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GIANNI PRIANO

NELL' ATTO DI PARTIRE


Matematico. Ci vuole qualcuno che dia una mano, nel forno.

Così si mette a camminare su per la strada romana, fuori dalla Città di Voltri, tra i canneti e gli ulivi, il mare giù a strapiombo.

Fa effetto il paesaggio a Baciccia? Indovinala grillo. Se entri in negozio ti declama Dante, meno te ne importa e più lui te lo declama. Ma se gli porti a vedere un poemetto, una piccola cosa notturna dedicata a tua moglie per chiedergli un parere si spazientisce, neppure prende i fogli che tieni tra le timide dita: carmina panem non dant, sentenzia. Come volesse sputarti in un occhio o cavartelo, l'occhio.

Gli darà emozione quel boschetto di lecci e il vento che viene giù dalla Gava e l'azzurro del cielo e la punta di un bricco o un rivo che appena gorgoglia?

Di certo c'è solo che arriva sudato a Niarbe, da Dria, il padre di Manìn. Sono Baciccia figlio di Antonio della Casarossa, ho fatto la guerra e fabbrico il pane.

Vi conosco, dice quell'altro. E aspetta.

E' vecchio il puè Dria, lui fabbrica carote e lattuga, uva e olio, patate, pomodori, prezzemolo, cugomei (cetrioli) e zucche. Ma soprattutto fragole, zuccherine e dolci da morirci d'amore, quando le tagli e le infili nel bicchiere o nella tazza, se è di domenica, insieme a un po' di vino rosso. Baciccia, invece, tira fuori con la pala pane e focaccia: fitu fitu c' a se bruxia. Presto, presto che si brucia.

Dria ,al secolo Andrea Bruzzone, coniugato con Chiara Canepa, nato il 1° aprile 1885, figlio di Andrea Bruzzone fu Andrea di Andrea fu Andrea di Francesco, domiciliato in Crevari, frazione di Voltri, località Niarbe , manente della Marchesa Pallavicini Negrotto sa aspettare: Vangelo e abitudine. Anche lui, come Baciccia biascica un po' di latinorum: glielo ha insegnato la Marchesa, da piccino. E qualcosa si ricorda. Residuo del latinorum è anche il soprannome che viene esteso a tutta la famiglia: Petrigua. Infatti all'Oratorio di Sant' Eugenio di Crevari quando legge l'Uffizio dei Defunti, arrivato alla Lezione VI del secondo notturno, anziché QUIS MIHI HOC TRIBUAT dice QUIS MIHI CON PETRIGUA. E diventa Petrigua. Ma chi si sarà accorto dell'errore? Il parroco? La Marchesa? Non certo i suoi amici contadini analfabeti e ubriachi di sonno e di fatica come lui. Oppure nessuno pensò che vi fosse un errore: forse per tutti era giusto dire Petrigua, così giusto che individuavano Dria, istruito e dabbene nel suo vestito di fustagno, come Petrigua, soprannome in latinorum, unico tra quegli altri miseri che avevano tutti appellativi da volatile: canaiu (canarino), lugu (lucarino) e così via.


*

Minuti lunghissimi, Baciccia è sfrontato come un ragazzino: ti guarda da sotto in su, un po' canaglia e molto imbarazzato, ma il tono è arrogante, sbrigativo: la strada è lunga, dice, e non voglio farla un'altra volta, sciù Dria. Nel forno il pane e la focaccia gli bruciano, e gli bruciano i nervi, friggono davanti a quel Petrigua serafico, fermo e celeste negli occhi. Dria non fiata. E Baciccia si dichiara: sono venuto a domandarvi vostra figlia Manìn come moglie. Mugè.

Manìn, dove sei Manìn, dunde ti sei ascusa, vegni fuori Manìn, anzi stattene ascusa che se esci dal pollaio non una ma due spade ti spaccheranno il cuore. Resta lì Manìn, non andare a fare figli con quell'ometto grifagno, tutto scatti e rabbie e crampi alle gambe e lavoro e farina.

Addio solchi e acqua fresca dei pozzi, addio padre che fai partorire le mucche e leggi Il Cittadino e fumi il sigàro, addio madre che spazzi dal cortile le foglie secche e addio fratelli e sorelle che ci vedremo soltanto la domenica e addio erba sotto il sole e profilo della Corsica quando tutto era nitido e santo come mai più sarà da questo momento in poi.


