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MUSICA

Sollima: “Il mio violoncello è una chitarra elettrica”

È un disco bello e particolare, Works, che il compositore e violoncellista siciliano Giovanni Sollima ha appena pubblicato con la Sony. Affascinante per la suggestiva cantabilità di alcune parti - la suite d'apertura - peculiare perché dimostra ancora una volta come un musicista che si muove fuori dagli schemi possa creare folgoranti innovazioni. Works è lo straordinario “biglietto da visita” di un artista che si muove a tutto campo tra musica “alta” e rock e ha al suo attivo collaborazioni prestigiose e a volte sorprendenti - da Giuseppe Sinopoli a Marta Argerich, da Gidon Kremer a Bruno Canino, da Ruggero Raimondi a DJ Scanner. Tra le sue composizioni vanno ricordate almeno il tema principale per I cento passi di Marco Tullio Giordana, scritto in origine per Philip Glass; Violoncelles, vibrez! (ballata per due violoncelli e archi) incisa nel 2001 da Gidon Kremer con la Kremerata Baltica e la musica dell'opera Ellis Island (nel 2002, con protagonista Elisa). Giovanni Sollima presenterà uno dei brani più importanti di Works, Songs From The Divine Comedy, oggi, 18 aprile, a Fasano; il 20 a Carpi; il 22 a Rovigo e il 24 a Palermo.

Che impressione le fa essere trattato dalla sua casa discografica come un artista pop?

Sul piano estetico non lo so, non so che legami ci possano essere, ma sul piano “sentimentale” legato a quelli che considero degli oggetti sonori di una certa entità, mi sento da sempre molto più vicino a un genere che sta in bilico tra il rock e il pop piuttosto che alla musica accademica. Questo va dal modo di concepire la musica, le composizioni che scrivo, al modo di eseguirla, dal rapporto che ho col violoncello, con la mia band, al tipo di interventi che faccio su un testo.

Come riesce a conciliare le due anime di cui lei stesso parla? Quella melodica e quella che vorrebbe letteralmente sfasciare tutto?

Sto in bilico. Sono due componenti che costituiscono un contrasto stridente, ma che in qualche modo si compensano. A volte si instaura un equilibrio, a volte no, a volte una pesa più dell'altra per cui l'asse si sposta e crolla tutto. È un problema, ma è anche piacevole come problema, perché dà un senso di precarietà...

Com'è il suo rapporto con il violoncello? Ascoltando “Works” sembra qualcosa a metà tra il fisico e lo spirituale.

Lo è. Anche perché, detto in modo molto semplice, il violoncello è uno dei pochi strumenti che occupano quasi l'ottanta per cento del tuo corpo e lo mettono in tensione. È uno strumento attraverso il quale ho indagato sempre altre forme musicali, vocalità, musica non occidentale... Ho cercato parentele strette e a volte anche lontane. È stato una sonda interessante.

Un musicologo americano ha detto che lei è il Jimi Hendrix del violoncello.

Mi è sembrata una cosa esagerata, all'inizio, però in effetti, quando faccio dei lavori molto estremi... Uso qualcosa che va oltre l'acustico: effetti, distorsioni... Sicuramente il violoncello, superando la sua sonorità, acquista una iper-sonorità che lo porta a darsi la mano con la chitarra elettrica. Senza mezzi termini. Se la sua cantabilità, il suo urlare, piangere, ridere, se tutte queste cose sono fiancheggiate da una distorsione o da qualcosa del genere, ci si ritrova davvero in un'altra dimensione.

Lei usa volentieri il linguaggio del rock.

Questo è davvero nelle mie radici, nelle mie corde. È una musica che ha una grande vitalità e una grande energia. Ha una componente esplosiva interna e di forte comunicativa non solo sul piano musicale, ma anche su quello espressivo. Sul piano della necessità di qualcosa che davvero spinge perché vuol essere espresso forte e chiaro. Poi magari si lavora col cesello... Anche se a me piace molto scrivere con la clava.

Magari trovandosi in situazioni completamente diverse. Dall'orchestra sinfonica al gruppo rock.

Può capitare, certo. È il bello della precarietà.

Non tutti lo farebbero.

Forse sì. Io provo a farlo da qualche anno e in tutto questo c'è stranamente un equilibrio.

Dove è stata scattata la foto di copertina? Lei sembra appoggiato a una roccia vulcanica.

È un luogo vicino al mare, anche se effettivamente c'è qualcosa di vulcanico. In Sicilia abbiamo una costa che può essere morbidissima, dolcissima, dorata e poi ci può essere la parte inconfessabile, qualcosa in bilico tra acqua e fuoco.

Intervista di Giancarlo Susanna – L'UNITA' - 18/04/2005



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