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MUSICA

Ghiglioni, un disco con Mimmo Rotella

Jazz & arte contemporanea: un binomio frequente – si pensi solo a Pollock in copertina di Free jazz di Ornette Coleman o al recente omaggio di Brandford Marsalis a Romare Bearden – nel corso del Novecento. E che ora si rinnova in un disco, Rotella variations (Splasc(h)), frutto dell'inusuale connubio tra Tiziana Ghiglioni, numero uno del canto jazz in Italia, e l'ottuagenario Mimmo Rotella, eclettico artista famoso per i suoi décollage operati su manifesti.

Come è nato questo incontro con Mimmo Rotella?

Sono sempre stata appassionata di arte contemporanea e, frequentando e gallerie d'arte, ho conosciuto una prima volta Rotella a Roma negli anni Ottanta. Qualche anno fa, grazie a Emanuele Parrini, violinista jazz e mio collaboratore, ho avuto modo di incontrarlo nuovamente e di proporgli questo progetto.

Che è decisamente insolito.

Fino a un certo punto, Perché Rotella già negli anni Sessanta si era dedicato ad esprimermi sonori, incidendo un disco di “poemi fonetici” tutto giocato sulla voce e sulla suggestione dei suoni e delle assonanze.

Qualcosa quindi di molto libero e sperimentale.

Non dimentichiamoci che il Maestro è stato in America nel periodo della beat generation, una cultura, una cultura che ancora mi affascina.

In che modo l'arte di Rotella ha ispirato la sua musica?

Lui strappa i manifesti e noi nel disco abbiamo strappato le armonie musicali. Nella sua arte Rotella è un grande improvvisatore e questo lo avvicina fortemente al mondo di noi jazzisti.

Quale lo spirito del disco?

L'ironia e una scanzonata esuberanza. Nelle diciannove tracce del disco abbiamo utilizzato sia la voce preregistrata di Rotella sia sprazzi di Marilyn Monroe, Ornette Coleman, John Cage. Il tutto, musica, parole e rumori, strappato e sovrapposto continuamente.

Prestigiosi i musicisti coinvolti in sala d'incisione.

Per citarne alcuni si va da Enrico Rava a Gianluigi Trovesi, da Giancarlo Schiaffini a Claudio Fasoli e Tiziano Tononi.

Recenti le sue incursioni nella musica leggera italiana con gli omaggi a Tenco e Battisti.

Da tempo accarezzavo l'idea di fare qualcosa del genere, l'equivalente, per noi italiani, di quel che i jazzisti americani hanno fatto con il repertorio di un Gershwin o di un Porter. Benché fossi un poco esitante, il disco su Tenco è stato un successo e ha vinto l'omonimo premio. Quanto a Battisti è un musicista che ho sempre amato e avuto in simpatia, forse per quella sua ritrosia ad apparire.

Quali progetti per il futuro?

Ho appena finito di incidere una serie di brani di Luca Flores (pianista scomparso prematuramente in tragiche circostanze, n.d.r) al quale ero legata da antica amicizia. So long Flores sarà il titolo del disco, in uscita entro l'anno.

Intervista di Paolo Battifora – IL SECOLO XIX – 17/03/2004



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