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GIANNI PRIANO
in -viato

GENOVA 2004. LUCCIOLE, LANTERNE E CAPITALE


VIA ILVA


Lì, nella strada fascista che si chiama Via Ilva, aspetto - a loro insaputa- mia moglie e il suo compagno Bietola, con in tasca una roncola d'aria. Dovrebbero uscire tra qualche minuto dal Palazzo Comunale -pianoterra- dove settimanalmente gli Assistenti Sociali "seguono i Corsi".

I "Corsi" sono luoghi d'incontro, spesso per cuori solitari, separati, divorziate, vedovi, nubili inquiete. Il bello dei "Corsi" sta anche nello svolgersi durante l'orario lavorativo, ossia (avrebbe detto mio nonno grettamente) invece di lavorare. Ci sono, poi, anche i "Corsi" a pagamento: la differenza sta nel fatto che di questi ultimi sei coartato dal Super-Io a dire bene, mentre per i primi si può anche storcere il naso, fare smorfie, spernacchiare.

I "Corsi" li hanno inventati gli Americani facendo a pezzi Platone e Gentile. Che per i due pensanti cambia un po' te un'anima di ferro, se ne sei capace. Non c'è "Corso" che tenga: acciaio inossidabile o alluminio quello che sei lo sei e lo resti.

Belìn di un Gentile, trucidato dai gringhi in Via Ilva, mica da un onesto apocalittico commando di partigiani ma da pragmatici masticatori di cingomma, da skinneriani vitaminosi. Anima di ferro? Te la fascio d'oro come un dente. Mica se ne accorgono, sai. E chi potrebbe accorgersene? In questo monoverso di corsisti, borsisti, borsaioli.

Il Bietola, COMPLICE LA STAGIONE, recasi ogni mattina al lavoro pedalando per dieci chilometri nei fumi di Di Negro, Sampierdarena, Cornigliano, Multedo, Pegli, Pra. Se la schioppa ad aperti polmoni ed ablativi assoluti la Grande Genova voluta fortemente dal datore di lavoro di Gentile.

Così il Bietola, dopo il pelo del ventesimo Tir, si squieta e, penna alla mano, scrive all'Egregio Sindaco Signor sul Giornale Locale, sottolineando l'assenza ingrata di piste ciclabili in quel di Genova. Eh sì, proprio qui, a Zena, città degli amori in salita, il Bietola vorrebbe pedalarsela tale e quale a quei beati sul Delta del Po, per esempio. Ha un poco serrato gli occhi e lo ha visto, il pescegatto nei torbidi canali a margine di prati imbrumati, l'aria gonfia ancora di pellagra e polente, doncamilli, pepponi e morti di Reggio Emilia.

Lì di fronte al Palazzo Comunale, usciranno il Bietola e la mia smoglie: la quattrenne molestata dallo zio oggi fa a meno di loro.

Le due postmeridiane spaccate. Niente. Mica ci dormirà, nel Palazzo, il Bietola: con quella faccia da Circolare Ministeriale che si ritrova ne sarebbe capace. E pure la smoglie che si adatta a tutto con plastico entusiasmo quadristagionale.

No, di solito a dormire loro pare vadano al Cinema e Wenders, Almodovar, Piccioni gli cantano la ninna.


Gianni Priano


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