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GIANNI PRIANO

AMICO TRENO


R 11337 Cornigliano, notte


PADANIA TI AMO. TERRONI RADICE DEL DISORDINE.


Sua madre gli aveva fatto fare un culo di gomma che così ci si strascinava per la casa e poteva giocare con le grette nel corridoio : a fare i giri d'Italia e del Mondo, persino, gare impossibili come la Genova-Kiev con più di cento tappe tirate fuori dall'Atlante Geografico, prima tappa Piazza della Vittoria - Cremolino e poi sosta e poi si passa da Alessandria e si va per Milano e da Milano a Brescia e si attacca per le Dolomiti e giù neve e freddo e qualche corridore si ritira ma non Coppi, né Bartali e manco Negrini che era un amico di suo nonno e si fanno tutta la Carinzia, bei tornanti e burroni da far girare la testa e via verso Vienna, un traguardo importante e a tagliarlo è Koblet, uno svizzero del menga, che la gretta di Magni gli è picchiata contro e lo ha aspettato avanti chè altrimenti avrebbe vinto Van Steenberrgen. Così Koblet si becca i baci delle ragazze austriache e una bella fetta di torta. Fino a Kiev è ancora lunga ma non ci si annoia perché sui Carpazi Coppi mostrerà la schiena dritta a tutti Bartali Gino compreso: sissignori! E dopo i Carpazi Bianchi e i Carpazi Selvosi si tira bene, è tutta pianura e collina da farci una risata.


Le gambe gli erano partite via ai giardini davanti alle Poste, su una mina tedesca, e meno male che suo zio Francobaldo aveva saputo ingegnarsi a fargli quel culo di copertone consumato, che sua madre non sapeva come pagarlo per il disturbo e lo zio diceva no, figuriamoci, per questo ninìn qui si fa tutto agrati e la Madonna delle Grazie ci ha pensato lei a proteggerlo da morte certa. La Madonna, che doveva essere imperscrutabilmente inattiva quel giorno in cui Genio saltò in aria. O anche lei fece quello che poté.


Natalina gli sta sempre appresso, se si fosse sposato non sarebbe così seguito, lo spinge sulla sedia a rotelle, lo porta in giro per i treni di notte a scrivere con i pennarelli nei vuccì.

Prendono il Savona- La Spezia, quello che passa da Voltri a mezzanotte e trentacinque e quando fa caldo, a volte, al ritorno scendono a Lerici o a Monterosso e guardano l'alba da lì, con la copertina a quadretti addosso: che a stringersi bene ci si sta da dio, in due.


*


IR 2156 ZOAGLI, mattino presto


SPOMPINO CAZZI DI RAGAZZI MAX 18ENNI

(segue numero cellulare)


Nel libro di Giussani c'è una frase che gli è piaciuta tanto e lui l'ha sottolineata con una riga verticale e calcata, di lato, e l'ha fatta tutta sua e sa che parlerà di questa frase ad Annamaria, appena si incontreranno e cercherà di tagliarla corta con i saluti e di entrare subito nel merito della frase, che Giussani strappa via dai Karamazov, e che dice di volere vedere il Regno di Dio sulla terra e se sarà morto dovranno resuscitarlo, perché lui ha creduto e allora vuole vedere con i suoi occhi il daino che gioca accanto al leone e l'ucciso che abbraccia l'uccisore e vuole proprio esserci, lui tutto intero, quando si saprà finalmente perché le cose sono andate così .

Così: che lui si è fatto tre anni di galera per delle armonie comuniste che necessitavano della sua mano svelta a tracciare sui muri la stella a cinque punte e lo avevano beccato la volta in cui si era attardato a fare anche la falce e il martello. A metà martello due carabinieri gli avevano spianato contro pistola e mitraglietta intimandogli una raffica secca di alt, fermo, non muoverti, calmo.

Così che adesso andava a Milano da questa ragazza ciellina, pieno di peccato e colpa. Con gli occhi inghiottiti dal punto più bello della Riviera e il cellulare acceso e pulsante.


