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GIANNI PRIANO
in -viato

GENOVA 2004. LUCCIOLE, LANTERNE E CAPITALE


PIAZZALE KENNEDY


Fa schifo. Ma l’idea che Renzo Piano lo voglia stravolgere per renderlo uno sfizioso e funzionale giocattolino mi costringe a vedere cosa di buono c’è in questo rumentaio . Quella verso Renzo Piano è un’antipatia che nasce a partire dalle case che fece costruire in un bosco di San Luca, frazione di Molare, in provincia di Alessandria. Cemento e vetri, là dove nascevano la cocona e l’anveriò (ovvero l’ovulo e il porcino), tra castagni, roveri e brugastelli. Poi venne la volta dell’orologio che contava alla rovescia il tempo che mancava al giorno della scoperta della Merica. E mica partiva da settembre, chè ad arrivare al 12 ottobre è un soffio. No, lo installarono sei mesi prima, un anno prima: non ricordo bene ma, diciamo, uno sproposito di secondi, carri di minuti, bigonce di giorni, mastelli di mesi. Era dalle parti di De Ferrari questo diavolo di un orologio al quarzo colombiano. E gli Autonomi (o quelli di Avanguardia Nazionale, boh?) a scrivere sui muri dei caruggi: COLOMBO BOIA COLOMBIANE MANGIATOIA. Mentre qualche sovversivo giullaresco indossava magliette spaesanti con la scritta: NON ACCETTIAMO CARAVELLE DAGLI SCONOSCIUTI. Insomma, i ribelli, rossi o neri o imprecisi e sciolti anche nel colore denunciavano il POTERE che celebrava u sciù Cumbu, navigante a cui è ingenuo e sciocco attribuire responsabilità etiche in merito allo sterminio dei pellerossa e cose così. Colombo aveva avuto coraggio, slancio, disperazione e speranza, ostinazione. Lasciamolo nei sussidiari, per carità. Non scomodiamolo. Lasciamo la querelle sul luogo della sua nascita (Cogoleto? Noli? Zena?) agli eruditi polverosi e prendiamocela, invece, con quelli che si sono beati di quella stupidaggine ultramilionaria (miliardaria ?) dell’orologio. Gli stessi che poi hanno applaudito il Bigo al Porto Antico. O la mai abbastanza maledetta Palla di Vetro (che l’Altissimo ne disintegri anche il nome).

Ora l’architetto vuole cambiare faccia a Piazzale Kennedy: in effetti il Piazzale si pone quale via di mezzo tra Blade Runner e l’ammazzamento di Pasolini ad Ostia. Tira quell’aria truce, insomma, e i padiglioni che vi si trovano (e che Piano non credo abolirebbe) ospitano delizie come IL SALONE NAUTICO, L’EUROFLORA, LA FIERA PRIMAVERA: carneficine dove al ligure mugugnante si incolla il lombardo grandeggiante, il piemontese petulante (neh?), il toscano linguacciuto. Arrivano con automobilone e automobiline, con moto formato carrarmato, con pulman e autobus. E a piedi, da Brignole’s Station. Spendono l’ira di Dio in Coche e Fante e Sprite e Birre e panozzi con il sesamo o all’acqua farciti di cetrioli il cui olio cola sul mento, o riempiti di coppa, stracchino, maionese oppure di rucola, gorgonzola, arrosto di coniglio e senape che di ganasce ce ne vorrebbero sedici per uno e di fegati almeno un paio.

E intanto guarda, và, la barchetta (la e larga e protratta) .Uè. La barchetta è la barchetta. E ammira la pianta mangiafumo o le comode sdraio IKEA.

Ma attento, ragazzo. Non sottovalutare. Perché ci sono due giorni, nel corso dell’anno, che a Piazzale Kennedy arriva, dal Veneto, Vinicio. Con il furgone pieno di blues, che svuota e sistema in un suo banco apposito , alla Fiera settembrina (o marzolina) del Disco.E attacca a vendere.

Si è fatto la galera, Vinicio. Diciamocelo subito. Era un autonomo, di quelli che finanziavano la rivoluzione facendo irruzione nelle Banche con la pisciarella e un pistolotto in pugno più la frase epica chè vale la pena di rapinare una banca solo per, semel in vita, dirla,: fermi tutti questa è…E’ una fregatura e lo beccano il povero Vinicio, due braccia da fare andare l’aratro su e giù per i Colli Euganei ma svegliati un po’ te, belinone, al mattino alle cinque per dare il verderame o lo zolfo e punturare peschi e meli e riempir di merda buchi e potare, spingere, alzarsi, abbassarsi: la rivoluzione si fa dopopranzo. Vinicio l’ultima volta non l’ho visto, l’ho cercato ma non c’era. Ho girato, chiedendo un po’, qua e là: niente da fare. Poi il suo amico Maurizio mi ha sgridato perché Vinicio c’era e io l’ho cercato male. Ma fossero stati tutti come me, al mondo. Chè, a mio avviso, fa un gran piacere (e fornisce un gran sollievo) a Vinicio sfuggire da chi lo cerca troppo, da quelli che lo bloccano fosse anche per invitarlo a cena.


Gianni Priano


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