenza e attenzione
nell'impiego dello sfollagente, da impugnarsi e usarsi correttamente,
e dei lacrimogeni, che «devono essere considerati rimedio
estremo per fronteggiare situazioni di particolare gravità non
altrimenti gestibili anche in considerazione del forte impatto che
provocano sulla folla». Abbiamo sentito, dalle relazioni che ho
citato, che i funzionari dicono: «Poi ho fatto anche ricorso ai
lacrimogeni».
Ritengo che, in linea di massima, questi
siano spunti di riflessione - anche della mia riflessione - per
migliorare, per correggere se necessario. Credo tuttavia di poter
riferire di avere affermato, in una logica di assoluto rispetto della
libertà di manifestare e del cittadino, ma anche di assoluta
determinazione - l'ho già detto nelle occasioni in cui mi e
stato chiesto, in tutti gli incontri, in tutte le circostanze e l'ho
ripetuto anche in qualche punto della mia relazione -, che non
sarebbero state tollerate illegalità, tanto meno ove queste
fossero scadute nell'illecito penale. Credo, tuttavia, che una forza
di polizia democratica, un sistema di sicurezza democratico, debba
fare ricorso all'uso della forza per vincere una resistenza o per
impedire atti illegittimi, ma debba rifuggire - e questo lo assicuro
- da qualsiasi utilizzo della violenza, che è cosa diversa.
Vorrei chiarire il concetto della zona gialla, di cui mi è
stato chiesto più volte. L'ordinanza del prefetto, che
individuava questa zona di ulteriore rispetto e di salvaguardia, non
era indirizzata soltanto all'aspetto della manifestazione o
dell'ordine pubblico, ma anche ad alcuni aspetti di sicurezza; essa
potrà sicuramente essere acquisita dal Comitato, ma ricordo,
per esempio, che limitava la possibilità di parcheggio in
quell'area, proprio per evitare che ci potessero essere insidie
nascoste nelle autovetture e prevedeva altri accorgimenti. Non c'è
stata una modifica del piano di sicurezza generale, che era stato
fissato anche in sede di comitato nazionale e che era stato condiviso
da tutti i vertici delle forze di polizia, sotto la presidenza del
ministro dell'interno. C'è stata una valutazione - insisto su
questo punto -, fatta dalle autorità di pubblica sicurezza, di
condizioni tali da consentire manifestazioni in quell'area, senza
abolirle; e, in effetti, qualche manifestazione in quella zona c'è
stata: ho parlato della manifestazione del 19 che è partita da
piazza Sarzana, ho parlato di modifiche, ho detto che queste si
decidono anche via via (l'ordine pubblico si decide anche all'ultimo
momento: può deciderlo anche il funzionario nel momento in cui
si trova nelle condizioni di assumere una decisione perché
cambiano le situazioni sul posto), ho detto anche di una decisione
modificata: quella di consentire il corteo a ponente. Perché
l'esclusione di ponente? Non si trattava di una esclusione tout
court, perché nella zona di potente insiste l'aeroporto e
nel pomeriggio del giorno 20 sarebbero arrivate tutte del
delegazioni, compreso il Capo dello Stato, quindi ci si sarebbe
potuti trovare all'improvviso nella condizione difficile di un blocco
di una strada che non avrebbe permesso il passaggio del corteo con il
Capo dello Stato o con un Capo di Governo: c'era una logica, così
come una logica c'è stata nella decisione di chiudere le
stazioni, cui ho accennato
stamattina. Si pensi a cosa sarebbe potuto accadere se, mentre in
via Tolemaide, il giorno 20 alle ore 17, si verificavano gli scontri,
fosse stata aperta la stazione di Brignole, che dista 200 metri da
quel luogo - l'onorevole Labate, che è di Genova, conosce
meglio di me le distanze -, con i cittadini che uscivano dalla
stazione, magari ignari di quello che stava succedendo intorno,
costituendo così un pericolo aggiuntivo. Ho letto una
relazione di servizio, tra l'altro, sulla quale non mi dilungo perché
la rimetterò agli atti del Comitato, che proprio dalla parte
di quel corteo che veniva dal Carlini, alcuni dei manifestanti - un
numero consistente - sono saliti sul terrapieno e, dall'alto, hanno
cominciato a lanciare i sampietrini raccolti sulla massicciata delle
ferrovie alle forze dell'ordine che si trovavano sotto. In tale
circostanza è intervenuto quel funzionario - ricordo che ne
parla la relazione - con 7 agenti della Polfer: si immagini se ci
fossero stati anche i treni manovra in quel punto.
Sono state
garantite, però, le libertà di accesso a Genova: i
treni sono arrivati tutti, più di 20 treni straordinari. Non
ho mai detto che Genova sarebbe stata aperta né l'hanno detto
le autorità di pubblica sicurezza. Il portavoce del Genoa
social forum ha detto pubblicamente che il capo della polizia è
un bugiardo, perché prima aveva affermato che avrebbe lasciato
aperta Brignole e poi, invece, l'ha chiusa. Io non avevo mai detto
questo né la cosa rientrava nella mia potestà
decisionale; tutt'al più, il mio poteva essere un supporto
alla decisione del prefetto, perché c'è bisogno di
un'ordinanza prefettizia. Credo che tutto questo possa essere letto,
in un quadro complessivo, come un'azione sicuramente attenta e come
la valutazione di tutte le circostanze. Signor presidente, non so se,
a questo punto, io debba esaminare una per una tutte le domande, però
c'erano ancora dei punti specifici...
PRESIDENTE. Ho visto che ha preso appunti, prefetto...
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento per la pubblica sicurezza. No, ho preso nota di tutte le domande, però non so se debba esaminarle una per una o se mi possa riservare di trasmettere un documento o un appunto ad esse relativo.
PRESIDENTE. Potremmo anche scegliere questa strada. Giacché lei ha dato puntualmente la sua disponibilità, potremmo anche fare un'altra cosa, se lo ritiene preferibile, a meno che non voglia lavorare oggi pomeriggio o questa notte: domani le forniremo il resoconto integrale dell'audizione, in modo che abbia a disposizione le domande esattamente formulate da parte dei componenti il Comitato ed anche le risposte già fornite. Farà menzione degli argomenti cui ritiene non sia stato possibile dare risposta in questa sede nell'ulteriore risposta scritta che si riserva di produrci, se possibile, nella prima giornata che ritiene utile, tenendo conto che noi, poi, dovremo studiare queste carte, unitamente - le rivolgo questa preghiera e glielo ricordo - alla terza relazione dell'ispettore, che tuttora non è pervenuta. Per le prime due, c'era il problema degli allegati; non so se tale problema riguardi anche la terza relazione, ma a me sembra importante che il Comitato acquisisca anche questa documentazione, che lei in parte ci ha letto e in parte ci ha mostrato, sostanzialmente, però, senza consegnarcela. Le saremmo grati se potesse farci avere tutta questa documentazione, insieme ad ogni altra che lei dovesse ritenere importante ai fini dell'indagine conoscitiva. Ripeto che non è lavoro di oggi - e questo sta a lei deciderlo - perché domani le forniremo il resoconto, che potrà
utilizzare come una sorta di vademecum; però, le chiediamo di farci avere il materiale che le abbiamo chiesto in brevissimo tempo.
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento per la pubblica sicurezza. Sì, signor Presidente, sicuramente sì.
PRESIDENTE. Quindi, se siamo tutti d'accordo, e mi pare che, in linea di massima, ci sia consenso da parte di tutti, a meno che qualcuno non intenda dissentire da questa posizione - anche perché è già arrivato il generale Zignani che è arrivato puntualmente alle ore 16 e mi sembra opportuno procedere alla sua audizione -, possiamo ringraziarla, prefetto, per l'attenzione e per le modalità con cui ha coadiuvato i nostri lavori e ci auguriamo che il suo apporto ci consenta di poter meglio comprendere quanto accaduto.
GIOVANNI DE GENNARO, Direttore generale del dipartimento per la pubblica sicurezza. La ringrazio anch'io, signor presidente.
Audizione del comandante generale della Guardia di finanza, generale Alberto Zignani.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno
reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui fatti accaduti in
occasione del vertice G8 tenutosi a Genova, l'audizione del
comandante generale della Guardia di finanza, generale di Corpo
d'armata, Alberto Zignani.
Il comandante generale della Guardia
di finanza, Alberto Zignani, chiede di essere accompagnato dal
colonnello Vincenzo Suppa e dal capitano Stefano Gesuelli. Non
essendovi obiezioni, può rimanere così stabilito.
Prima di dare inizio all'audizione in titolo, ricordo che
l'indagine ha natura meramente conoscitiva e non inquisitoria.
La
pubblicità delle sedute del Comitato è realizzata
secondo le forme consuete previste dagli articoli 65 e 144 del
regolamento della Camera, che prevedono la resocontazione
stenografica della seduta.
La pubblicità dei lavori è
garantita, salvo obiezioni da parte dei componenti il Comitato, anche
mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso,
che consente alla stampa di seguire lo svolgimento dei lavori in
separati locali.
Non essendovi obiezioni, dispongo l'attivazione
dell'impianto visivo a circuito chiuso.
Ringrazio il comandante
generale della Guardia di finanza, Alberto Zignani, e lo invito a
riferire.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FRANCO BASSANINI
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza.
Ringrazio il presidente e i membri del Comitato per l'opportunità
che mi viene offerta di illustrare il contributo di uomini e mezzi
fornito dalla Guardia di finanza in occasione del vertice G8 tenutosi
a Genova dal 20 al 22 luglio ultimi scorsi.
Evidenzio subito che
tale apporto deve necessariamente essere considerato e valutato alla
luce delle disposizioni legislative e regolamentari che oggi
disciplinano l'intervento del corpo nei servizi volti al mantenimento
dell'ordine e della sicurezza pubblica.
L'ordinamento giuridico
prevede, infatti, che la tutela dell'ordine e della sicurezza
pubblica sia affidata alla Guardia di finanza solo in termini di
concorso. Più in particolare,
l'attuale disciplina - contenuta nel decreto del Ministro
dell'interno del 12 febbraio 1992 - prevede che la Guardia di finanza
concorra impiegando: in via ordinaria, cioè normalmente, i
militari in forza ai vari reparti di pronto impiego (i cosiddetti
AT-PI - anti terrorismo pronto impiego): si tratta di personale in
possesso di specifica qualificazione addestrativa, in grado di
offrire garanzie di sicurezza ed efficienza nell'espletamento della
particolare attività; in via eccezionale, invece, cioè
in caso di consultazioni elettorali, gravi turbamenti dell'ordine
pubblico, rilevanti flussi di immigrazione clandestina ed altri
eventi di particolare gravità, possono essere impiegati
militari in servizio presso i reparti territoriali. In virtù
di questo quadro normativo i finanzieri impiegati nell'espletamento
dei servizi di ordine pubblico sono sempre posti alle dipendenze
dell'autorità di pubblica sicurezza, la sola responsabile
della direzione ed esecuzione del servizio.
Ciò premesso
vengo al vertice G8 e tratterò innanzitutto delle iniziative
che sono state assunte a livello centrale.
In primo luogo il
concorso della Guardia di finanza. L'apporto richiesto alla Guardia
di finanza è stato determinato in sede di comitato nazionale
dell'ordine e della sicurezza pubblica. L'argomento è stato
posto all'ordine del giorno dei comitati tenutisi il 16 novembre
2000, 21 febbraio, 28 marzo, 16 maggio, 24 maggio e 3 luglio 2001,
nel corso dei quali sono stati affrontati tutti gli aspetti operativi
e logistici connessi all'organizzazione del vertice. In tali sedi, il
corpo ha assicurato una aliquota di militari pari a 1.209 unità
così suddivisa: contingente di militari antiterrorismo pronto
impiego: 318; contingente di militari ordinari in forza a reparti del
comando regionale Puglia: 383; contingente di militari in forza a
reparti di istruzione: 369; contingente di militari a bordo di unità
navale ed aerea: 139.
Sono stati quindi comunicati al Ministero dell'interno sia i
reparti di provenienza dei militari sia le loro specificità
professionali, in modo da garantire l'efficacia degli interventi e
una adeguata cornice di sicurezza. In sostanza, per ciascuna di
queste categorie di personale, abbiamo indicato l'impiego ottimale
che se ne poteva fare, perché a parte gli AT-PI, che sono
pienamente addestrati per l'ordine pubblico, gli altri hanno un
addestramento evidentemente inferiore. Ma noi AT-PI in più non
ne avevamo perché tutta la nostra forza di AT-PI era assorbita
in parte dall'operazione Primavera in Puglia, in parte dalle
scorte che ci sono su tutto il territorio nazionale. Quelli che
abbiamo dato erano tutti quelli che avevamo.
Il dispositivo di
vigilanza a mare è stato invece garantito mediante l'impiego
di 3 guardacoste, 8 vedette, 3 vedette per acque interne, 4 battelli
di servizio operativo in dotazione al reparto operativo aeronavale di
Genova ed ai reparti navali dei comandi regionali Toscana, Lazio,
Campania e Puglia nonché della nave scuola Vaccaro della
scuola nautica di Gaeta.
Abbiamo ancora fornito 4 sommozzatori
provenienti dalle stazioni navali di Livorno e Civitavecchia e due
elicotteri AB 412 HP del comando centro di aviazione di Pratica di
Mare idonei al volo notturno, per attività di ricognizione.
Nel corso di vari incontri, svoltisi presso la Presidenza del
Consiglio dei ministri - struttura di missione - sono stati
quantificati, tra gli altri, gli apporti richiesti alla Guardia di
finanza per garantire il necessario supporto logistico ai militari
impiegati nei servizi di ordine pubblico. A tal fine sono stati
impiegati: a terra, 6 militari conduttori, 2 assistenti di sanità
e 2 pullman militari, rispettivamente da 50 a 20 posti; a mare, la
nave scuola Mazzei. Questo è stato il concorso che noi
abbiamo fornito come supporto al personale impiegato.
In data 12 luglio 2001, il Ministero dell'interno - ufficio
coordinamento e pianificazione forze di polizia - ha disposto il
ripristino temporaneo, dalle ore 00,01 del 14 luglio alle ore 24 del
21 luglio, dei controlli alle frontiere interne (terrestri, marittime
e aeree), ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della convenzione di
applicazione dell'accordo di Schengen, con la conseguente
riassunzione da parte dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di
finanza dei valichi di confine francese e austriaco, già
presidiati prima dell'entrata in vigore del suddetto accordo. A
seguito di ciò il Corpo ha assicurato: il ripristino dei
controlli di frontiera presso quattro valichi ubicati lungo il
confine austriaco, con un impiego giornaliero complessivo di 60
militari in forza al comando regionale Trentino-Alto Adige; una
aliquota di personale di 10 unità, appartenenti al comando
regionale Piemonte, a disposizione del dirigente di settore di
polizia di frontiera di Bardonecchia, al confine con la Francia; una
vigilanza radio mobile collegata a tutela del passaggio agricolo
stagionale di Sella Bartolo, in Friuli-Venezia Giulia, al confine con
l'Austria, con un impegno di 15 militari al giorno.
In occasione
della Presidenza italiana del G8 è stato costituito, presso il
CESIS, un gruppo di lavoro interforze avente lo scopo di effettuare
periodiche valutazioni preventive ai fini della sicurezza, in vista
del vertice di Genova e delle altre manifestazioni ad esso collegate.
Per la Guardia di finanza hanno partecipato due ufficiali del
comando generale. In funzione degli obiettivi del gruppo di lavoro,
il Corpo ha costantemente comunicato agli organi centrali delle altre
forze di polizia e dei servizi di informazione, le notizie
riguardanti le manifestazioni in argomento (quelle collegate con il
G8) acquisite durante l'ordinario svolgimento dell'attività di
ricerca informativa nei settori
istituzionali. In altri termini, noi non abbiamo svolto attività
informativa finalizzata al G8 e abbiamo fornito tutte le informazioni
che, di volta in volta, raccoglievamo nell'esercizio delle nostre
normali funzioni.
Passiamo ora alle iniziative assunte a livello
locale.
In sede di comitato provinciale per l'ordine e la
sicurezza pubblica di Genova, è stata decisa la costituzione
di: un gruppo operativo interforze, con il compito di pianificare le
misure di prevenzione e sicurezza necessarie per una migliore
riuscita del vertice; un gruppo logistica e telecomunicazioni; una
commissione per l'esame il coordinamento e l'impulso dei
provvedimenti e delle iniziative necessarie per la predisposizione
delle strutture idonee all'alloggiamento e al vitto del personale
appartenente alle forze di polizia e alle Forze armate.
Il
comando provinciale di Genova della Guardia di finanza ha partecipato
al gruppo operativo interforze con un ufficiale. In tale contesto è
stato svolto una attività di monitoraggio delle aree cittadine
e di censimento degli abitanti delle zone più sensibili. Per
quanto attiene al monitoraggio, al Corpo è stato assegnato, in
via esclusiva, un settore immediatamente a ridosso del porto e del
centro storico. Per l'attività di censimento sono stati
impegnati dai 10 ai 15 militari al giorno per l'inserimento dei dati
al terminale e per la rilevazione porta a porta di coloro che vivono
e/o lavorano nella cosiddetta zona rossa.
Al gruppo logistica e
telecomunicazioni il comando provinciale di Genova ha partecipato con
un ufficiale. Alla commissione per gli alloggiamenti e il vitto del
personale delle forze di polizia e delle Forze armate abbiamo
partecipato con il comandante provinciale in persona.
Inoltre, a seguito dell'ordinanza dell'11 maggio 2001, con la
quale il prefetto di Genova ha designato il comandante del porto
della città quale autorità coordinatrice per tutte le
operazioni da svolgere in mare o nell'ambito portuale da parte delle
forze di polizia, presso la capitaneria di porto è stata
costituita una centrale operativa attiva h. 24, nella quale, durante
i giorni del vertice, è stata assicurata la presenza
continuativa di un sottufficiale del Corpo. Sempre presso la
capitaneria di porto si sono tenute riunioni interforze in esito alle
quali sono stati definiti, per la Guardia di finanza, specifici
compiti, tra cui, l'eventuale trasporto via mare delle autorità
di Stato italiane ed estere. Trasporto via mare che poi non è
stato mai richiesto.
Veniamo ora all'alloggiamento,
all'equipaggiamento e all'addestramento del personale. Per quanto
riguarda l'alloggiamento, è stato previsto l'utilizzo delle
navi traghetto e dei padiglioni della locale area fieristica,
adeguatamente adattati. Alla Guardia di finanza sono stati assicurati
840 posti letto di cui 420, presso la fiera di Genova e 420 a bordo
della nave Odysseus ormeggiata nel porto.
Per quanto
riguarda l'equipaggiamento, al fine di assicurare il necessario
equipaggiamento protettivo per il personale del Corpo impegnato nei
servizi di ordine e sicurezza pubblica, sono state definite e poi
approvvigionate le quantità e la tipologia dei materiali (tute
in tessuto ignifugo, kit di protezione individuale, eccetera)
ritenuti necessari per fronteggiare le relative esigenze.
Per
quanto riguarda l'addestramento, in data 24 aprile si è tenuto
a Roma, presso la palazzina Trevi, un seminario interforze promosso
dal Ministero dell'interno e finalizzato ad informare i funzionari e
gli ufficiali delle forze di polizia, preposti ai reparti interessati
all'espletamento dei servizi
d'ordine pubblico in occasione del vertice, circa i possibili
disordini connessi all'evento, con particolare riferimento ai rischi
collegati ai cosiddetti movimenti antiglobalizzazione.
Altro
scopo di questo seminario era quello di evidenziare le difficoltà
riscontrate dalle forze di polizia in occasione di analoghe
manifestazioni tenutesi sia all'estero (Seattle, Praga e Göteborg),
sia in Italia, al fine di raccogliere suggerimenti e proposte.
Dal
12 al 19 giugno, il quadro istruttore del centro di addestramento e
di specializzazione di Orvieto, che è della Guardia di finanza
- quindi, il quadro istruttore di questo centro -, ha partecipato,
quale uditore, alle esercitazioni in svolgimento presso il centro
della polizia di Stato di ponte Galera. Successivamente, il centro
addestramento di specializzazione di Orvieto ha proceduto ad uno
specifico «aggiornamento» del personale AT-PI da inviare
in rinforzo a Genova, nonché - d'intesa con le strutture della
polizia di Stato analogamente impegnate - ha proceduto allo
omogeneizzazione e alla standardizzazione delle procedure operative.
Inoltre, dal 2 al 7 luglio, un team di istruttori del
centro ha svolto attività di preparazione per i finanzieri
allievi del battaglione di Lido di Ostia e l'addestramento si è
incentrato, principalmente sull'uso dei materiali in dotazione (casco
con celata, scudo, manicotto e sfollagente); sugli effetti e sulla
protezione dagli artifizi, fumogeni e lacrimogeni, con addestramento
all'utilizzo della maschera antigas nonché dei kit
antincendio; sulle norme di comportamento durante e fuori del
servizio; sulle tecniche di autocontrollo nelle situazioni di grave
tensione e sull'uso ragionato della forza secondo criteri di rigorosa
necessità.
Veniamo, ora, alle attività svolte
durante il vertice. Con riferimento all'attività svolta dalla
Guardia di finanza durante
il G8, a seguito di specifiche disposizioni impartite dal
Ministero dell'interno, a partire dal giorno 11 luglio, 83 militari
ordinari in forza al comando provinciale di Imperia sono stati posti
a disposizione del questore della città per essere impiegati a
Ventimiglia in attività di controllo al confine con la
Francia; nei giorni 14 e 15 luglio sono affluiti a Genova con 864
unità per essere impiegate in servizi di ordine pubblico.
Per
quanto riguarda i servizi svolti, il personale inviato nel capoluogo
ligure è stato impiegato - tranne che per gli eventi occorsi
nel pomeriggio del 21 luglio, sui quali mi soffermerò in
seguito - esclusivamente in servizi di vigilanza.
La vigilanza
fissa è stata svolta: ai varchi della cosiddetta «zona
rossa», esterna al palazzo Ducale (sede degli incontri di
vertice), alla prefettura, ai magazzini del cotone (sede del centro
stampa ufficiale del G8) e all'hotel Jolly Marina (utilizzato per
l'alloggiamento di parte della delegazione americana), aeroportuale
ai varchi, ai locali interni dell'aerostazione e al piazzale esterno.
È stato, ancora, impiegato in vigilanza dinamica al
casello autostradale di Genova-Sestri alle navi utilizzate per
l'alloggiamento di giornalisti e delle forze dell'ordine, e a mare,
sia all'interno, sia all'esterno del porto.
