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EMERGENCY

Intervista a Gino Strada

I ricchi del mondo seminano terrore come lo sceicco

Ottomila ragazzi lo hanno ascoltato parlare di pace. Lo hanno sentito ricordare bambini sventrati da bombe, accusare “i ricchi del pianeta di seminare terrore alla stregua di Bin Laden”. Lo hanno applaudito.

Gino Strada, il medico eroe – è tornato in Italia, abbandonando momentaneamente uno degli otto ospedali che ha aperto nel sud del mondo, quello sulla polveriera degli altipiani afghani. Il 54enne chirurgo milanese ha partecipato al V meeting sui diritti umani organizzato dalla Regione Toscana al Palasport di Firenze: “Mai più schiavitù, liberi per cambiare il mondo” era il titolo della giornata, che ha visto partecipi anche Jovanotti, Gad Lerner e il presidente della Toscana Claudio Martini. Ma la scena l'ha rubata Gino Strada: “Stiamo facendo un buon lavoro vicino Kabul – dice Strada – e un giorno i medici del luogo potranno fare da soli. Imparano facendo, una formazione efficace e utile. Noi intanto apriremo altri centri, per diffondere la nostra cultura di pace, che è essenzialmente quella di andare a risolvere i bisogni delle persone che ne hanno. Questo è il principio che sta alla base ad un vero dialogo della pace”. Svela, con piacere, una curiosità: “L'ultimo chirurgo arrivato a darci manforte a Kabul è uno statunitense che ha deciso di venire da noi dopo aver letto un articolo sull'opera di Emergency sul New York Times”.

Dottore, che Afghanistan ha lasciato?

Ho lasciato un inferno, dove si fa la guerra da 25 anni. Un posto dove non si ha l'esatta dimensione del presente e per questo il futuro è incerto.

A Kabul si sta ricostruendo un assetto politico, si prova a mettere assieme un governo credibile, che rappresenta molte etnie, come vivono gli afghani questo passaggio?

Loro vivono, e continuano a farlo, uno stato di guerra permanente. Non è facile avere delle esatte percezioni e la situazione che si sta creando esclude dal potere i rappresentanti del 40% della popolazione: vi sembrano radici solide?

Come hanno vissuto la guerra conto Bin Laden le popolazioni del posto?

Come un ping pong della morte. Sulle loro teste sono piovute bombe da settemila chili: all'ospedale arrivavano ogni giorno feriti fra i Talebani, fra i mujaheddin e soprattutto bambini, con arti maciullati dalle cluster bombe.

Si è fatto un'idea del terrorismo e di come è possibile combatterlo?

Il terrorismo non è solo Bin Laden, anzitutto. Per quanto riguarda gli estremismi islamici credo che non si possa prescindere dal ragionare sui motivi che hanno radicalizzato l'atteggiamento di così' tanta gente. Le rivendicazioni sono sempre le stesse, ma ci si guarda dall'affrontarle. Siamo in piena e totale chiusura degli spazi di senso, al muro contro muro. Cominciamo col risolvere la questione palestinese, continuiamo discutendo dell'opportunità di tenere basi militari americane in Arabia Saudita, che servono solo ad infervorare gli animi. Oppure chiediamoci se è giusto continuare l'embargo verso l'Irak: la mancanza di medicinali ha già provocato la morte di un milione di bambini iracheni. Io dico che stiamo rispondendo al terrorismo con le loro stesse armi: ma temo che finché volano i B52 e fino a quando terremo basi militari accanto alla Mecca sia difficile dialogare. Attenzione, queste relazioni sono un buon viatico per arrivare alla terza guerra mondiale.

Appena tornato in Italia è stato subito investito dalla polemica politica per aver rifiutato i soldi che il governo le metteva a disposizione. Perché?

Non accettiamo soldi dalla guerra, ma quelli dalla solidarietà. Si stanziano miliardi dopo non aver alzato un dito per anni: questo episodio mi ricorda la vergogna nazionale della missione arcobaleno in Kosovo, quando con una mano gettavamo le bombe e con l'altra gli aiuti. Non ci sto a partecipare a questo beauty case della guerra, dove si truccano le cose per farle sembrare umanitarie. Allora rifiuto i soldi della guerra e dovrebbero farlo tutte le organizzazioni umanitarie, perché è riciclaggio di denaro sporco e avremmo fatto lo stesso se la proposta fosse arrivata da un governo di centro sinistra.

Gino Strada ha un sogno. “quello di non essere più utile, di dover smettere di lavorare perché non ci sono più angoli del pianeta in stato di guerra. E' un sogno che resterà tale”.

Intervista di Marco Bucciantini – L'UNITA' – 18/12/2001

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