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GIANNI PRIANO
in -viato

GENOVA 2004. LUCCIOLE, LANTERNE E CAPITALE


OREGINA



Via U. Fracchia tollera il peso di un’ipoteca tragicomica: ci ricordiamo tutti del Fracchia, quello senza la U. davanti.

Fracchia Giandomenico incarnava un livello alto di goffaggine e di infelicità impiegatizia; viveva nel cassonetto della società opulenta subendone il sistema valoriale. Aveva un Direttore sadico e paternalista che odiava e a cui si prostrava.

Avrebbe potuto abitare, Giandomenico, nel quartiere popolare di Oregina e magari nella Via che porta il suo cognome.

Da Oregina si vede il porto, la zona del Lagaccio, i collinoni spelacchiati dove gli unici alberi sono tralicci e ripetitori.

Al n° 12/1 di Via Fracchia, il 28 marzo 1980, prima dell’alba gli agenti speciali del Generale fecero irruzione convinti di trovarvi quattro brigatisti rossi: Riccardo Dura, Lorenzo Betassa, Pietro Panciarelli, Anna Maria Ludmann.

Operativi e pronti ad aprire il fuoco mettendo a frutto mesi di addestramento i carabinieri di Dalla Chiesa puntarono le armi ma, al posto dei demoni, videro –a pochi centimetri dai mitra e dagli occhi, un signore di mezza età in canottiera, mutande e baschetto blu calcato sulla testa grattarsi il grasso ombelico e mangiarsi le unghie della mano destra ben piazzato di fronte al televisore, le natiche affondate nella poltrona di verafintapelle e i piedi in un catino di acqua tiepida e sale.

Né Dura, né Betassa, né Panciarelli o Ludmann ma l’insonne Giandomenico, nato a Genova e ivi residente, ragioniere, proprietario del covo-cinque vani (camera, tinello, cucina, corridoio, bagno). In assetto antiguerriglia il commando al soldo del Generale attendeva un “via” che non venne dato. Chi già immaginava il ragioniere riverso sull’abbondante pancia sedentaria, il viso piantato dentro una chiazza di sangue, sospettò di avere sbagliato film.

Giandomenico non si accorse di nulla, guardò l’ora e realizzò senza stupore che poco ci mancava a iniziare il lavoro, quindi mutande pulite, camicia, calzini…poi il caffè, il telegiornale del mattino, il tram e otto ore di ufficio. E la spesa alla Coop. E la cena. E un sonno a strappi, tre pagine di libro, la sigaretta di mezzanotte, la pipì delle due, sogni a cavalloni, la morsa allo stomaco che già lo prendeva da ragazzino, il pediluvio e così, avanti, chè alla fine pure di ammalarsi e morire gli sarebbe toccato.


Gianni Priano


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