Sono stati, inoltre,
assicurati servizi di scorta a giornalisti, autorità e
delegazioni e servizi di difesa della caserma, sede del comando
regionale Liguria della Guardia di finanza. Infine, un'aliquota di
militari è stata destinata alla costituzione di un posto di
polizia all'interno del palazzo Ducale. Per tutti i servizi di
vigilanza svolti consegnerò un elaborato in cui sono indicati
il posto di servizio, il numero dei militari impiegati e il relativo
responsabile.
Veniamo ora agli episodi salienti occorsi durante il vertice.
Le modalità e i luoghi di intervento dei contingenti del corpo
sono stati disposti dalla questura di Genova con proprie ordinanze e,
in linea di massima, sono risultati corrispondenti a quanto
precedentemente concordato, a livello centrale e locale, tenuto conto
delle specifiche professionalità in possesso dei nostri
militari. Come ho detto in precedenza, avevamo indicato come
impiegarli e, grosso modo, sono stati impiegati come avevamo
detto noi.
In nessuno dei posti di servizio assegnati alla
vigilanza della Guardia di finanza sono state segnalate situazioni di
effettivo pericolo o si sono verificati scontri che abbiano visto
coinvolti militari del corpo.
Tra gli episodi salienti si
segnalano i seguenti: in data 20 luglio, il comando regionale Liguria
della Guardia di finanza è stato oggetto di violenti atti
vandalici da parte di manifestanti. Il nostro comando regionale è
proprio sul limite della zona rossa vicino al porto. Ad un certo
punto, un corteo è passato davanti al comando;
improvvisamente, dal corteo si è staccato un gruppo che ha
cominciato a lanciare pietre. Hanno rotto tutte quante le telecamere
che erano all'esterno, hanno rotto vetri, eccetera. A seguito di ciò,
su disposizione della questura - contattata per le vie brevi - è
stato intrapreso un servizio di vigilanza esterna della caserma
attivo ventiquattro ore, mediante l'impiego di un'aliquota di
personale AT-PI dopodiché non c'è stata più
nessuna minaccia al nostro comando.
Il successivo 21 luglio, alle
ore 13,30 circa, al fine di fronteggiare una grave situazione di
emergenza venutasi a creare nei pressi di piazzale Kennedy, la sala
operativa della
questura ha ordinato al personale del corpo di uscire
immediatamente dalla fiera, per schierarsi a fianco del reparti della
polizia di Stato già coinvolti in violenti scontri.
Al
momento dell'attivazione, tutti i militari AT-PI (120 uomini) - che
poi sono stati impiegati nella specifica circostanza - stavano
fruendo del turno di riposo presso i locali della fiera o erano in
procinto di intraprendere servizi presso altre zone della città.
Il personale è stato prontamente messo a disposizione del
funzionario di pubblica sicurezza, responsabile di zona, il quale ha
impartito l'ordine di avanzare divisi su due tronconi, uno verso il
lato mare di piazzale Kennedy e l'altro lungo corso Marconi.
Mentre
i militari impiegati verso la costa sono riusciti ad avanzare senza
problemi, quelli schierati lungo corso Marconi hanno incontrato e
superato vari ostacoli (auto e cassonetti incendiati, transenne
divelte, eccetera), subendo il lancio continuo di oggetti. All'arrivo
sul luogo degli scontri (corso Marconi), il personale del corpo ha
constatato che tra gli agenti della polizia di Stato vi erano diversi
feriti.
Su ordine del funzionario di pubblica sicurezza, i
militari AT-PI hanno iniziato un lancio di lacrimogeni e, mentre il
maggior numero di essi ha continuato ad avanzare fino a giungere a
contatto con il fronte dei manifestanti, una piccola aliquota, sempre
su attivazione del funzionario di pubblica sicurezza, ha rincorso (in
una strada laterale), raggiunto e affrontato un gruppo di
manifestanti che si trovavano nei pressi di un istituto di credito in
fiamme e che indossavano caschi, sciarpe ed altri momenti che ne
celavano i volti.
Sul luogo sono poi giunti diversi agenti della
Polizia di Stato che hanno provveduto al fermo dei manifestanti e al
loro trasporto in altra zona. Nel frattempo, altri scontri si
verificavano
nella zona compresa fra corso Marconi e l'inizio di corso Italia,
ma sono stati subito sedati senza particolare difficoltà da
parte di altri militari AT-PI.
Durante gli scontri del 21 luglio
è stata tratta in arresto una persona, un cittadino marocchino
residente in Italia, a Ragusa, sorpreso mentre tentava di danneggiare
un automezzo dell'amministrazione. Il predetto, nel tentativo di
sfuggire all'arresto, ha ingaggiato una colluttazione con i militari,
al termine della quale ha riportato soltanto lievi escoriazioni.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE DONATO BRUNO
ALBERTO ZIGNANI, Comandante
generale della Guardia di finanza. Sulla sua persona sono stati
rinvenuti un coltello con lama di ricambio, volantini anti-G8 e una
piccola quantità di hashisc. Come da accordi definiti in fase
di pianificazione, l'arrestato è stato preso in consegna -
presso la fonderia della Guardia di finanza allestita all'interno dei
locali della fiera - da militari in borghese del comando nucleo
provinciale di polizia tributaria di Genova. Lo stesso è stato
poi condotto, a cura dei suddetti militari, presso la caserma della
Polizia di Stato di Genova-Bolzaneto ove era stato trasferito
provvisoriamente l'ufficio matricola della casa circondariale di
Genova-Marassi.
Nella zona di corso Marconi, è stato
fornito aiuto ad alcuni abitanti di un palazzo sovrastante una banca
data alle fiamme; è stato prestato soccorso ad una signora
anziana; è stata tratta in salvo una giovane francese che
aveva tentato il suicidio.
Nessun militare della Guardia di
finanza ha preso parte all'operazione di polizia svoltasi nella tarda
serata di sabato 21 luglio presso la scuola Armando Diaz. Nessun
militare del
corpo risulta aver preso parte o avere assistito ad episodi di
violenza che sarebbero accaduti nella caserma della polizia di Stato
di Genova-Bolzaneto e all'interno della fiera.
Il procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Genova ed il procuratore
aggiunto, contattati per le vie brevi nella tarda mattinata del 3
agosto, hanno confermato che non risultano essere state presentate
denunce nei confronti di militari della Guardia di finanza.
Per
quanto riguarda il deflusso dei militari del corpo, la questura di
Genova ha disposto la cessazione dell'impiego del contingente della
Guardia di finanza dalle ore 19 del 22 luglio. Nella serata dello
stesso giorno è iniziato il deflusso dei militari del corpo,
inviati di rinforzo alla sede di Genova, secondo le seguenti
modalità: i militari appartenenti ai reparti di Savona, la
Spezia e Ventimiglia hanno iniziato il rientro nella serata di
domenica 22 luglio; il personale del battaglione allievi finanzieri
del Lido di Ostia è partito nel corso della mattinata del 23
luglio; le unità navali inviate da reparti navali di altri
comandi regionali hanno lasciato Genova a partire dalle ore 8 del 23
luglio. Nell'arco della giornata del 23 luglio, sono rientrati nelle
rispettive sedi di servizio tutti i militari ATPI (antiterrorismo e
pronto impiego), ad eccezione dell'aliquota in forza al centro
addestramento di specializzazione di Orvieto, che lasciava il
capoluogo ligure alle ore 7 del 24 luglio.
In conclusione, avuto
riguardo all'eccezionalità dell'evento, all'estensione e alla
conformazione dell'area da controllare, all'elevata varietà e
numero di servizi svolti, alla serietà dei pericoli corsi per
contrastare le virulente manifestazioni di massa - dichiaratamente
dirette ad impedire o ad ostacolare i lavori del vertice -, ritengo
che il concorso fornito dal contingente della Guardia di finanza sia
stato conforme a quanto concordato a livello centrale e sempre
adeguato alle
circostanze. Qualora dovessero emergere eventuali responsabilità
di singoli appartenenti all'istituzione, saranno tempestivamente
attivate le previste procedure interne.
Ringrazio per
l'attenzione e lascio agli atti del Comitato, oltre al testo del mio
intervento ed al citato documento riepilogativo sull'attività
svolta dal personale della Guardia di finanza, l'elenco della
corrispondenza intercorsa fra il Ministero dell'interno ed il comando
generale della Guardia di finanza. Resto a disposizione per eventuali
domande.
PRESIDENTE. La ringraziamo, signor generale. Come lei ben sa, il materiale consegnato verrà dato ai componenti il Comitato e poi distribuito. Non mi pare che vi siano atti riservati.
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza. Mi sembra che vi siano soltanto due lettere. Comunque, si tratta soltanto di lettere.
PRESIDENTE. Passiamo alle domande dei colleghi.
MARCO BOATO. La ringrazio, signor presidente, e domando scusa, anche a nome dei miei colleghi, al generale per il ritardo dei nostri lavori. Le chiedo se lei possa illustrare - già è stato accennato nella sua relazione - il tipo di finalità e di caratteristiche istituzionali, operative, che ha uno dei corpi da lei citato, quello denominato ATPI (antiterrorismo e pronto impiego) con 318 elementi per gli aspetti che ci interessano di più, tenuto conto dei fatti che hanno dato luogo a questa indagine conoscitiva. Lei ha svolto una relazione molto ampia ed esaustiva di cui la ringrazio. È noto che l'indagine conoscitiva ha avuto luogo in relazione ai fatti verificatisi nelle giornate del 20 e del 21 luglio.
Quando lei ha riferito sulle strutture predisposte per questo
complesso e specializzato impiego della Guardia di finanza, in
occasione del vertice del G8, ha parlato anche dell'equipaggiamento
protettivo, in riferimento al suo utilizzo nel servizio di ordine
pubblico. Vorrei mostrarle delle foto pubblicate, una dal settimanale
L'Espresso, l'altra dal settimanale Diario, per sapere
se può, dopo averle visionate ed aver osservato la persona
raffigurata in queste foto, uno strano personaggio, appartenente,
però alla Guardia di finanza, che viene ripreso (come risulta
dalla foto) da altri appartenenti allo stesso corpo, però in
equipaggiamento - direi - ordinario. Le chiedo se possa darci una
risposta sulla corrispondenza o meno al tipo di equipaggiamento
necessaro durante il servizio di ordine pubblico.
Infine, lei ha
correttamente fatto riferimento nella fase conclusiva della sua
relazione ad eventuali responsabilità di singoli, laddove si
siano verificati episodi che abbiano debordato rispetto all'uso
legittimo della forza. A questo riguardo, essendovi state
segnalazioni ad organi di stampa - ad oggi non ho conoscenza di atti
giudiziari -, le chiedo se la frase da lei detta (eventuali
responsabilità di singoli porteranno alle previste procedure
interne) sia una clausola di stile o se sia dovuta a segnalazioni a
lei giunte di episodi simili. Adesso le mostrerò le foto di
cui ho parlato.
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza. Le conosco benissimo.
MARCO BOATO. Se già le conosce, potrà, poi, darci una risposta al riguardo. La ringrazio molto.
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Boato. Per quanto riguarda la fotografia del settimanale Diario...
MARCO BOATO. La foto sulla destra è stata pubblicata anche dal settimanale L'Espresso.
PRESIDENTE. Bene, la fotocopia verrà acquisita. Se lei, generale, è in condizione di poter rispondere, lo farà al termine delle domande. Questa foto fa parte dei documenti da lei forniti?
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza. Non ancora, non ne ho ancora parlato.
SAURO TURRONI. Signor
presidente, intendo fare una sola domanda al generale. Come tutti, ho
potuto prendere visione di ciò che avveniva Genova, attraverso
le riprese televisive. A proposito di alcuni fatti mostrati dalle
televisioni, ho potuto vedere - come tutti gli italiani - alcuni
uomini con la divisa della Guardia di finanza, che stavano
infierendo, con una violenza, a mio avviso, inaccettabile in un paese
democratico, nei confronti di persone che non avevano le
caratteristiche da lei, generale, descritte, cioè non erano
vestite di nero e non erano mascherate. Ho visto dare calci in testa
a persone stese per terra: questo è ciò che ho visto.
Il settimanale L'Espresso pubblica, in una pagina, la foto
di un finanziere schierato davanti ad un gruppo di altri appartenenti
alla Guardia di finanza (non so se ciò sia conseguente alla
sua collocazione all'interno dell'organico, così da essere a
capo dei militari che si trovano dietro; poi, lei chiarirà
ciò) e nella pagina successiva mostra un altro gruppo di
manifestanti, tra di essi numerose donne e giovani, nessuno dei quali
rispondente alle caratteristiche da lei appena illustrate.
PRESIDENTE. Vuole produrre anche questo documento?
SAURO TURRONI. Sì, signor presidente, lo consegno immediatamente. Vorrei sapere se gli episodi a cui lei si riferiva,
cioè quelli in cui la Guardia di finanza ha isolato e colpito alcuni manifestanti violenti, siano gli stessi da noi visti nelle riprese televisive o gli stessi rappresentati in questa foto. Vorrei sapere quali iniziative siano state assunte, se vi siano state, per individuare violazioni e, in caso affermativo, se sia stato, quindi, violato il diritto di manifestare liberamente e pacificamente da parte di cittadini inermi quali provvedimenti amministrativi ne conseguiranno.
GRAZIELLA MASCIA. Rispetto
all'equipaggiamento, di cui ha già parlato l'onorevole Boato,
vorrei sapere se lei, generale Zignani, a conoscenza di qualche altra
modifica, non dico in particolare per la Guardia di finanza ma anche
rispetto all'utilizzo dei manganelli in piazza, nel senso che tutti i
feriti hanno riportato delle ferite da taglio: l'utilizzo dei
manganelli a cui noi eravamo abituati comportavano altro tipo di
ferite; pertanto, le vorrei chiedere se sia a sua conoscenza e se
corrisponda al vero che ci sarebbe un tipo di manganello in dotazione
con una spigolatura finale.
Lei ci ha già spiegato quali
sono stati i reparti impiegati nella gestione di tutti i giorni del
vertice. Mi riservo di esaminare più attentamente anche la
relazione che ci lascerà, per comprendere meglio, se, come
immagino, quale responsabile e rappresentante della Guardia di
finanza, era parte della sala operativa unificata che coordinava i
lavori in quei giorni, quale tipo di rapporto abbia intrattenuto,
comunque, il comandante della Guardia di finanza con la sala
operativa nei giorni 19,20 e 21. Che tipo di coordinamento vi è
stato - a sua conoscenza - con le forze di polizia di altri paesi? E
che tipo di coordinamento con i servizi segreti degli altri paesi?
Con quali ruoli hanno partecipato le forze di polizia ed i servizi
segreti di altri paesi (sempre per quello che può essere a sua
conoscenza) alla elaborazione delle direttive e alla gestione
dell'ordine pubblico delle giornate del 20 e 21? Infine, le vorrei chiedere, visto che i suoi reparti sono stati utilizzati alle frontiere - nella sospensione del trattato di Schengen -, quali i criteri sono stati utilizzati per il respingimento delle persone? Ancora, una domanda, che ho posto anche al capo della polizia, il quale probabilmente risponderà in maniera scritta visto che le domande erano troppe; lei ci ha detto che i suoi reparti hanno partecipato alle giornate di addestramento e di formazione in preparazione del vertice e ha parlato anche dell'addestramento che si è svolto a Ponte Galeria: un quotidiano di ieri riporta che a questi corsi avrebbero partecipato anche degli istruttori statunitensi, le chiedo di confermarmi o di smentirmi tale notizia.
GIANCLAUDIO BRESSA. Scusi, generale, non mi consideri uno sprovveduto per la domanda che sto per porle, ma serve a me per avere un quadro complessivo: le forze della Guardia di finanza che operativamente sono state impiegate a Genova erano coordinate dal prefetto, dal questore oppure avevano un campo di azione operativa autonomo? Una seconda domanda: sono in corso indagini all'interno del corpo della Guardia di finanza relativamente alle vicende che si sono verificate a Genova in quei giorni?
ROBERTO MENIA. Vorrei porre una sola domanda; molti si preoccupano dell'addestramento da parte di istruttori americani per le forze di polizia, io le chiedo invece se sia vero o se vi siano state informative da parte del SISMI a proposito dell'addestramento che istruttori di altri paesi esteri darebbero a personaggi dei black bloc o a personaggi che fanno parte, organicamente o meno, dei centri sociali ed altre organizzazioni che hanno trovato utile rifugio sotto il cappello del Genoa social forum; se, in pratica, risulti o meno che esistessero da
parte dei servizi, anche militari, delle informative anche precise, datate già mesi precedenti ai fatti di Genova, che segnalavano la pericolosità e la possibilità che si verificassero scontri anche violenti e pesanti, ma soprattutto che vi fosse sostanzialmente un addestramento di stampo militare di organizzazioni straniere ma anche di organizzazioni italiane.
LUIGI BOBBIO. Le pongo solo una domanda. Vorrei sapere: le risulta che in occasione del vertice tenutosi a Napoli nel marzo di quest'anno (mi sembra) la Guardia di finanza fu impegnata? Con che ruoli? Se si verificarono situazioni difficili e analoghe a quelle di Genova?
PRESIDENTE. Nessun altro ha chiesto di intervenire, pertanto do la parola al generale Zignani per consentirgli di rispondere alle domande poste.
ALBERTO ZIGNANI. Comandante generale della Guardia di finanza. Comincio dalla questione della fotografia; prima però vorrei leggere un documento. Come ho detto prima, la sala operativa della questura di Genova, durante le manifestazioni di sabato 21 luglio, intorno alle ore 13,30, chiedeva l'intervento immediato, a titolo di supporto, del personale della Guardia di finanza presente in quel momento presso l'area della fiera, a causa del verificarsi di una situazione di emergenza che vedeva reparti della Polizia di Stato in forte difficoltà nel contrastare i violenti gruppi di facinorosi nella zona di piazzale Kennedy. Tutti i militari AT-PI (antiterrorismo e pronto impiego) impiegati nella circostanza, presenti nella Fiera, stavano fruendo di turno di riposo o erano in procinto di intraprendere servizi presso altre zone della città. Immediatamente, il personale veniva inviato sul luogo degli scontri e messo subito a disposizione del funzionario di pubblica sicurezza responsabile.
Alcuni organi di stampa riportavano, in seguito, le immagini degli scontri avvenuti in piazzale Kennedy, e in tale contesto venivano pubblicate foto - sia su L'Espresso sia su Diario - che ritraevano un militare del corpo - definito "Robocop" - che non indossava nel modo prescritto l'uniforme e l'equipaggiamento previsti per i servizi di ordine pubblico. Il militare ritratto veniva indicato come un ufficiale della Guardia di finanza intento ad ordinare la carica ai suoi uomini. In merito, il comando regionale Liguria ha comunicato che l'immagine, tratta da un video del TG3, ritrae effettivamente un militare del corpo impiegato nello specifico frangente. Il predetto è stato fotografato senza la tuta grigia ignifuga con l'equipaggiamento di protezione in dotazione ai reparti (sotto la tuta sono tutti messi così). Tale situazione si sarebbe venuta a creare in quanto il militare, che si trovava insieme ai colleghi a riposo presso gli alloggi dell'area fiera, attesa l'urgenza di raggiungere il luogo dove si stavano verificando gli scontri, non avrebbe avuto il tempo di indossare la tuta grigia. Per lo stesso motivo, il predetto militare non aveva potuto calzare gli stivaletti di ordinanza ed indossava scarpe ginniche personali; in particolare, questi era in palestra quando l'hanno chiamato; premetto che nel corso, ancorché breve, di riaddestramento o di perfezionamento dell'addestramento che abbiamo svolto, fra le tante che sono state dette, è stato loro detto che, qualora chiamati d'urgenza, non dovevano perdere tempo a guardare agli indumenti (si sarebbero dovuti mettere addosso quello che trovavano), in quanto l'obiettivo primo era quello di recarsi dove era detto loro di recarsi.
MARCO BOATO. La foto che venne fatta lì in reflex, che vede sul Diario, è una foto di pronto intervento?
ALBERTO ZIGNANI. Comandante generale della Guardia di finanza. È una foto di quando sono schierati.
MARCO BOATO. No, lì c'è una foto in cui alza la gamba e si fa fotografare...
ALBERTO ZIGNANI. Comandante generale della Guardia di finanza. Questa foto è alla fine della manifestazione; quando tutto è finito.
MARCO BOATO. È una foto ricordo!
ALBERTO ZIGNANI. Comandante generale della Guardia di finanza. È una foto ricordo tra amici, quando tutto è finito. Quello avviene alla fine. Infatti, non ha soltanto le scarpe da ginnastica ma i pantaloni sono quelli della sua tuta da ginnastica: ha i pantaloni della tuta da ginnastica, ha le sue scarpe da ginnastica; si è messo addosso tutto l'equipaggiamento; non ha trovato la tuta ignifuga a portata di mano ed è uscito così. Perché è davanti? Perché è il comandante di quel reparto. Riguardo alla didascalia riportante l'inciso «finanziere che ha ordinato la carica a piazzale Kennedy», io vorrei precisare quanto ho detto volutamente nella premessa alla mia esposizione di prima, cioè che i militari del corpo, compresi gli ufficiali, rivestono la qualifica di agenti di pubblica sicurezza e come tali nell'ambito dell'attività di concorso svolta nei servizi di ordine pubblico, sono sempre alle dipendenze funzionali dell'ufficiale di pubblica sicurezza responsabile del servizio, che può essere o un funzionario di polizia o in sua assenza un ufficiale dei carabinieri: da noi un graduato della finanza non comanda mai, quindi, la carica lui non l'ha potuta dare; anche perché lì c'era un funzionario di pubblica sicurezza.
Nella specifica circostanza, i militari del corpo hanno
operato a supporto di personale della Polizia di Stato e alle
dipendenze di un funzionario di pubblica sicurezza. Rappresento,
infine, che l'equipaggiamento indossato dal militare del corpo, fatta
eccezione per le scarpe e per i pantaloni che ha sotto, è
quello regolarmente fornito in dotazione ai reparti della Guardia di
finanza. Si tratta di un equipaggiamento che è stato
acquistato appositamente per tale esigenza. A seguito dei seminari di
cui prima si è parlato, e nei quali si sono esaminati tutti i
rischi a cui andavano incontro questi uomini, si è deciso - e
l'ho detto nella mia esposizione...
MARCO BOATO. Infatti io le ho fatto una domanda per chiarire ciò che lei ha detto.