*


D 2880 Alassio, mattinata


LUCIFERA PESTIFERA


Fa 'nculo. Le piace starsene seduta alla cazzo, con i piedi scalzi allungati sul sedile davanti ad ammirare un po' mare e palme, in piena corrente d'estate, tutti i finestrini giù e l'aria in faccia, nel collo che a lei mal di gola non viene da quando aveva tre anni. Si fotta il mal di gola. Le piace pure che quella merda di capotreno tinto e unto sbirci dalla sua minchia di postazione riservata i suoi piedi. Il sudicio uomo in divisa che già per la divisa è, va da sé, uomo dimezzato, mezzo uomo e mezzo burattino. A quello i piedi donneschi fanno più sangue della fica. Ci scommette, Alessia, un pieno di birraccia da muratore.

Lei le sa queste cose. Prendi la Madonna: i suoi piedi, quando schiaccia il serpente, sono uno sballo.

Lo ha detto anche al suo insegnante di religione e quello è diventato rosso, di quel rossore ciellino tipo l'insostenibile pesantezza del diavolo in me che se metti a mezzo comunismo, anarchia e sesso il ciellino tira via liscio di slogan e parole d'ordine dongiussanesche ma tu entra un po' nei particolari più sordidi, nei vicoli del pelo e del bagnato e del rigido membro che stilla e scintilla: si squagliano, i vandeani, perché fin quando la Maddalena è una bella pagina di palle evangeliche vai tranquillo e bevi in coppa ma schersa nen, dicono gli zii di Cuneo, esageroma nen.

Esageroma nen a vivere fuori dalle risposte preconfezionate del Monsignore, l'ultimo togliattiano leninista maoista, in quanto a strategie egemoniche e felinità varie.

Che poi, ad approfondire, sempre meglio un viscido ciellino con l'ingombrante sentimento del peccato di certe facce di tolla laiciste stile mito dell'onestà e del rigore giacobino che se gli dici mi prude il culo hanno un sussulto tanto perbene da ex servo di Partito o servo di ex Partito perché la variante "grattarsi" non risulta all'ordine del giorno: e guai a sbinariare.

Fa 'nculo. Una volta era uscita con un diessino. Lei quindici anni e lui quasi trenta. Belìn. Mai vista così tanta palla a volo in televisione. E scherma. E tennis. E nuoto. E hockey sul ghiaccio, su prato, su cemento. Minchiapoppe.


E' che gli occhietti del capotreno merda si stanno facendo parecchio insistenti e piccoli piccoli che quello lì al posto dell'iride deve averci le papille gustative e allora l'unica è affidarsi al vecchio trucco del libro che Alessia tira fuori dallo zainetto e si mette a leggere a pagina 161 de Il giocatore nel punto in cui il misticissimo Dosto scrive: "il viale era così buio che non riuscivo nemmeno a vedere le mie mani".

Ora, vedrai, il capotreno va via. Una ragazza che legge ha esigenze fuori dall'ordinario: questo il burattinouomo lo sa. Se, invece, rimane e lo sguardo da triglia diventa un carbone acceso, bè, allora ne vale la pena. Caro bavoso tutore dell'Ordine Ferroviario, anonimo custode della vita: vai giù di lingua, dai.




*


LA FICA PUZZA E FA SCHIFO




R 21201 Sestri Ponente, pomeriggio


I suoi erano gente dura che scopava sotto il crocifisso, in camera da letto. Sua madre allargava le cosce e suo padre ci ficcava il muso in mezzo, sotto l'immagine di quel giovane figlio amoroso giglio agonizzante.

Così era andato a cercarsi una vita innocente ed aveva trovato la caserma e i gradi da capitano. Un uomo sull'attenti con lo sguardo che guarda un niente distante, le braccia bene allineate lungo i fianchi, le gambe dritte: questo era il migliore degli uomini possibili. Corruzione e sporcizia cominciavano dal momento in cui quella posizione veniva abbandonata.

Il capitano Vernante non amava i discorsi. Ma: ordine, silenzio, i campi invernali quando il gelo dei duemila metri a gennaio brucia ogni umore superfluo e ti asciuga i pensieri fino a sbriciolarli.

