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CINEMA

Ghini: vi racconto io Guido Rossa

C’era una volta un operaio coraggioso che si chiamava Guido Rossa convinto che il terrorismo fosse nemico dichiarato del Movimento Operaio e che per questo dovesse essere combattuto. Le br lo sdraiarono un giorno, a Genova, in un lago di sangue, il suo, morto. A monito perenne per tutti quelli che invece accettavano di vivere nella paura; come avrebbe fatto la mafia. Allora si capì che forse anche i boss di Cosa Nostra erano "compagni che sbagliano". Rossa pagò con la vita per essersi rifiutato di cadere in quel trabocchetto, e continua a pagare in qualche angolo di coscienza. Genova gli ha dedicato una statua, i genovesi ne alimentano una memoria dolorosamente viva, proprio in questi giorni il regista Giuseppe Ferrara sta per iniziare le riprese di un film centrato sulla sua figura. Vestirà i suoi panni Massimo Ghini, uno dei migliori interpreti italiani e, prima ancora, un partigiano delle idee e del coraggio di Guido Rossa.

Ciònonstante, o forse proprio per questo, un ruolo difficile. Si tratta di disegnare un carattere sul quale troppi e con troppa fretta hanno messo una lapide. Non è così, Massimo?

Quel che è certo è che Guido Rossa, dopo la scelta di denunciare l’infiltrazione dei terroristi in fabbrica, è stato abbandonato. Politici e giornalisti: quasi un coro che tendeva a mescolare imbarazzo e voglia di relegare la sua figura in uno spazio distrattamente vicino alla meschineria. Mi son letto i giornali dell’epoca del processo contro i br che vide Rossa protagonista dell’accusa. Un gelo, nei suoi confronti, davvero molto interessante. Sono contento di quel che sto facendo: venire qui a Genova, contattare Sabina, la figlia, incrociare i vecchi compagni di fabbrica è una grande esperienza. Politica prima che professionale, umana prima che politica. Quel che ho scoperto su Guido Rossa, del quale avevo pure condiviso le scelte fin dall’inizio, vorrei diventasse patrimonio comune per tutti gli italiani. Questa storia è, credimi, una gran bella, anche se feroce, verità.

Affondi le mani in un angolo grigio del nostro passato. Una parte, anche se molto minoritaria, della sinistra non condivise le scelte dure di Rossa. Permisero che su di lui scivolasse l’ombra velenosa della delazione. I colpi di pistola fecero il resto...

Certo, ed è tutta gente che ora è in carriera, è gente potente, veri rivoluzionari da operetta. Invece, hanno ucciso un grand’uomo per pura viltà e a questo grande uomo dobbiamo l’onore delle armi per quella sua denuncia, per quel gesto di coraggio. Sai chi era Guido Rossa? Era un meraviglioso essere umano, amato dai compagni di fabbrica. E cos’era allora la fabbrica, cos’era la cultura della fabbrica, quel sentirsi stretti da una solidarietà fraterna, quella capacità di farsi carico dei problemi umani, oltre che sindacali di ciascuno. Mi accusano di avere un feeling da libro Cuore, ma cosa vuoi che ti dica, sono innamorato di quella cultura. Il film è anche un modo per riportare a galla un patrimonio di dignità morale che la sinistra rischia di dimenticare nel cassetto. E invece ne abbiamo tutti bisogno, la politica ne ha bisogno perché attiene all’identità della sinistra.

Torna a Rossa. Racconta di lui...

Era uno scalatore, adorava la montagna. Ma un giorno disse "La montagna è bellissima, ma la realtà è a valle". Così scese a valle, nelle fabbriche. Ma continuò a frequentare la roccia per aiutare chi era in difficoltà. Era specializzato nelle operazioni di soccorso in alta quota. Sabina Rossa mi ha dato un quaderno di appunti in cui il padre racconta di come, per esempio, un giorno scese in corda doppia da una parete portandosi un ferito sulle spalle. Te ne racconto un’altra. In fabbrica, c’era un ragazzo che aveva problemi di droga, un border line niente abile a difendere i suoi interessi. Tanto è vero che un giorno si trovò in mano un pacchetto di cambiali firmate da lui per un acquisto che più fasullo non poteva essere. Una truffa. La direzione della fabbrica voleva liberarsene, Guido Rossa e i compagni lo presero in carico: lui, Rossa, andò di persona dai ricattatori e intimò loro di consegnargli le ricevute altrimenti la cosa sarebbe finita in tribunale. Stava parlando non a degli agnellini, era gente cattiva. Vinse lui, quel magnifico testardo e salvò quel ragazzo.

