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MUSICA

Nannini & Santacroce: “L'amore è più forte della politica”

Un fuoco divora due donne: una rockeuse sfrenata - mente mitteleuropea e una scrittrice diafana e dark. Gianna Nannini e Isabella Santacroce s'incontrano per un disco. E sboccia una forte complicità. Non solo artistica. Ma umana.

L'oggetto del desiderio è “Aria”, nuovo album della Nannini, a quattro anni da “Cuore”, che uscirà il 26 settembre, al quale la Santacroce ha dato stile narrativo e visioni passionali. La Nannini, 45 anni, senese, una vocazione musicale orientata al Nord Europa, all'Est del rock, a contaminazioni con l'algebra del pop più innovativo, allinea 13 canzoni, da “volo” a “DJ Morphine”, da Amore cannibale a “Un dio che cade” per esaltare, con la Santacroce, il primato di amore e passione su un mondo di irresponsabile odio. Con versi torridi e incandescenti.

Gianna, è sempre una ribelle?

Spero di sì, e poi conta molto fare musica innovativa, fare ricerca. Qui ho legato due mondi: rock ed elettronica; che poi fanno parte della mia esperienza e della mia filosofia musicale visionaria.

E l'incontro con la Santacroce?

Isabella ha una scrittura molto sonora: lei suona già nei suoi libri. Ha un linguaggio musicale che facilita tutto. Spesso, con le scrittrici non è proprio così.

Però siete molto diverse.

Certo, lei vive in un mondo fantastico, io invece sono molto più reale e sintetica. Ma la nostra collaborazione ha funzionato: le canzoni venivano sempre per ultime, prima si parlava tanto. E' nata una complicità femminile che cercavo da tempo. E che invidiavo ai maschi dei gruppi rock.

Una complicità che apre nuove strade?

Mi auguro che finalmente nasca una collaborazione anche fra donne del rock. Di solito c'è un'assurda rivalità, invece, siamo riuscite a mettere un'impronta e non una maschera.

Un rifiuto della solitudine?

Sì, è una complicità femminile che trovi anche le donne marocchine: ma lì c'è la segregazione femminile ed è un sentimento più forte. Nel nostro mondo, nel nostro ambiente, invece, è più difficile perché ci sono poche donne che si mettano a confronto fra loro. Io e isabella ci siamo riuscite.

A proposito di coppie femminili, Susan Sontag ha scritto la prefazione per un album di Patty Smith.

L'ho saputo e mi ha fatto piacere perché la Sontag ha scritto degli articoli bellissimi sull'11 settembre. E' una scrittrice che rappresenta bene l'epoca in cui vive.

Lei, invece, non prende più posizione?

Se si tratta di essere “contro”, questa volta no, non prendo posizione. Spesso, per capire la realtà bisogna rimanere distaccati, un po' sopra le parti. Alzare subito le barricate, a volte, fa il gioco del potere.

Sì, ma il mondo è diviso in due.

E io combatto questa sindrome: voglio rimanere libera di pensare, soprattutto in queste circostanze. Certo, quando ti soffermi su certe tragedie del mondo, come quella della Palestina, per fare un esempio, sono mazzate che ti fanno male.

Lei, poi, non è pacifista?

Sono per il disarmo totale, ma rimane un sogno. Comunque, non me la sento di fare attività: non saprei da che parte cominciare. Ho partecipato alla Perugia-Assisi, perché volevo esserci come persona e per capire tante cose. Se non vai, non ti rendi conto. Ma il mio impegno sociale sta ben lontano dalla mia musica.

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 20/04/2002

Intervista a Isabella Santacroce

Altra intervista a G. Nannini

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