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Renzo Parodi – IL SECOLOXIX 24/10/2001

Piovono razzi, curiamo decine di feriti

INTERVISTA A GINO STRADA

Al telefono da Anabah, nella Valle del Panshir, la voce del dottor Gino Strada ha un timbro di stanchezza. Da giorni Strada, i medici e gli infermieri del suo staff lavorano a ritmi elevatissimi a curare i feriti della guerra. Ma la stanchezza non equivale alla resa, anzi più si alza il livello dello scontro militare e più strada e i suoi si tuffano nella mischia con l'obiettivo di strappare alla morte quanta più gente possibile. L'ospedale di Anabah, nella Valle del Panshir, è l'unico centro attrezzato alla chirurgia di guerra nel raggio di centinaia di chilometri. L'altro ospedale di Emergency, a Kabul, è chiuso dalla scorsa primavera, quando i Taliban imposero a Strada ed ai suoi collaboratori di cessare l'attività.

Noi siamo pronti a riaprire l'ospedale di Kabul, – spiega Strada – stiamo solo aspettando che le autorità di Kabul ci possano offrire le condizioni di sicurezza per poter operare nel nostro ospedale. Finora non sono stati in grado di fornircele, anzi ci hanno detto esplicitamente che non possono garantire la nostra sicurezza. Qui ad Anabah? Beh, insomma...Siamo protetti e garantiti per quanto lo si può essere in una zona di guerra”.

Dottor Strada, come si svolge la sua giornata di lavoro da quando è scattato l'attacco degli aerei americani?

Oggi sono stati lanciati dei razzi sulla piccola città di Charikar e ci sono stati almeno due morti e noi abbiamo ricoverato qui i ventiquattro feriti provocati dall'esplosione, ovviamente si tratta di civili. Il razzo infatti ha colpito il bazar affollato di gente, è successo questa mattina quando la folla era particolarmente numerosa. Lei mi ha trovato qui per caso, stavo spostandomi verso l'ospedale.

Era un razzo sparato da un aereo americano?

Non necessariamente. Durante i bombardamenti è ovvio che si intensificano anche i combattimenti tra le fazioni afghane che si fronteggiano. I Taleban e l'alleanza del Nord. Chi ha sparato il razzo è difficile stabilirlo (Si è poi saputo che i razzi erano due, entrambi sparati dai Talebani)

Ci sono anche bambini tra i feriti del bazar?

Sì, ce ne sono sei.

Quanti dei feriti raccolti al bazar sono in pericolo di vita?

Direi sette o otto.

All'ospedale di Emergency sono ricoverati anche combattenti e miliziani delle due fazioni in guerra tra loro?

Qualcuno sì, ma non sono feriti di questo ultimo bombardamento.

L'ospedale è in grado di fronteggiare l'emergenza? Avrete sufficienti scorte di medicinali, strumenti chirurgici e ovviamente di cibo?

Non sappiamo fino a quando dureranno ma per il momento ne abbiano. Da Milano stanno cercando di organizzare un cargo per rifornirci. Direi che abbiamo scorte per qualche mese.

Le sembra che la guerra sia entrata in una fase decisiva, più crudele?

Mi sembra di sì. Ma cosa succederà nessuno sa dirlo.

Ha avuto occasione di vedere soldati americani a fianco delle truppe dell'Alleanza del Nord? I giornali ne parlano da giorni.

A questa domanda preferirei non rispondere.

Tra propaganda e contropropaganda non si capisce bene quello che succede laggiù. La sua impressione qual è?

E allora fate propaganda del nuovo sito che si trova sul sito di Emergendo, www.emergency.it. All'interno c'è un altro sito che si chiama: un altro Afghanistan news, dove per esempio si può trovare l'elenco delle vittime civili di Kabul.

Intervista di Renzo Parodi – IL SECOLO XIX – 24/10/2001

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