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza. I materiali che abbiamo acquistato per il G8 sono i seguenti: tute ignifughe idrorepellenti, kit di protezione tipo motocross, (composto da maglia a rete, pettorale, schienale, protezione scapolo-omerale, paragomito, parabraccio, conchiglia inguinale, paraginocchia, parastinchi), sospensori con conchiglia, guanti protettivi in pelle, kit di protezione antincendio, guanti antincendio, confezioni di salviette disinfettanti, kit di pellicole protettive antimbrattamento per scudi e caschi, pellicole protettive antimbrattamento per scudi. È quanto abbiamo comprato per un costo complessivo - posso dire anche questo - di 172 milioni 445 mila. Abbiamo speso tale cifra per comprare tutto ciò...
MARCO BOATO. È costato anche poco!
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza. L'abbiamo comprato per 350 uomini, gli unici che
prevedevamo di impiegare con possibilità di
incontro-scontro con i manifestanti. Per gli altri non era previsto,
in quanto essi erano assegnati a compiti di vigilanza o comunque a
impieghi che molto difficilmente li avrebbero portati a contatto con
i manifestanti.
Quando prima ho detto «se vi saranno delle
segnalazioni sarà attivata la procedura interna»,
rappresenta una clausola di stile: non ho ricevuto alcuna
segnalazione, anzi - come ho già detto - prima di venire qui
mi sono premurato di chiedere al procuratore della Repubblica di
Genova se vi fosse qualcosa che riguardasse militari della Guardia di
finanza: non vi è nulla, fino a questo momento, che riguardi
qualche militare della Guardia di finanza.
Per quanto riguarda la
domanda - rispondo al senatore Turroni - se gli episodi che abbiamo
visto in televisione siano gli stessi, dico che io non c'ero, noi non
c'eravamo, noi diamo gli uomini e basta. Se vuole chiedere ciò,
lo deve fare al responsabile di pubblica sicurezza che comandava quel
reparto. Nessuno di noi è in grado di dire se gli uomini che
abbiamo visto in televisione svolgevano tali azioni e se si trattava
degli episodi che io ho illustrato. Io ho raccontato i fatti che i
miei uomini hanno riferito. Se vi sono altri episodi che i miei
uomini non hanno riferito, noi non siamo in grado di individuarli.
Ciò perché nessuno di noi era presente se non doveva
essere presente, in quanto avremmo dato soltanto fastidio. Noi
abbiamo l'obbligo del concorso: prendiamo gli uomini, li addestriamo
e li forniamo alla pubblica sicurezza, alla Polizia di Stato o ai
carabinieri, che li impiegano sotto la loro completa responsabilità
operativa. Io, quindi, non sono in grado di dirle nulla di tutto ciò.
SAURO TURRONI. Perciò, quando lei vede un episodio, come l'ho visto io, se nessuno gliel'ha segnalato, lei non se ne occupa?
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza. No.
SAURO TURRONI. Ne prendo atto.
ALBERTO ZIGNANI, Comandante generale della Guardia di finanza. Per quanto riguarda il manganello, non vi è stata alcuna modifica: il manganello che lei vede è di ordinanza. È stato sperimentato il manganello cosiddetto a gomito, quello diverso, ma noi non lo abbiamo adottato in quanto abbiamo avuto difficoltà di addestramento: era difficile imparare ad usarlo, abbiamo avuto poco tempo e abbiamo preferito non utilizzarlo. Per quanto ci riguarda, quello che appare nella fotografia è il nostro vecchio e antico manganello di ordinanza. Ciò per quanto riguarda la Guardia di finanza.
GRAZIELLA MASCIA. Gli altri cosa hanno usato?
ALBERTO ZIGNANI, Comandante
generale della Guardia di finanza. Non lo so, dovrebbe chiedere a
loro, in quanto io non sono in grado di dare risposte in proposito.
Per quanto riguarda i rapporti dei comandanti con la sala
operativa, non vi è stato alcun rapporto: noi non abbiamo
avuto alcun rapporto. Il nostro rapporto è la consegna del
personale, è in concorso: noi diamo il personale e basta.
Interveniamo se ci dicono di fare qualcosa sul personale, per
l'equipaggiamento, la preparazione, il ritiro, la sostituzione, ma
nel momento in cui lo forniamo noi non dobbiamo intervenire per non
interferire.
Per quanto riguarda il respingimento alle frontiere, non è
successo praticamente quasi nulla. A parte Ventimiglia e altre parti
dove non comandammo noi, e quindi non sono in grado di dire cosa è
successo, per quanto ci riguarda, noi abbiamo avuto la responsabilità
completa soltanto per 4 valichi assolutamente sperduti, dove
praticamente non è passato nulla: abbiamo avuto la
responsabilità di passo Stalle, passo Gola, Giogo Alto e Giogo
Basso. Mi hanno riferito che in tali luoghi non hanno visto
praticamente nessuno: si sono soltanto annoiati. Non hanno respinto
nessuno e non hanno avuto problemi di tal genere. Anche per tale
aspetto le direttive erano state impartite, come per tutti gli altri
casi, dal Ministero dell'interno.
Per quanto riguarda ponte
Galeria e gli addestratori americani, non so nulla. Noi abbiamo
partecipato come uditori, cioè alcuni nostri rappresentanti
hanno assistito all'addestramento. Non sappiamo se vi fossero
americani a dirigere tale addestramento.
L'onorevole Bressa ci
chiede se eravamo autonomi: non lo eravamo in nessun caso. Non
abbiamo segnalazioni da parte del Sismi che ci informano sul fatto se
gli americani addestrassero - per così dire - gli antiglobal.
Non abbiamo tali informazioni: se vi sono state, non sono pervenute a
noi.
La pericolosità degli scontri è stata
illustrata in quei seminari di cui ho parlato prima, che abbiamo
svolto, e proprio a seguito di tali seminari abbiamo cercato di
configurare un nuovo equipaggiamento per i nostri uomini, per cercare
di salvaguardarli negli scontri.
A Napoli abbiamo avuto gli
stessi problemi, lo stesso tipo di impiego, abbiamo partecipato in
concorso e ci siamo trovati
nelle stesse condizioni che abbiamo sperimentato a Genova: per quanto ci riguarda non vi è nulla di diverso tra Napoli e Genova.
PRESIDENTE. Ringraziamo il generale
Zignani e gli chiediamo se può consegnarci il dossier che ha
portato con sé (Il generale Zignani consegna il documento
al presidente Bruno).
Credo che, con tale acquisizione, gli
elementi che siano stati oggetto di domanda sono stati soddisfatti.
Ringraziamo ancora il generale Zignani e gli auguriamo buon lavoro.
Dato che i lavori si sono svolti in maniera un po' più
celere e visto che abbiamo convocato il comandante generale dell'Arma
dei carabinieri per le ore 17,30, sospendo la seduta fino a tale ora.
La seduta, sospesa alle 17,10, è ripresa alle 17,30.
Audizione del comandante generale dell'Arma dei carabinieri, generale Sergio Siracusa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno
reca l'audizione del Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri,
generale di corpo d'armata, Sergio Siracusa, sui fatti accaduti in
occasione del vertice G8 svoltosi a Genova. Il Comandante generale
dell'Arma dei Carabinieri, Sergio Siracusa, chiede di essere
accompagnato dai generali Leonardo Gallitelli ed Arturo Esposito. Se
non vi sono obiezioni così rimane stabilito.
Prima di dare
inizio all'audizione in titolo, ricordo che l'indagine ha natura
meramente conoscitiva e non inquisitoria.
La pubblicità
delle sedute del Comitato è realizzata secondo le forme
consuete previste dagli articoli 65 e 144 del regolamento della
Camera, che prevedono la resocontazione stenografica della seduta.
La pubblicità dei lavori è garantita, salvo
obiezioni da parte dei componenti il Comitato, anche mediante
l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso, che
consente alla stampa di seguire lo svolgimento dei lavori in separati
locali.
Non essendovi obiezioni, dispongo l'attivazione
dell'impianto visivo a circuito chiuso.
Signor comandante, la
ringraziamo e la preghiamo di riferire sui fatti di cui lei è
sicuramente a conoscenza e per i quali è stato invitato in
questa sede. Ci scusiamo per il ritardo.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri.
Ringrazio lei, signor presidente, e tutti i membri del Comitato, per
l'opportunità che viene offerta al comandante generale dei
carabinieri di esporre una propria relazione sul vertice G8. Lascerò
poi il testo della relazione per successive e più approfondite
consultazioni.
Il vertice dei Capi di Stato e di Governo dei
paesi del G8 - tenutosi a Genova dal 20 al 22 luglio 2001 - è
stato preceduto da un'intensa attività di pianificazione,
svoltasi nel quadro delle disposizioni della legge n. 149 dell'8
giugno 2000. Il provvedimento normativo ha istituito, com'è
noto, una struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio
dei ministri, incaricata dell'organizzazione generale dell'evento, ed
una commissione speciale per la predisposizione di interventi
strutturali sul piano operativo, presieduta dal prefetto di Genova e
composta, in via ordinaria, dai rappresentanti delle amministrazioni
locali e dal questore, mentre i responsabili delle altre forze di
polizia sono stati chiamati a parteciparvi, di volta in volta,
secondo le esigenze.
A livello locale, presso la questura di
Genova, è stato inoltre istituito un gruppo operativo
interforze che ha fornito un contributo tecnico per la definizione
della cosiddetta zona rossa
e per il censimento degli abitanti colà residenti, al fine
di adottare le necessarie predisposizioni per l'accesso. La
complessità dell'evento e la sua centralità sulla scena
internazionale hanno impegnato il Ministero dell'interno in un
articolato sforzo organizzativo, volta a garantire lo svolgimento del
vertice, l'esercizio del diritto di manifestare il dissenso, nonché
la sicurezza dei cittadini residenti nel capoluogo ligure e degli
stessi manifestanti.
Sin dal 16 novembre 2000, la strategia
complessiva dell'intervento delle forze dell'ordine è stata
oggetto di approfondite valutazioni in seno al comitato nazionale
dell'ordine e della sicurezza pubblica, che ha fornito il necessario
supporto consultivo al ministro dell'interno, con particolare
riferimento all'individuazione delle possibili minacce e delle
conseguenti misure di contrasto, alla definizione delle aree di
sicurezza in cui è stata ripartita la città, alla
quantificazione generale delle forze, alle problematiche relative
agli alloggiamenti delle delegazioni e del personale.
Proprio al
fine di delineare le possibili minacce volte a turbare il regolare
svolgimento della manifestazione, il 28 novembre 2000 è stato
costituito presso la segreteria generale del CESIS un gruppo di
lavoro interforze. A tale gruppo è stato affidato il compito
di esaminare, con cadenza mensile (8 riunioni), tutte le acquisizioni
informative riguardanti la manifestazione, assicurando la più
efficace collaborazione tra i servizi di intelligence e le
forze di polizia, con il contributo anche degli omologhi organismi
degli altri paesi.
L'analisi delle informazioni acquisite in
quella sede ha consentito di ipotizzare che il vertice avrebbe
costituito una favorevole occasione per l'attuazione di
contromanifestazioni di elevata visibilità da parte dei gruppi
che si oppongono alla cosiddetta globalizzazione. In tale quadro, è
stato possibile
suddividere le formazioni anti G8 in un fronte moderato, un fronte
radicale ed una componente straniera, all'interno dei quali trovavano
spazio varie posizioni tutte in grado di porre in essere articolate
forme di dissenso.
In estrema sintesi, è emersa
l'accentuata eterogeneità delle strategie di protesta: dalla
manifestazione pacifica alla resistenza passiva, alla pianificazione
di azioni violente contro obbiettivi sensibili comprendenti
installazioni di sistemi di telecomunicazione e televisivi, sedi di
partiti, di organi di stampa, amministrazioni pubbliche, banche,
associazioni, alla violazione della nota zona rossa con conseguente
impedimento delle manifestazioni ufficiali.
I giorni
immediatamente precedenti al summit sono stati caratterizzati
dal verificarsi di attentati dinamitardi ed incendiari e dalla
diffusione di documenti e volantini di presunta matrice eversiva.
In
particolare, il 16 luglio, il carabiniere Stefano Storri è
stato gravemente ferito per l'esplosione di un ordigno occultato in
un portafoglio recapitato tramite il servizio postale presso la
stazione di Genova San Fruttuoso. Il militare, che nella circostanza
ha riportato la lesione corneale dell'occhio destro, varie fratture
alla mano destra con esposizione dei muscoli e ferite al viso ed al
torace, è stato sottoposto ad intervento chirurgico e dimesso
dall'ospedale San Martino di Genova, nella giornata di ieri, con un
lungo periodo di convalescenza.
Analoghi episodi, con conseguenze
minori, si sono verificati il successivo 18 luglio presso la sede del
TG4 di Segrate (Milano) ed all'interno della società Benetton
group di Ponzano Veneto (Treviso). Dette azioni criminali, unitamente
al rinvenimento di un ordigno esplosivo avvenuto lo stesso giorno in
Bologna, sono indice di una strategia di tipo insurrezionalista
tendente a far crescere la tensione ed a ricavarne la massima
visibilità, secondo uno schema ampiamente sperimentato.
Gli
anarchici insurrezionalisti, infatti, al di là del dichiarato
spontaneismo, agiscono con una precisa progettualità e
programmazione organizzativa, che, nei citati episodi, appare
riconducibile, per la puntuale individuazione degli obiettivi ed il
richiamo ai militanti deceduti, ad una matrice nazionale. In tale
quadro sono da considerare anche il rinvenimento di due ordigni
incendiari presso la Rinascente di Milano ed il plico esplosivo
inviato al prefetto di Genova, dottor Di Giovine.
La definizione
del dispositivo delle forze dell'ordine è stata pertanto
condizionata dalla duplice esigenza di assicurare, da un lato, il
regolare svolgimento dei lavori del consesso internazionale e,
dall'altro, l'ordinato e pacifico esercizio del diritto di
manifestare il dissenso nonché la sicurezza della popolazione
genovese.
Sulla base delle direttive del ministro dell'interno,
assunto il parere del comitato provinciale per l'ordine e della
sicurezza pubblica, il prefetto di Genova, con provvedimento
straordinario, ha modificato le condizioni di agibilità di
talune aree della città fissando due zone di rispetto: quella
«rossa», riservata alle sole manifestazioni ufficiali, e
la «gialla», nella quale discriminare i gruppi violenti
da quelli con scopi pacifici e adottare le conseguenti misure di
contenimento. Conseguentemente il questore, con proprie ordinanze, ha
definito le predisposizioni tecnico-operative per garantire, oltre
alla sicurezza delle delegazioni, l'osservanza delle disposizioni
prefettizie. Tenuto conto della consistenza del carattere
transnazionale della minaccia, su proposta del ministro dell'interno,
il Presidente del Consiglio dei ministri ha disposto dal 14 al 21
luglio il ripristino dei controlli alle frontiere, come con
sentito dall'articolo 2 della convenzione di applicazione degli
accordi di Schengen. Ciò ha consentito il respingimento alla
frontiera di oltre 2 mila persone indesiderate.
Il dipartimento
della pubblica sicurezza, nel quadro delle esigenze definite
dall'insieme dei provvedimenti emanati dall'autorità
provinciale di pubblica sicurezza, ha quantificato le risorse
necessarie per supportare l'attività delle forze di polizia
del capoluogo ligure. Ne è scaturito uno sforzo notevole
dell'Arma e delle altre forze dell'ordine per l'individuazione delle
necessarie risorse umane, per il loro addestramento e per le relative
predisposizioni logistiche ed organizzative, prima fra tutte
l'acquisizione di specifici equipaggiamenti. Il comando generale
dell'Arma ha pertanto inviato a Genova, a disposizione dell'autorità
provinciale di pubblica sicurezza, in rinforzo ai circa 1200 militari
del locale comando provinciale, 4673 unità per l'impiego in
servizi di ordine pubblico nonché ulteriori 375 carabinieri
specializzati: 30 artificieri antisabotaggio, 20 tiratori scelti, 30
unità cinofile di cui 15 per la ricerca di esplosivi, 80
militari per equipaggi di radiomobile, 30 motociclisti, 25 unità
per equipaggi di motovedette, 26 addetti al foto segnalamento, 12
guardie del corpo, 30 operatori del gruppo di intervento speciale, 28
unità del nucleo addestrativo e logistico, 17 subacquei, 15
conoscitori di lingua straniera, 23 unità per equipaggi di
elicotteri, 6 tecnici, un ufficiale medico e due infermieri
specializzati.
Il ripristino dei controlli ai valichi di
frontiera ha richiesto, per l'Arma, l'impiego di ulteriori 264 unità,
di cui 84 specializzate nel servizio di frontiera, nonché
un'altra aliquota di circa 500 militari dislocati lungo tutto l'arco
alpino, ed in Ancona e Brindisi, per garantire i servizi di ordine
pubblico
connessi con la riattivazione dei controlli al confine. In totale
l'impegno dell'Arma per le attività connesse con il G8 è
stato di oltre 7 mila uomini.
Con riferimento ai servizi a mare,
l'Arma ha schierato nelle acque del porto di Genova 10 motovedette
d'altura e 6 costiere. Tali unità navali sono state poste a
disposizione del comandante del porto di Genova, designato con
decreto del prefetto quale autorità coordinatrice delle
attività marittime.
Per quanto attiene al servizio aereo,
sono stati schierati sul capoluogo ligure complessivamente 3 AB
412 e 4 A109, due tipi di elicottero. Inoltre, di
iniziativa e al fine di fronteggiare le possibili ulteriori esigenze
di ordine pubblico, il comando generale ha disposto la costituzione
di una riserva per complessive 550 unità (suddivise tra otto
comandi di regione: Piemonte e Valle d'Aosta, Lombardia, Toscana,
Emilia-Romagna, Veneto, Marche, Umbria e Puglia), poi impiegate, a
richiesta ed alle dipendenze dell'autorità di pubblica
sicurezza, per esigenze di ordine pubblico connesse con il G8 in
ambito nazionale.
Infine, sul piano investigativo, il ROS
(raggruppamento operativo speciale), che aveva già avviato
indagini volte all'identificazione di personaggi gravitanti nell'area
dei gruppi eversivi ed antagonisti in grado di porre in essere azioni
violente, ha potenziato la sezione anticrimine di Genova con 45
unità. In nessun caso personale dell'Arma è stato
infiltrato tra i gruppi antagonisti o tra i manifestanti nel corso
dei cortei.
In relazione alla composizione delle forze, ritengo
opportuno precisare preliminarmente che l'Arma destina normalmente
all'impiego in ordine pubblico i propri battaglioni mobili, composti
da carabinieri ausiliari, personale di leva in servizio volontario
nell'Arma, per il 70 per cento della forza.
Per l'occasione, solo il 27 per cento del personale dei
contingenti di rinforzo presenti a Genova era rappresentato da
carabinieri in servizio di leva. Peraltro, la gran parte di essi
contava nove, dieci mesi di servizio e vantava significative
esperienze nello specifico settore, essendo stati già
impiegati in occasione di rilevanti manifestazioni sportive, nonché
per eventi di particolare risonanza nazionale ed internazionale,
quali il Global forum di Napoli ed il vertice dei ministri
dell'ambiente dei paesi del G8 di Trieste, entrambi svoltisi nel
marzo 2001. Soggiungo che i carabinieri ausiliari in servizio
nell'Arma sin dal 1963 sono sempre stati destinati prevalentemente ai
battaglioni mobili per l'impiego in ordine pubblico. Essi sono
impiegati a massa in unità organiche, ove sono sotto la
costante azione di addestramento, guida ed indirizzo dei comandanti
di squadra, plotone e compagnia e possono perfezionare la
preparazione individuale beneficiando dell'esperienza dei colleghi
più anziani (brigadieri, appuntati e carabinieri effettivi).
Solo una percentuale più contenuta viene destinata ad altre
organizzazioni dell'Arma, sulla base di specifiche attitudini,
particolari titoli di studio ed eventuali pregresse esperienze
professionali. Ad ulteriore chiarimento sull'impiego del personale
dell'Arma, desidero sottolineare che i carabinieri effettivi vengono
invece normalmente destinati alle stazioni carabinieri, ove hanno
modo di acquisire e perfezionare le abilità necessarie per
svolgere i più complessi e difficoltosi servizi di controllo
del territorio e di investigazioni giudiziarie.
L'addestramento
di tutti carabinieri per la specifica occasione ha costituito una
assoluta priorità. Esso è stato finalizzato a
perfezionare la capacità di fronteggiare le particolari
tecniche di contrapposizione che i gruppi antagonisti avevano
utilizzato in analoghe manifestazioni. Sono state inoltre curate
l'amalgama dei singoli contingenti e la realizzazione della
massima osmosi operativa con i reparti mobili della Polizia di Stato.
Diverse sono state le riunioni congiunte con la Polizia di Stato e
con la Guardia di finanza per raggiungere tale osmosi.
Dal mese
di aprile, istruttori esperti hanno svolto a favore di tutto il
personale da impiegare su Genova, presso i rispettivi reparti e
successivamente presso il primo reggimento allievi marescialli di
Velletri, specifici periodi formativi sull'impiego in ordine pubblico
e sull'uso degli equipaggiamenti in dotazione. D'intesa con il
dipartimento della pubblica sicurezza, sono state organizzate
esercitazioni interforze per condividere le tecniche di intervento.
Sempre con il dipartimento di pubblica sicurezza sono stati svolti
appositi seminari informativi, finalizzati, tra l'altro, all'esame
della minaccia ed all'inquadramento topografico della città di
Genova, con sopralluoghi sui posti di particolare interesse
operativo. Un ulteriore seminario è stato realizzato con la
partecipazione dei rappresentanti delle forze di polizia dei paesi a
vario titolo interessati al G8.
Ipotizzate le azioni violente che
potevano essere messe in atto, sono stati individuati gli
equipaggiamenti volti a proteggere il personale e a respingere le
offese. Il personale dei contingenti di ordine pubblico è
stato dotato di casco protettivo, di scudi, di maschere antigas, di
tute ignifughe con le relative protezioni paracolpi per le parti più
esposte del corpo. Sono state distribuite, altresì, pellicole
protettive a strappo per le visiere dei caschi e degli scudi, per
ripristinare la visibilità in caso di accecamenti con vernici
o altri liquidi coloranti, nonché salviette detergenti per la
protezione degli occhi da aggressioni chimiche. In relazione alla
possibilità di utilizzo da parte dei dimostranti di bottiglie
incendiarie, poi puntualmente
verificatasi, i plotoni dei carabinieri sono stati equipaggiati
con estintori a polvere da 1 chilo, con coperte ignifughe e con
guanti in fibra aramidica. Al riguardo, è doveroso precisare
che gli estintori in dotazione sono differenti per tipologia e
dimensioni, rispetto a quelli impiegati dai manifestanti durante gli
scontri: sono ben più grossi.