*

1927 il ... da Gio Batta Priano e Maddalena Bruzzone nasce Assunta

1928 il 22/8 da Gio Batta Priano e Maddalena Bruzzone nasce Antonio

1930 il 18/11 da Gio Batta Priano e Maddalena Bruzzone nasce Andrea V.

1932 il 10/10 da Gio Batta Priano e Maddalena Bruzzone nasce Maria A.



Il Lavoro
- Domenica 12 Gennaio 1930

Raccapricciante morte di una bambina a Voltri


Ci telefonano da Voltri 11:

di una terribile disgrazia è rimasta vittima ieri la bambina Priano Assunta di G.B. di anni 3, abitante in Via Duchessa di Galliera 13.

La povera piccina si trovava nella camera da letto della donna ammalata, signora Assunta, mentre questa stava prendendo del latte che le veniva servito dalla figlia Vittoria. Per poter scorgere la nonna, la piccola Assunta, che si era posta dietro la zia, si alzò sulla sedia con la punta dei piedi, ma disgraziatamente perdette l'equilibrio e cadde all'indietro battendo su una pentola contenente acqua bollente e trementina posta colà per le inalazioni dell'ammalata. Dalla pentola rovesciatasi, l'acqua si sparse sul corpo della disgraziata bambina che riportò orribili scottature di secondo e terzo grado. Per quanto subito soccorsa dai famigliari e curata dal dott. Pezzi, la piccola Assunta ieri decedeva tra atroci sofferenze.


*


Il fotografo voleva che partecipassero al concorso: riccioli belli come quelli di Antonio e Andrea mica ce ne sono tanti. Ma Manìn gli disse: vada via, me ne hanno già rubata una, questi li tengo con me. Li tengo qui e anche Maria Assunta la tengo qui. E' timida, la mia figlina, e ha paura di tutto e del buio ha paura e dei morti e mi chiede tante cose e tante se le tiene chiuse dentro. E lega poco con le altre bambine dell'Asilo, fa i musi dicono le suore, si impermalosisce per delle sciocchezze ma il mondo è tanto cattivo e io anche sono cattiva perché ai nipoti di Vittoria non glieli lascio prendere i nostri fichi, ci patisco. Così gonfio di elemosine le tasche del prete che se lo sapesse Baciccia, che i preti li guarda con un occhio storto, tirerebbe due urli e andrebbe a farseli restituire. Il prete ringrazia ma né elemosine né preghiere bastano a togliere il male che voglio a Gusta e a Vittoria. Sbafone.


*


Bagascia. Lalla vattene, due ceffoni non ti sono bastati, puttana che mi guardi con quegli occhi di merda, da uccello schifoso che becca carogne. Vai che mia madre piange da una vita per te, che ti incipri e scendi nel negozio e ti prendi la roba e pagare mai o una volta ogni tanto. Baciccia non c'entra, lascialo stare, lo avete incantato e se vuole bene più a voi che ai suoi figli peggio per lui che se la vedrà con il Padreterno.

Ma la lalla Vittoria è un uccello e gli pianta il becco in faccia a quell'Antonio che è cresciuto volendole male, mangiando le parole di Manìn, che lo ha messo su. E Antonio è un ragazzo, abbastanza ragazzo da fare un balzo all'indietro, toccarsi il sangue sulla guancia e dirle di nuovo bagascia, và che non c'è bisogno che ti mandi a farti fottere, ci sai andare da sola.


*


Antonio non è come Andrea che porta i Cristi e dice l'Uffizio dei Defunti, ma non a Crevari che è campagna e i ragazzi sono sempliciotti: lui vive nella Confraternita di Voltri e conosce i morti uno per uno. Se non li conosceva da vivi ora, da morti, sa il nome, il cognome e il numaggiu, il nomignolo. E fa le lacce con questi che hanno almeno dieci anni più di lui, sedicenne, e gli riempiono il bicchiere: non lo lasciar mai vuoto, non lo lasciar mai pieno. E Andrea alias Dria alias Drè esegue i compiti del destino: diventare un bevitore, prima, in seguito un ubriacone e alla fine un alcolizzato.

