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GIANNI PRIANO
in -viato

GENOVA 2004. LUCCIOLE, LANTERNE E CAPITALE



GRANAROLO


Dalla collina di Granarolo ti impatta il Miramare, che fu prestigioso albergo liberty, presidio di soldataglia e caserma di sbirri. Alla fine ci dormivano i barboni, i tossici e gli stranieri clandestini.

Ora restaurano Genova, le rifanno la faccia. Sfrattati dal Miramare i miserabili si intanano altrove. Da impresentabili diventano im-presenti. Via, dunque, dal Miramare e dal cuore, dalle viscere di una città sdraiata sotto le lame della chirurgia estetica. Vico del Pelo lavato, sciampato e imbalsamato. Piazza Lavagna cancellata con il cancellino dagli sgorbi e cancellati (difesi dai cancelli) tanti carrugi dove non ci si buca più ma si accede con apposita chiave condominiale affinchè non si ripeta la sgradevole scena del sansebastiano quasimorto proprio sotto i balconcini (e i gerani, i ciclamini) dei professionisti che hanno oramai colonizzato alcune parti del “ventre” di Genova.

Secoli fa al posto del Miramare campeggiava l’enorme statua di Giove, divino saettante puttaniere e, intorno, ginestre, viottoli. Oggi a Granarolo puoi arrivare con il tram a cremagliera per trovare, lassù in cima, la peggiore edilizia popolare, casoni buttati lì, asfalto scriteriato ma, anche, quale minuto ritaglio di trascorsi contadini. Con la macchina fotografica, se hai voglia, prendi ancora un primo piano di fascia con le fave (e basan-ne) biancofiorite (è primavera) e, tra una pianta e l’altra, laggiù, porto e lanterna.


Gianni Priano


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