Nostalgia di Movimento Operaio, del libro Cuore del Movimento Operaio, Massimo...

Altro che nostalgia, di’ pure "voglia", passione. Sai cosa fecero i compagni della fabbrica dopo quel fatto? A due alla volta, accompagnarono il ragazzo fino a casa per un bel po’ di tempo per evitare che finisse nelle mani di qualche spacciatore. Ed era gente che lavorava per ore attaccata a una macchina e che alla fine della giornata moriva dalla voglia di tornare a casa sua e invece stavano lì a fare le baby sitter. Che gran lezione di vita, che gran lezione politica...

Ne parli come se la storia di Guido Rossa potesse trasformarsi in un breviario per questa politica, quella di oggi.

Sarebbe sciocca presunzione, non corro questo rischio. Però...se mi aggrappo ai desideri, ecco mi piacerebbe che la sinistra fosse più consapevole di ciò che vale la sua storia. Bada bene: quando parlo di storia non mi riferisco solo alle ideologie e ai grandi movimenti di lotta ma ai comportamenti individuali, all’etica che in qualche modo quei comportamenti hanno contribuito a fondare.

Ancora un esempio, ora o mai più, sei su una strada ricca di senso...

Io spero di riuscire a trasmettere questi contenuti nel film che iniziamo a girare. Tu vuoi un altro esempio e io te lo do. Raccontato dai compagni di Guido. Si diffonde in fabbrica la notizia che le br hanno sparso sangue, altro sangue. Qualcuno sibila: hanno fatto bene. La fabbrica non è solo, lo so, la culla del solidarismo, c’è dell’altro. Guido Rossa lo sente e gli dice: senti, finito il lavoro noi due dobbiamo parlare, lascia che ti spieghi perché secondo me stai sbagliando. Alla fine della giornata di lavoro, Rossa incontra quell’operaio e gli parla. Cosa ne sia uscito non lo so. Certo è difficile resistere alla sua tenacia, alla lucidità delle sue convinzioni, allo spirito di fratellanza che esprime mentre si confronta e spiega...

Coraggio, ti sei sdraiato su una bella spiaggia morale. Può provocare irritazione, non a te ma in chi ti legge. "Vorrei", dici anche quando non lo dici. Vai fino in fondo...

Ho sofferto e soffro per il modo in cui abbiamo sepolto il nostro passato come se fosse cosa di cui vergognarsi. Mi brucia ancor di più se osservo che tutta la nostra politica assieme ai nostri destini ruota in questi giorni attorno ai capricci di Cicciobello. Non posso crederci. Lo so che Fassino si danna e ci mette tutto se stesso per sbrogliare la situazione. Ma so che siamo stretti tra un presidente del Consiglio di cui mi vergogno e le bizze di un uomo politico che si permette di buttare dalla finestra la mia dignità, il mio impegno affinché l’Italia sia governata con decenza e serietà. Mi pare che la sinistra oggi paghi un pegno troppo alto ma conseguenza diretta di quello sforzo modernizzatore che ha trattato il passato come scoria da eliminare. Nota bene: non sono un nostalgico e guai a tornare indietro ma va recuperato ciò che di buono siamo stati: comunisti, se lo siamo stati, soggetti morali e lo siamo stati. Avevamo paura che il nostro passato appannasse la nostra agognata modernità, avevamo paura di fare brutta figura e per questo abbiamo rinunciato a una parte grande di noi stessi. Si può fare politica in queste condizioni dimezzate?

Hai pronunciato una parola impronunciabile: comunista. Cosa c’è dentro?

La mia era, è una famiglia comunista. Mai sentita una sola battuta che facesse appello alla violenza, alla prevaricazione. Mai avvertito che ci fosse un progetto micidiale di occupazione del potere. Mai sentito niente che avesse a che fare con la morale di questi tempi: fotti il tuo simile se ce la vuoi fare, fregatene di tutto e di tutti e vai avanti per la tua strada. Nessuno mi ha mai detto: devi fare denaro senza scrupoli. La mia famiglia mi ha insegnato che il bene più prezioso è l’amore, che è bello condividere, che la solidarietà è un bene irrinunciabile, che bisogna saper accettare le crisi, i dubbi ma non sui principi della nostra esistenza, sulla sua ossatura morale. Ecco, tutto questo è comunista, una volta che l’hai offerto a un lavoro corale per rendere il mondo migliore, più libero e più gioioso. Non so perché ma non me ne vergogno, tu cosa dici?

Intervista di Toni Jop – L’UNITA’ – 20/06/2005

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