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MUSICA

Hanno solo trent'anni gli Inti Illimani

Per tre lustri l'Italia è stata la casa degli Inti Illimani, costretti all'esilio dal golpe che nel 1973 abbatté il governo di Salvador Allende. Anche per questo il gruppo cileno torna spesso da noi. Anche per questo la “Storie di note” pubblica Lugares comunes, un disco che proprio in questi giorni aggiunge un prezioso tassello alla loro lunga vicenda. Fra le tracce di questo splendido album soffia inarrestabile il vento della poesia e della libertà. Sono giorni importanti per tutta l'America Latina, quelli che stiamo vivendo ed è bello poterlo fare contando su queste melodie e suoni, che provengono non solo dal Cile, ma dall'Argentina, da Cuba o dalla Colombia. Ne abbiamo parlato con Horacio Duràn.

Siete molto impegnati, in questo periodo...

C'è tanto lavoro da fare, ma è una cosa che ci fa piacere. In questi giorni noi “vecchi” del gruppo stiamo vivendo un momento intenso: la formazione è completamente rinnovata e i concerti hanno avuto un grande successo, con tanti giovani che sono venuti a sentirci. C'è tutto un fermento, c'è una ricerca di suoni che si credevano un po' sbiaditi o persi e invece ci sono. Anche i giovani italiani li cercano e cercano dei contenuti, di fronte a una situazione mondiale che non è per niente chiara come si pensava prima.

Lugares comunes” è l'ennesima conferma della ricchezza della vostra musica. Quanto tempo avete impiegato per registrarlo?

Né molto né poco. Da quando abbiamo iniziato ad affrontare la prima canzone alla fine di marzo del 2002, fra registrazioni e missaggio ai primi di ottobre, circa sei mesi. E' stato un tempo relativamente breve, ma molto intenso, perché in mezzo abbiamo fatti diversi viaggi – due o tre in Italia e in Spagna, negli Stati Uniti, a Singapore. Le prove le facevamo nei ritagli di tempo durante le tournée.

Tutto questo si avverte ascoltandolo. Il progetto è forte, ma si arricchisce grazie ai viaggi. Siete delle anime inquiete.

Bisogna lavorare...Se fosse possibile, ci fermeremo in Cile per un anno senza neppure guardare l'aeroporto. Nei loro trentacinqueanni di vita, gli Inti illimani hanno sempre viaggiato.

Un altro segreto della vostra vitalità artistica è l'apertura ai giovani musicisti. Com'è la situazione della musica in Cile? E' difficile trovare dei ragazzi preparati?

No. I giovani di oggi, contrariamente a noi che ci siamo formati trenta o quarant'anni fa, hanno tutti una buona preparazione musicale. E non si tratta soltanto di tecnica, di capacità di leggere uno spartito, ma anche di cultura, una cosa che noi non avevamo e che è partita negli anni '60 con la “nuestra cancion chilena”. Alcuni di questi musicisti non erano nati nel '67, quando si sono formati gli Inti Illimani, ma neppure nel '73, quando ci fu il golpe. Hanno incominciato a fare musica seguendo gruppi come il nostro e poi sono entrati nelle scuole di musica. Ce ne sono tanti. Il problema è trovare persone che siano dentro questo tipo di musica, che abbiano la stessa sensibilità e la stessa capacità di lavorare.

Mi pare che le avete trovate...

Noi vecchi siamo sicuramente stati fortunati. E impariamo tanto da loro; perché noi non abbiamo mai avuto una scuola. Senza contare che hanno anche una visione più libera del mondo. Sono meno condizionati dagli schemi o dalle ideologie, sono più disponibili ad affrontare la realtà come viene. Noi invece – e parlo della nostra generazione, almeno la metà del pianeta – volevamo costruire un mondo molto diverso. Pensavamo che avrebbe preso una direzione molto differente.

Se il sogno degli anziani e il pragmatismo dei giovani si uniscono, la forza degli Inti Illimani e della loro musica aumenta...Voi non avete smesso di cantare per la giustizia e la pace. Il momento più commovente di “Lugares comunes” è “Vino del mar”, un testo dedicato dal poeta Patricio Manns a una delle vittime del golpe, Marta Ugarte, e musicato da Manuel Merinõ.

E' una canzone assolutamente straordinaria, di una semplicità incredibile. Può sembrare presuntuoso, ma ogni volta che la cantiamo, penso che noi siamo dentro la storia. Proprio l'altro giorno, ho avuto la sensazione di essere dentro qualcosa che naviga e che navigherà per sempre.

Intervista di Giancarlo Susanna – L'UNITA' – 17/03/2003



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