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GIANNI PRIANO

LA FACCIA DEL MONDO



Non sono tanto capace di giocare con voi, bambini. Eppure ho molto tempo ma lo impiego facendo dell'altro.

Alberto, il babbo di Stefano e Marco, mi ha regalato un'idea: "non devi giocare ai loro giochi" mi ha detto "ma ai giochi che piacciono a te, coinvolgere i tuoi figli nei giochi che piacciono a te".

C'è un problema, però. A me piacciono solo pochi giochi, e tutti da grandi. Poco adatti alle vostre esigenze, presumo.

Nascondinoguardie e ladri …eh, ci ho giocato molto, sapete, e ancora - ve lo confesso- ci gioco ma con le regole dei "grandi".

Se ti trovano in un buon nascondiglio non tocca a te contare ma devi, tanto per incominciare, scusarti, giustificarti. Se le guardie ti prendono, invece, occhio perché rischi le botte, a seconda di chi ti capita. Non che le guardie adulte siano cattive: ma dimenticano troppo spesso che stanno solo giocando.

Sia chiaro: un po' guardia qualche volta sono anch'io. Ma più che guardia, direi, vigile urbano: per esempio, nelle classi in cui vengo pagato per parlare del più e del meno, regolo il traffico aula-gabinetto.

La domanda più frequente è: "prof., posso andare al…". Ed io : "no Silvia, ci sono già Martina e Simone". "Ma prof., Simone non è in bagno, è in infermeria perché ha l'influenza e aspetta sua madre". "Ah, bè… fa lo stesso, attendiamo che entri Martina".


Quello che posso fare come papà è, forse, scrivere piccole storie. E' un gioco, state tranquilli. Potete anche non leggerle. Uno scrittore importante, Daniel Pennac, dice che solo due sono le cose impossibili da comandare: "ama" e "leggi". Vorrei che fossero di più, ma accontentiamoci.


La storia di questa sera (è sera mentre la scrivo) parla di una mia amica, Barbara B. Un'amica che non ho mai visto ma che conosco bene perché ci scriviamo molte lettere e le lettere raccontano parecchio, già la grafia ti fa un po' capire come una persona vive la vita, ma in una lettera la tristezza o la felicità sono messe nero su bianco e uno imbusta, lecca un francobollo … e imbuca. Sarebbe meglio dire: invola. Perché le lettere volano e portano sereno o tempesta.


Barbara B. abita in un brutto posto che si chiama Casa Circondariale di Rebibbia, a Roma. Insomma, abita in prigione. E' una prigioniera.


Aveva un papà, Barbara B., quando era bambina: un buon uomo che di mestiere faceva l'operaio. Un giorno lo licenziarono: "non ci servi più", gli dissero i padroni della fabbrica. I padroni non sono cattivi ma quando non sei più utile al loro interesse ti spediscono via. Come noi diamo un calcio ad un pallone sgonfio, bucato: un calcio e vada dove vada.

Avete, abbiamo mai avuto pena di un pallone bucato? Se rispondete di sì finisce che mi preoccupo perché dovrò comprarvi un mucchio di penne e di fogli di carta. Chi prova pena per un pallone sgonfio finisce che prima o poi si mette a scrivere poesie o racconti.

Cosa c'è di male? Niente. Perché - mi chiedete- ho detto che comincerei a preoccuparmi? Ah, ho detto così? Siete sicuri? Sei sicuro Pietro? Sicura Teresa? Mah, se ho detto davvero così ho detto una stupidaggine, non dite mai stupidaggini voi due?


Torniamo al papà di Barbara B. : quando un uomo viene mandato via dal posto di lavoro diventa triste. Anche se lavorare non sempre è piacevole non lavorare può trasformarsi in una tragedia. Tutti ti guardano (o a te sembra che tutti ti guardino) come se fossi un colpevole. Di che cosa? Nessuno lo sa bene. Ma il disoccupato (così si chiama chi non ha un lavoro) ha una colpa segreta, nascosta: come il malato, il matto.

Così meglio averlo un lavoro: anche se il padrone ti dice a che ora ti devi alzare al mattino, a che ora mangiare e tornare a casa e se senti male ad un braccio ti guarda storto. Il padrone ti spreme come un'arancia, si beve il succo e ti lascia la buccia. Voglio dire che ti fa lavorare per poi darti una parte molto piccola dei denari che tu, con la tua fatica, gli hai fatto guadagnare.