No, Antonio va al bar, al Casino, gioca a poker, a ramino, a scala quaranta, a bestia. Gioca ai dadi. E ogni tanto ai cavalli. Al Casino ci va con gli amici della sua età, ma per girare nelle balere del Basso Piemonte dove un ligure fa sempre la sua figura allora assolda il binello che lo porta in Lambretta e un giorno però, venendo giù dalla strada del Turchino il binello si ammazza. E' solo quando succede. Il gemello, che di gemelli ne ha due. Quello di sangue ed Antonio. Ma quel giorno lì, esce di strada e di scena da figlio unico.


*



AL COMMISSARIO PREFETTIZIO


per la Lista Provinciale dei titolari di

imprese artigiane
GENOVA (Piazza S. Matteo, 15)



2932

Accertamento effettuato da Devoti

il 26 settembre 1957

DITTA: PRIANO GIO BATTA= panificio

Via E. Guala 33 r.

Genova Voltri


Vecchio forno dal 1880: si trasmette da padre in figlio. E' sito nella parte della vecchia Voltri: a legna = lavora molto in cotture per conto di privati: produzione circa Kg. 100 che vende esclusivamente nel suo negozio. Detto negozio è fornito di diversi generi alimentari, ma di entità inferiore al lavoro di panificazione e cottura.

Il titolare per quanto in età avanzata è il vero infaticabile lavoratore.

Preminenza artigiana.


Uno dei suoi nipoti vedrà i cassetti del bancone (due cassetti) tappezzati con biglietti da 500 e 1000 lire. Dieci gazzose Lagomarsino costavano, al tempo del nipote proprio 500 lire.


Una vecchia sopra-vissuta finanche alla vecchiaia testimonierà di un pandolce regalatole a Natale: vostru figgiu u l'è in guera, feve in Natale ciù o menu nurmale. E giura: io di Baciccia posso dire solo bene.



Ma Castellaro: tuo nonno era un furbo.

Ma mia madre: voleva che la gente gli comprasse le pere marce: e se dicevamo di no la pera se la mangiava lui, con rabbia, dicendo: capite niente di cose buone.


*


Andrea si schianta sulla porta di casa. La Croce Rossa, l'Ospedale, il funerale.

L'Ospedale fa più paura della malattia e funerali e i cimiteri fanno più paura della morte.

I polmoni di Andrea sono schietto catrame e il fegato è grosso come un coniglio.

Maria A. fa i conti con le ombre e prende le pillole per combattere la mattìa. Poi l'attacco di peritonite. Un miglioramento e il fulmine della polmonite.


*

Ma prima.

Un po' di anni prima, vecchia e malata, confusa, arrabbiata, dolorante Manìn se ne va (addio sapone di Marsiglia, che mia suocera mugugnava se ne adoperavo troppo, addio) e allevia la terra (non fu lieve nonostante la bontà e le guancette rosse e la furbetta ingenuità) del suo peso. Che è il peso del male incarnito. Non fu lieve né tu terra potrai esserle lieve perché né Manin, né Baciccia né nessuno fu infossato ma, dopo sette anni, tolti e murati nei loculi. Va via, Manin (addio pateche angurie che amavo e uva fragola) strascinando la sera prima una sedia, per fare i cinquantadue metri che dalla cucina la portano in camera. Non muore di gloriosa trombosi, come Baciccia, nel 1972 ma arranca verso il cattivo odore di una brutta vecchiaia. Seduta al mattino, vomitata la colazione. Non grida ma sorride e i medici dicono che non serve darsi pena, l'arteriosclerosi è avanzatissima, il cuore non ce la fa, tutto è consumato.

Se ne va Manìn ma prima vede morire Antonio, il figlio claustrofobico, che scappò dalla casa e più che riuscì dai ricordi e mise su casa, ma nel nuovo, e visse bene o così così finchè una macchia gli comparve sul collo e, strappata la macchia, un topo gli entrò nelle ossa e se le mangiò, le rosicchiò e poi prese la strada del cervello fece altolà al cuore e il cuore obbedì.


*

Ne rimangono due, Gianni e Nico. E altri due: Pietro Antonio e Teresa.


Ma chi ci ha rigirati così

che qualsiasi cosa facciamo

è sempre come fossimo nell'atto di partire?

Come colui che sull'ultimo colle che gli prospetta

per una volta ancora

tutta la valle, si volta, si ferma, indugia,

così viviamo per dire sempre addio.

(R.M.Rilke)



Gianni Priano



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