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CINEMA

John Woo: sono un hippy, filmo speranze

E' stato definito il re incontrastato del genere “hard boiled”, colui che ha inventato il cinema di Hong Kong, colui che ha raffinato così tanto l'action-movie da renderlo arte.

Eppure John Woo è uno dei registi più modesti di Hollywood. “Io non sono bravo come Steven Spielberg o Ridley Scott, non sono un grande regista del genere sci-fi. Loro sì che hanno fatto film grandiosi, io ho cercato di essere semplice, perché non so molto di computer”.

Il paragone con Ridley Scott e Steven Spielberg nasce dal fatto che John Woo sta per uscire sul grande schermo negli Stati Uniti con Paycheck, thriller fantascientifico tratto da un romanzo breve di Philip K. Dick, uno dei maestri del genere fantascientifico, l'autore dei libri cui sono stati ispirati Blade Runner e il recente Minority Report.

Paycheck, protagonista un Ben Affleck in vena di riscatto dopo il clamoroso flop di Gigli che lo vedeva in coppia con la fidanzata Jennifer Lopez, racconta di uno scienziato al soldo di una grande multinazionale che opera nella più totale assenza di etica e in assoluta segretezza. Il segreto viene mantenuto cancellando la memoria dei propri collaboratori al termine di ogni lavoro. I dipendenti ne sono al corrente, un sostanzioso assegno (paycheck) è la ricompensa per l'indotta amnesia. Tutto funziona alla perfezione sino a quando il protagonista, per cento milioni di dollari, non accetta di lavorare ad un progetto al termine del quale si troverà braccato dall'Fbi e dai killer assoldati dalla stessa multinazionale per ucciderlo. Cercando di mettere assieme il puzzle di una memoria ormai a pezzi, Micheal Jennings salverà se stesso e il mondo dalla minaccia creata dal suo stesso progetto. “E' un film che racconta la stoia di un uomo in cerca di se stesso e della verità, ma è anche un film sul destino. Un film che racconta di un eroe semplice” Un action-movie con una connotazione filosofica, quasi poetica. Ecco che John Woo esprime ancora una volta il suo tipico modo di fare film.

Le atmosfere cupe di Philip K. Dick mitigate dunque della vena lirica di John Woo?

Vena lirica...grazie per il complimento ma io la vedo in maniera più semplice. Paycheck è un film che vuole semplicemente dare un messaggio di speranza. Quando faccio un film non ho altro fine se non fare un lavoro che possa piacere a me e alle persone che amano i miei lavori. Per me il pubblico è un amico, quando lavoro mi piace pensare di scrivere una lettera ai miei amici. Mi piace far conoscere alla gente i miei pensieri, condividere con loro le mie riflessioni, e l'unica maniera che conosco per esprimermi sono i film.

Tra lei e il pubblico però ci sono gli attori, una sorta di filtro fra i suoi pensieri e coloro ai quali sono diretti, anche perché di lei si dice che dia molta liberà agli attori.

Se mi fido di un attore mi piace che usi il suo cervello, la sua creatività. Mi piace che mi sorprenda. Se un attore vuole cambiare qualcosa, aggiungere qualcosa, mi eccita l'idea di conciliare le mie idee con quelle di altre persone che stimo. Mi aspetto che mi parlino, che mi diano suggerimenti, che sperimentino, non uso story boards, la scena la si costruisce al momento.

E Ben Affleck è un bravo attore?

Sì, lo è. Per essere onesti non era lui la mia prima scelta. Avevo pensato a Matt Damon ma lui era impegnato e poi aveva già recitato il ruolo di uno smemorato in The Bourne Identity e non voleva ripetersi. E' stato lui a consigliarmi Ben e a fargli leggere il copione. Ci siamo piaciuti e siamo partiti, lui ha un'aria così innocente, così naturale. E anche fisicamente era adatto al ruolo.

Nel film ci sono parecchi omaggi a pellicole del passato.

La scena del treno è un omaggio a Alfred Hitchcock e ci sono alcune sequenze che riportano a Psycho. Lo stesso Ben Affleck ha certi tratti di Cary Grant nei film del grande regista inglese. Ho voluto in questo modo rendere il film meno futuristico, così da evitare il confronto con Spielberg e Ridley Scott: avrei perso.

Cosa rende un regista un grande regista?

Lo sta chiedendo alla persona sbagliata. Non lo so, non so come rispondere. I miei maestri sono il regista di Lawrence d'Arabia David Lean, Akira Kurosawa e François Truffaut. Loro erano dei grandi e non parlo di capacità tecnica, semplicemente sapevano come fare un buon film, film con un cuore e un sentimento umano, credo che la differenza fra un buon film e un capolavoro stia nel messaggio, che dimostra l'interesse del filmaker verso il genere umano. E' una mia opinione personale, probabilmente un buon regista è anche colui che fa un film tecnicamente perfetto ma penso che un po' di cuore lo renda ancora migliore.

E fra gli attori? Chi è il suo mito?

Bruce Lee. E' il mio idolo, l'idolo della mia vita. La quintessenza del carattere cinese. Aveva una sua filosofia riguardo alla vita ed una sua filosofia riguardo le arti marziali. Aveva un carattere d'acciaio ed era una star, un vero mito, come James Dean e Elvis Presley.

E' vero che non ha mai sparato un colpo di arma da fuoco?

Verissimo, faccio film violenti, d'azione, ma amo la pace e le armi mi spaventano.

Lei una volta ha raccontato il suo passato da hippy.

Lo sono ancora, nell'animo. Essere hippy significa cercare di capire gli altri. Penso che il più grande problema del mondo sia l'incomprensione. E' questa la ragione di tutte queste guerre e di tutto questo odio. Non ci comprendiamo, non abbiamo abbastanza forza di volontà per cercare di capirci, bisognerebbe trovare il modo di conoscerci meglio, gli uni con gli altri. Gli hippy propagandavano un messaggio d'amore, è per questo che la loro filosofia è ancora attuale. C'è troppo odio al mondo, bisognerebbe trovare il modo per non odiare più. Sì, sono ancora un hippy, magari un hippy che qualche volta vuole stare da solo. E' un po' una contraddizione ma è così. Io comunque amo la gente e amo la compagnia della gente. C'è sempre qualche cosa da imparare dagli altri.

Intervista di Francesca Gentile – L'UNITA' – 10/12/2003

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