La piccola Barbara B. si arrabbiò così tanto per la tristezza del padre che rimase arrabbiata per tanti anni: quando diventò grande era ancora arrabbiata. Quanto era brutta la faccia del mondo! E come avrebbe potuto, invece, diventare bella!

Trovò presto amiche e amici che sognavano lo stesso sogno.


Ci sono due sentierini da percorrere per chi intende cambiare la brutta faccia del mondo: uno è quello di mostrare, mentre si cammina, una faccia ancora più brutta; l'altro è ridere, fare i buffoni: solletico, smorfie …allora il mondo potrebbe anche pensare: ma come sono stupido, mi vergogno di avere questo grugno losco. Che razza di mondo schifoso sono?


A Barbara B. capitò di scegliere la prima via. Forse perché aveva fretta, come molti giovani. Per spaventare il mondo ancora di più, per cambiargli la faccia alla svelta comprò, insieme ai suoi amici, fucili, pistole, mitra.

Il fatto è che il brutto mondo era sì brutto ma non tonto e, con un fischio, chiamò le proprie guardie armate anche loro (e non dovettero comprare nulla, avevano già tutto ciò che serviva).

Si cominciò a sparare: fu una guerra sanguinosa. Da una parte quelli che - come Barbara- lottavano per un mondo nuovo e dall'altra le guardie pagate per difendere il mondo vecchio.


La guerra durò anni, il mondo vecchio resistette e Barbara B. e tante sue amiche e amici finirono in prigione.

Come in tutte le guerre anche in questa i morti e i feriti furono tanti, troppi. Da una parte come dall'altra.

E come in tutte le guerre la RAGIONE se la presero i vincitori. Le guardie del mondo vecchio diventarono eroi e i combattenti per il mondo nuovo assassini.

Le povere guardie morte vittime e martiri e ai combattenti …ai combattenti morti nessuno si preoccupò di trovare un nome …chi disse illusi, chi stupidi, chi belve sanguinarie, chi folli chi delinquenti …ma un nome come si deve, un po' più preciso, nessuno dei vincitori e di coloro che stavano dalla parte dei vincitori volle trovarlo.


Sono passati i tempi, sono andati avanti inciampando: accade così ai tempi, passano, vanno, si oscurano o diventano opachi. Barbara B. adesso abita in prigione solo il tardo pomeriggio, la notte e la mattina presto. Di giorno lavora ma le guardie del vecchio mondo fanno attenzione che non scappi via.

Il vecchio mondo, sempre più vecchio, ha la solita brutta faccia. Ogni tanto si traveste da giovane e molti credono che sia così: giovane e saltellante. Sapessero, invece, quanto è vecchio e malato.

Mangia i bambini il vecchio mondo, odia i vecchi come lui specialmente se poverissimi, è avido, affarista ed è molto amato da tutti i padroni.


Un altro mio amico, Daniele, crede che per cambiargli la faccia nessuno dei due sentierini sia quello giusto. Lui non cammina ma si inginocchia e pensa. A cosa neppure lui, a volte, lo sa. Ma se si lascia andare e chiude gli occhi rimanendo in ginocchio e senza nessun pensiero vede un cielo nuovo e una terra nuova e tutti quelli che piangono consolati: una mano che asciuga ogni lacrima, una per una. E la faccia del mondo più bella di come chiunque di noi può riuscire ad immaginarla.

Sono queste le speranze di Daniele, il papà di Filippo. Ve lo ricordate? Ha mangiato e dormito da noi insieme al piccolo Filippo e a sua moglie Ornella.

Io le ho chiamate speranze, le sue. C'è chi le chiama bugie .

Noi potremmo fare finta che questa di Daniele sia una bella favola, cosa ne dite? Le favole non sono bugie ma fantasie che hanno a che fare con ciò di cui abbiamo paura o con quello che vorremmo accadesse.

La favola di Daniele - come la storia di Barbara B. - non la racconta più nessuno.

E nessuno, quindi, l'ascolta. O la legge.


Peccato, vero, Pietro e Teresa?



Gianni Priano



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