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MUSICA

Graham Nash, il sopravvissuto

La voce di Graham Nash percorre via satellite le migliaia di chilometri che ci separano dalle Hawaii, dove sta raccogliendo le energie prima di portare in tour il suo nuovo (peraltro bellissimo) album, Songs for Survivors. Nash sembra tutt'altro che un “sopravvissuto”, a dire il vero. E' preso da mille progetti, non ultimo un libro che documenterà la sua passione per la fotografia. Continuerà a prendersi cura della sua famiglia (“E' la mia prima preoccupazione”, dice), ma dovrà pensare anche alle prove.

Il tour americano dell'uomo che ha consegnato al mondo perle assolute e proverbiali come Teach Your Children e Our House partirà il 14 settembre e si concluderà il 6 ottobre, ma all'orizzonte si profila anche l'Europa, che Nash e i suoi tre migliori amici, David Crosby, Stephen Stills e Neil Young, hanno sempre frequentato troppo poco. E' un'attesa dolce, quella per il ritorno di Graham Nash, in uno scorcio di storia in cui la sua generazione – quella che ha ridefinito la stessa nozione di cultura, di arte, di musica e di società, creduta ammuffita solo una manciata di anni fa – sembra di conoscerlo da sempre. Lo ascoltiamo e siamo assolutamente sicuri che quello che sta dicendo proviene della stessa profonda sensibilità che abbiamo e amiamo ancora nelle sue canzoni...

Qual'è il segreto del tuo successo come autore e come cantante?

Credo che il mio segreto più importante sia il piacere totale che provo nell'arte di creare. Mi piace veramente creare. Mi piace veramente toccare il cuore delle persone. Mi piace veramente toccare l'anima delle persone.

So che stai per pubblicare anche un libro di fotografie.

Il mio libro sarà pubblicato nella primavera del prossimo anno. Ci saranno centocinquanta fotografie scattate da me. Alcune di queste foto sono già nel mio sito, www.grahamnash.com, e alla fine ci saranno tutte le altre.

E la voce? Il tempo passa, ma è sempre bellissima. Sembra che tu abbia fatto un patto col diavolo.

No, ho fatto un patto con Crosby! Credo di essere molto fortunato. Ho sempre avuto cura di me. Crosby, Stills, Nash & Young hanno finito il loro tour due mesi fa e le voci erano molto belle. Credo di essere una persona davvero fortunata.

A proposito di David...come mai hai deciso di tenere le armonie vocali di Crosby e di Sidney Forest un po' basse nel missaggio?

Volevo fare un disco molto intimo, un disco che la gente potesse ascoltare. Volevo concentrarmi su di me. Con David e Steven o con David, Steven e Neil, le armonie sono la cosa più importante, ma con un progetto solista le mie parti vocali sono quelle che per me contano di più.

Hai cantato di nuovo con David e ogni volta che questo succede, torna la magia di Crosby & Nash. Avete mai pensato di riformare il duo?

Mi piace cantare con lui. Mi piace molto...Daid era qui alle Hawaii in questi giorni e proprio ieri sera abbiamo parlato a lungo di un altro album di Crosby & Nash e di un tour con una nuova band.

Hai ancora legami con il tuo paese e con la tua città?

Amo molto l'Inghilterra. E' un paese molto bello, abitato da molte persone in gamba e ci vivono ancora le mie due sorelle. Anche se sono nato in Inghilterra, sono diventato americano da molti anni, ma mi considero soprattutto un abitante di questo pianeta più che di un paese specifico. Ho sempre invidiato gli astronauti, che potevano osservare la terra dall'alto e non vedevano confini, non vedevano stati, vedevano un pianeta.

Quanto c'è ancora dell'Inghilterra nella tua musica? Nel disco hai ripreso per esempio “Pavanne” di Richard e Linda Thompson...senza dimenticare la melodia di “Nottamun Town”, che hai usato per “Liars Nightmare”.

Ho parlato con Linda una settimana fa. Ci siamo incontrati in una radio di Philadelphia dove eravamo per promuovere i nostri dischi. Ho sempre amato Pavanne e la cantavo spesso dal vivo già vent'anni fa. Mentre stavo registrando il disco mi sono detto che sarebbe stato bello farla ancora. E' molto inglese, molto europea...parla di un'assassina, stranamente, ed è una canzone stupenda. Bob Dylan ha usato la melodia di Nottamun Town per Masters of War e a me è sempre piaciuta molto. Nelle note dell'album l'ho attribuita a Jean Ritchie.. Penso che sia stato Alan Lomax a registrarla con lei durante uno dei suoi lunghi viaggi negli Stati Uniti...Purtroppo Lomax è morto un mese fa. Nel mio disco c'è una canzone, Lost Another One, che parla proprio di tutte le persone che abbiamo perduto.

Pensavo che si riferisse in modo particolare a George Harrison...

La canzone è stata scritta prima che George morisse, ma quando si sapeva già che era molto malato. Ho cominciato a scriverla quando è morto Ray Orbison e negli ultimi due anni ho perso molte persone...Frank Zappa, Harry Nilsson, John Candy, Micheal Hedges, Kurt Cobain e proprio in questi ultimi giorni John Entwistle.

Cosa pensi della decisione di Pete Townshend e Roger Daltrey di non annullare il tour americano degli Who dopo la scomparsa improvvisa di John Entwistle?

Penso che lo stesso John avrebbe voluto così. Ne sono convinto. Questo non significa che Pete e Roger non abbiano pianto per la perdita di un vecchio amico e che non siano tristi. Significa soltanto che hanno voluto essere il più positivi possibile e che hanno voluto onorare la sua memoria suonando rock'n'roll.

In “Lost Another One” e “The Chelsea Hotel” parli del trascorrere del tempo e del tramonto della giovinezza...Pensi che il nostro sogno di cambiare il mondo sia ancora vivo?

Assolutamente sì. Puoi cambiare il mondo in tanti modi. Puoi cambiare il mondo incoraggiando i bambini a leggere, avendo cura della tua famiglia e dei tuoi amici. Puoi cambiare il mondo in un milione di modi. Credo nel profondo del mio cuore che il gesto più piccolo possa cambiare il mondo.

E se ti chiedessi qual'è stato il momento più importante di tutta la tua carriera?

Cantare per gli Everly Brothers. Nel 1990 ho cantato So Sad con loro dal vivo ed è stato uno dei momenti più importanti della mia storia musicale.

Intervista di Giancarlo Susanna – L'UNITA' – 11/08/2002

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