In ordine all'armamento
individuale e di reparto, i carabinieri sono stati dotati
esclusivamente della pistola d'ordinanza, le cui ordinarie condizioni
di porto, vale a dire di custodia, previste dalla normativa interna
(cioè, arma scarica - senza colpo in canna - caricatore
innestato, cane disarmato e senza sicura) sono state opportunamente
modificate, prevedendo l'inserimento permanente della sicurezza quale
ulteriore misura cautelativa. Sono stati, inoltre, distribuiti, a
livello di plotone, mille spruzzatori contenenti sostanze chimiche
lacrimogene, 500 lacrimogeni autopropulsi, nonché per il
lancio degli artifizi lacrimogeni lanciagranate da 40 millimetri e i
FAL, BM. 5P che hanno la stessa funzione di lancio della carica
lacrimogena.
Per quanto concerne i mezzi, sono stati impiegati
per servizi di ordine pubblico 100 blindati, 226 veicoli dotati di
griglie di protezione, 10 veicoli trasporto truppe, cioè
quelli cingolati, di cui quattro con lame anti-barricate, nonché
5 veicoli protetti con barriere mobili per rinforzare le barriere
fisse poste a protezione della zona rossa. Inoltre, il comando
provinciale di Genova è stato potenziato per le attività
di controllo del territorio con 40 autovetture dotate di sistemi di
radiolocalizzazione satellitare e con 30 motociclette. Sono state,
altresì, installate presso il comando provinciale 5 stazioni
per il fotosegnalamento e 2 sistemi portatili per il controllo
elettronico delle impronte digitali, per realizzare una postazione
temporanea connessa con la banca dati dattiloscopica
del dipartimento di pubblica sicurezza, in parallelo con analoga
struttura costituita dalla Polizia di Stato nella caserma del reparto
mobile di Genova.
La gestione del complesso dispositivo di ordine
pubblico dispiegato nell'area cittadina e la relativa attività
di comando e controllo dei contingenti di ordine pubblico sono state
ricondotte, coerentemente con la titolarità della direzione
dei servizi, alla sala operativa interforze della questura di Genova,
ove hanno trovato collocazione le postazioni radio delle altre forze
di polizia, nonché gli ufficiali di collegamento anche
dell'Arma. L'esercizio di tale attività di direzione da parte
dell'autorità provinciale di pubblica sicurezza è
stato, infatti, assicurato attraverso la diramazione diretta degli
ordini ai funzionari della Polizia di Stato preposti all'impiego di
ciascun contingente delle forze dell'ordine ed in collegamento radio
permanente con la citata sala operativa.
Parallelamente, per
quanto concerne gli altri servizi, non di ordine pubblico, legati
alle esigenze del vertice, quali scorte a personalità,
controllo del territorio e vigilanza degli obiettivi sensibili
assegnati all'Arma, i carabinieri si sono avvalsi della centrale
operativa del comando provinciale, comunque interconnessa con la sala
operativa della questura. Entrambe sono state dotate di sistemi di
radiolocalizzazione delle autovetture normalmente impiegate nella
città per il servizio di controllo del territorio e, per
quanto attiene all'Arma, anche di ulteriori 60 mezzi dei reparti di
rinforzo. È stata inoltre realizzata una maglia radio dedicata
per collegare la centrale operativa del comando provinciale con tutti
i contingenti di rinforzo, al fine di garantire l'immediato supporto
logistico ai reparti, per esigenze di soccorso e recupero dei feriti,
nonché per l'accompagnamento di arrestati e fermati.
Con riferimento agli avvenimenti accaduti nei giorni 19, 20 e
21 luglio, analizzerò gli episodi che hanno più
direttamente riguardato il personale dell'Arma e ripercorrerò,
seppur sommariamente, lo sviluppo delle manifestazioni. Il 19 luglio
si è svolto, senza incidenti, il corteo internazionale dei
«migranti», organizzato dal Genoa social forum e
regolarmente autorizzato, al quale hanno partecipato circa 20 mila
persone. Il successivo 20 luglio, la città di Genova è
stata teatro di cortei non autorizzati, degenerati a partire dalle
ore 10,45, in numerose violente manifestazioni di protesta da parte
di migliaia di dimostranti, appartenenti a varie organizzazioni e
gruppi, tra i quali si sono segnalati, per le tecniche
particolarmente aggressive, gli aderenti al black bloc. I
facinorosi hanno dato luogo a gravi episodi di violenza e di
guerriglia urbana, tentando inizialmente di forzare in più
punti il blocco precostituito in difesa della zona rossa e,
successivamente, estendendo le azioni violente nell'ambito della sola
zona gialla.
I quartieri di Brignole, Foce, Marassi e San Martino
sono stati quelli maggiormente interessati dalle distruzioni di cose
mobili ed immobili, da incendi, da saccheggi di esercizi commerciali,
banche e uffici. In tale fase, i contingenti dei battaglioni
carabinieri «Lombardia», «Sicilia» e
«Toscana», schierati sin dal mattino a presidio della
zona gialla, sono stati oggetto di reiterati attacchi da parte di
gruppi organizzati di manifestanti, sferrati con estrema violenza.
Emblematico, prima di ogni assalto, è stato il lancio
sistematico da parte dei facinorosi di bottiglie incendiarie, biglie
d'acciaio, razzi, bombe carta, cubetti di porfido, liquidi
imbrattanti, urticanti e lacrimogeni. I gruppi di esagitati hanno,
inoltre, utilizzato, nelle fasi del successivo attacco, tecniche
accuratamente preordinate, colpendo di sorpresa e dileguandosi
repentinamente per riproporsi subito dopo su altri fronti,
sottoponendo ad una
continua ed ininterrotta pressione i contingenti dell'Arma. In
queste circostanze, hanno utilizzato, in modo combinato, autovetture
date alle fiamme o capovolte al centro, della carreggiata, incendi,
cassonetti dell'immondizia per ostacolare il movimento dei veicoli
militari, nonché estintori impiegati come corpi contundenti
contro il personale ed i mezzi, come agenti aggressivi e per creare
vere e proprie cortine fumogene.
L'equipaggiamento dei soggetti
più violenti comprendeva passamontagna per coprire il volto,
caschi, scudi, protezioni per il corpo, maschere antigas, mazze,
spranghe, pistole lanciarazzi, bottiglie incendiarie, biglie e dadi
d'acciaio scagliati con fionde, bombe carta, liquidi imbrattanti,
urticanti e lacrimogeni. Ciò a chiara dimostrazione
dell'intento preordinato di attaccare con violenza le forze
dell'ordine.
Tra gli accadimenti certamente gravi verificatisi
nella giornata del 20, tra i quali ricordo l'attacco alle caserme del
comando provinciale e della compagnia carabinieri di Genova San
Martino, l'assalto ad un blindato del battaglione «Toscana»
con il ferimento in modo grave dell'appuntato alla guida dello stesso
e l'incendio di un altro automezzo protetto, mi soffermerò in
particolare, nel prosieguo, sull'episodio del decesso di Carlo
Giuliani.
Al termine della giornata, nel corso della quale i
carabinieri hanno dovuto effettuare numerose cariche, sono rimasti
feriti 43 militari e danneggiati 77 mezzi dell'Arma, di cui 18 con
gravi danni che ne hanno impedito il rientro nella sede stanziale.
Nel corso degli scontri del giorno 20, sono state arrestate 29
persone. Di queste, 7 per lancio di oggetti contundenti e
danneggiamento di auto in sosta, in occasione del citato attacco alla
caserma della compagnia di Genova San Martino, e le rimanenti 22 (tra
cui 2 tedeschi, 2 francesi ed
1 greco) nel corso dei vari tafferugli, per resistenza e violenza
a pubblico ufficiale, per danneggiamento aggravato e per porto e
detenzione di oggetti atti ad offendere.
Al riguardo, considero
utile fornire alcuni elementi in ordine alla organizzazione della
gestione degli arrestati e dei fermati. Questi ultimi sono stati
condotti negli uffici del nucleo operativo del comando provinciale,
presso la caserma Forte San Giuliano, ove era stata costituita una
apposita cellula, che provvedeva alle operazioni di fotosegnalamento
e forniva ausilio ai militari operanti per la redazione degli atti di
polizia giudiziaria. Di seguito, gli stessi venivano consegnati al
personale della polizia penitenziaria, presente nella medesima
caserma in locali appositamente posti a loro disposizione. Il
personale della polizia penitenziaria, avvalendosi anche di un nucleo
sanitario della stessa amministrazione, procedeva alla visita medica
degli arrestati ed alla registrazione a matricola, traducendoli
successivamente presso le case circondariali di Pavia e Voghera. I
familiari degli arrestati sono stati avvisati, ove richiesto dagli
interessati, come previsto da norme di legge. Le attività
descritte, svolte sotto la responsabilità di un ufficiale
superiore, hanno consentito di limitare al massimo la permanenza
degli arrestati presso la struttura dell'Arma.
Veniamo ora al
caso di Carlo Giuliani.Gli episodi di violenza in precedenza indicati
si sono protratti per tutto l'arco della giornata. In tale quadro di
inusitata violenza si inserisce il tragico evento in cui ha perso la
vita il giovane manifestante Carlo Giuliani, per il quale esprimo,
anche in questa sede, i sentimenti di profonda pietà umana a
nome di tutta l'Arma dei carabinieri.
Ferma restando la
competenza dell'autorità giudiziaria alla analitica
ricostruzione dell'episodio, sento di affermare che le immagini della
sequenza dell'evento, riprese dalle televisioni
nazionali da diverse angolazioni, mi inducono a riscontrare
nell'evento la sussistenza della legittima difesa. Alle ore 17 circa,
in via Caffa, numerosi manifestanti, gran parte dei quali con il
volto coperto, aggredivano un contingente del XII battaglione
«Sicilia». Durante questa fase concitata, due Land
Rover Defender di supporto logistico, inviate sul posto per il
prelevamento di militari rimasti intossicati, durante una manovra di
rapido ripiegamento del reparto, che cercava di riorganizzarsi per
fronteggiare una moltitudine di assalitori, rimanevano isolate.
Mentre una di queste riusciva con grande difficoltà a
sganciarsi e a raggiungere il resto del contingente, l'altra condotta
dal carabiniere Filippo Cavataio rimaneva bloccata da un cassonetto
dell'immondizia lanciato proditoriamente dai dimostranti. Contro il
fuoristrada iniziava un attacco con corpi contundenti (estintori,
spranghe, tavole di legno) e con il lancio di blocchi di granito
divelti dai marciapiedi, che infrangevano i vetri dell'automezzo,
ferendo i carabinieri Mario Placanica e Dario Raffone, entrambi sul
sedile posteriore del veicolo, perché - come detto - in
precedenza colti da malore per prolungata esposizione al fumo dei
lacrimogeni.
Il carabiniere Placanica, colpito ripetutamente alla
testa e sanguinante, accortosi che il mezzo era stato circondato da
una quarantina di esagitati, impugnava la pistola d'ordinanza,
intimando agli assalitori di allontanarsi. Nonostante ciò,
l'aggressione diventava sempre più violenta ed uno dei
manifestanti si avvicinava al veicolo dalla parte posteriore con la
chiara intenzione di lanciare un estintore all'interno
dell'autovettura, che già presentava il lunotto infranto. In
questo frangente di particolare tensione, il carabiniere, per
difendersi da quello che risultava ormai un vero e proprio
linciaggio, esplodeva due colpi di pistola, uno dei quali
raggiungeva,
uccidendolo, il giovane, successivamente identificato per Carlo
Giuliani. Il carabiniere Cavataio, alla guida del mezzo militare,
riusciva a ripartire e, nelle manovre di disimpegno, investiva non
avvedendosene il cadavere del manifestante.
I due carabinieri
presenti nella parte posteriore del fuoristrada hanno riportato: il
carabiniere Raffone alcune contusioni escoriate al naso ed allo
zigomo destro, nonché contusioni alla spalla sinistra ed al
piede destro; il carabiniere Placanica (quello che ha sparato), un
trauma cranico e contusioni multiple all'arto inferiore destro.
Quest'ultimo per consentire all'autorità giudiziaria di
procedere al suo immediato interrogatorio, si dimetteva
volontariamente e contro il parere dei sanitari dal luogo di cura ove
gli erano stati prestati i primi soccorsi, e successivamente veniva
posto in convalescenza per trenta giorni. All'interno della Land
Rover danneggiata dai dimostranti sono stati repertati pietre e
corpi contundenti lanciati dai facinorosi e sono state altresì
riscontrate evidenti tracce di sangue dei militari feriti
Il 21
luglio è stata notificata ai carabinieri Cavataio e Placanica
l'informazione di garanzia per omicidio volontario, volta a
consentire l'esecuzione dell'autopsia. Gli esiti di quest'ultima
hanno di fatto già scagionato il carabiniere Cavataio, come
pubblicamente dichiarato dal procuratore di Genova. Segnalo, per
completezza, che il carabiniere Placanica e la sua famiglia sono
stati oggetto di minacce telefoniche pervenute alla compagnia dei
carabinieri di Roma Cassia e che telefonate di analogo tenore
minatorio sono pervenute a soggetti omonimi residenti nella provincia
di Catanzaro, sebbene senza alcun vincolo di parentela con il
militare.
Riferirò ora sugli eventi verificatisi il 21
luglio. Nel disimpegno di servizi di ordine pubblico particolarmente
complessi e protratti nel tempo, è prassi consolidata che il
coinvolgimento
di una delle forze di polizia in eventi particolarmente gravi e
con forte impatto emotivo ne determini il successivo impiego in
servizi non a diretto contatto con i manifestanti, in modo da
abbassare il livello di tensione ed evitare pretestuose
strumentalizzazioni che possano inasprire gli animi e spiralizzare
gli atti violenti.
In ragione di ciò, nella giornata del
21 luglio l'autorità provinciale di pubblica sicurezza,
d'intesa con il comandante provinciale dei carabinieri e su concorde
valutazione del capo della polizia e mia personale, ha disposto di
impiegare i carabinieri prevalentemente a presidio della «zona
rossa» e, nell'ambito della «zona gialla», a
supporto dei reparti delle altre forze di polizia, a loro volta
direttamente impegnati nel controllo delle manifestazioni.
Per
quanto riguarda singoli comportamenti illegittimi attribuiti a
personale dell'Arma, compresi quelli diffusi dai mass media e
da articoli di stampa, desidero precisare che essi sono oggetto di
mirati accertamenti da parte dei competenti superiori gerarchici e,
di volta in volta, riferiti all'autorità giudiziaria, cui
compete in ogni caso ed in modo esclusivo, l'individuazione di
responsabilità soggettive penalmente rilevanti anche con il
riferimento alla possibile sussistenza di fatti calunniosi e
diffamatori.
Passo ora a parlare dell'attività di
indagine. Nel quadro delle attività rivolte alla
chiarificazione della minaccia - come ho avuto modo di rappresentare
- il ROS ha svolto mirate investigazioni a carico di bene individuati
gruppi antagonisti, al fine di cogliere ogni possibile indicazione
sulla volontà di compiere azioni violente ed eversive contro
il G8.
In tale contesto, il 20 luglio, nel corso di una
perquisizione domiciliare autorizzata dall'autorità
giudiziaria, personale del ROS, unitamente a quello del comando
provinciale di Genova,
ha tratto in arresto Marco Cozzi, militante del locale «centro
sociale Inmensa», trovato in possesso di un ordigno esplosivo
di manifattura artigianale e di sostanze chimiche che, combinate tra
loro, avrebbero avuto un elevato potere dirompente. L'arrestato è
tuttora ristretto presso la casa circondariale.
Utilizzando
sempre le acquisizioni investigative derivanti anche da mirati
servizi di osservazione specie a carico dei più violenti
facinorosi appartenenti ai gruppi di ispirazione anarchica denominati
black bloc, il 22 luglio è stata intercettata a Recco,
in provincia di Genova, una colonna di 5 automezzi, tra cui un
pullman, con a bordo 25 soggetti riconducibili alla citata area
estremista, dei quali 17 austriaci, 3 statunitensi, 2 sloveni, un
tedesco, un australiano e uno svedese. Nel corso della conseguente
perquisizione, sono stati rinvenuti coltelli, mazze, caschi
protettivi, imbottiture di gomma piuma e capi di abbigliamento di
colore nero, oltre a telefoni cellulari e due ricetrasmittenti. Gli
anarchici sono stati, pertanto, tutti sottoposti a fermo di polizia
giudiziaria e, dopo avere svolto le procedure di fotosegnalamento
presso il comando provinciale di Genova, trasferiti in istituti
penitenziari ove sono tuttora detenuti, poiché colpiti da
ordinanza di custodia cautelare. Nella circostanza del fermo, i
giovani sono stati sottoposti ad esame medico esterno, dal quale è
emerso che 8 di essi presentavano lesioni pregresse, verosimilmente
riconducibili alla partecipazione ai disordini dei giorni precedenti.
Quattro dei 17 austriaci sono risultati, altresì, già
segnalati per il respingimento o la vigilanza sul territorio
nazionale, poiché indicati dagli organi di polizia quali
soggetti già evidenziatisi in precedenti analoghe
manifestazioni.
La vicenda è stata peraltro ripresa dagli
organi di stampa, anche in relazione alle dichiarazioni di un
deputato europeo di nazionalità austriaca. L'europarlamentare
ha voluto pubblicizzare
le accuse di presunti maltrattamenti subiti in occasione del
fermo, riferitegli da uno dei connazionali detenuto, a cui aveva
fatto visita in carcere. La vicenda è stata comunque riferita
all'autorità giudiziaria per le valutazioni di competenza.
Nella stessa giornata del 22, nel corso di un servizio di
controllo nei pressi del casello autostradale di Genova-ovest,
militari di un contingente di rinforzo hanno proceduto al fermo di
polizia giudiziaria di tre cittadini tedeschi trovati in possesso di
due coltelli di genere proibito, passamontagna e capi di vestiario di
colore nero. Anche questi ultimi sono stati sottoposti a visita
medica e riscontrati affetti da pregresse tumefazioni e ferite. I
fermi sono stati convalidati dall'autorità giudiziaria che,
successivamente, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere
per concorso in devastazione e saccheggio.
Il 23 luglio, infine,
personale della compagnia carabinieri di Santa Maria Ligure ha
proceduto al controllo ed al successivo fermo di polizia giudiziaria
nei confronti di dieci cittadini tedeschi, trovati a bordo di due
camper occultati nei pressi di una cava del comune di Uscio (Genova).
La perquisizione del mezzo ha consentito, infatti, di rinvenire
coltelli, martelli, chiavi inglesi, catene, pietre, protezioni
individuali, capi di abbigliamento di colore nero, materiale cartaceo
del Genoa social forum, documenti vari riconducibili a
formazioni anarchiche e materiale fotografico, comprovante la
presenza degli stessi sui luoghi dei disordini. L'autorità
giudiziaria ha convalidato i fermi e ha emesso ordinanza di custodia
cautelare in carcere per concorso in devastazione e saccheggio.
Nell'intero periodo di svolgimento del vertice, l'Arma ha fermato
o arrestato complessivamente 60 persone, per 52 delle
quali il provvedimento è stato convalidato dall'autorità
giudiziaria; 29 degli arrestati risultano tuttora ristretti in
istituti carcerari.
Dall'insieme delle attività
investigative svolte e dalle risultanze suindicate ha trovato
conferma l'esistenza di rapporti di contiguità tra l'area
antagonista italiana e gruppi organizzati stranieri, che hanno avuto
parte attiva nei disordini. Pertanto, sono in corso altri
accertamenti volti a verificare ulteriori contatti e l'esistenza di
vincoli organizzativi fra le varie formazioni.
In conclusione, mi
si voglia consentire, quale comandante, di sottolineare lo
straordinario impegno di tutti gli uomini impiegati a Genova, in
situazioni operative che sono state obiettivamente difficili e di
eccezionale gravosità. È apparsa agli occhi di tutti la
volontà di alcune migliaia di facinorosi di condurre una
protesta assurdamente violenta, rivolta gratuitamente e con tecniche
di vera e propria guerriglia contro autovetture private, arredi
urbani, esercizi commerciali, banche ed altre strutture cittadine.
Con altrettanta evidenza si è potuto cogliere quale cieca
violenza sia stata rivolta contro le forze dell'ordine sino a
raggiungere follemente forme di vero e proprio linciaggio
individuale. Questo inusitato livello di violenza fa quindi emergere
con maggiore forza la dedizione, lo spirito di sacrificio e la salda
fermezza che hanno caratterizzato i carabinieri impegnati a Genova.
Pur senza indulgere in alcun modo a comprensione o giustificazione di
eventuali eccessi, da perseguire anzi con rigore, ove se ne accerti
la veridicità, voglio esprimere a tutti i carabinieri il mio
apprezzamento e la mia gratitudine.
PRESIDENTE. La ringrazio, generale Siracusa. Le chiedo se intenda depositare la relazione che ha letto.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Signor presidente, la deposito insieme ad un allegato di fotografie e ad una cassetta video. L'allegato contiene fotografie tratte da filmati televisivi, la cassetta è tratta da reperti di televisione nazionale.
PRESIDENTE. Da questo momento tale materiale è a disposizione di tutti. Do la parola ai membri del Comitato che intendono porre domande.
MARCO BOATO. Signor presidente,
vorrei ringraziare vivamente il generale Siracusa per la sua
relazione ed anche per aver descritto in dettaglio le varie fasi
operative, gli strumenti utilizzati, il personale impiegato e così
via. Mi limiterò a porre domande su alcuni punti specifici.
Ovviamente ciò è stato già detto in occasione di
altre audizioni, ma credo sia opportuno ripeterlo anche a lei.
Premetto che anche lei è partito dall'indicazione delle
finalità dell'utilizzo dei reparti dell'Arma dei carabinieri a
Genova nel quadro della strategia generale; le finalità che
lei ha indicato sono: garantire l'ordinato svolgimento del vertice
G8, assicurare la sicurezza dei cittadini della città di
Genova, tutelare le manifestazioni pacifiche di dissenso e,
contestualmente, contrastare tutti gli atti di violenza o di
guerriglia urbana, come lei l'ha definita.
