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CINEMA

“Il controllo è più forte, brutto clima in Rai”

Intervista a Enrico Ghezzi

Qualità è il termine che amo di meno, sia per il cinema che per la tv. Mi piacerebbe che si parlasse d'intensità. E oggi, di intensità in in televisione ne vedo poco pochissima”. Enrico Ghezzi, inventore di “Blob” e “Fuori Orario”, parla nel suo studio a Viale Mazzini sommerso da un muro di libri, la testa inquadrata in un immaginario schermo.

Ghezzi, le piace la nuova Rai?

Il clima, nella Rai e sulla Rai, è ora di controllo molto più forte. All'interno, la massima normalizzazione è stata innescata dalla direzione manageriale di Celli. Ma tutto era cominciato prima. La stagione ritenuta poi eccessiva fu quella tra fine '80 e primi '90, la RaiTre di Guglielmi: un'ipotesi di sfrenata autonomia contagiosa per tutto l'universo tv. Forse davvero “eccessiva”, irrispettosa di tutto fuorché dalla capacità del pubblico di capire e di giocare. Un momento di intensità particolare, non tanto per i singoli programmi, ma per l'autonomia come forma prima di questi, con tutta una società trasformata in un gioco di parole-immagini. A partire dal '94 l'esigenza quasi vendicativa di tutte le forze politiche sia di destra che di sinistra, e istituzionali, è stata quella di ridurre l'autonomia e imbrigliare di nuovo la tv. L'attenzione sulla tv e sulla Rai, più pericolosa della tutt'altro che svanita lottizzazione, è diventata sempre più castrante. E' giusto che la Rai sia attraversata dalle proteste delle famiglie cattoliche o di un gruppo gay o di un'altra associazione, ma è insidioso il diffondersi di autocemsure e ossequi automatici in chi lavora in tv. E ora il dibattito si è ridotto a Biagi e Santoro sì o no.

Sono diventati dei simboli di pluralismo.

E' sbagliato, perché diventano simboli in quanto indicati da Berlusconi come esempio di faziosità. Continuare a ragionare in termini di pura reazione castra qualunque discorso sulla tv, sul lavoro degli autori. Si è fatta diventare una questione politica quella del doppio conduttore, quando sarebbe bastato uno scatto d'invenzione, uno sforzo di autori e conduttori per “liberare” i programmi. Ecco, il problema delle persone, dei volti, è vitale. Anche per questo quella RaiTre può apparirci oggi come un momento unico e forse ultimo di editorialità televisiva.

Non c'è nulla di innovativo?

I canali satellitari, per esempio, sono molto più banalmente commerciali della tv generalista. Un bel canale di musica classica o di buona gastronomia è spesso meno intenso e vitale di un tg di Emilio Fede o di un “Grande Fratello” o di una serata di Santoro o di un “Chi l'ha visto”. Ma, per tornare a quella RaiTre. Il novanta per cento di chi vi appariva non si era mai visto in tv. Particolare decisivo. Oggi non c'è programma che non ricicli un personaggio o un “format”: dal Gianni Morandi al Fiorello allo psico-antropo-cuoco lanciato al Costanzo Show, se funziona te lo ritrovi “per tutta la vita”. Così diventa autoritario, ripetitivo, noioso.

Un piccolo circo mediatico?

Proprio in questo momento di crisi si dovrebbe partire da non esistente, invece ci si accontenta di quel che c'è e dalla capacità automatica che ha la tv di autopromuoverlo. Un peccato veniale che diventa mortale. C'è una tale pigrizia...In tutto il mondo c'è una ricchezza enorme di canali, ma sono tutti uguali e “vuoto-saturi”. La tv appare vecchissima proprio per la forma diversa di vita che ci fa intravedere: tra il narcisismo diffuso dei Grandi Fratelli, più vivo di quello di vip e politici, e l'autoeditorialità, i vari gradi di "fai da te” che promettono il dissolversi della tv nella Rete biblio-videoteca di Babele. Eppure questa tv antidiluviana e dinosaurica è la sola a avere ancora chance, che stiamo perdendo, di intercettare quasi religiosamente il presente. E' triste vedere un ragazzetto di Mtv dinosaurizzarsi in un baleno, percorrere i gironi dell'infernetto: soap, talkshow, ospitate. In una tv insieme fragile e oligarchica. Dovrebbe esserci un esercito di cuoche anarchiche che conducono un programma, invece hai dei finti professionisti, meteore che restano in orbita in virtù della ripetizione o delle politiche clientelari.

Lei come si sente? Un animale in via di estinzione?

Un disco volante. Blob apparve nel 1989. Non per caso, c'è stata una lenta preparazione con “Schegge”, una tv che lavorava sulla memoria televisiva in modo immediato e decentrato, frammenti sparsi nel palinsesto. Per Blob, l'idea con Guglielmi fu di partire senza “chiedere il permesso”, usavamo i programmi Rai e quelli Mediaset insieme. Proviamo, dicemmo, se mai ci costringeranno a chiudere: invece, successo fin troppo unanime, e nessun problema. Un programma così anarchico e libero da risultare un volano di paradossale pubblicità per alcuni casi clamorosi...

Per esempio?

Luca Giurato, o la sublime intensa mostruosità di Funari...La durezza di Blob sgretolava la tv, e la potenziava rilanciandone in orbita all'ora dei tg i detriti, le schegge minime e più recondite...

Blob ha perso forza, si è ufficializzato?

