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GIANNI PRIANO
in -viato

GENOVA 2004. LUCCIOLE, LANTERNE E CAPITALE


SESTRI PONENTE


Se togli la turca di Ankàra e la francese di Guerèt le poche restanti sono di Sestri Ponente.

Conosco il greto del Chiaravagna, ci andavamo a far correre Bambi, la sua cagnolina..

Di Sestri, ma di una Sestri senza acciaio, oleandrata e sbarrata, “privata” e con divieto di accesso è Fiorenza, mia moglie. Ma ventenne scappò, mossa da inquietudini, approdando prima nella affumicata Sampierdarena e, poi, nel centro storico quasi soft, quello di Via Chiossone.

L’ha lasciata a cinque anni ma viene da lì anche l’altra, la causa –come direbbe Enrico Testa, poeta- “del mio disonore”.

Fino alla prima metà degli anni Settanta a Sestri trovavi quello che a Voltri scarseggiava: la Standa, intanto. E poi i negozietti carucci chè in uno di questi mia madre mi comprò una camicia Oxford e un maglioncino grigio e sottile, a vu, per il primo giorno di IV^ Ginnasio.

A Sestri un lontano parente monferrino diventò Amministratore Delegato dell’Elsag: a suo padre Ernesto la gente di Molare chiedeva: “O ‘Rnesc-tu da cosa sc-tudìa to fiò?”. “Da lingèra” rispondeva lui, secco. Da leggera, ovvero da scansafatiche, ovvero da ingegnere senza senno né voglia e tantomeno obbligo di sputarsi sulle mani per tenere ben saldo il manico della zappa.

L’abbandonò ma solo provvisoriamente, quel manico, anche il bisnonno Minichino. Pure lui a Sestri, ma prima, chè il Novecento ancora riposava in posizione fetale. Da contadino nelle vigne di Morbello ad operaio alle Fonderie Raggio. Abitava in Via Paglia, strada sestrese-napoletana, e il sabato sera tornava a Mirbè, località Bricco, per riempire una nuova damigiana, era un bevitore forte e un litro di barbera gli faceva fresco. Ripartiva la domenica sera.

Il suo bisnipote Domenico, fratello mio, a Sestri è finito anche lui e, anche lui, “delegato”, ma di fabbrica. Non ha studiato da lingera ma da pensatore, una laurea in Filosofia presa lavorando, e benchè non zappi si sputa tutte le mattine sulle mani per abbrancare, già subito, la scivolosa giornata.



Gianni Priano


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