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GIANNI PRIANO
in -viato

GENOVA 2004. LUCCIOLE, LANTERNE E CAPITALE


PIAZZA VACCHERO


Non è nuova l’immagine di un’insurrezione dei topi, i topi che –stretti parenti della fantasia- prendono il potere ma, poi, lo rosicchiano come fosse di cartone.

Ne becchiamo con l’occhio una nidiata, io ed Andrea, in una sera/notte di giugno. Topi di fogna aperosi (operai?), indaffarati e ritmici, nel loro passettinare nella piazzetta sotto la colonna infame (un’ombra infame che fa ombra anche di notte) e a ridosso della fontana.

La colonna è quella di Giulio Cesare Vacchero, giustiziato perché nel 1628 congiurò contro Genova. I suoi discendenti per levare l’infamia fecero costruire la fontana.

Andrea questa sera è attratto dai topi, vorrebbe nutrirli. A me schifano anche se ne avverto il potenziale antagonista.

Siamo a metà di Via del Campo, la strada della graziosa : a monte la colonna guarda l’ex ghetto ebraico, è lì che lavorano le graziose femmine, forse, femminili sicuramente ma donne no. Andavano a cercarle, da giovani, Fabrizio e Paolo, esercitando con loro i molti modi dell’oralità, dal racconto, alla battuta, alla fellatio.

Muratori nordafricani e albanesi rifanno, nelle mattine e nei pomeriggi, le facciate della Via: se i topi resisteranno, se qualcuno ne vedrà il corteo la voce si spargerà, camminerà lontana e i bergamaschi, i varesotti, i comaschi resteranno nelle commedie di Renato Pozzetto e Boldi. Perché è quello il loro posto. Resteranno a casa loro, protetti da inferriate, anche i nostrani presidi, notai, architetti, baronetti e sgherri portaborse.

Così verso il mio obolo, appallottolo lo scontrino di una porchetta “su letto di insalata” mangiata in un fintume di osteria in Piazza Lavagna e lo getto in mezzo ai malfattori dal pelo liscio e dal dente avvelenato e fognesco. Uno di loro si avvicina, annusa, prende in bocca e porta l’esosa pallina di carta nella tana.

Alzo il pugno. Buonanotte proletaria.



Gianni Priano


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