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LA REPUBBLICA

a.polito@repubblica.it
NIMBUS 2000


C'è un "Harry Potter" vietato ai minori di diciotto anni. Non perchè Hermione sia interpretata da Liz Hurley o perché le palle del gioco di Quidditch abbiano un doppio senso (vi avverto, la comprensione di queste righe presuppone una conoscenza almeno approssimativa del mondo di Hogwarts). Ma perché la catena di cinema UCI ha deciso di rifiutare il biglietto ai minorenni per le proiezioni dopo le nove di sera. Se l'esperimento in corso a Swansea funziona, sarà esteso a tutta la Gran Bretagna, Londra compresa. L'odiosa discriminazione per età sarebbe il frutto delle proteste di tristi spettatori adulti e senza prole, che vogliono godersi in pace il loro "Harry Potter" come fosse un Antonioni, e non sopportano bambini chiassosi e turbolenti nei dintorni.

In base alla mia esperienza personale, consistente nella partecipazione a una proiezione domenicale e appena post-prandiale, affollata di giovanissimi fans vestiti di tutto punto alla "Potter", tra i quali la mia bambina di sette anni, ritengo questa preoccupazione per la quiete adulta innanzitutto infondata. Raramente ho assistito a un raduno di centinaia di potenziali teppisti più silenziosi, assorti e concentrati. In un paio di occasioni, è stata mia figlia a protestare perché facevo rumore con la poltrona; e il contenitore gigante di pop-corn è rimasto pressocchè intatto, forse a causa della bocca perennemente aperta per lo stupore e il fascino di ciò che accadeva sullo schermo.

Aggiungo una considerazione morale. Senza i bambini, né "la pietra filosofale", né "il binario 9 e tre quarti di King's Cross", né "il professore Albus Dumbledore" esisterebbero; senza i bambini la povera scrittrice-madre-singola JK Rowling (Dio abbia in gloria il suo genio) non sarebbe mai diventata miliardaria; senza i bambini la Warner Bros non potrebbe incassare i previsti tremila miliardi di lire dalle sole vendite del "merchandising". Sono i bambini l'alfa e l'omega del fenomeno "Harry Potter". Oggi alle due accompagnerò mia figlia a una festa di compleanno tutta in tema, addobbata col cappello a punta da mago, il mantello nero da strega, e udite udite una scopa volante del modello "Nimbus 2000", l'ultima in vendita da Hamley's, che ho strappato di mano a una mamma ritardataria come me, per farmi perdonare il mancato acquisto degli occhiali di Harry, necessari e forse indispensabili per completare con successo il travestimento. Qualcosa mi dice che Babbo Natale porterà nella mia casa una copia perfetta dell' "Hogwarts Express" realizzata dalla Lego, e forse se ricompariranno sugli scaffali dei negozi di giocattoli una confezione di lumache commestibili, del genere di quelle usate dal Professor Snape nelle sue lezioni di pozioni magiche.

Dunque, dopo averli titillati, nutriti, abbuffati di harrypotterismo, mi sembra immorale sindacare ora la disciplina in sala dei nostri figli. Li ringrazierei, piuttosto: perchè senza la loro fantasia noi adulti non ci saremmo mai goduti quattro libri e un film di due ore e mezzo così divertenti, originali, e pazzi.

(18 novembre 2001)

a.polito@repubblica.it

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