| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |



MUSICA

“Il mostro è tra noi”

La voce di Juliette Gréco è ancora appannata, come è normale nel mattino di chi canta, ma non per questo meno seducente. Risponde con un “grazie, è per sabato”, agli auguri di buon compleanno e si sottopone con allegria alle domande.

Perché la canzone francese, così popolare anche in Italia nel dopoguerra, grazie a Piaf, Montand, Bècaud, Aznovour, Brel e tanti altri, oggi non abbia quasi alcun peso nel panorama europeo?

E' molto semplice: perché ha subìto la massiccia influenza della musica anglo-americana che l'ha schiacciata. E' una storia comune anche l'Italia. Però sono ottimista, perché tutto sembra ricominciare a vivere e gli autori dei brani del mio nuovo disco sono in gran parte giovani. Ho fiducia che le cose miglioreranno. E del resto io continuo a vendere dischi, segno che c'è ancora un pubblico disposto ad ascoltare la canzone francese.

Lei vede qualcuno che possa prendere il suo posto, qualcuno che le rassomiglia) (ride,divertita)

Spero proprio di no e del resto sarebbe ben grave che qualcuno cercasse di rassomigliarmi! Nessuno deve essere uguale ad un altro. E nessuno lo è, è quasi il bello.

Le ricordo la popolarità avuta in Italia quando la televisione trasmetteva le inquietanti immagini di Belfagor, il fantasma del Louvre.

Ah sì, quello è stato davvero un momento magico, irripetibile. E' proprio un ricordo felice. Non credevo che anche da voi avrei raggiunto tanta popolarità.

Torniamo un po' indietro. E' sempre stata definita “la musa degli esistenzialisti” ma lei veniva da una infanzia dura e da una adolescenza anche di miseria, non aveva alle spalle studi di filosofia. E allora perché i Sartre, i Queneau e gli altri la adottarono? (stavolta ride più forte)

Francamente non lo so. Ma è stato molto importante per me che questo sia accaduto. Vede, loro mi proteggevano, mi amavano molto e mi hanno insegnato quasi tutto. Ripeto, non so perché sia accaduto, non so cosa vedessero in me quelle importanti persone, ma mi aiutarono e mi misero sulla buona strada. Tutto ciò che sono diventata lo devo a loro.

Le ricordo la sua adolescenza al fianco di sua madre e di sua sorella Charlotte, che militavano nella Resistenza francese. Lei fu arrestata dalla Gestapo e rinchiusa in carcere. Che effetto le fa imbattersi nelle croci uncinate che si vedono spesso tracciate sui muri d'Europa?

Un terribile effetto e penso che siamo nuovamente in pericolo. Evidentemente la lezione della seconda guerra mondiale e del nazismo non è bastata. Il mondo deve risvegliarsi, deve respingere questi fenomeni di ritorno al passato, non deve sottovalutarlo. Sa cosa penso? Che la bestia che ha partorito le croci uncinate sia ancora viva.

Una volta ha cantato in Cile prendendo una chiara posizione contro i generali golpisti. Pensa che quell'esperienza andrebbe ripetuta? E dove?

Sì, penso che andrebbe ripetuta. Ma non c'è un posto solo dove farlo.Andrebbe ripetuta dappertutto perché ho molta paura delle degenerazioni che si vedono in molte parti del mondo. Bisogna essere vigili, molto vigili.

Due anni fa, lei sottoscrisse una somma a favore del giornale comunista francese L'Humanité. Anche Depardieu lo fece. La cosa destò clamore, perché la sua apparve come una dichiarazione di appartenenza al movimento comunista, al quale era stata vicina in gioventù.

Sì, è vero, c'è stato un grande clamore per quella donazione, che a un certo punto è divenuta pubblica. Un giornalista mi chiese addirittura di quale somma si trattava e io risposi che non era carino fare una domanda del genere. Dunque, bisogna distinguere tra l'ideale, il sogno giovanile e la realtà. Non è che uno sottoscrive per un giornale comunista vuol dire che appartiene a quel partito. Vuol dire che ritiene quel giornale indispensabile alla vita politica di un paese. Quanto al comunismo, è chiaro che le cose sono cambiate, ma è come per la religione: qualche cosa resta sempre del proprio credo, anche se si è trasformato in utopia.

E veniamo al disco che in Francia è uscito a dicembre e che ora è disponibile anchhe nelle discoteche italiane. Si intitola “Aimez-vous les uns les autres ou bien disparaissez” (grosso modo “amatevi o sparite”) dagli ultimi versi di Gerard Mansel che racconta un sogno infantile. A chi è rivolto l'invito?

A coloro che non si amano, non si incontrano e non si rispettano.

Già, come si fa a non parlare d'amore con Juliette Gréco, che dell'amore ha fatto una bandiera? Ma in tanto sventolare che si fa in ogni dove di privato e di storie d'alcove, l'esitazione è comprensibile. Però alla fine chiediamo. Chiediamo a chi ha molto cantato e molto amato quale delle due esperienze le abbia dato di più (la risposta è secca e senza tentennamenti).

L'una e l'altra nella stessa misura...(segue una piccola risata)

E la cosa migliore e quella peggiore della sua vita, quali sono state?

Guardi, la cosa migliore è senza dubbio mia figlia, alla quale ho anche dedicato una canzone, una bella canzone, che parla di guerra e di pace. Quanto alla cosa peggiore...(esita, poi ride ancora) La cosa peggiore è quella di essere stata un po' crudele con gli uomini.

Siamo alla fine, il tempo concesso per l'intervista scade. Un'ultima domanda. Un pensiero per gli ammiratori italiani e uno per questo giornale.

Ai primi dico “baci”. Al secondo “coraggio”.

Intervista di Leoncarlo Settimelli – L'UNITA' – 05/02/2004



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|