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MUSICA

James Taylor. Il cuore sta a sinistra

Sweet Baby James. Il titolo del suo primo grande successo gli si è incollato addosso. Anche perché lui ha fatto ben poco per evitarlo, pubblicando un disco più morbido e accattivante dell'altro. La sua discografia più morbida e accattivante dell'altro. La sua discografia è l'apoteosi dell'ascolto facile, ma... c'è un “ma”, altrimenti sarebbe tutto troppo semplice e James Taylor un tipo semplice non lo è proprio per niente. Questo signore gentile e schivo di 54 anni ha inventato uno stile inimitabile. Sarà anche vero che gira e rigira intorno allo stesso suono e agli stessi accordi da più di trent'anni, ma non sarebbe certo il primo artista a lavorare di cesello su una sola intuizione. Quella miscela di folk, country, soul e jazz, sostenuta da uno stile chitarristico raffinatissimo e da una vocalità un po' nasale e ugualmente ricca di sfumature, è diventata una specie di inconfondibile marchio di fabbrica. Metti su il suo ultimo album, October Road, e non puoi sbagliare: è James Taylor al cento per cento. Poi scopri che la prima canzone, September Grass, non l'ha scritta lui e che l'autore, John. I. Sheldon, gliel'ha scritta lui e che l'autore su misura, limitandosi a qualche armonico di chitarra acustica nella registrazione. E' un brano che vale più di un saggio critico su James Taylor, perché racchiude in pochi minuti tutte le caratteristiche del suo stile: la nostalgia per l'adolescenza, l'autunno incipiente, la sensualità della prima storia d'amore, l'ironia e il quieto distacco dalle passioni: “Hai visto quelle formiche che danzano su un filo d'erba? - canta il dolce baby James – Sai quello che so io? Siamo tu ed io, amore. Siamo così piccoli e il mondo è tanto grande. Ci siamo ritrovati nell'erba. Vuoi sdraiarti con me sull'erba di settembre?”.

Nato a Boston, Massachussets, il 12 marzo del 1948, James è il secondo dei cinque figli del dottor Isaac Taylor e di sua moglie Gertrude. Non tutti sanno fra l'altro che anche il fratello maggiore, Alex, e due dei minori, Kate e Livingston, hanno intrapreso la carriera musicale, realizzando parecchi dischi. Vissuto tra gli agi e l'apertura mentale della classica famiglia liberal e illuminata della Costa Orientale – suo padre è stato decano della Scuola di Medicina dell'Università della Carolina del Nord e sua madre un soprano lirico al Conservatorio del New England – James era fin da allora un ragazzo ipersensibile, abbastanza lontano dagli entusiasmi e dai sogni dei giovani americani di quegli anni. “Avevo qualche amico, ma ero spesso triste”, racconta degli anni trascorsi nel convitto per studenti di Milton, Massachussets. La depressione che lo colpì nell'autunno del 1965 fu allontanata quando decise di trasferirsi a New York e di formare una band, i Flying Machine, con cui suonò per un po' senza ottenere risultati apprezzabili. La svolta avvenne nel 1968, all'ombra della Apple, la casa discografia fondata dei Beatles. “Avevo l'intenzione di viaggiare – ricorda Taylor – ma a Londra conobbi Peter Asher (fratello della fidanzata di McCartney, Jane, e stretto collaboratore dei Beatles) e finii con l'incidere un disco per la Apple”. Prodotto dallo stesso Paul McCartney, ed intitolato semplicemente James Taylor, l'album passò praticamente inosservato, ma conteneva almeno un paio di classici, Carolina On My Mind e Something In The Way She Moves. Il titolo di questa canzone vi dice qualcosa? Pare proprio che abbia ispirato George Harrison per la sua splendida Something. “Ho sempre presunto che George dovesse aver sentito la canzone, però non gliene ne parlai mai – ricorda Taylor – L'avevo scritta circa due anni prima di registrarla e, caso strano, avevo deciso di intitolarla I Feel Fine, che però era un titolo di un pezzo dei Beatles. Non so quanto consapevolmente George avesse preso in prestito quella frase da una delle mie canzoni, ma in ogni caso fu una cosa che mi fece molto piacere e che presi come un complimento”.

Tornato negli Stati Uniti, James fu riassalito dalla depressione e passò un lungo periodo in un ospedale psichiatrico, un'esperienza che avrebbe poi raccontato esorcizzandola che avrebbe poi raccontato esorcizzandola in Fire and Rain, una delle sue canzoni più popolari ed amate. Peter Asher lo spinse a tornare in studio e dalla collaborazione tra i due amici nacque Sweet Baby James, “la cosa giusta al posto giusto nel momento giusto”, come notarono Nick Longan e Bob Woffiden in una dei primi trattati di storia della musica rock. Sembrava proprio che il tono quasi sempre intimo e introspettivo di questo disco interpretasse la necessità di un ritorno al privato dopo l'esplosione dei movimenti culturali e musicali degli anni '60. E James Taylor era credibile proprio perché veniva dallo stesso ambiente e ne usava sapientemente il linguaggio. Non a caso Monte Hellman lo volle con Warren Oates e Dennis Wilson dei Beach Boys in Two-Lane Blacktop , che sarebbe diventato uno dei meno noti e più interessanti “road movies” del cinema americano post-Easy Rider. Il suo ritratto finì sulla copertina di Time, simbolo della nuova generazione dei cantautori d'oltreoceano, quella di Joni Mitchell e Neil Young, con cui Taylor collaborò spesso e volentieri. E anche se la sua stagione veramente fortunata è durata relativamente poco tempo – non va dimenticato il successo travolgente di You've Got A Friend, scritta dall'amica Carol King, e dell'album And Mud Slide Slim and The Blue Horizon – James Taylor ha saputo consolidare negli anni la sua posizione di cantore delle emozioni e della vita quotidiana. Canzoni come Don't Let Me Be Lonely Tonight, Mexico, Shower The People o la cover di Handy Man sono parte integrante del “suono americano” degli ultimi trent'anni. Forse anche per questo October Road si è piazzato rapidamente ai primi posti delle classifiche d'oltreoceano. L'America sta ancora curando le sue terribili ferite e quella del dolce baby James è una medicina molto efficace.

Giancarlo Susanna – L'UNITA' – 15/09/2002

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