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LA REPUBBLICA

a.polito@repubblica.it
LA SCUOLA DI HARRY POTTER

Uno degli effetti collaterali di "Harry Potter" - o forse è "Harry Potter" un effetto collaterale dei tempi che cambiano - è il grande ritorno delle "boarding school". Trattasi di quella antica istituzione inglese dove i ragazzi venivano mandati a vivere da soli all'età di sette anni e tenutivi fino all'università, lontani dalla famiglia, che vedevano a Pasqua e Natale, abbandonati alla dura lotta per la sopravvivenza con arruffati coetanei e austeri professori. Un po' come Hogwarts, la scuola fantastica dove Harry Potter studia magia, volo su scopa, e pozioni letali.

Le "boarding school" erano state sepolte sotto le critiche della moderna psicologia infantile, seriamente danneggiate dall'attacco del dottor Spock e dalla rivoluzione degli anni '60. Per alcuni decenni si è pensato che la cosa peggiore per un bambino fosse mandarlo via di casa, privarlo delle tempeste emotive della famiglia, dei baci della mamma, degli schiaffoni del papà, dei tormenti delle sorelle maggiori, e di tutto l'affetto che solo i propri cari sono capaci di dare. La generazione precedente, che in quelle scuole era cresciuta, ne raccontava le terribili solitudini, la fame, il freddo invernale, gli abusi sessuali, la promiscuità che eccitava l'omosessualità, l'eccessiva disciplina che uccideva la creatività. E si rifiutava dunque ostinatamente di infliggere ai propri figli le sofferenze che aveva subito.

Poi, di colpo, qualcosa è cambiato. Quest'anno, per la prima volta in un trentennio, il declino di iscritti alle "boarding school" si è arrestato. E l'associazione che le raggruppa prevede un incremento a sorpresa per il prossimo anno. Ciò che è cambiato, in realtà, è la famiglia. Genitori entrambi in carriera, che lavorano fino a tardi, perennemente indisponibili per i figli, parcheggiati con baby-sitter spesso incapaci di parlare un corretto inglese; divorzi e separazioni, che lasciano i bambini con un solo genitore, alle prese con complicati accordi per il week-end; secondi e terzi matrimoni che confondono le idee nella cosiddetta "famiglia allargata", dove si deve sorridere a una signora sconosciuta come fosse tua madre, o giocare con un paio di padri, tra naturali e subentrati. Con un istituto familiare in queste condizioni, tanto vale passare infanzia e adolescenza in una "boarding school", dove gli adulti sono veri adulti, dotati di tutta l'autorità e la distanza che li rende importanti. E dove si può partecipare all'unica, vera palestra che insegna ai cuccioli di uomo a crescere: il rapporto-sfida-imitazione con il gruppo dei pari età.

Nella vita mono-micro familiare dei nostri giorni, l'unica palestra del genere è la strada: tra spacciatori, motorini assassini, e bulli violenti. Nessuna meraviglia che gli inglesi riscoprano, con Harry Potter, l'antico fascino delle "boarding school".

(9 dicembre 2001)

a.polito@repubblica.it
 

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