In un certo senso, il suo compito quasi storico, rivelare alla tv tutta il suo essere inevitabilmente un blob, era stato assolto dopo i primi tre mesi. Più tardi, fu consapevolmente una “rete blob” la prima Raidue di Freccero, tra Macao e le prime serate “civiliedificanti”. Sarebbe affascinante un canale blobbistico-scheggistico...Poi Blob è diventato una sorta di ostinato servizio di sorveglianza e controinformazione tv. Oggi ha la tessa autonomia, ma è sempre più lunare, appare sfasato rispetto all'automatica autocensura televisiva. Ho sempre detto che Blob era pura “resistenza” alla norma tv. Anche nei momenti più difficili, come la guerra del Golfo o l'11 settembre. Era lo spazio in cui si poteva uscire dall'obbligo immediato luttuoso e irriflesso...Ma l'atto immediato, ripeto, fu lanciare un programma dal genere, unico al mondo. Nato dall'incontro tra follie, e autorizzato da sé. Devo ribadire il grande merito soggettivo di Guglielmi. Dopo di,lui credo non ci stato direttore di RaiTre, di destra o sinistra, amico o nemico, che non abbia sperato di sostituire Blob, avvertendolo un po' come un fastidio. Ma costa poco e ha raggiunto anche il 10-12 per cento di ascolti, pur tra oscillazioni paurose e nonostante spesso sia parso quasi sparite dai palinsesti.

Quali sono i rapporti con il direttore di RaiTre, Paolo Ruffini?

C'è un'intesa, e un rispetto del senso storico di Blob. Il suo non provenire dalla tv può essere un rischio ma anche un vantaggio per non ripartire dai monumentini acclarati, dai faziocostanzoshow...Per Fuori Orario, ci ha proposto lo spazio per una serie di film finalmente poco dopo la mezzanotte.

Una novità.

Sì, dovrebbe esserci un film in terza serata tre o quattro giorni alla settimana. Con una maggiore responsabilità di ascolto, ma con la possibilità di un rapporto anche con un pubblico meno affezionato. Intanto, Fuori Orario prosegue dal lunedì al giovedì con lunghezza variabile, dai cinque ai trentacinque minuti tra l'una meno un quarto e le due di notte. Il venerdì e la domenica tutte le notti dall'una fino alle sei del mattino, il sabato fino alle otto, nove di mattina.

Un cinema meno di “nicchia” in terza serata? Si scherza sui film iraniani senza sottotitoli...

Sfatiamo il luogo comune del “difficilismo” di “Fuori Orario”. La macchietta del film kazakho con i sottotitoli in curdo...Non manderei mai in onda un film kazakho solo per farlo vedere in quanto raro o curioso. Trasmettiamo, compriamo, restauriamo, distorniamo, scoviamo nell'archivio ai, solo cose che ci appassionano o hanno un senso televisivo. Diciamo che siamo l'unico luogo in Italia e non solo, dove si possono vedere piccoli geniali film kazakhi, e capolavori armeni, tutto Ozu sottotitolato, le “nouvelles vagues” di Orson Welles, e magari filma di Imamura o di Bunuel in lingua originale, senza sottotitoli, lasciati a un'attenzione diversa e più precisa per la parola solo visiva. E l'attualità tv nella sua versione più inattuale e filmica: da “ventanni prima” alle “Eveline”, fino alle notti ultime su Falcone e Borsellino, e le due con materiali montati e non sul G8 di Genova. C'è molta voluta disinformazione sul “(mai) visto” di Fuori Orario. Non per questo ci piegheremo all'obbligo dell'autopromozione, allo sbandieramento pubblicitario coatto. Fuori Orario sta lì acquattato, fermo e in moto come un treno nella notte, prima o poi lo si incontra...

Il suo linguaggio “fuori sincronia”, piace a Ruffini? Ormai ha un valore estetico...

Credo che Ruffini abbia qualche perplessità. Ce l'ho anch'io, da sempre. Certo, se partirà la serie della terza serata, se parlassi parlerei brevemente, forse senza apparire. Il “fuorisinc”, oltre che per dis-integrare un po' l'automatico comunicare televisivo, è nato per comodità, l'ho fatto per telefono dall'India, dal Giappone...E' quasi un monologo interiore che diventa esteriore, una piccola “cosa tv” a sé, non un commento.

Sente il peso di un monopolio tv da parte di Berlusconi?

Mi pare che, a causa del non risolto conflitto di interessi, si sia però lasciato polarizzare solo su quello il discorso, in un annullamento della cultura politica e della stessa politica culturale. Agitando popperismi un po' drogati e di maniera, evocando il fantasma dell'uso perverso e indirizzato dei media. Un noto e appassionato regista, nella prima intensa esternazione, ha accusato Fede di squadrismo. Devo dire che il tg di fede è uno dei rarissimi momenti di onesto e evidente filoberlusconismo in tv: solo un fanatico può pensare che la vis grottesca e magari fanatica porti voti e distorca le coscienze. Sorvegliamo pure sugli usi finalizzati della tv, e combattiamo il mono-duopolio. Ma stiamo attenti a non introiettare noi il mito berlusconian-televisivo dei vincenti e delle parole vincenti, a non aspettare che la tv o altri dicano parole “di sinistra”. La tv, più che modificare i costumi, è essa un costume, una forma del vivere.

Intervista di Natalia Lombardo – L'UNITA' – 18/08/2002

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