Premesso che tali
finalità sono pienamente condivise, vi sono da parte mia
alcune richieste di chiarimento; come lei sa, è stata
deliberata una indagine conoscitiva in relazione ad alcuni episodi
che si sono verificati in particolare nelle giornate del 20 e del 21
luglio, cui anche lei ha fatto - sia pure sinteticamente - ripetuto
riferimento. Per quanto riguarda le richieste di chiarimento, ho
sentito per la prima volta - ma la cosa non mi stupisce, nel senso
che mi pare logico che si
sia realizzata un'operazione di questo genere - ricordare da lei
che il 28 novembre 2000 (se non ho preso male gli appunti mentre lei
parlava) presso il CESIS è stato istituito un gruppo di lavoro
interforze per la collaborazione tra l'intelligence e le forze
di polizia italiane, anche con il contributo di analoghe strutture di
altri paesi.
Posto che tutto ciò mi sembra
istituzionalmente non solo del tutto corretto ma anche ovvio e
siccome credo sia la prima volta che tale particolare forma di
coordinamento presso il CESIS viene citata nelle nostre audizioni
(non mi pare ne abbia parlato né il capo della polizia né
il comandante della Guardia di finanza), la pregherei, se possibile,
di chiarire meglio questo punto. Vorrei cioè sapere quali
fossero i compiti di questo gruppo di lavoro e - se è in grado
di dircelo oggi - anche quali risultati abbia prodotto, proprio
perché mi sembra che un aspetto rilevante sia quello del
coordinamento fra le forze di polizia e l'intelligence e cioè
l'attività di informazione e di conoscenza sul piano interno e
sul piano internazionale svolta preventivamente rispetto a ciò
che si presumeva potesse avvenire in occasione del vertice G8.
Le
chiederei, se possibile, allo stesso modo, di fornirci indicazioni,
nei limiti in cui è in grado di farlo oggi (qualora,
relativamente ad alcuni aspetti, non potesse farlo, si può
riservare di fornire al presidente del Comitato eventuali appunti
successivi), sull'attività dei ROS a questo riguardo, ossia
dal punto di vista dell'attività preventiva che lei ha citato
nella fase iniziale della sua relazione.
Ho preso molti appunti
(sebbene lei parlasse anche molto velocemente) e mi sembra che,
quando ha fatto il lungo elenco dei circa 7 mila uomini e dei 500
uomini di riserva impiegati, abbia parlato, se non ho sentito male,
di un rafforzamento di 45 unità: vorrei chiederle di spiegarci
meglio questo tipo di
attività, perché ci consentirebbe di capire come ci
si è preparati rispetto a ciò che sarebbe potuto
succedere a Genova e che poi, in effetti, è successo; infatti,
a fianco del G8, a fianco delle manifestazioni pacifiche
preannunciate e ad una manifestazione pacifica di massa al riguardo,
vi sono stati anche gruppi che hanno messo in atto azioni violente.
Ciò è avvenuto sia da parte dei black bloc sia -
come lei ha ricordato - da parte di settori sia italiani sia
internazionali.
Il riferimento che ho fatto al gruppo di lavoro
presso il CESIS rimanda ad una questione più generale. Lei ha
parlato della sala operativa interforze presso la questura di Genova
(lo ripeto, se faccio qualche errore nel riferire quello che lei ha
detto, mi scusi, ho preso in fretta gli appunti); ebbene, le
chiederei di approfondire - e di riferire al Comitato - l'aspetto
riguardante il coordinamento tra l'Arma dei carabinieri, che lei
comanda, la Polizia di Stato e la Guardia di finanza, essendo a tutti
chiaro che l'autorità di pubblica sicurezza è
rappresentata dal prefetto e dal questore. Sia a livello nazionale
sia a livello genovese - a livello nazionale ci sono stati molti
incontri di cui anche lei ha parlato, tra i tanti ricordo quello del
comitato nazionale - vorrei sapere come si sia svolta e che
caratteristiche ha presentato - e se lei a posteriori ritenga
sufficiente il modo in cui si è sviluppata - l'attività
di coordinamento tra le diverse forze di polizia.
Per quanto
riguarda l'uccisione di Carlo Giuliani - episodio tragico da lei
descritto in modo dettagliato - non ho nulla da obiettare
relativamente al contesto che lei ha ricostruito. Si è
trattato di un episodio di aggressione violenta messa in atto, non
dai black bloc, ma da gruppi di manifestanti di altro tipo:
tutto ciò risulta chiarissimo. Non c'è dubbio che si è
verificata una pesante e violenta aggressione, un tentativo di
linciaggio, una situazione di emergenza. L'aspetto della legittima
difesa
che lei, comprensibilmente, ha richiamato rappresenta una esimente che verrà analizzata dall'autorità giudiziaria competente. Anch'io sono convinto che se nessuno restituirà più la vita a Carlo Giuliani, sicuramente anche la vita del carabiniere che ha sparato non sarà più la stessa. Se in una situazione di quel genere non si fosse trovato un carabiniere molto giovane - se non sbaglio di 21 anni -, il quale ha comprensibilmente utilizzato un'arma per difendersi, ma si fosse trovato un carabiniere con un grado più avanzato di professionalità e di esperienza ...
FABRIZIO CICCHITTO. Un suicida!
MARCO BOATO. Cerca di evitare polemiche e battute banali nei confronti di quanto sto dicendo con senso di responsabilità.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cicchitto...
MARCO BOATO. Battute banali e polemiche che non sto facendo io...
PRESIDENTE. Colleghi, non interrompiamoci a vicenda.
GABRIELE BOSCETTO. Presidente, non comprendiamo come l'onorevole Boato debba essere sempre il primo ad intervenire.
PRESIDENTE. L'onorevole Boato può dire quello che vuole.
GABRIELE BOSCETTO. L'onorevole Boato è sempre il primo a parlare, a fare un comizio. È sempre il primo che si iscrive a parlare, ci precede tutti, parla mezz'ora e non fa una domanda ripetendo argomenti vieti.
PRESIDENTE. Senatore Boscetto...
MARCO BOATO. Ho fatto una serie di domande dettagliate che il presidente ed il generale hanno raccolto. Mi sono iscritto a parlare.
GABRIELE BOSCETTO. Chiedo scusa, presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, se parliamo in tre non riusciamo neppure a capirci.
MARCO BOATO. Ma stavo parlando io!
PRESIDENTE. Appunto! Lei è stato interrotto, me ne scuso. Vi sarei grato se le interruzioni non si verificassero più. Il motivo per il quale l'onorevole Boato parla per primo è questo: egli questa mattina, non appena l'ospite si è seduto, ha alzato la mano. Di conseguenza ho iscritto come primo oratore l'onorevole Boato. Se fate altrettanto cercherò di accontentare tutti, segnando nell'ordine...
MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori!
MARCO BOATO. Ma se sta parlando un collega! Sull'ordine dei lavori parlerà quando avrò finito il mio intervento.
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Ioannucci, ma ritengo che può aspettare!
MARCO BOATO. Gli interventi sull'ordine dei lavori si fanno al termine della seduta, almeno così mi risulta.
PRESIDENTE. Senatrice Ioannucci, parlerà sull'ordine dei lavori non appena l'onorevole Boato avrà terminato il suo intervento.
MARCO BOATO. Presidente, ho fatto
solo domande, evidentemente i colleghi erano distratti. Siccome ho
mantenuto un'assoluta serenità sia adesso sia in altre
circostanze, non riesco a capire; evidentemente c'è qualcuno
che non è altrettanto sereno.
Condividendo tutta la
ricostruzione che il generale ha fatto relativamente all'episodio più
tragico, mi chiedo se l'utilizzo di carabinieri in possesso di un
maggior grado di esperienza e professionalità avrebbe potuto
portare ad un diverso uso delle armi. Si può sparare in aria,
alle gambe, cercando di evitare - se non come extrema ratio -
l'uccisione della persona che ti sta aggredendo. Non c'è
dubbio che era in atto una grave aggressione.
Ancora due domande.
In riferimento agli episodi da lei citati, nel cui contesto si sono
verificati dei supposti comportamenti legittimi sui quali sono in
corso accertamenti, vorrei chiederle se, riguardo a ciò, sia
in grado di fornirci ulteriori informazioni, limitatamente a quella
che risulta essere la sua conoscenza dei fatti. Vorrei sapere quali
siano gli episodi in cui si sono verificate ipotesi di comportamento
illegittimo e sui quali sono in corso - uso la sua espressione -
mirati accertamenti. Tali accertamenti riguardano anche episodi - da
lei citati - avvenuti presso la caserma del Forte San Giuliano? Sui
giornali di oggi ho letto che c'è stato un episodio di
incriminazione per calunnia: l'ho letto, io sono attentissimo a tutte
queste notizie. Le chiedo semplicemente, quali siano gli accertamenti
che l'Arma dei carabinieri sta svolgendo? Questi accertamenti di
carattere disciplinare ed amministrativo dipendono funzionalmente dal
comando dell'Arma dei carabinieri? Hanno un qualche rapporto con il
Ministero della difesa e con il Ministero dell'interno? Dal punto di
vista istituzionale, quali sono le strutture chiamate in causa?
Infine, le chiedo se sia normale dal punto di vista
istituzionale che, nel corso della gravissima emergenza di ordine
pubblico avvenuta a Genova in quei giorni - che lei ha puntualmente
descritto -, quattro deputati abbiano potuto permanere per varie ore
all'interno della sala operativa del comando provinciale dell'Arma
dei carabinieri di Genova. Una visita la potrei fare anch'io, ma è
da considerarsi istituzionalmente normale la permanenza prolungata
per alcune ore all'interno della sala operativa del comando
provinciale dell'Arma dei carabinieri?
PRESIDENTE. Senatrice Ioannucci, può intervenire sull'ordine dei lavori.
MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Presidente, intervengo per avere un'informazione. Possiamo fare solo domande o possiamo anche esprimere opinioni personali - comunque legittime - e magari contrarie ai fatti e non suffragate dalla realtà? Vorrei saperlo per potermi regolare di conseguenza nei miei futuri interventi (Commenti del deputato Boato).
PRESIDENTE. Onorevole Boato, la senatrice Ioannucci ha fatto una domanda e credo le sia dovuta una risposta. Fino a questo momento abbiamo proceduto in totale libertà, consentendo a tutti lo svolgimento di interventi ritenuti opportuni ed idonei, al fine di accertare i fatti che sono oggetto dell'attività del Comitato. Mi rendo conto - lo lascio alla sensibilità di ognuno di voi - che l'unica cosa che forse verrà discussa nel prossimo ufficio di presidenza è decidere se sarà il caso di contingentare i tempi al fine di attribuire un tempo di intervento maggiore ai rappresentanti di gruppo, lasciando agli interventi a titolo personale un tempo più limitato. È una proposta che faccio in questo momento e che per oggi non
costituisce la regola. Fino ad ora abbiamo cercato di «sopportarci» anche quando qualcuno ha un po' scantonato. Mi auguro che, avendo rispetto per gli altri e per i nostri ospiti, ognuno di noi possa contenere il suo intervento, non tanto nei tempi, quanto in riferimento agli argomenti trattati, facendo in modo che questi ultimi possono servire alla finalità del Comitato.
MARCO BOATO. Presidente, credo di aver fatto otto domande, che il generale si è appuntato.
GRAZIELLA MASCIA. Devo fare
diverse domande ma sarò veloce. Lei ha giustamente ribadito
l'esperienza fatta dall'Arma dei carabinieri e dai battaglioni che
sono intervenuti, riguardo all'addestramento cui sono stati
sottoposti assieme alle altre forze di polizia.
Rivolgo anche a
lei la domanda che ho rivolto al capo della polizia. È vero
quello che è stato pubblicato da un quotidiano, e cioè
che a questi addestramenti avrebbero partecipato come istruttori
degli statunitensi?
Per quanto riguarda il nuovo equipaggiamento,
le chiedo se l'Arma dei carabinieri ha utilizzato il manganello a
gomito - mi pare si chiami così -, un manganello che lascia
ferite che alcuni manifestanti hanno riportato.
Prima il generale
della Guardia di finanza ha parlato di manganello a gomito, un
manganello che lascia un taglio. Le ferite hanno tutte queste
caratteristiche.
Lei ha parlato giustamente del coordinamento con
il Cesis che funzionava già dall'anno scorso. Volevo chiedere
se questo coordinamento ha continuato a funzionare e se lei ha
partecipato all'elaborazione delle direttive e alla gestione
dell'ordine pubblico nelle giornate del 20 e 21 luglio.
Vorrei conoscere i criteri con cui si sono determinati i
respingimenti, in base alla sospensione del trattato di Schengen. Mi
riferisco ai respingimenti alle frontiere; vorrei sapere se c'era un
criterio oggettivo, se c'erano segnalazioni nominative oppure se
ognuno valutava a seconda del momento. Quanto alla valutazione sulla
capacità preventiva, ne abbiamo parlato anche stamattina.
Vorrei chiederle, in particolare, rispetto all'utilizzo dei suoi
battaglioni, come questi siano stati impiegati nella giornata del 20
e chi li dirigesse. Quale tipo di coordinamento vi era nella sala
operativa unificata e chi era il rappresentante dell'Arma dei
carabinieri in quella sala operativa? Vorrei chiederle ancora,
meglio, quale tipo di rapporto lei abbia intrattenuto con la sala
operativa in quei giorni (19, 20 e 21). Forse dico anche delle cose
per inesperienza, ma vorrei comprendere meglio come vengano decisi
gli interventi. E mi spiego rivolgendole una domanda specifica, per
comprendere con quale criterio e con quale direzione dalla sala
unificata oppure con quale autonomia sui singoli luoghi siano stati
decisi gli interventi. Parliamo del 20, in via Tolemaide. Io ero in
testa a quel corteo; mi pare di aver visto circa 80 o 100 carabinieri
quando è partita la prima carica. Poco distante da lì,
in piazza Verdi, c'era almeno un migliaio di poliziotti. Le rivolgo
questa domanda proprio per capire. Mi sono chiesta per quale ragione
si sia scelto di intervenire immediatamente e se ci sia un criterio
di ordine pubblico che lo ha consigliato, perché il risultato
successivo di quell'intervento immediato, a quell'altezza e soltanto
con 80 uomini, è stato che poi avete utilizzato i blindati,
davanti. Quindi, vorrei capire meglio tale scelta.
Vorrei
chiedere anche se l'ultima carica in quella zona, cioè nel
pomeriggio, o forse anche la prima, avesse coinvolto come
responsabilità il battaglione Tuscania. Vorrei chiederle, se
lei
ne è a conoscenza e se è possibile saperlo, chi
fosse il responsabile in quel momento del battaglione Tuscania e se
sul posto si trovasse, non so con quali funzioni e con quale ruolo,
il maresciallo di San Fruttuoso.
Circa la presenza dei
parlamentari è già stato chiesto. Infine, vorrei
chiederle se lei sia stato coinvolto nella decisione delle
perquisizione della scuola Pertini e con quali funzioni abbia
partecipato, anche se questo è presente nelle relazioni che ci
sono state fornite, in parte. Se ho compreso bene e come risulta
anche - mi pare - dagli atti, lei ci ha detto che l'Arma dei
carabinieri, nella gestione delle persone arrestate, faceva
riferimento a Forte San Giuliano. È in quella sede che sono
stati portati gli ultimi arrestati, quelli del giorno 22, quelli del
furgone cui lei si è riferito in questa sede? Per quale
ragione sono stati trattenuti per così tante ore? Io ho
parlato con loro: sostengono di essere rimasti dalla domenica
pomeriggio al lunedì. Ora, siccome mi pare che fossimo fuori
dall'emergenza e dal concitamento dei giorni precedenti, non capisco
perché siano rimasti tutte quelle ore in quella sede. Grazie.
GIANCLAUDIO BRESSA. Anch'io
vorrei ringraziare il generale per la relazione che ha reso al
Comitato. Come egli stesso ha ricordato, le condizioni operative
erano estremamente difficili; a lungo ci ha intrattenuto, oggi, sulla
particolare complessità di tutto quanto è avvenuto a
Genova in quei giorni il prefetto De Gennaro. Io vorrei fare alcune
domande con l'intento di acquisire informazioni che ci consentano,
quanto più dettagliatamente ed in prima battuta, di avere
elementi di giudizio.
Innanzitutto farò anch'io una
domanda che è già stata avanzata da alcuni colleghi,
relativamente al coordinamento che è stato effettuato a
Genova. Non mi prenda per un ingenuo, generale, ho fatto la stessa
domanda anche ai suoi
colleghi, chiaramente per avere da tutti e tre i comandanti - Polizia di Stato, Guardia di finanza ed Arma dei carabinieri - la propria personale valutazione. Quanto alla seconda domanda, le vorrei chiedere se siano in corso accertamenti - lei li ha chiamati accertamenti mirati -, che tipo di accertamenti siano e relativamente a quali fatti. Le chiedo, inoltre, se sia possibile acquisire gli atti di queste indagini interne al comando dei carabinieri. La terza domanda è se ci siano state azioni, in qualche modo, preventive di infiltrazione da parte dei carabinieri e se sì quali siano stati i risultati. Vorrei avere una precisa puntualizzazione su questo (Commenti del deputato Ascierto). Ed io glielo chiedo ancora, Ascierto, in modo tale che non ci siano dubbi su questo. L'altra domanda che volevo fare riguarda l'impiego del ROS: non ho capito, generale, se sia stata utilizzata la struttura centrale oppure se sia stata data un'azione di supporto alla struttura interprovinciale di Genova. Un'altra domanda, sempre puntuale: non ho capito bene, lei ha fatto riferimento prima all'utilizzo del battaglione Toscana o del battaglione Tuscania?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Battaglione Toscana. Il Tuscania non c'entra nulla.
GIANCLAUDIO BRESSA. Il Tuscania non è stato utilizzato a Genova?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Risponderò, risponderò.
GIANCLAUDIO BRESSA. Le
chiederei di dirci, eventualmente, perché non sia stato
utilizzato il battaglione Tuscania, nel caso non sia stato
utilizzato.
La ringrazio. Le ultime domande, invece, non fanno
riferimento né alla relazione che lei ha fatto né agli
altri atti che
abbiamo acquisito in questi giorni, ma a notizie giornalistiche. Credo, però, sia importante avere da lei risposte puntuali. La prima riguarda alcune notizie dei giornali che sottolineavano come fossero intervenuti disguidi operativi, come, cioè, ci fossero stati dei ritardi nell'impiego delle forze dei carabinieri. Le chiedo se questo corrisponda al vero e perché, nel caso fosse effettivamente vero. L'altra domanda è stata in parte anticipata dal collega Boato. Noi abbiamo letto, in parecchi articoli sui giornali, di alcuni nostri colleghi che hanno ripetutamente dichiarato di essere stati per molte ore nella sala operativa del comando provinciale dei carabinieri. Allora io vorrei chiedere a lei quali siano le norme che regolamentano l'accesso alle caserme ed alla sala operativa (Commenti del deputato Ascierto). Io l'ho chiesto al generale Siracusa. Quando voglio fare una domanda a te, Ascierto, mi rivolgo a te.
PRESIDENTE. Non ci interrompiamo, perché altrimenti non agevoliamo il lavoro.
GIANCLAUDIO BRESSA. Nel caso in cui queste norme prevedano la non presenza da parte di deputati o di estranei, come mai c'era la presenza di questi colleghi deputati in quella sede? L'ultima domanda, sempre acquisita non da informazioni rese in questo Comitato ma dalla stampa, è se risponda a verità il fatto che il Vicepresidente Fini sia stato ospitato, durante tutte le attività di quei giorni, presso la vostra caserma e presso il centro operativo. La ringrazio, generale.
LUIGI BOBBIO. Innanzitutto, vorrei rivolgere un ringraziamento al generale che è stato come sempre assolutamente preciso, come è nel costume dell'Arma dei carabinieri. Io vorrei solo fare qualche domanda per dettagliare meglio alcuni
passaggi. In primo luogo, vorrei sapere se, in occasione della
fase preparatoria del vertice, fosse stato previsto un servizio di
pattugliamento rinforzato a mezzo di radio mobili per l'Arma dei
carabinieri e di volanti per la Polizia di Stato nell'intera città
- quindi, con esclusione, ovviamente, di zona rossa e zona gialla -,
per segnalare ed eventualmente intervenire subito contro quei nuclei
di saccheggiatori e, comunque, di violenti che pare si siano mossi
per il resto della città di Genova, ripeto con esclusione di
zona rossa e zona gialla. Le chiedo se fosse stato previsto prima.
Poi vorrei sapere se le risulti che esponenti e membri
appartenenti al GSF, già da vari mesi prima del vertice,
avessero pubblicamente proclamato di voler a tutti i costi violare la
zona rossa: questo come programma di lavoro, chiamiamolo così,
prospettato da questi soggetti già da diversi mesi prima che
si tenesse il vertice. Vorrei rivolgerle una domanda che mi rendo
conto può sembrare particolare; ma credo essa sia imposta da
alcune domande precedenti di altri colleghi. Le risulta se sia vera
la circostanza che all'addestramento abbiano partecipato anche
istruttori stranieri nell'uso di questi nuovi mezzi di
contrapposizione ai manifestanti, che pure sarebbero stati, peraltro,
legittimamente adottati, presi in dotazione dallo Stato italiano? Le
risulta se gli istruttori USA siano pregiudicati o delinquenti?
Eventualmente, ce lo potrebbe dire? Le chiedo poi se le risultino
rapporti stabili di cooperazione operativa fra le polizie italiane e
quella federale degli Stati Uniti d'America.
Ultime domande. Ci
può dire se gli attacchi sono stati condotti, in particolare
contro i carabinieri, solo da soggetti individuati e indicati come
appartenenti alle tute nere o se questi attacchi sono stati condotti
anche da gruppi diversi, pur sempre riconducibili al GSF? Ancora, voi
carabinieri, come
forze di polizia in questo caso, avevate ricevuto dall'autorità
di pubblica sicurezza preposta alla gestione generale - come pare sia
emerso da queste audizioni - dell'ordine pubblico, secondo i compiti
propri della pubblica sicurezza, indicazioni circa eventuali
atteggiamenti differenziati da tenere nei confronti dei vari gruppi
di manifestanti? Oppure vi siete regolati, nel controllo e nella
repressione degli attacchi violenti contro di voi, in maniera
assolutamente eguale nei confronti di tutti i manifestanti violenti?
Infine vorrei sapere se voi, come Arma dei carabinieri, avevate
ricevuto, sempre dall'autorità di pubblica sicurezza,
indicazioni operative circa come e quando intervenire.