A casa non tornava che un paio di volte all'anno. Odiava quell'uomo in ciabatte e quella donna in vestaglia. Man mano che la vecchiaia avanzava, lui lo sapeva, diventavano sempre più lordi. Aveva schifo di bere nei loro bicchieri, di respirare l'aria delle stanze in cui trascorrevano le giornate a guardare la tivù, a giocare a carte, a chiacchierare e divertirsi.


Il padre non presentava al mondo nemmeno una ruga. Liscio, magro, azzurro negli occhi e calvo. Una biscia, quell'uomo. Cortese e buono. Una vera biscia senza veleno. Uno che ti scivolava sopra e sopra il quale scivolare: e la madre gli friggeva totani, calamaretti, milanesi e patate. E lui mangiava per due, per quattro e non ingrassava. Ma tutto l'unto di quei cibi restava sottopelle. Insieme all'odore di sesso. Di carte da gioco.


Lui no. A lui piaceva portare le spinette del CAR al poligono. All'aria fresca, su, nel pulito. In montagna. Sparava sempre lui, per primo. Trentasei colpi di garand secchi, precisi. Con i quali colpiva la sagoma umana in pieno viso.


*




A CHI FAI LA GUARDIA SE SEI TU IL PRIGIONIERO?


D 2053 Savona, sera.


Deve avergli dato una bella sberla, la vita, al Maggiore Campi. Che fa montare di guardia un alpino alla sua rosa, nel metro quadro dell'aiuola che c'è vicino alla porta carraia. Gianni quell'onore lo ha avuto ieri sera: Campi lo ha fatto piazzare dal caporale Asplanato a un metro dal reticolato dell'aiuola e guai a muoversi di lì, per sei ore di seguito; poi andasse pure all'incarico in Fureria Unificatache, a partire dall'alzabandiera alla rosa ci pensa l'alpino Borgna, uno che di giorno, fino all'ammaina fa solo quello.

Gianni adesso guarda i brutti palazzi di Savona, che sono proprio uno schifo, ma quelle luci che sbucano dalle finestre dicono di telegiornali succhiati come biberon, su divani e poltrone, e di brodi di dado, surgelati in padella, frittate con l'erba di San Pietro e sughi al pomì. Tutte robe dolcissime se confrontate alla rosa di Campi, prigioniera di un reticolato e sorvegliata a vista da un povero raccomandato con il garand a tracolla e il taglio tattico. Ogni settimana Borgna ha quarantotto ore di licenza e ad assolvere il suo compito vengono reclutati fangosi fucilieri assaltatori con giornate di marcia sulle spalle o furieri esausti con la testa piena di fumo, di rapportini viveri, di chiusure del mese, di tasti Olivetti.

A casa Campi non ha né madre né padre né moglie. Nulla. La vita gli ha dato la sberla, più forte che poteva, e poi se n'è andata. A vent'anni. A farsi fottere altrove. Nessuno glielo dice a Campi che quella rosa se ne frega di lui e un giorno scapperà, uguale identica alla vita, magari con un obiettore di coscienza biondo e occhiazzurrino.




nota.

Sono un pendolare ed un colitico ma, purtroppo, manco di senso dell'umorismo. Se fossi stato un uomo diverso avrei potuto scrivere un raccontino su di me perché la condizione del colitico e quella del pendolare, non proprio compatibili tra loro, mi hanno talvolta posto in situazioni piuttosto ridicole. E un po' facendo il verso a Woody Allen, un po' facendolo a Bombolo qualcosa ne sarebbe uscito. Ma come ho già detto il senso dell'umorismo in me latita: d'altro canto la letteratura di oggi mi sembra ampiamente fornita di scrittori scherzosi e disponibili alla battuta di spirito.

Io, invece, tendo a prendere tutto sul serio. E queste che avete letto sono storie serie che, se non le avessi inventate di sana pianta partendo da cinque scritte trovate nei WC dell' "amico treno", potrebbero persino sembrare vere.


GIANNI PRIANO




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