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CINEMA

Terry Gilliam: “Nei Fratelli Grimm spavento con ironia”

Sono passati vent’anni da Brazil, visionario, allucinato, politicamente lungimirante, affresco di una società del futuro sin troppo simile a quella odierna. Poi ci sono state pellicole come L’esercito delle dodici scimmie, La leggenda del Re Pescatore, Le avventure del Barone di Munchausen. Erano però sette anni, da Paura e Delirio a Las Vegas, che l’ex Monthy Python Terry Gilliam si era allontanato dal set. La sua non era pensione anticipata. Ora il suo gusto per il visionario e il grottesco, le sue storie, sempre in bilico fra realtà e fantasia, tornano con due nuovi film: I fratelli Grimm e Tideland. Il primo, ispirato alla coppia di scrittori di favole tedeschi negli anni in cui Napoleone sta conquistando l’Europa, foreste e malefici, sta per sbarcare a Venezia ed è in concorso, mentre il secondo, la storia di una bimba che si rifugia in un mondo immaginario, vedrà la luce al festival di Toronto. Fantasia e realtà, come sempre nei suoi film, tornano ad intrecciarsi, in modo più o meno amaro, mantenendo però sempre, come dice lui stesso “i piedi per terra”. “E’ un equilibrio difficile da mantenereracconta il geniale comico dei Monthy Python – ma è l’unica cosa, oltre all’ironia, che tento di iniettare nei miei film.

E’ il suo tratto distintivo, potrebbe esprimersi in modo diverso?

No, i film di pura fantasia, come quelli di fantascienza, non mi piacciono. Non amo i film che perdono del tutto il contatto con la realtà. E non mi appassionano neanche le pellicole che si prendono troppo sul serio. Le peggiori sono quella d’azione. Tutte uguali, quando vedo i trailer penso che stiano facendo la pubblicità a un vecchio film, sempre lo stesso. Botte, salti, esplosioni…Ma voi non avete questa impressione?

Al bando gli effetti speciali, dunque?

Per i Fratelli Grimm ho dovuto ricorrere all’animazione digitale. Solo i marziani ne fanno a meno. Ma non ho potuto esimermi dal rovinare quotidianamente il lavoro dei tecnici. Sarebbe venuto perfetto, troppo bello, ma privo di legami col mondo reale.

Come mai proprio loro, i fratelli Grimm?

Un caso. Mi hanno presentato la sceneggiatura e mi è piaciuta. I personaggi sono molto interessanti, uno pragmatico e cinico, e l’altro romantico e idealista. Due mondi opposti, due differenti visioni della vita.

Messi insieme potrebbero essere il personaggio del suo film del 1989, “Le avventure del Barone di Munchausen”, non le sembra?

E’ quello che dice mia moglie, che faccio sempre lo stesso film con costumi diversi. Non mi perdona nulla.

Come ha scelto gli attori, Matt Damon e Heath Ledger?

Li ho voluti perché non avevano mai recitato in questo genere di film e a me piace far lavorare gli attori in contesti inusuali. Matt Damon prima d’ora aveva recitato la parte dell’introverso, del timido, del tranquillo, l’ho visto così anche nei suoi pochi film d’azione, come in Bourne Identity. Qui invece è Will, lo spaccone, il donnaiolo. Per Heath Ledger vale il discorso contrario. Ho sempre avuto la parte dell’uomo forte, mentre in I Fratelli Grimm è Jack quello vulnerabile.

E Monica Bellucci che è una strega?

Come fare a non sceglierla? Nella parte della strega, poi! Comunque anche la costumista è italiana, Gabriella Pescucci. Visto che nei miei film cambio solo i costumi sarà merito suo se questa pellicola avrà successo.

Ci racconta i suoi fratelli Grimm?

E’ la storia di due fratelli, Will e Jack, che durante l’impero Napoleonico si guadagnano da vivere facendo finta di proteggere i contadini dai demoni, praticando finti esorcismi. Obbligati a scappare, incontreranno una maga in una foresta incantata. Bello, no? Comunque, non temete, è un film divertente, senza ironia sarei ridicolo. Cerco sempre di non prendermi troppo sul serio, l’ho fatto anche con Tideland, anche se si tratta di un film molto diverso.

Di cosa parla?

Di una bambina che dopo la morte della madre va a vivere col padre in campagna. Ma il dolore non le permette di ambientarsi alla nuova vita e finisce col comunicare quasi esclusivamente con delle teste di Barbie e con una vicina dal volto sempre coperto dal velo da apicoltore. Con I Fratelli Grimm ho voluto spaventare i bambini, con Tideland spaventerò gli adulti.

Tornando al passato, com’è che la descrizione del mondo fatta nel 1984 in Brazil è così attuale?

Gli americani pensano che con quel film io abbia previsto quello che sarebbe successo. Il problema è che loro non conoscono la storia e pensano che sia iniziata oggi. Quando ho fatto quel film l’I.R.A. colpiva Londra e in Italia c’erano le Brigate Rosse. Il terrorismo era bello arzillo. C’è da dire però che non avevo pensato di vedere qualcosa di talmente simile al mio Ministero dell’informazione quanto lo è l’amministrazione di George Bush!

Intervista di Francesca Gentile – L’UNITA’ – 29/08/2005

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