Ad
esempio, vorrei sapere se abbiate ricevuto indicazioni di
intervenire, sempre nel controllo dell'ordine pubblico per strada,
quando iniziavano gesti violenti contro cose, beni o persone da parte
dei manifestanti, oppure vorrei sapere se abbiate avuto indicazioni
di intervenire solo in caso di aggressioni dirette contro di voi o
se, viceversa, questo genere di indicazioni non vi erano state
fornite, invitandovi a regolarvi secondo le normali prassi della
tutela del servizio d'ordine pubblico. Grazie.
LUCIANO VIOLANTE. Generale, volevo chiederle tre cose semplici. La prima è questa: le frequenze che usava l'Arma erano le stesse che usava la Polizia di Stato a Genova o erano diverse? Se erano diverse, discuteste mai della possibilità di unificarle per semplificare il lavoro? Secondo: chi era il titolare dell'ordine pubblico a Genova? Chi era l'autorità di pubblica sicurezza a Genova? Terzo: vorrei sapere se ci siano state inchieste interne o se lei pensi di avviarne in relazione a notizie e denunce che riguarderebbero presunte violenze effettuate dai carabinieri su persone detenute, arrestate o fermate. Ci sono notizie che riguardano in particolare il Forte
San Giuliano (non so se siano corredate da denunce o meno, perché
ne parlano i giornali).
Un'ultima cosa. Se, per cortesia, domani
potesse farci pervenire le disposizioni di legge regolamentari o
interne in ordine alle sale operative. Durante le emergenze, chi può
entrare nelle sale operative? A che titolo? Che tipo di comportamento
devono tenere queste persone, nel caso in cui venissero ammesse? Un
cittadino qualsiasi può presentarsi durante l'emergenza in
sala operativa chiedendo di partecipare o di assistere alle
operazioni? Può accadere questo? Grazie.
ALOIS KOFLER. Signor generale, mi
riferisco agli episodi a cui ha accennato anche lei, cioè
all'arresto di un gruppo di austriaci avvenuto la domenica sera, il
22. Le autorità austriache hanno chiesto spiegazioni sui fatti
avvenuti nella prima notte passata nella caserma dei carabinieri.
Adesso la richiesta pare sia stata inoltrata al Ministero
dell'interno, che sicuramente l'avrà già girata a lei.
Secondo me, sarebbe utile acquisire queste spiegazioni - se lei le
fornirà - anche qui per i lavori del nostro Comitato; se lei
fosse in grado oggi, seduta stante, di fornire ulteriori dettagli su
quello che realmente è successo, se le risultassero fatti
anomali di eventuali violenze, sarebbe naturalmente interessante
poterne acquisire direttamente qui gli elementi.
Secondo
episodio: l'intervento nella scuola Pertini. Dal rapporto Micalizio
noi abbiamo appreso che sarebbero stati circa 60 carabinieri. Lei può
confermare questa cifra o le risultano altre cifre circa le unità
di carabinieri impiegate? Seconda domanda: a tale riguardo, in quale
tenuta, in quale divisa sono intervenuti questi carabinieri in questa
azione? Terza ed ultima domanda: lei esclude che oltre a questi 60
(se
erano 60) vi fossero altri carabinieri o altre unità, legate in qualche modo anche ai carabinieri, che avrebbero potuto intervenire prima dell'intervento della polizia? Grazie.
FILIPPO ASCIERTO. Signor
generale, la voglio ringraziare per la chiara e puntuale esposizione
perché, insieme all'esposizione del capo della polizia e alle
risposte che ha fornito alle domande prima di lei, possiamo dire che
questa sera le forze dell'ordine escono a testa alta. Escono a testa
alta nonostante una certa stampa e nonostante alcune azioni politiche
che, in questi ultimi tempi, hanno tentato di delegittimare le stesse
forze dell'ordine. Le faccio alcune domande; poi sarò a
completa disposizione quando i colleghi vorranno rivolgermi
direttamente delle domande, considerato che sono stato uno dei
parlamentari nella centrale operativa.
Le voglio chiedere, prima
di tutto, quanti feriti complessivamente l'Arma dei carabinieri ha
avuto in quei giorni a Genova; se corrisponda al vero che i due
blindati assaltati, dove è rimasto ferito un carabiniere
(ricordiamolo: ha avuto la parte orbitale fratturata) sono stati
abbandonati, anzi, uno è stato abbandonato (poi è stato
incendiato), per evitare che il contingente potesse avere uno scontro
prolungato con conseguenze diverse rispetto a quelle di un semplice
blindato bruciato e di un solo ferito, ovvero il carabiniere. Quindi,
vorrei sapere se c'è stato da parte dell'Arma questo tipo di
atteggiamento, di responsabilità. Quante caserme dell'Arma dei
carabinieri sono state assaltate? Per quanto tempo? Prima di tutto
vorrei sapere se il Forte San Giuliano è stato assaltato.
Quando è stato assaltato? Per quanto tempo il Forte San
Giuliano è rimasto isolato (non solo per l'assalto, ma anche
perché i manifestanti avevano circondato la zona)? Gli
arrestati in flagranza di reato sono tutti stranieri o ci sono anche
italiani (elementi diversi rispetto alle frange estreme)? Vorrei
che ce lo dicesse, a meno che non ci sia l'autorità
giudiziaria in questo momento che sta svolgendo ulteriori
accertamenti.
Quanto all'azione preventiva fatta dai ROS, ci sono
state delle intercettazioni ambientali su ordine dell'autorità
giudiziaria (preventive, durante e anche dopo)?
Le voglio,
inoltre, chiedere se l'Arma prenda iniziative autonome ai fini
dell'ordine pubblico, cioè se l'Arma possa prendere queste
iniziative autonome nel corso dei disordini e - collego - se la
centrale operativa possa dare ordini autonomi rispetto alla sala
operativa della questura; se ci sono registrazioni, cioè se le
centrali operative registrano le comunicazioni; se la centrale
operativa ha un'unica stanza o ha più locali, compresa una
sala tipo «ascolto ed aspetto», collegata all'ufficio del
comandante provinciale.
ANTONIO SODA. Stava là dentro.
FILIPPO ASCIERTO. Poi, presidente, chiederò anche l'audizione del comandante provinciale dei carabinieri di Genova.
PRESIDENTE. La presidenza si riserva di valutarne l'ammissibilità.
FILIPPO ASCIERTO. L'episodio...
FILIPPO ASCIERTO. So tutto,
sono anche un carabiniere. Grazie.
L'episodio relativo a Carlo
Giuliani si è verificato in via Tolemaide. Sa per caso quanto
dista questa strada dalla scuola Diaz? Sembrerebbe circa 500 metri.
Considerato l'orario in cui si sono verificati quegli incidenti,
vorrei chiederle se conosce qual era in quel momento la situazione
dell'ordine pubblico;
cioè, vorrei sapere se si trattava di manifestanti che
stavano rientrando verso la scuola Diaz finite le manifestazioni.
Un'altra cosa. Lei ha fatto riferito - se ce lo può
confermare - che il furgone, che è stato trovato nella cava in
prossimità di Genova, aveva del materiale anche del Genoa
social forum. Le chiedo se questo furgone sia stato filmato nei
giorni precedenti o se sia stato visto all'interno o nelle vicinanze
di alcuni siti del Genoa social forum.
Le chiedo pure di
chiarire - se le è possibile - le disposizioni date al
personale in borghese del Forte San Giuliano, vale a dire se questo
personale poteva uscire dalla caserma oppure se era a disposizione
interna, con divieto di uscire dalla caserma.
FRANCO BASSANINI. Vorrei
rivolgere quattro domande al generale Siracusa. La prima riguarda la
tragica vicenda di Carlo Giuliani, premesso - per evitare equivoci -
che anch'io propendo per un caso di legittima difesa, per quello che
ho visto. Non pensa, generale Siracusa, che si ponga il problema di
dotare di strumenti di difesa diversi - si è parlato, ad
esempio, di proiettili di gomma - da quelli che sono attualmente
impiegati e che questa vicenda abbia sottolineato questo problema
come particolarmente rilevante e urgente, anche se tutti speriamo che
non si debbano ripetere situazioni di questo genere? È,
infatti, evidente che, disponendo di strumenti diversi, la legittima
difesa poteva avere - come dire - conseguenze meno tragiche.
La
seconda domanda si riferisce al fatto che lei ha parlato - come,
peraltro, già affermato dal capo della polizia - di alcune
migliaia di facinorosi, che sono intervenuti a Genova non per
manifestare pacificamente le loro opinioni dissenzienti rispetto al
G8, ma intenzionati ad esprimersi con atti di violenza. Se ho capito
bene, dicendo alcune migliaia, lei - e
credo sia corretto - intende che vi erano centinaia di migliaia di
manifestanti, la grande maggioranza dei quali apparteneva a
organizzazioni pacifiche, che intendevano manifestare pacificamente;
poi ve ne erano alcune migliaia - probabilmente non identificabili in
una sola organizzazione - che, invece, non manifestavano
pacificamente. Se è così - le ripeto la domanda che
prima non ha avuto un'adeguata risposta -, non è una regola
generale che, in questi casi, si debba fare di tutto per isolare i
facinorosi ed i violenti, per evitare che si confondano con i
manifestanti pacifici, tenerli separati e per poterli così
controllare al fine di prevenire e reprimere più facilmente le
violenze senza che ci vadano di mezzo quelli che pacificamente e,
quindi, democraticamente, esprimono le loro opinioni? Che cosa avete
fatto per raggiungere questo obiettivo? Non ritiene che, comunque,
qualche cosa non abbia funzionato? Fatto sta che questo obiettivo - a
quello che è evidente e che già comincia ad emergere -
non è stato soddisfacentemente raggiunto. Io ho visto, come
ricordavo questa mattina, ad esempio, manifestazioni per il 25
aprile, a Milano, nelle quali l'obiettivo di tenere separati i
potenziali violenti è stato raggiunto perfettamente; i
violenti venivano circondati e tenuti in fondo al corteo e questo era
programmato dalle forze dell'ordine.
La terza domanda, che
rivolgo anche a lei: sulla base di quanto è a sua conoscenza,
esistevano infiltrati nelle organizzazioni che manifestavano e, in
particolare, in quelle più a rischio? Si è riusciti ad
avere - come in molti casi si fa - personale sotto copertura
infiltrato o no? Interessa sia che la risposta sia sì sia che
sia no, naturalmente, in caso affermativo, vorrei avere una
spiegazione di come si è proceduto a tale riguardo.
Infine, l'ultima domanda, che sostanzialmente le ha già
rivolto prima il senatore Kofler: lei non ci ha parlato della
cosiddetta perquisizione alla scuola Pertini e anche dell'intervento
all'interno della scuola Diaz, però, questa mattina ci è
stato consegnato un rapporto nel quale si afferma che c'erano 60
unità del corpo dei carabinieri; che cosa le è stato
riferito a questo riguardo? Poiché sembra che non tutto sia
andato secondo le regole in quell'occasione e vi è anche,
evidentemente, un palleggio di responsabilità, lei ha avviato
un'indagine al riguardo, ha ricevuto dei rapporti? Insomma, cosa può
dirci in merito?
MARIA CLAUDIA
IOANNUCCI. Comandante, la ringrazio innanzitutto per la sua
relazione, così precisa e dettagliata che mi sembrava di non
dover assolutamente intervenire, in quanto lei aveva esaurientemente
ed esaustivamente parlato di tutto quanto è avvenuto a Genova.
Senonché, mi ha colpita un aspetto particolare, vale a
dire che in due episodi, uno nel quale è stato colpito
duramente un carabiniere, l'altro nel quale purtroppo è morto
il povero giovane Carlo Giuliani, un elemento importante è
stato quello dei cassonetti. Leggendo le poche carte che ci ha
portato il comune - dico poche, in quanto io ne avevo richieste molte
di più, ma purtroppo sono stati inviati solo quattro fogli -,
ho rinvenuto una disposizione del questore, del 19 luglio 2001,
inviata sia alla direzione dell'AMIU sia al sindaco, nella quale si
legge espressamente che è opportuno disporre la rimozione,
fino a cessate esigenze, dei contenitori dei rifiuti solidi urbani...
FRANCO BASSANINI. Quale è la data della disposizione?
MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Il 19 luglio, senatore Bassanini.
FRANCO BASSANINI. Un po' tardiva!
MARIA CLAUDIA
IOANNUCCI. Credo, comunque, che gli episodi cui si riferiva il
comandante, le morti ed i ferimenti, siano successivi a tale data.
Quindi, ripeto - se lei mi permette -, che la disposizione
stabilisce che vengano rimossi, fino a cessate esigenze, i
contenitori dei rifiuti solidi urbani e le campane per le raccolte
differenziate di vetro, carta, plastica, eccetera, ubicate nelle aree
di transito e svolgimento delle iniziative di cui sopra e sono
elencate tutte quante le zone (e, appunto, anche le zone nelle quali,
purtroppo, si sono verificati i fatti).
Io mi chiedevo: in primo
luogo, se lei era a conoscenza di questa disposizione emessa dalla
questura; in secondo luogo, visto che in realtà in questi due
gravi incidenti sono stati utilizzati proprio dei cassonetti - anzi,
sono stati uno degli elementi preponderanti che poi hanno portato
alla morte o comunque al ferimento - se lei sa se siano state
presentate denunce, per omissione di atti d'ufficio, nei confronti
del direttore dell'AMIU o del sindaco o, comunque, delle denunce, per
responsabilità oggettiva, per i fatti avvenuti. Inoltre, mi
chiedo, nel caso in cui lei non fosse a conoscenza di questa
disposizione, se intenda, vista la responsabilità per
omissione di atti d'ufficio che vi è stata, proporre eventuali
denunce.
ANTONIO IOVENE. Signor presidente, signor generale, ho quattro domande brevissime da porre. La prima è stata già rivolta, questa mattina, al capo della polizia, prefetto De Gennaro. Il 26 luglio i giornali hanno riportato, in più occasioni, la notizia dell'esistenza di un rapporto riservato, redatto dieci giorni prima del vertice, con il quale si informava di possibili infiltrazioni di organizzazioni neofasciste - Forza nuova, Fronte nazionale, eccetera - nelle manifestazioni per
il G8 e si specificava testualmente che, nel caso in cui si
fossero verificati incidenti, si volevano colpire i rappresentanti
delle forze dell'ordine allo scopo di screditare, contestualmente,
l'area antagonista di sinistra. Nel rapporto, che sarebbe di 36
pagine, si faceva riferimento addirittura a numeri precisi di
appartenenti ai black bloc italiani - che sarebbero arrivati 3
da Vercelli, 10 da Biella, eccetera - e quindi a numeri che farebbero
pensare ad una loro identificazione anche abbastanza facile.
Vorrei
sapere se lei fosse a conoscenza di tale rapporto, se esso esista
veramente e che utilizzo ne sia stato fatto. Nella sua relazione, lei
ha escluso espressamente la presenza di esponenti dell'Arma come
infiltrati all'interno dei manifestanti. A tale riguardo, vorrei
sapere se sia a conoscenza del fatto che in uno dei tanti siti che si
occupano di Genova in questi giorni è stata pubblicata una
foto che sarebbe stata scattata il 21 luglio, alle ore 16, davanti
alla caserma di San Giuliano e che - così si dice
esplicitamente - ritrae carabinieri travestiti da black bloc
mentre ne escono. Vorrei sapere, quindi, se sia a conoscenza
dell'esistenza di questa fotografia.
Nei giornali di oggi - e
vengo ad un'altra domanda - viene riportata, a più riprese, la
lettera che il Presidente austriaco ha inviato al Presidente della
Repubblica italiana con riferimento all'arresto di alcuni cittadini
austriaci: la polizia esclude che siano stati tratti in arresto dalla
polizia e vorrei sapere, pertanto, se le risulti che cittadini
austriaci siano stati arrestati dall'Arma dei carabinieri e, in caso
affermativo, se si tratti proprio di quelli di cui parla la lettera
del Presidente della Repubblica austriaca.
Infine, vorrei sapere
se le risulti che lunedì mattina - quindi, ben dopo lo
svolgimento dei fatti relativi alle manifestazioni del Genoa
social forum - siano stati effettuati, in
piazzale Kennedy, dei caroselli da parte di appartenenti alle forze dell'ordine e, in particolare, all'Arma dei carabinieri.
MICHELE SAPONARA. Anch'io
ringrazio il generale Siracusa per la relazione chiara e puntuale,
anzi puntigliosa, con cui ha descritto l'apporto fornito dall'Arma
dei carabinieri al mantenimento dell'ordine pubblico durante il
vertice del G8. In particolare, vorrei fare pochissime domande.
Chi
aveva il comando dell'Arma in quel contesto? Quali rapporti ed
accordi intercorrevano con le altre forze addette alla tutela
dell'ordine pubblico? Cosa sapeva lei della situazione? La seguiva?
Veniva aggiornato? Da chi veniva aggiornato? Più
specificamente, quando venne informato della perquisizione da
effettuare nella scuola di via Diaz e quali motivazioni le furono
comunicate?
Lei ha parlato soprattutto della giornata di venerdì,
mentre, in genere, abbiamo finora saputo di sabato. La giornata di
venerdì, secondo quanto ci ha detto, è stata
caratterizzata da una forte aggressività, da molte aggressioni
dei manifestanti contro le forze dell'ordine: fu in questo contesto
che trovò la morte il giovane Giuliani. Orbene, avete
individuato quante persone, e di quali gruppi, avevano partecipato
all'aggressione che portò all'incidente in cui trovò la
morte Giuliani?
Infine, avete disposto delle indagini interne
circa eventuali omissioni ed insufficienze, così come hanno
fatto le altre armi?
IDA DENTAMARO. Presidente, ho tre domande brevissime da porre al generale. Anzitutto, con riferimento alla sala operativa interforze, vorrei sapere se sia possibile individuare un responsabile di essa e della conduzione delle operazioni, o anche più d'uno - ad esempio, uno per ogni corpo - e, comunque, da chi questo o questi furono indicati; se fossero
o meno genovesi, ovviamente non di nascita, ma nel senso che
fossero o meno in servizio a Genova da un periodo di tempo congruo e
sufficiente a conoscere la topografia della città ed a
rendersi conto, così, con immediatezza, in tempo reale, dei
percorsi e dei luoghi dove era più opportuno effettuare gli
interventi. Inoltre, desidererei sapere se le risulti che in quella
sala gli apparati tecnologici siano più volte andati fuori uso
durante le operazioni e, comunque, se questa circostanza è
verificabile, in modo che il Comitato possa esserne messo a
conoscenza (in caso sia affermativo sia negativo); quindi, le sto
chiedendo notizie sul funzionamento di tali apparati.
Da ultimo,
mi associo alle richieste di quei colleghi che hanno manifestato
l'esigenza di un approfondimento di tutto quanto accaduto alla
caserma Forte San Giuliano, ivi compresa la presenza di un esponente
del Governo.
LUCIANO FALCIER. Come hanno
già fatto altri colleghi, anch'io rivolgo un ringraziamento al
generale per la relazione e per le dettagliate notizie che con essa
ha voluto fornirci. Vorrei aggiungere che ho molto apprezzato
l'assunzione - almeno, così io la interpreto - della
responsabilità almeno morale per quanto riguarda la
preparazione, la professionalità ed il comportamento degli
uomini dell'Arma, naturalmente, in questo contesto, nel rispetto
delle responsabilità organizzative delle autorità di
pubblica sicurezza. Credo che quest'assunzione di responsabilità
almeno morale faccia onore a lei ed all'Arma che comanda.
Per
quanto riguarda la nostra indagine, farò una premessa e due
brevissime domande. Credo che la sua relazione ci aiuti a
ripristinare, un po' alla volta, la verità: la verità
su chi ha aggredito e chi è stato aggredito, la verità
su chi ha organizzato
le violenze e chi le ha subite. Credo che la sua relazione sia
molto illuminante e che i dettagli che ha voluto fornirci ci aiutino
nella ricerca della verità.
Le due domande sono molto
brevi: sulla base di quanto è successo, dei disordini avvenuti
e, se ho capito bene, dell'aggressività e quantità dei
facinorosi, vorrei sapere se tutto questo era stato previsto e se, in
tutto o in parte, fosse almeno prevedibile.
Inoltre, sulla base
della esperienza comunque maturata con quanto accaduto al G8 e
facendo tesoro di quanto è successo, quali eventuali, diversi
accorgimenti o direttive avrebbe dato, se ne fosse stato
compiutamente a conoscenza? O meglio, per il futuro, in casi
analoghi, ritiene di dare diverse, eventuali direttive (o contribuire
a darle) per la tutela dell'ordine pubblico e la salvaguardia di
tutte le esigenze connesse al G8?
MASSIMO VILLONE. Ci rendiamo
tutti conto della difficilissima condizione in cui si è svolta
l'azione per la tutela dell'ordine pubblico, quindi sarà bene
ribadire, ancora una volta, che nessuno, qui, mette in stato di
accusa l'Arma dei carabinieri o le forze dell'ordine in generale.
Sul caso tragico della morte del giovane manifestante, anch'io
ritengo che l'ipotesi più probabile sia quella della legittima
difesa o, più precisamente, forse, l'eccesso colposo di
legittima difesa, che, tecnicamente, mi sembra la fattispecie più
idonea, naturalmente per quanto si sa allo stato attuale.
A me
pare, però, che vi siano fatti che hanno colpito la pubblica
opinione italiana e internazionale al pari o forse, paradossalmente,
ancora di più della tragica morte di Giuliani. Episodi, eventi
che la pubblica opinione ha ritenuto che non dovessero aver luogo,
sia pure in un contesto di grande difficoltà; fatti di cui è
stata data ampia documentazione e nei quali hanno avuto parte anche i
carabinieri (come si diceva
poc'anzi, anche alla scuola ex Diaz pare ci fosse, per quanto si
viene a sapere, un contingente di carabinieri).
A me pare che le
future potenzialità dannose di questi episodi siano
assolutamente elevate. È proprio con riferimento a questi
episodi che un giornale come Le Monde scrive che l'Italia deve
dimostrare di non essere un rischio per l'Europa democratica. È
un giudizio pesantissimo che non viene dato qui ma fuori dei confini
di questo paese, da parte di persone che non partecipano alle nostre
«battaglie navali» tra maggioranza ed opposizione. In
questo, nutro preoccupazioni per il futuro.
Generale Siracusa, sa
cosa mi preoccupa? Mi preoccupa, innanzitutto, certamente, che fatti
di questo genere possano accadere, ma, ancor di più, che
nessuno li impedisca e che non vi sia stato nessuno in condizione di
fare qualcosa affinché non accadessero.
