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MUSICA

Gianna Nannini: dell'amore e della guerra

Gianna Nannini è tornata. Sei nell'anima, il singolo che annuncia Grazie, il suo nuovo album in uscita proprio oggi, gira da qualche giorno nelle radio di tutta Italia e ripropone una delle voci più inconfondibili e amate della nostra musica. Prodotto dalla stessa Nannini con Will Malone, è un disco realizzato con grande cura - i testi, oltre che di Gianna, sono della scrittrice Isabella Santacroce e di Pacifico - ma non toglie nulla alla proverbiale grinta della cantante toscana. Anzi. Gianna Nannini appare più determinata che mai. Parla d'amore, ma anche del suo contrario, la guerra.

Si può dire che “Grazie” è un disco politico? Canzoni come “Possiamo sempre” e “Alla fine” dicono parole chiare contro la guerra.

In un certo senso questo album parla di un conflitto. Ho utilizzato come metafora delle cose che ho visto, ma il nodo centrale è proprio un conflitto. Racconta quello che ho provato vedendo quello che è successo negli ultimi anni: una guerra che c'è stata, che nessuno voleva ed è stata fatta lo stesso. Ci sono delle riflessioni e delle prese di posizione, ma non è tutto così. È un album di emozioni e di sentimenti sviscerati fino in fondo. Parla dei meccanismi di conflitto che esistono nei rapporti umani. La frase chiave della canzone Alla fine è “perché la guerra si fa in due”.

In questa canzone lei parla della guerra e soprattutto del tentativo di tante organizzazioni occidentali di porre riparo a disastri creati dalla guerra stessa.

Per me è stata una visione molto reale quando sono andata là (in Afghanistan, ndr). Quando dico certe cose, non c'è bisogno di altre spiegazioni. È evidente che anche questa canzone parla di un conflitto tra due scelte diverse. Sono persone che hanno due visioni diverse, due modi diversi di porsi di fronte al business della guerra.

In che modo un’artista può intervenire sulla realtà che lo circonda?

Io separo nettamente l’attività artistica dal mio impegno sociale. Di quest'ultimo mi occupo come persona. Non mischio i due mondi, perché nella musica sono libera. La musica mi permette di esprimermi emotivamente come artista, mentre con un gesto o un'azione puoi fare interventi che sono fondamentali e anche informativi. Certi argomenti mi interessava conoscerli meglio. Ho fatto delle cose con Greenpeace perché ero contraria a dei fatti che avvenivano senza il mio consenso. La prevaricazione mi dà fastidio come essere umano.

Tornando all'amore, che è il tema centrale del disco. Lei ha un modo sempre più chiaro di parlarne. C'è il sesso, anche se affrontato in modo poetico.

La poesia è importante. Diversamente da quanto si pensa in genere è una forma di azione politica. Sono molto contraria a certe manifestazioni di beneficenza. Non ci credo. Nelle cose che faccio ci devo credere, le devo toccare con mano. Per questo separo la mia coscienza di essere umano dalla sensibilità artistica.

Ci sono scrittori e poeti che ama in modo particolare?

Non leggo molto. Se un libro non mi trascina dentro con un richiamo un po' poetico, è difficile che riesca a seguirlo, è proprio una questione musicale.

E la collaborazione con Isabella Santacroce?

Lei scrive musicalmente. Per questo l'ho coinvolta. Un altro libro che ho amato molto è La storia di Elsa Morante.

Come funzionava in pratica la scrittura a quattro mani con la Santacroce?

Per questo disco non ci siamo mai viste. Ormai ci conosciamo talmente bene che siamo riuscite a scrivere comunicando via telefono. Soltanto con sms e telefono, perché abbiamo sempre cercato di usare la voce sulla parola senza scrivere troppo. Al telefono il testo lo puoi cantare. La scrittura istantanea, con una specie di botta e risposta, è un po' come una session musicale. Il rapporto con la penna o con il computer è più intimo e in effetti quando scrivo un pezzo da sola, lo vivo così visceralmente che cancello mille pagine finché non trovo la soluzione definitiva. Molti testi di questo disco sono nati insieme alla musica. La parola ha un significato anche perché è unita a un suono, altrimenti la musica va a commentare la parola.

E il lavoro con Pacifico?

È una grazia che ho ricevuto. Il fatto che lui abbia scritto qualcosa per me mi ha emozionato e questo non accade spesso. Per la canzone che abbiamo scritto insieme ci siamo visti ed è stato quindi un rapporto diverso da quello con Isabella. Mi piacevano molto la sua poeticità e la sua emozione, che in quel momento erano molto vicine a quello che volevo dire. Il metodo però era un po' lo stesso: guardarci, parlare e cantare insieme.

Lei ha evidentemente raggiunto una grande maturità espressiva, ma a colpire come sempre sono un fuoco e una passione che hanno più a che fare con la giovinezza e l'adolescenza.

Faccio sempre delle scelte piuttosto rischiose. Quando penso a un disco non mi guardo intorno, non so cosa va di moda. Sento cosa ci vuole per me in quel determinato momento.

Intervista di Giancarlo Susanna – L'UNITA' – 26/01/2006

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