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MUSICA

Herbert Pagani, l’uomo che amava la pace con tutta l’arte possibile

Mini-biografia

Si è felicemente avviato, a Roma (Teatro Vascello, con repliche quotidiane fino al 23), lo spettacolo musicale, Tributo a Herbert Pagani (1944-88). Un magico momento di intense rievocazioni, con pieno trionfo della rinascita del personaggio, affidata ad un prezioso terzetto femminile: le attrici Manuela Kustermann e Caroline Pagani (sorella di Herbert, che ha anche collaborato alla regìa con Giancarlo Nanni), e Miriam Meghnagi che ha riportato in vita emozionanti canzoni di Herbert, visto e ascoltato anche attraverso proiezioni di filmati.Un protagonista in ogni aspetto della sua molteplice attività sempre raccordata da un fondamentale impegno politico.Uno spettacolo a suo modo esemplare. E ritorna alla mente l’endecasillabo che avvia una «Canzone» di Dante: «Tre donne intorno al cor mi son venute». Parole che ora sentiamo come dette dal personaggio cui lo spettacolo è dedicato. E tanto più calzante appare questo verso dantesco, in quanto le tre donne rappresentano tre aspetti della giustizia, e nulla è più giusto di questo spettacolo che vuol essere, appunto, un «tributo», un che di «dovuto» ad un Herbert pittore, scultore, musicista e scrittore proteso alla pace tra Israele e Palestina.
Si sono ascoltati, pieni d’umanità la sua Lettera ai fratelli, la Lettera a Gheddafi, come altri suoi testi, letti dalla Kustermann con palpitante partecipazione. Drammatiche, poi, rievocazioni della vita di Herbert e della sua infanzia anch’essa difficile, rivissute da Caroline con crescente, vibrazione. Ed Herbert era stato vicino alla sorella protesa, già da piccola, ad una sua vita. Tra i momenti drammatici della storia e della vita si sono inserite le canzoni di Pagani, in italiano, in francese, in ebraico, riproposte con forte pathos da Miriam Meghnagi e concluse da un suo trepidante Canto a Gerusalemme, fluente in una luminosa spirale sguarnita di interventi d’altri suoni, a volte eccedenti dalle possibilità della sala, pur se protesi, diremmo, a infrangere pareti e a far dilagare le parole e la musica di Herbert nello spazio, oltre il piccolo Studio che Pagani ebbe a Milano, caldamente ricostruito in palcoscenico.


Si sono avute testimonianze (filmate) di persone che hanno avvertito l’eccezionalità di Herbert Pagani, quali: David Meghnagi, fratello di Miriam, Vincenzo Mollica, Fiamma Nirenstein, e Vittorio Sgarbi al quale il padre di Herbert si rivolgeva come ad un figlio. Tutto un grande groviglio di fermenti e progetti e programmi per una nuova storia umana si svolge in questo avvincente spettacolo. a storia profondamente auspicata dal Pagani nelle sue molteplici iniziative, che egli aveva già avviato, a Spoleto, nella XXIX edizione del Festival dei Due Mondi (1976), in cui si ebbe il debutto di Roberto De Simone con La Gatta Cenerentola, e quello d’uno scatenato Herbert con la Cantata ecologica, in due parti, Pitture e Megalopolis, scritta, disegnata e interpretata da lui stesso. Si entra in una solitudine che si allarga a milioni di solitudini, volute dalla grande città. Ed Herbert invitava, invece, ogni spettatore a stringere la mano al suo vicino di posto, per conoscersi tra sconosciuti. Un invito che può ancora valere. Intanto, stringiamo la mano alle applaudite tre donne che intorno ad Herbert sono qui venute.


Erasmo Valente – L'UNITA' – 13/01/2005

Mini-biografia

Disegno, incisioni, pittura, scultura, musica, poesia, sono le componenti di Herbert Pagani (1944-1988) unificate dal suo forte impegno politico. Nato da una coppia di ebrei libici che poi si separò, Pagani trascorse l’infanzia tra collegi in Austria, Svizzera Germania e Francia. La confusione delle lingue lo spinse a comunicare attraverso il disegno, a 14 anni una sua incisione interessò il mondo dell’arte. Qualche anno dopo ebbe la soddisfazione di vendere tutti i disegni esposti in una sua mostra a Cannes, affermandosi poi in Spagna come il più giovane esponente del Réalisme fantastique. Da suoi abbozzi e appunti di prose e poesie ricavò testi per le canzoni. Fu infatti anche uno straordinario cantautore. Ansioso di nuove tecniche, dal ‘66 si dedicò a tutte le discipline della comunicazione. In Italia pubblicò gli album Una sera con Herbert Pagani nel ‘65, Amicizia nel ‘69, ma conviene segnalare l’antologia postuma del ‘95 Albergo a ore con il brano Cin cin con gli occhiali. Nel 1971 debuttò a Parigi con un “Concerto d’Italie”. Si recò in Israele riappropriandosi delle sue radici e immergendosi nelle problematiche del Medio oriente. La pace tra israeliani e palestinesi fu il suo più grande impegno. Risale al 1975 una sua “Arringa per la mia terra” cui seguirono - dopo anni di poliedrica attività (si occupò anche di Venezia) - la “Lettera ai fratelli” e, nell’87, la “Lettera a Gheddafi”. Nell’88 morì di leucemia.



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