Vorrei farle una
domanda partendo da una ipotesi. Assumiamo che questi fatti siano
accaduti, per ipotesi - poi si vedrà - ma poniamo come ipotesi
che siano accaduti: chi avrebbe dovuto sapere? Chi avrebbe dovuto
essere informato? Chi avrebbe dovuto impedirli? C'è stato mai
qualcuno, dalla sala operativa ai comandi dei responsabili politici,
che ha avuto l'informazione e che avrebbe potuto impedirli o no?
Perché vede, per il futuro, questo è il punto: cosa
dovremo fare, cosa dovremmo fare, per evitare che simili episodi si
ripetano? Questa credo sia la vera domanda alla quale, oggi, dobbiamo
rispondere.
NITTO FRANCESCO PALMA. Signor presidente, prima di intervenire vorrei chiederle una informazione circa i documenti che ci sono stati trasmessi e che hanno la qualifica «riservato».
PRESIDENTE. A quali documenti fa riferimento, onorevole Palma?
NITTO FRANCESCO PALMA. Ai documenti che mi sono arrivati.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda i documenti di oggi, salvo quelli del Ministero dell'interno, che ci ha inviato il ministro Scajola, quelli inviati dal DAP, due dei quali sono riservati, e la copia riservata, quella del dottor De Gennaro, con cui abbiamo occupato parte della giornata, il resto non è riservato ed è a vostra disposizione.
NITTO FRANCESCO PALMA.
La ringrazio, signor presidente, volevo solo essere prudente.
Generale Siracusa, lei ha affermato che le attività
preparatorie per la gestione della sicurezza del G8 iniziarono
all'incirca verso il 18 novembre 2000 e che, due giorni dopo, come
già ricordava l'onorevole Boato, si costituì, presso il
CESIS, un organismo finalizzato all'intelligence di tipo
informativo.
La mia domanda è molto semplice, generale
Siracusa, ed è la seguente: dopo i fatti di Napoli, che
risalgono al marzo 2001, e durante i quali vi furono scontri di
piazza con manifestanti di area simile o identica a quella che
probabilmente sarebbe stata presente a Genova in occasione del G8, vi
arrivò l'input di natura politica (parliamo del marzo
2001) di intensificare la vostra attività di informazione o di
prevenzione? Glielo chiedo anche alla luce del fatto che - da quello
che leggo - emergeva che il cosiddetto «blocco giallo»,
cui facevano capo anche le tute bianche, era solito utilizzare
sistemi di attacco contro le forze dell'ordine; che a Napoli si era
mosso il cosiddetto «blocco blu», che anzi intendeva
potenziare e
amplificare gli scontri che già a Napoli erano avvenuti con
le forze dell'ordine, utilizzando il G8 di Genova; che erano
sostanzialmente note, anche in ragione delle precedenti occasioni, le
modalità di attacco da parte del cosiddetto black bloc.
Vorrei sapere se vi arrivò nel marzo, aprile, maggio un input
di natura politica in ordine alla necessità di intensificare
la vostra azione.
Vorrei sapere, inoltre, se il vostro personale
era stato portato a conoscenza del fatto che fonti informative
avevano sostanzialmente affermato che i manifestanti, o talune frange
di essi, avevano intenzione di prendere in ostaggio alcuni agenti
delle forze di polizia o delle forze dell'ordine individuati tra
quelle più isolate.
GRAZIA LABATE. Innanzitutto la
ringrazio, generale Siracusa, per la esaustiva relazione che ci ha
fornito e che ovviamente leggeremo attentamente, perché ci
servirà per una riflessione ponderata.
Vorrei tornare ai
tragici eventi che hanno visto coinvolta la Land Rover dei
carabinieri e che hanno portato poi alla morte di Carlo Giuliani. Ho
un grande dubbio, generale Siracusa, e spero che lei possa, in
qualche modo, fugarlo, visto che mi tormenta da quel giorno.
Le
immagini televisive che furono trasmesse, di primo acchito, dalle
emittenti locali mostrarono la sequenza degli avvenimenti. Abbiamo
visto che una Land Rover dei carabinieri riuscì,
diciamo, a sfuggire al momento dell'aggressione, dei tafferugli, e
l'altra rimase, invece, bloccata di fronte al muro, in piazza
Alimonda. Tuttavia, le stesse immagini, ci mostrano che, a poca
distanza, circa 20 metri, c'era un cordone della polizia. Ora lei,
giustamente, ha detto che c'era un coordinamento delle forze,
immagino, preparato in base a piani giornalieri, che tenevano conto
anche delle iniziative e
delle manifestazioni. Allora il dubbio atroce che io ho è il seguente: come mai quel cordone della polizia non intervenne quando fu chiaro che la Land Rover dei carabinieri era bloccata lì? Ho avuto la sensazione, e così gliela rimando, augurandomi che ella possa soddisfare questa mia domanda, che quel cordone fosse paralizzato, che assistesse ai fatti che abbiamo visto e che condivido con lei, in cui erano stati sfasciati i vetri laterali e il vetro posteriore della Land Rover; si sono viste spranghe di legno che assaltavano la Land Rover e, lì intorno, però, non c'era un nucleo forte di manifestanti aggressivi. Se lei è meglio informato, ci può dare delle risposte perché da lì deriva la domanda: come era organizzato questo coordinamento, se in quel momento terribile una Land Rover scappa, una rimane bloccata e quella parte di polizia che abbiamo visto, a 20 metri, non interviene?
PRESIDENTE. Sono così conclusi gli interventi (e quindi le domande) dei colleghi. Ora comandante, possiamo procedere alla fase delle risposte. Se dovesse ritenere, per qualche domanda, di inviare successivamente al Comitato una relazione - anche se in tempi abbastanza brevi - può farlo.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. La ringrazio, signor
presidente. Per la gran parte delle domande sono in grado di fornire
delle risposte. Seguirò il suo consiglio per quei casi ove non
avessi un'immediata possibilità di rispondere compiutamente. È
chiaro che molte risposte copriranno domande poste da diversi membri
del Comitato che hanno avuto la cortesia di porgermele.
Innanzitutto, è stato chiesto se l'Arma abbia costituito
una commissione di indagine, una commissione di inchiesta. L'Arma dei
carabinieri vive la sua struttura di comando e controllo su una
perpetua, continua commissione di indagine
e d'inchiesta, nel senso che gli accertamenti, i controlli sono
fatti dalla struttura gerarchica con carattere di continuità.
Quindi, sono in grado di rispondere agli eventi, naturalmente, con
gli accertamenti che i differenti casi richiedono e, quindi, con il
tempo che i diversi casi richiedono. Quindi, non ho costituito una
commissione di indagine apposita, ma, per ogni episodio, ho avuto
risposte dalla catena gerarchica.
Per ciò che riguarda il
gruppo di lavoro del CESIS, è abbastanza normale che quando vi
sono eventi di carattere particolare, si costituiscano gruppi di
lavoro - molti signori qui presenti lo sanno - per consolidare le
esperienze, le possibilità, le capacità delle diverse
istituzioni. Per ciò che riguarda l'attività del ROS,
confermo: per l'attività preventiva, noi abbiamo rinforzato la
sezione anticrimine di Genova con 45 unità prese dalle altre
sezioni, con riferimento alla procura di Genova e non (mi è
stata rivolta questa domanda) alla procura di Roma.
Vorrei
affrontare qui l'argomento del coordinamento, che è stato
posto in diverse sedi. Vorrei chiarire subito che, in quest'evenienza
- il convegno di Genova - o in tutte le altre occasioni di ordine
pubblico, non si pone un problema di coordinamento. Io non ho un
problema di coordinamento su Genova, perché il responsabile
dell'ordine pubblico è il questore. Io fornisco al questore
tutti i contributi, i sostegni, i rinforzi che vengono concertati;
naturalmente, chiedono anche contributi di tipo concettuale,
consigli. Tutto ciò viene dato, ma la responsabilità
sul campo è del questore, come previsto dalla legge n. 121:
quindi, non possiamo parlare di coordinamento. La parola
coordinamento è quella che si pone, a livello centrale, con il
comitato nazionale di ordine e sicurezza pubblica e, a livello
provinciale, con il comitato provinciale di ordine e sicurezza
pubblica, specialmente per ciò che riguarda
problemi di sicurezza preventiva e repressiva. Per ciò che
riguarda l'ordine pubblico, le ordinanze sono emesse dal questore e
l'Arma dei carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di finanza -
o chiunque altro rientri o possa rientrare in questo sistema - prende
ordini dal questore attraverso le ordinanze che esso emana. Sul
terreno, vi sono i funzionari della pubblica sicurezza. I funzionari
hanno la responsabilità dell'impiego delle forze della Polizia
di Stato, dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza. La
presenza, che è stata sottolineata, del comandante della
stazione di San Fruttuoso o di altri personaggi dell'Arma - dei
comandanti di compagnia, di plotone e dei battaglioni mobili - è
a supporto e questa collaborazione è favorita perché il
comandante della stazione San Fruttuoso conosce il territorio a
menadito; il comandante della compagnia territoriale di Portoria o di
Genova centro conosce benissimo il territorio. Tutti possono
immaginare quanto sia importante la conoscenza del territorio
specialmente a Genova.
Ecco, vorrei che questo fosse veramente un
punto fermo: parlare di coordinamento effettivamente non è
corretto. Il coordinamento si fa quando vi sono forze da mettere
insieme, conoscenze da suddividere ma, poi, in questo caso - vale a
dire in caso di ordine pubblico - la responsabilità va dal
questore ai funzionari che da esso dipendono.
FILIPPO MANCUSO. Il carabiniere più alto in grado a Genova chi è?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. A Genova vi è il comandante della regione Liguria. Ma la competenza territoriale, è del comandante provinciale, un colonnello.
FILIPPO MANCUSO. Per la circostanza?
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Per la circostanza, il
colonnello Tesser o i suoi rappresentanti sono stati presenti nella
sala operativa interforze, quella da cui il questore dirigeva le
operazioni. Ufficiali dei carabinieri sono stati sempre presenti in
quella sala, come sono stati presenti ufficiali della Guardia di
finanza, dei vigili del fuoco e di altre istituzioni dello Stato in
grado di poter collaborare con il questore. Quindi, parlare di linee
di comando dei carabinieri a Genova per l'evento G8 non è
corretto, in quanto non hanno una funzione operativa sul territorio.
Il comando provinciale dei carabinieri ha, invece, avuto - ed io
ho il piacere ripeterlo - responsabilità dirette per tutto ciò
che stata l'attività di supporto. Ad esempio, a Genova la
nostra responsabilità è stata quella di scorta di
personalità di alto livello. Adesso non ricordo esattamente
chi scortavamo, ma sicuramente due o tre Capi di Stato li avevamo
noi. Scorte connesse all'arrivo di visitatori illustri; vigilanza di
particolari punti sensibili; il controllo del territorio vale a dire
la normale attività che ogni giorno deve essere portata
avanti, di presenza sul territorio; sostegno logistico alle forze
schierate: tutto questo faceva capo, naturalmente, all'Arma che
doveva portare avanti queste problematiche e sostenere le forze. La
sala operativa del comando provinciale non ha interferito
minimamente, non poteva farlo, con le attività operative sul
territorio. Questo è un altro punto importante. La sala
operativa unica era quella realizzata interforze presso la questura
che conduceva le operazioni. La sala operativa del comando
provinciale di Genova svolgeva attività di sostegno, di
controllo del territorio, di scorte, di sostituzione di personale,
esigenze sanitarie, ed aveva una sua rete. E qui posso agganciare la
domanda che mi ha rivolto il presidente Violante,
quella sulle comunicazioni radio. La rete radio va dalla questura ai funzionari sul territorio. Non interferisce con la rete radio di comunicazione radio dell'Arma dei carabinieri. Potremo studiare in futuro, presidente, la possibilità di consolidare frequenze e vedere; però la rete radio dell'Arma aveva altre funzioni di cui ho parlato in precedenza. Il terminale sul territorio, collegato via radio, era il funzionario di pubblica sicurezza. È chiaro che accanto aveva il comandante della compagnia o il comandante del plotone, nel caso ci fossero carabinieri. Ho voluto subito puntualizzare questa serie di problematiche, perché servono ad inquadrare meglio il problema.
LUCIANO VIOLANTE. Mi scusi, generale, chi si trovava nella macchina, nel blindato, eccetera, parlava direttamente con la sala operativa dove si trovava il funzionario di pubblica sicurezza?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. No, il collegamento, in quel caso, discende dal responsabile del nostro...
LUCIANO VIOLANTE. Quindi, non parlava direttamente, parlava con il suo superiore dei carabinieri e dopo...
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Ogni singolo comandante di
squadra non parlava direttamente con la sala operativa interforze.
Un'altra domanda che mi è stata posta è cosa
sarebbe accaduto se vi fosse stato, al posto del carabiniere
Placanica, che ha sparato in quelle condizioni così estreme,
un carabiniere più esperto. Penso che la domanda sia
improponibile, perché non si tratta di addestramento del
personale. Non si
può dire che, se vi fosse stato un carabiniere con 30 o 20
anni di servizio, maggiori responsabilità, capacità od
esperienza, questo avrebbe agito in modo diverso. Siamo in presenza
della reazione di un carabiniere sottratto all'attività di
ordine pubblico, insieme al resto del suo reparto. L'impiego delle
armi è fuori discussione, quando vi è un reparto
schierato. In questo caso non si tratta dell'impiego di un reparto,
ma dell'utilizzo di un'arma per salvare la propria vita -
nell'immagine che si è fatta il carabiniere Placanica, che io
condivido, come ho già detto -, sottratta a questo contesto.
Non penso che un carabiniere con 15 anni di servizio avrebbe agito
diversamente. Quando si tratta di casi di legittima difesa, in
condizioni così estreme, non mi pare corretto fare queste
distinzioni. Penso che la reazione sia stata legittima, perché
il carabiniere si è visto in pericolo di vita.
Per quanto
riguarda episodi illegittimi, sui quali mi sono soffermato,
risponderò dettagliatamente su diversi di essi, però
l'unico episodio che ho registrato di comportamenti illegittimi,
probabilmente (perché la parola definitiva è sempre
difficile dirla) è quello riguardante l'intervento di un
gruppetto di carabinieri, che dà delle manganellate a un
dimostrante, che si trovava per terra. Questo è l'unico
episodio che ho visto in televisione, per il quale ho dichiarato che
desidero venire a conoscenza di tutte le circostanze, per poter
capire di cosa si tratta. Fino a questo momento, non vi sono state
denunce da parte dell'interessato all'autorità giudiziaria.
Bisogna capire - ripeto - di cosa si tratta ed analizzare se il
comportamento risponda veramente a quanto visto in televisione. Dalle
immagini si ricava un'impressione, ma le immagini hanno sempre un
margine di incertezza. Se è così, prenderemo
provvedimenti
di carattere disciplinare e, se necessario, di carattere penale.
L'episodio è stato portato immediatamente all'attenzione
dell'autorità giudiziaria, lo stesso giorno 23 luglio.
Per
quanto riguarda il Forte San Giuliano, sede del comando provinciale,
questo, insieme alla caserma Bolzaneto, ha costituito i terminali di
raccolta dei fermati. Sono state scelte queste due sedi, in quanto
sufficientemente distanti tra loro: una faceva riferimento
all'attività svolta dalla Polizia di Stato, mentre l'altra dai
carabinieri di San Giuliano. Tutti i manifestanti arrestati o fermati
nel corso degli scontri di piazza sono stati condotti negli uffici
del nucleo operativo del comando provinciale, ove era stata
costituita un'apposita cellula per la redazione degli atti di polizia
giudiziaria da parte del personale operante e per l'esecuzione delle
operazioni di fotosegnalamento. Personale della polizia
penitenziaria, presente nella medesima caserma, in locali
appositamente posti a loro disposizione, ha provveduto alle
operazioni di matricola ed alla traduzione degli arrestati presso le
carceri circondariali di Pavia e Voghera. All'atto della consegna
agli agenti penitenziari, tutti i soggetti ristretti sono stati
sottoposti a visita medica, da parte di personale sanitario di
quell'amministrazione. Le attività sono state svolte sotto la
responsabilità di un ufficiale superiore dell'Arma e, dalle
ore 19 del 20 luglio alle ore 2 del 21 luglio, in concomitanza con la
presenza, negli stessi uffici, di tre magistrati, dottor Canciani,
dottor Canepa e dottor Pinto, incaricati di svolgere i primi
accertamenti sulla morte del dimostrante. I familiari degli arrestati
sono stati debitamente avvisati, ove richiesto dagli interessati.
Desidero anche dire, per quanto riguarda le notizie di stampa
che, ieri, è «piombata» una notizia d'agenzia che
sosteneva che gli avvocati avessero affermato l'esistenza di denunce
di otto o dieci persone, a carico dei carabinieri
presenti a San Giuliano. Dopo tre ore è arrivata la
smentita da parte dell'avvocato, il quale ha detto di essersi
sbagliato, volendosi riferire a Bolzaneto. Dico ciò, perché
ho sempre avuto cautela. A me non risultano attività
illegittime a carico dei militari e non posso, certo, affidarmi a
notizie di stampa, peraltro, smentite dopo pochissimo. Si tratta di
due agenzie uscite ieri sera.
Inoltre, un cittadino austriaco,
identificato (non dico il nome per esigenze di privacy)...
MARCO BOATO. È stato incriminato per calunnia.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Esatto, è stato
incriminato per calunnia. Aveva sostenuto di aver ricevuto
trattamenti inenarrabili dall'Arma dei carabinieri. Il magistrato non
gli ha creduto e lo ha incriminato per calunnia.
Ciò vale
anche per altre accuse, di cui l'Arma dei carabinieri è stata
fatta oggetto: mi riferisco al quesito relativo alla fotografia
(credo che me l'abbia posto lei, senatore Iovene). Rispondo subito:
l'immagine, portata surrettiziamente in televisione da qualche
rappresentante dei manifestanti convenuti a Genova, ha lasciato
intendere che un gruppo di carabinieri in borghese, sulle scalinate
del Forte San Giuliano, fossero in realtà gli infiltrati nel
corteo: escludo categoricamente ciò! Si trattava di personale,
di cui conosciamo l'identità, che opera in borghese perché
appartenente al reparto operativo (gli uomini del reparto operativo
stanno sempre in borghese), lì convenuto e richiamato, per
difendere il Forte San Giuliano, quando è stato attaccato -
come ho detto nella mia relazione - durante lo svolgimento del
corteo. Assolutamente non corrisponde al vero l'insinuazione fatta;
tra l'altro, abbiamo inoltrato all'autorità giudiziaria questo
complesso di accuse ed
insinuazioni, perché, assolutamente, non corrisponde al
vero.
Per quanto riguarda la presenza di deputati nella sala
operativa, nella mattinata del 20 luglio, come preannunciato nei
giorni antecedenti il vertice, gli onorevoli Bornacin, Ascierto e
Bricolo, si sono recati in visita presso il comando provinciale. I
parlamentari si sono trattenuti nella sala stampa, dove hanno dovuto
permanere oltre il tempo inizialmente preventivato, a causa degli
incidenti che interessavano anche la zona circostante. Il saluto al
personale dell'Arma seguiva, peraltro, analogo incontro tenutosi la
sera precedente presso la locale questura e le strutture alloggiative
dell'Ente fiera. Analogamente, il vicepresidente del Consiglio dei
ministri, onorevole Fini, nella tarda mattinata del 21 luglio, dopo
le visite alla questura e all'Ente fiera, si è recato presso
il comando provinciale di Genova. Anche in questa circostanza,
l'autorità è stata costretta a prolungare la propria
presenza a causa dei disordini di piazza e l'onorevole si è
fermato a colazione.
In risposta alla richiesta del presidente
Violante sulla normativa esatta, la farò pervenire; comunque,
la regola è che i parlamentari possano accedere a tutte le
strutture dell'Arma, previa informazione, subito riportata al
ministro della difesa. In questa circostanza, ci siamo comportati
allo stesso modo, ma, poiché vorrei essere completo, le farò
pervenire la normativa richiesta. Noi ci comportiamo sempre in questo
modo: veniamo avvertiti dall'interessato e avvertiamo il ministro
della difesa. Nelle strutture dell'Arma, le visite sono sempre state
consentite.
GIANCLAUDIO BRESSA. Generale, esclude che fosse nella sala operativa? Solo nella sala stampa...
PRESIDENTE. La relazione dei primi tre è relativa alla sala stampa. Per quanto riguarda la visita dell'onorevole Fini, non mi sembra che si parli del posto.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Tengo a ribadire quanto già
detto: la sala operativa di Genova non ha diretto alcuna operazione.
Prendeva le informazioni ed eseguiva tutte le attività di
sostegno, di cui ho già parlato. Io stesso, da Roma, ero
collegato con la sala operativa dell'Arma e non con la sala operativa
interforze.
L'onorevole Mascia mi parlava di istruttori
stranieri: noi non abbiamo avuto istruttori stranieri, abbiamo
istruito i nostri carabinieri, ci siamo consultati ed abbiamo tenuto
dei seminari e impartito istruzioni insieme alla Polizia di Stato ma,
ripeto, non abbiamo avuto istruttori stranieri.
Per quello che
riguarda l'armamento - manganelli appuntiti che possono far male - il
nostro è costituito da scudi e da una attrezzo che si chiama
«tonfa», un tubo di materiale di alluminio con un manico
al centro; quest'ultimo è uno strumento, anzitutto difensivo
perché serve proprio a proteggersi e poi naturalmente può
essere usato anche come strumento offensivo. L'Arma dei carabinieri
in preparazione di questo evento e, sulla scorta delle notizie che
avevamo di quanto era successo a Seattle e a Napoli, ha compiuto un
salto di qualità considerevole nella preparazione,
nell'addestramento e nell'approvvigionamento degli equipaggiamenti:
ricorderete tutti i carabinieri che si vedevano negli anni scorsi
allo stadio armati di carabina a mò di clava; ciò è
stato bandito: anche l'Arma dei carabinieri è dotata di un
equipaggiamento adeguato alle circostanze, almeno per adesso.
In
tema di coordinamento ho già risposto. Per quanto concerne i
criteri di respingimento alla frontiera sono quelli che prevedono il
controllo di tutti i veicoli e, quindi, si verifica
se all'interno del veicolo vi è del materiale che non può
essere ammesso o se il personale a bordo del mezzo fa parte di
elenchi di segnalazione.
