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CINEMA

Johnny Depp: Io, pirata per sempre

Vorrei farne altri dieci, anzi, spero di andare avanti all'infinito” Così la pensa Johnny Depp dei Pirati dei Caraibi. Se non fosse che è risaputo che l'anticonformista Depp non mira ai soldi (non tanto quanto molti suoi colleghi), la ragione sarebbe facile da trovare: il suo Jack Sparrow, il bucaniere bizzoso ed effeminato che interpreta per la seconda volta in La maledizione del forziere fantasma (e che tornerà il prossimo anno con il terzo film, Pirates of the Caribbean: At Worlds End) ha fatto il botto. Come si può altrimenti descrivere il miliardo e passa di dollari incassati nel mondo (di cui 416 milioni in Nord America e 592 in altri paesi) che lo colloca al terzo posto dopo il Titanic e il terzo Signore degli anelli? Se non sono i soldi, ad entusiasmare così tanto Johnny Depp, dev'essere qualcos'altro. Magari la stessa cosa che affascina il pubblico e che fa accorrere gli americani al cinema a vedere questa serie di film la cui idea iniziale era sin troppo banale: trasferire in pellicola le avventure di un parco a tema di Disneyland. Che ora arrivano in forze in Italia: da oggi il film è in mille sale, distrubuito da Buena Vista, e preceduto ieri sera da 100 anteprime.

Perché piacciono tanto questi pirati?

È il mito. Sono sinonimo di libertà, di lotta all'ordine costituito, è un'idea di vita molto romantica e avventurosa. Alzi la mano chi, grande o piccino, non ha sognato almeno una volta di vivere una vita al limite come quella di un pirata.

Lo ammetta: se però quel pirata non fosse Johnny Depp…

Non sta a me a me dirlo, ma sì, credo di aver fatto qualcosa per rendere Jack Sparrow non il solito pirata.

E lei ne è ancora affascinato?

Più che mai. Sono innamorato di questo personaggio, lo sento mio, e mi sembra quasi strano essere pagato così profumatamente per fare una cosa tanto divertente. Non sono pronto per salutare Jack Sparrow, non lo ero dopo il primo film e non lo sono ora che abbiamo quasi concluso il terzo.

Non teme che possa essere ripetitivo alla fine?

Io ho visto centinaia di episodi di Willy il Coyote o di Paperino e non mi sono mai stancato. Forse sono io ad essere ancora un bambino e infatti a volte i miei figli mi riprendono, ma ci sono personaggi che possono reggere decine e decine di storie e credo Jack Sparrow sia uno di questi. Alla fine delle riprese del primo film ero triste, perché sapevo di lasciare un personaggio con possibilità illimitate. Davvero potrei andare avanti all'infinito. Ora siamo quasi alla fine del terzo. Poi vedremo. Stiamo pensando a un viaggio nel tempo.

Di lei si dice che sia uno dei pochi attori che riesce a conciliare grandi incassi e film di qualità.

È un bel complimento, ma credo che sia dovuto al fatto che non ho mai fatto caso ai fattori che di solito rappresentano un'attrazione per Hollywood. Quando ho deciso di fare l'attore ho detto a me stesso che non aveva importanza quanto sarebbe durato, ma che un giorno, una volta anziano, avrei potuto guardarmi indietro e dire: “quello è stato un tempo dove non ho accettato compromessi, un tempo in cui ho agito in libertà”.

Questi di Jack Sparrow sono film non convenzionali per i canoni Disney, poco “comedy” e molto “horror”. “La maledizione della prima luna” è entrato nella storia come il primo film della Disney vietato ai minori non accompagnati.

Eppure io l'ho fatto proprio per loro, per i bambini. Il pubblico dei piccoli è molto più esigente e meno impressionabile di quanto si creda. I bambini sono intelligenti e noi spesso li sottovalutiamo. E poi Jack Sparrow è nato con i miei figli: ho passato due anni e mezzo in cui non ho visto altro che cartoni animati e ho compreso che vivono con regole diverse rispetto a quelle dei film non animati. Ho imparato e ho portato quel bagaglio sul set. Jack Sparrow se lo guardate bene è un personaggio da cartone animato.

Un po' cartone animato e un po' Keith Richards, il chitarrista de Rolling Stones. Più volte ha detto di essersi ispirato a lui.

Sì, e nel terzo episodio ci sarà anche lui.

Johnny Depp tornerà alla regia?

Capiterà, forse. Per il momento faccio l'attore e cerco di imparare dai registi con cui lavoro. Sono stato abbastanza fortunato da essere stato diretto da filmakers incredibili come Tim Burton, Lasse Hallstrom, Mike Newell e lo stesso Gore Verbinski, il regista dei Pirati.

Si dice che Tim Burton le abbia proposto la parte di Edgar Allan Poe?

No, l'ho sentito dire anch'io, ma in giro…non da lui. Noi non ne abbiamo parlato. Faremo sicuramente Sweeney Todd insieme ed è un'idea eccitante.

Sweeney Todd era un musical di Broadway. Vedremo dunque Johnny Depp cantare?

Credo di sì, anche se non ho ancora provato. Ci sarà da divertirsi.

C'è un regista con cui non ha lavorato e con cui vorrebbe fare un film?

Lars Von Trier è uno di quelli che amano il caos, che è condizione necessaria per la realizzazione di un film. E in più ha un ottimo e salutare senso dell'umorismo.

Intervista di Francesca Gentile – L'UNITA' – 13/09/2006

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