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MUSICA

Guccini: “Io in piazza, per la prima volta”

Nella canzone più bella dell'ultimo disco di Francesco Guccini – “Che Guevara” – c'è un verso, volontariamente retorico e molto aggressivo, che dice così: “Ma voi reazionari tremate non sono finite le rivoluzioni...”. Francesco Guccini – il più politico e il più di sinistra dei grandi cantautori italiani, l'autore, secoli fa, di “Auschwitz” e di “Dio è morto” – torna in piazza dopo tanto tempo per una manifestazione politica. Il girotondo che si svolgerà a Bologna (e in contemporanea in altre città italiane) contro il monopolio televisivo di Berlusconi.

Come mai hai deciso di tornare in piazza, di partecipare a un'iniziativa politica?

Oddio, veramente non è un ritorno. Io non ho mai partecipato a iniziative politiche. Parlo di politica ai miei concerti, nelle mie canzoni, qualche dibattito, nient'altro...

Neanche quand'eri ragazzo?

Ma, vedi, io sono stato ragazzo troppo presto o troppo tardi, non lo so. Sono di una generazione di mezzo. Durante la guerra ero bambino, nel sessantotto avevo quasi trent'anni...

Non sei mai stato iscritto a un partito politico?

Solo una volta: mi sono iscritto al partito radicale perché dicevano che avevano bisogno di molti iscritti per sopravvivere. Solo per questo. Oggi non lo rifarei. Ho visto che il partito radicale è impegnato il prima linea contro i sindacati e per l'abolizione dell'art.18. Per carità, alla larga...

E allora perché questa prima volta in piazza?

Come si fa a tirarsi indietro? Mi pare che la situazione politica sia così grave che è proprio il caso che chiunque può si impegni. Voglio dire: bisogna assumere posizioni politiche chiare, esporsi. Dire “Io so qui, sto da questa parte...”

In Italia oggi c'è un regime? E' per questo che scendi in piazza anche tu?

(Ride...) Non so. Non è il mio mestiere quello dello storico. Però se non è un regime, è qualcosa di strisciante che un po' gli assomiglia, gli si avvicina. C'è un governo che ha una maggioranza fortissima in Parlamento anche se non ha stravinto le elezioni. Nel paese la maggioranza è sottile, però il governo si comporta come se avesse l'unanimità. Fa le leggi come vuole, cura solo i suoi interessi, accaparra tutto...

Ci sono colpe dei partiti di sinistra per questa situazione?

Sì, le colpe ci sono state. Almeno per alcune cose. Diciamo per due cose. Soprattutto per non aver fatto una legge sul conflitto di interessi. Così la destra appena è andata al governo si è fatta la legge come ha voluto. E poi ha aggiunto tutte quelle altre leggi assurde, ad uso Berlusconi, come quella sulle rogatorie, quella per cancellare il falso in bilancio, quella per rientrare i capitali fuggiti all'estero, eccetera. Di queste leggi però la sinistra non ha colpa. L'altra responsabilità dell'Ulivo è quella della mancata unità. Hai sentito la gente, quando scende in strada, cosa chiede? Chiede unità. Ha ragione. E invece negli ultimi anni l'Ulivo ha mostrato solo una straordinaria capacità di inutili liti su argomenti astrusi.

Però non mi sembra che negli anni passati gli intellettuali siano stati particolarmente attivi e vigili. Quando governava il centro-sinistra loro sonnecchiavano beatamente, non avevano molto da dire. Né sul conflitto di interessi, né sulla guerra, e nemmeno sulle navi di profughi albanesi speronate in Puglia. O mi sbaglio?

Sì, è abbastanza vero. Non solo gli intellettuali, in genere la gente non sembrava molto attiva, non si interessava di politica. C'era un filo che teneva tutti fermi, che impigliava, creava un clima sonnacchioso. Ora però il filo si è spezzato, no? La gente non ci sta più a subire ogni cosa, si è tornato a parlare di politica, nelle case, per strada, nei bar...

Guccini, si stava meglio ai tempi della DC?

Oddio (ride di nuovo...). No, forse no, non saprei. C'è da valutare, dipende da che punto di vista si guardando le cose. Comunque riassumerei così: si stava male allora e si sta male adesso...

Negli anni sessanta, quando comandava la Dc, tu hai iniziato la carriera artistica anticipando un po' i tempi della politica. Canzoni come “Auschwitz” o “Dio è morto” sono i simboli della generazione successiva alla tua, quella di qualche anno dopo, del sessantotto. C'è una somiglianza tra quegli anni e questi?

No, è diverso. Allora dovevamo liberarci da una cappa oppressiva: di abitudini, di idee, di costumi, di proibizioni. Il sessantotto da questo punto di vista fu una rivoluzione. Oggi, certo, si vedono i segnali, la volontà della destra di “restaurare”. Ma sono ancora segnali, anche se non vanno sottovalutati.

Guccini, in campo ci sono due movimenti: quello dei no-global, che è un movimento internazionale, ma è molto forte in Italia: e quello – diciamo così – dei “girotondini”, che è una forza solo italiana. Sono uguali questi movimenti, o sono diversi? Si assomigliano? Possono allearsi?

Sono diversi sotto molti aspetti. Ma possono allearsi. Devono allearsi. Bisogna cercare punti di contatto. Si tratta anche di vedere quale linea prevarrà nel movimento no-global. Dipende da molte cose. Per esempio dal ruolo che assumerà Bertinotti.

Hai simpatia o antipatia per Bertinotti?

E' dalla mia stessa parte, perché è uno di sinistra. In questo senso ho simpatia. Però credo che abbia sbagliato molte scelte politiche.

Le ultime due canzoni che hai scritto si chiamano una “Don Chisciotte” e un'altra “Che Guevara”. Sono canzoni arrabbiate per l'apatia della politica e della sinistra e un po' nostalgiche. Questi nuovi movimenti ti sembra che assomiglino più a Don Chisciotte o a Che Guevara?

A tutti e due. Io spero che alla fine risultino un po' meno folli di Don Chisciotte e un po' più vincenti di Che Guevara.

Intervista di Piero Sansonetti – L'UNITA' – 10/03/2002

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