Per quanto concerne l'impiego dei
battaglioni, il giorno 20, ripeto ancora una volta, l'impiego delle
unità dell'Arma dei carabinieri è avvenuto sotto la
responsabilità del funzionario; quindi il comandante del
battaglione non c'era, perché non ci sono battaglioni
schierati per intero, ma si tratta di unità più piccole
per poter manovrare meglio; queste unità, ripeto, sono sotto
la responsabilità del funzionario.
Per quanto riguarda il
Tuscania, si tratta di un reparto di carabinieri paracadutisti
inviati a Genova in un forte contingente, ma io poc'anzi mi riferivo,
quando ho citato i battaglioni, ai battaglioni Lombardia, Sicilia e
Toscana. L'impiego dei paracadutisti, in concreto, non vi è
stato; erano presenti a Genova, ma di riserva.
Veniamo ad un
altro argomento che è stato sottolineato da molti: mi
riferisco al coinvolgimento dell'Arma dei carabinieri nella
perquisizione notturna alla scuola Pertini-Diaz. Tre contingenti di
carabinieri, in un primo tempo, per complessive 123 unità sono
stati impiegati su specifica disposizione del questore di Genova nel
corso della perquisizione eseguita dalla Polizia di Stato all'interno
dell'istituto scolastico Diaz; il loro compito è stato quello
di garantire all'esterno le necessarie condizioni di sicurezza per
consentire il deflusso degli agenti di polizia che avevano operato
all'interno. In buona sostanza, i carabinieri non sono entrati. Non
voglio fare nessun commento: espongo i fatti. I carabinieri sono
stati impiegati all'esterno della scuola per evitare che persone che
si trovassero di passaggio oppure altri manifestanti potessero
interferire nell'uscita dalla scuola. Un quarto contingente è
stato inoltre tenuto a disposizione, di riserva, in una via laterale,
senza
essere impiegato. I militari dell'Arma non sono stati impegnati
all'interno della scuola e, comunque, non sono stati coinvolti in
tafferugli né hanno registrato incidenti di tipo alcuno
all'esterno della struttura: ciò ad onta di tanti interventi o
di accuse da parte della stampa. Questo è quello che risulta a
me. Nella circostanza alcuni giornalisti ivi giunti hanno richiesto
di accedere all'istituto, ma tale possibilità è stata
loro negata dal funzionario dirigente del servizio. Sulla base di
quanto sinora acquisito, non risulta che si siano verificati fatti
censurabili alla presenza dei militari dell'Arma. Sull'episodio,
naturalmente, sono in corso le indagini della magistratura.
In
tema di coordinamento, onorevole Bressa, abbiamo già parlato.
Confermo che non vi sono stati infiltrati - come ho già detto
- non solo nei cortei, ma neanche nelle altre circostanze che hanno
interessato la città di Genova.
MICHELE SAPONARA. Signor generale, a che ora ha saputo della perquisizione?
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Ho saputo della perquisizione
alle ore 9 di domenica mattina.
In tema di rapporti stabili con
gli Stati Uniti, abbiamo rapporti consueti con tutte le forze
dell'ordine dei paesi europei, ed anche degli Stati Uniti.
Non
abbiamo avuto nessun atteggiamento differenziato contro i vari gruppi
di manifestanti in seguito ad interventi o direttive politiche.
Abbiamo risposto alle violenze che sono state al di là di una
soglia mai vista negli ultimi 25 anni.
Per quanto riguarda le
frequenze ho già risposto.
PRESIDENTE. Mi perdoni, generale, ma proprio su tale punto, il presidente Violante, non avendo ricevuto una risposta
esaustiva, le rappresentava la necessità di rispondere a questa domanda: se le autovetture dei carabinieri comunicano direttamente con la sala operativa dei carabinieri.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Abbiamo un sistema di collegamento organizzato in questo modo: il comandante di compagnia ha una sua radio che è collegata alla nostra centrale operativa e sul territorio - per i plotoni e le squadre - vi è un collegamento a scendere, fino ad arrivare al comandante della squadra che sta sul mezzo; è una rete - chiamiamola arma - in base alla quale l'ordine per una carica, per ritirarsi o per spostarsi da una parte all'altra arriva sulla frequenza e sul canale di comando...
LUCIANO VIOLANTE. Permette generale? Quella macchina, che si è trovata nelle disgraziate condizioni in cui poi il carabiniere dovette sparare a Giuliani, dovendo comunicare con qualcuno, comunicava con la sala operativa dell'Arma o con quella della sala comune?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Su tale aspetto sarò più preciso. Ritengo che a bordo della macchina non vi fosse la radio in quanto...
LUCIANO VIOLANTE. E se ci fosse stata?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Se ci fosse stata avrebbe comunicato con la parte logistica, in quanto si trattava di una macchina che andava a recuperare personale: i due che erano a bordo, che erano stati sottoposti a inalazione di fumo e quindi non erano in perfette condizioni. Per la parte logistica alla sala operativa dei carabinieri, per il resto avrebbe fatto capo al canale che arrivava al funzionario: per tutto ciò che riguarda l'ordine
pubblico, è chiaro che avrebbe fatto capo al funzionario di pubblica sicurezza. Quella macchina, però, è rimasta isolata, e non era una macchina inserita in un dispositivo...
LUCIANO VIOLANTE. Aveva funzioni di supporto.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Infatti si tratta di una Land Rover, non è un furgone blindato né un cingolato: era una macchina di sostegno logistico che andava a recuperare due carabinieri che si erano sentiti male.
LUCIANO VIOLANTE. Mi scusi, quindi se una macchina con la radio - glielo chiedo affinché io possa capire - si trovava di fronte a manifestanti particolarmente pericolosi comunicava...
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Al proprio comandante che aveva accanto il funzionario.
LUCIANO VIOLANTE. E la sala operativa dei carabinieri non ne sapeva nulla?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. La sala operativa dei carabinieri, anche se avesse saputo, non avrebbe interferito...
LUCIANO VIOLANTE. Generale, ma lo sapeva oppure no?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. In questo caso posso solo dirle ciò che è successo, non quello che sarebbe successo.
Il collega giustamente mi rappresenta che nella sala operativa
interforze i carabinieri presenti, che rappresentavano l'Arma in tale
sala operativa unica, avevano anche la nostra radio interna.
LUCIANO VIOLANTE. Quindi la sala operativa dei carabinieri sapeva e non era all'oscuro di quanto succedeva. Non dava ordini, ma non era all'oscuro.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Soltanto per quello che riguarda scorte, sostegno logistico, controllo del territorio e vigilanza degli obiettivi assegnati all'Arma.
LUCIANO VIOLANTE. Va bene, grazie.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Naturalmente la presenza di ufficiali, o del comandante provinciale o dei suoi rappresentanti, nella sala operativa interforze, pone al corrente automaticamente e logicamente la sala operativa dei carabinieri come quella della Guardia di finanza, dei vigili del fuoco, eccetera.
LUCIANO VIOLANTE. Perché, avevano anche loro le notizie? Perché, anche la sala operativa dei carabinieri aveva le notizie?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Attraverso tale collegamento...
LUCIANO VIOLANTE. Attraverso tale collegamento?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Sì, certamente.
LUIGI BOBBIO. Mi scusi, presidente, mi pare che qui si ingeneri un po' di confusione in quanto comprendo bene dove si vuole andare a parare.
PRESIDENTE. No, non vi è confusione. Abbiamo chiarito un aspetto importante della vicenda.
LUIGI BOBBIO. Il generale ha detto due cose contraddittorie.
LUIGI BOBBIO. Forse perché indotto in errore dall'onorevole Violante.
PRESIDENTE. Comunque vi è il resoconto di quello che ha detto il generale.
MARCO BOATO. Non è stato indotto a niente! È stata solo una richiesta di chiarimento.
LUIGI BOBBIO. La situazione è oggi molto confusa, più di prima. Si tratta di stabilire, se me lo consente...
PRESIDENTE. Senatore Bobbio, se lei vuole tornare sull'argomento, lo faremo in un secondo momento. Adesso diamo la possibilità al generale di continuare.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Non so se ho dato risposte contraddittorie, mi scuso...
LUCIANO VIOLANTE. No, è chiarissimo.
MARCO BOATO. Comunque, generale, può inviare una nota.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Invierò allora una nota con il grafico dei collegamenti radio.
PRESIDENTE. Mi scusi, generale, su tale argomento, fermo restando quello che è rimasto a verbale, se lei lo ritiene opportuno può inviarci una nota. Vedo che lei sta andando avanti, per quanto riguarda le domande che ha fatto la collega Mascia. Se vuole può anche ritenere di non rispondere, ma ho paura, vedendo l'appunto che lei ha preso, che forse le è sfuggito. La collega le chiedeva se era a conoscenza del luogo nel quale sono stati portati gli austriaci il 22 luglio e perché sono rimasti lì tante ore prima di essere portati in carcere. Questa era una domanda, non so se lei vuole rispondere attraverso una relazione, ma si trattava di capire se l'aveva bypassata o se si riservava di rispondere nella relazione.
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Mi pare di averlo detto nel testo, laddove ho trattato esattamente tale argomento. Ho detto che il 22 luglio è stata intercettata in Recco una colonna di 5 automezzi, con a bordo 25 soggetti riconducibili alla citata area estremista, dei quali 17 austriaci, 3 statunitensi, 2 sloveni e un tedesco. Devo presumere che sono questi gli attori: sono stati portati a forte San Giuliano, dove sono arrivati alle ore 20,20 della domenica e sono rimasti sino alle ore 5 del mattino successivo. Forte San Giuliano - come ho detto prima - era il luogo di smistamento dei fermati e degli arrestati. Non ci risultano tutte le accuse apparse sulla stampa, accreditate ieri da parte di una agenzia, ma subito dopo smentite dall'avvocato difensore.
PRESIDENTE. Grazie, signor generale, le saremmo grati se volesse andare avanti.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Preciso poi che il personale
dell'Arma dei carabinieri è sempre in uniforme, tranne quel
piccolo gruppo che si trovava - come ho detto - al forte San
Giuliano, che era lì a difesa, e che è stato gabellato,
o che si è tentato di gabellare, come infiltrati: ciò
non corrisponde affatto al vero.
Sono in grado di dare il numero
complessivo dei feriti, che mi ha chiesto l'onorevole Ascierto: sono
quaranta...
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Sono 43.
MARCO BOATO. Settantasette mezzi danneggiati di cui 18 gravemente.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Per quanto riguarda la
domanda se nel mezzo assaltato vi fosse pericolo per i carabinieri a
bordo, la risposta è certamente positiva. Vi è stato un
pericolo concreto: sono riusciti ad uscire poco tempo prima che fosse
incendiato, come tutti abbiamo visto in televisione. Le caserme
assaltate sono state due: il forte San Giuliano e la compagnia dei
carabinieri San Martino.
Per quanto riguarda gli arresti in
flagranza, la maggior parte hanno riguardato stranieri.
GIANNICOLA SINISI. Ci può dire quando vi è stato l'assalto alle due caserme?
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. È stato il giorno 20
che si è verificato l'attacco alle caserme del comando
provinciale e della compagnia dei carabinieri di San Martino.
L'orario, in questo momento, non lo ricordo.
Per ciò che
riguarda l'attività preventiva svolta dal ROS e le
intercettazioni, io non ho elementi di risposta. Tali intercettazioni
vi saranno anche state, ma fanno capo all'autorità
giudiziaria: non posso dare risposte di tale genere in quanto non le
conosco.
Per quello che riguarda iniziative autonome da parte
dell'Arma, esse non esistono: nell'ambito dell'ordine pubblico - come
abbiamo più volte detto - non ve ne sono.
Non sono in
grado di dire se i manifestanti di via Tolemaide sono andati alla
scuola Diaz: non ho elementi per rispondere, nemmeno potrei fornirli.
Sarebbe necessaria una ripresa televisiva di cui non dispongo.
Per
quanto riguarda i militari in borghese di San Giuliano, ho già
risposto.
Per ciò che concerne strumenti di difesa
diversi, si tratta di un problema che ha posto il senatore Bassanini
e che deve essere sicuramente approfondito. Vi sono delle normative e
delle disposizioni che dovranno, attraverso una norma, autorizzare
l'impiego di armi offensive non letali. Si tratta di un problema che
sicuramente dovremo affrontare in futuro.
Per quello che riguarda
le esperienze fatte e ciò che dovremo fare in futuro, assicuro
che studieremo a fondo, come abbiamo già cominciato a fare, al
fine di avere il maggior numero di quelle che vengono chiamate
lessons learn, le lezioni che si apprendono da un evento di
tale genere. Dovremo sicuramente rivedere tanti aspetti, soprattutto
per
quello che riguarda l'isolamento dei facinorosi da coloro che, invece, sono pacifici. Speriamo che tutti quanti possano contribuire a tale isolamento.
FRANCO BASSANINI. Non può essere solo compito delle forze dell'ordine: vi deve essere una corrispondenza.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Ho già risposto per
ciò che concerne la scuola Diaz e la questione degli
infiltrati.
Non sono al corrente dell'ordinanza del questore sui
cassonetti, ma è un problema di sua stretta competenza.
MARCO BOATO. La collega voleva che lei denunciasse il sindaco.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Su questo mi riservo di
vedere.
Senatore Iovene, ho detto che non ci sono infiltrati,
mentre per quelli in borghese ho già risposto. Circa la
lettera del Presidente austriaco, spero vivamente che per tale
episodio si possa fare la massima chiarezza; ma non può che
essere la magistratura a dare una risposta e a verificare tutto
quello che è successo e se sia ancora il caso di procedere
nella detenzione cautelare.
Apprendo ora il fatto dei caroselli
dei carabinieri.
FILIPPO ASCIERTO. Non è un fatto vero!
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Non dico che non ci siano stati ma, essendo molto cauto, dico che non ne sono a conoscenza. Se ci fossero stati, probabilmente ne sarei stato informato (Commenti).
PRESIDENTE. Per favore, facciamo terminare le risposte al comandante.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Ho seguito i rapporti tra la
Polizia di Stato e il comando generale e sono stato sempre in
contatto frequente e personale, recandomi al Ministero dell'interno
per seguire da vicino la situazione.
Senatrice Dentamaro, il
responsabile della sala operativa interforze è solo il
questore e sul territorio ci sono i funzionari. Francamente, non
posso risponderle ora per informarla sugli apparati tecnologici fuori
uso nella sala operativa.
IDA DENTAMARO. Potrà farci pervenire questa informazione?
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Non so se posso essere la
persona più indicata per dettarla. Sulle défaillance
tecnologiche della sala operativa interforze rischierei di darle una
risposta incompleta.
Senatore Falcier, la questione concernente
la prevedibilità e le diverse misure per contenere le
aggressività e le loro dimensioni rappresenta un terreno di
grandi riflessioni. Per quanto riguarda la dimensione, sicuramente
non penso che, malgrado tutte le informazioni avute dalla
intelligence, potessimo prevedere una così ampia
presenza di facinorosi e di violenti. Per le future altre
predisposizioni, faremo delle grosse riflessioni.
Senatore
Villone, concordo con la sua preoccupazione circa l'impossibilità
di impedire le violenze, ma non ho ulteriori elementi ed ho già
configurato la partecipazione dell'Arma dei carabinieri in quella
situazione. Spero vivamente anch'io che tali eccessi non si
verifichino in futuro.
Onorevole Palma, l'attività preparatoria è
certamente cominciata formalmente il 18 novembre, essendosi allora
svolto il primo dei comitati nazionali.
Abbiamo discusso e
mostrato anche delle riprese sui fatti di Napoli, approfondendo nuove
tecniche, ma ricordando anche che la scala di Napoli è
totalmente diversa da quella degli eventi violenti verificatisi a
Genova.
È comprensibile il fatto che i facinorosi
volessero prendere un ostaggio e vi è una sequenza che mostra
un carabiniere afferrato, portato via e liberato poi solamente grazie
ad una contromossa dei suoi colleghi. Non si può escludere che
potesse essere una delle mosse predeterminate. Chi potrebbe dirlo?
NITTO FRANCESCO PALMA. Mi scusi, generale, volevo chiederle una precisazione sull'episodio a cui lei fa riferimento, che servirebbe semmai a conferma di una voce. In un provvedimento della questura di Genova, ho letto testualmente che le fonti informative indicavano nel sequestro di ostaggi una delle azioni programmate da parte dei manifestanti. La mia domanda era se ciò fosse a conoscenza del personale.
SERGIO SIRACUSA, Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri. Sì, tutti quanti ne
eravamo a conoscenza e consapevoli.
Per quanto riguarda il
coordinamento, ho già risposto.
Onorevole Labate, lei mi
chiedeva, con una certa partecipazione, che ho percepito, di queste
immagini televisive viste in tempi successivi. In un primo tempo
sembrava che gli aggressori fossero solo 3, poi sono diventati 10 e
ancora dopo, con una telecamera più in profondità, ne
sono stati stimati circa 40 e in una ripresa si vedono più in
là altri rappresentanti delle forze dell'ordine. Come mai non
sono intervenuti?
È una domanda che mi pongo anch'io, ma d'altra parte l'azione era stata fulminea. Ci sono pochi fotogrammi che comprendono tutto lo svolgimento dell'aggressione, con Giuliani che raccoglie l'estintore e lo lancia, ed essendo tutto avvenuto in pochi secondi, penso che l'alleggerimento dei colleghi sia stato impedito dall'impossibilità o dall'incapacità di intervenire. Credo che si possa accettare una spiegazione di questo tipo.
PRESIDENTE. Ho l'obbligo di farle una domanda che è stata posta dall'onorevole Mancuso. Normalmente, non facciamo ulteriori domande durante la replica ma lei, essendo stato interrotto da un collega ha dato una risposta in cui affermava di avere sentito soltanto alle 9 di mattina il dottor De Gennaro. Ripeto, non faceva parte di un pacchetto di domande precedenti. Questa mattina però il dottor De Gennaro, che era qui al suo posto, ci ha detto di aver concordato con lei alcune cose nella giornata di sabato alle 11 di sera. Dai suoi comunque avrebbe avuto notizie circa alle 11 di sera. Lei in questa sede, con riferimento a quanto avvenuto nella scuola Diaz-Pertini, afferma di averne avuto contezza la mattina alle 9?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Certamente, signor presidente, ci riferiamo però ad argomenti diversi. Ho concordato con il prefetto De Gennaro l'avvicendamento, che è una normale procedura che si applica in caso di eventi di una gravità eccezionale. Ricordo che, quando a Napoli quel poliziotto ha sparato alle spalle di un ragazzo in motocicletta, immediatamente i carabinieri hanno sostituito tutto l'apparato della Polizia di Stato per impedire che una tensione, legittimamente carica, potesse sfociare in ulteriori incidenti.
Quindi l'Arma dei carabinieri non è stata tolta di
mezzo, ma ha avuto il compito di presidiare la zona rossa ed è
stata tenuta in seconda schiera nella zona gialla, tanto è
vero che ha partecipato, su ordine del questore, anche agli eventi
notturni, tenuta fuori però a presidiare l'ingresso della
scuola senza entrare dentro. Il prefetto De Gennaro non mi ha
anticipatamente informato, e non credo che abbia affermato il
contrario in questa sede, di ...
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. ...di quella che era una attività di perquisizione notturna, come non mi ha informato per tutte le altre perquisizioni.
MARCO BOATO. Presidente, permetta, su questo solo una precisazione. Ho gli appunti sull'intervento del prefetto De Gennaro. Egli dice che venerdì sera ha concordato con il comandante dei carabinieri l'inversione del servizio tra polizia e carabinieri. Mentre il sabato sera ha parlato con il questore, perché il questore chiedeva di essere autorizzato a richiedere un supplemento di carabinieri per quell'operazione, ma il colloquio tra De Gennaro ed il comandante si è svolto esclusivamente venerdì sera e riguarda l'inversione del servizio.
FILIPPO ASCIERTO. Precisazione per precisazione, vedo che l'onorevole Boato ha chiarito come prima, con l'abilità dell'onorevole Violante, il comandante generale si sia in po' confuso, forse non comprendendo la domanda specifica dell'onorevole Violante. Generale, l'onorevole Violante è una persona di prestigio, in quanto ex presidente della Camera, ma non si intimorisca.
Può chiarire se la centrale operativa dei carabinieri
riceve tutte le comunicazioni che riceve la sala operativa della
questura o se è la sala operativa della questura che riceve le
comunicazioni e poi - attraverso videoconferenza o contatto diretto -
comunica alla centrale operativa dei carabinieri ciò che
ritiene utile?
SERGIO SIRACUSA, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Bisogna configurare le sale operative nel seguente modo. La sala operativa interforze presso la questura era il cervello dell'operazione a cui facevano capo oltre ovviamente alla Polizia di Stato, rappresentanti dell'Arma, della Guardia di finanza, dei vigili del fuoco e anche delle Forze armate, perché non bisogna dimenticare che vi erano anche le Forze armate a proteggere il porto, l'aeroporto eccetera. La questura aveva poi la sua normale sala operativa, quindi tutti questi rappresentanti non si trovavano in questa sala operativa ma in un'altra. Vi era poi la sala operativa dei carabinieri a Forte San Giuliano, che naturalmente era al corrente delle attività che le venivano trasmesse dal rappresentante dei carabinieri, che era o il comandante provinciale o un suo uomo in permanenza dentro la sala.
ANTONIO SODA. Ma questo lo aveva già detto!
LUCIANO VIOLANTE. Proporremo l'onorevole Ascierto come funzionario delle sale operative!
LUIGI BOBBIO. Non c'è bisogno di fare gli spiritosi in questo modo, ci sono anche altri che capiscono!
PRESIDENTE. Vi prego, cerchiamo di evitare polemiche fra di noi, abbiamo ripetuto la domanda e mi pare che il generale ci abbia confortato su quelle che erano le sue argomentazioni.
Generale, se lei dovesse ritenere che su qualche punto può
darci ancora ulteriori elementi conoscitivi, potrà fornirceli,
altrimenti lavoreremo con gli elementi che lei oggi ci ha fornito e
per i quali la ringraziamo.
PRESIDENTE. In riferimento al precedente intervento dell'onorevole Nitto Francesco Palma, ricordo che tra la documentazione consegnata nella seduta odierna in copia vi è il materiale conoscitivo inviato al Comitato dal prefetto di Genova, dottor Di Giovine, e che all'interno di quest'ultimo vi sono documenti che recano la dizione «riservato»; tali documenti, così come confermato dagli uffici della prefettura di Genova nella stessa giornata odierna, non presentano più, ad oggi, gli originari profili di riservatezza e sono quindi da considerare declassificati. È stata quindi possibile la consegna in copia ai singoli componenti il Comitato di tali documenti al pari dell'altra documentazione ieri distribuita.
La seduta termina alle 20,15.